“Sciamani” Biblici

Il badge di Paolo Navone

Ecco due parole contrastanti se vengono menzionate insieme.

Quando si pensa ad uno Sciamano subito vengono in mente immagini degli “uomini medicina” degli Indiani d’America, ma il termine non è così legato a pratiche divinatorie di origine Pellerossa.

In effetti esso ha una etimologia diversa. E’ un adattamento di una parola della cultura Tungusa (un popolo siberiano) che però sembra derivare da Sanscrito śramana o dal Cinese sha men.

Comunque, a prescindere dalla sua natura, il suo significato principale è quello di identificare un individuo in grado di “unire” il mondo umano con quello divino.

Questa figura, presenza comune in varie culture che abbiano una forte connotazione spirituale, possiede sorprendenti capacità quali ad esempio quella di saper “viaggiare” in modi vari, soprattutto estatici, ma senza però muoversi da posto in cui risiede.

SEI UNO SCIAMANO SE…

Ecco quindi che le principali caratteristiche dello sciamano e dello sciamanesimo si possono riassumere in quattro punti fondamentali:

“Viaggiare” [nel mondo soprannaturale] senza muoversi dal posto;

Avere la possibilità di essere “posseduto” da spititi o divinità;

Poter colloquiare direttamente con spiriti o divinità;

Avere “visioni”, ovvero entrare in stato estatico.

Difficilmente uno sciamano è in grado di soddisfare tutte queste caratteristiche in modo “naturale”.

Spesso queste capacità vengono enfatizzate o addirittura provocate con pratiche e sostanze che pongono l’individuo in stato di “trance”.

E’ importante dire che questi metodi “evocativi” sono da sempre additati come perversì dalla Chiesa, anche perchè comuni a popoli considerati religiosamente di natura “diabolica”.

UNA COSA CHE NON TI ASPETTI…

Leggiamo ora i seguenti brani.

Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e in visioni divine mi portò a Gerusalemme.

In esso il protagonista sembra entrare in uno stato estatico (volare tra cielo e terra) e inizia a “viaggiare” (verso Gerusalemme).

A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.

Classica esperienza di “possessione”.

Mi disse: «Figlio dell’uomo, àlzati, ti voglio parlare».

Colloquio con spiriti o divinità.

Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine.

Raggiungimento di uno stato estatico e presenza di “visioni”.

Non vi sembra che le sudette descrizioni siano cronache di attività sciamaniche?

Non ho messo le tracce di “riconoscimento” di questi brani, ma sono tutti rintracciabili in uno dei 48 libri componenti l’Antico Testamento: il Libro di Ezechiele, ma non solo, anche in altri brani della Bibbia si trovano descrizioni simili.

A questo punto, per la proprietà transitiva, si può assumere che i personaggi descritti nel Libro Sacro e che hanno queste caratteristiche si possano identificare come Sciamani…

In effetti data anche la ricchezza di immagini e di descrizioni presenti nel testo, se ci si affida ad una traduzione classica, non possono essere spiegate se non con viaggi trascendentali, visioni e “possessioni” tutte attività che può fare solo uno sciamano.

A questo punto, prendendo in considerazione il numero così alto degli individui che nella Bibbia sembrano avere esperienze del genere, una domanda sorge spontanea: quanti di loro erano in grado di soddisfare queste caratteristiche senza bisogno di sostanze o attività “psicotrope” ?

BIBBIA E DROGHE

Anche se la Bibbia non parla esplicitamente di droghe, è possibile che queste fossero comunque utilizzate all’epoca; è noto, per esempio, che venissero impiegate normalmente da antichi filosofi, poiché quando assunte portavano all’ebbrezza procurando pensieri elevati.

Di fatto il Vecchio Testamento è ricco di riferimenti al vino e l’abitudine di bere in eccesso è citata più volte (ad esempio Proverbi 20,1 e 23, 29-32); persino Noè pare non essere stato da meno (Genesi 9, 20-27).

Che fosse uno dei metodi per avere le famose “visioni” o sarebbe meglio dire allucinazioni?

Tornando per un attimo ad Ezechiele, pensando al fatto che egli era di stirpe sacerdotale, quindi personaggio colto per l’epoca e molto vicino alle  conoscenze filosofiche dei letterati, con molta probabilità non doveva avere grosse difficoltà ad identificare correttamente sostanze o piante che avrebbero potuto facilitare la sua missione di predicatore e profetico “visionario”.

Ma in questo caso ci si scontra con il pensiero della Chiesa circa le attività sciamaniche e “demoniache” classiche.

Solo questo fatto basterebbe per additare come racconti apocrifi tutte le cronache associate ai Profeti Maggiori i quali, secondo l’epopea biblica, in possesso di messaggi ricevuti secondo caratteristiche apertamente sciamaniche.

TRACCE STORICHE

Prima di terminare il mio articolo, poichè qualcuno potrebbe dire che le sostanze “psicotrope” sono una scoperta recente e che all’epoca erano sconosciute, ecco cosa scrive in un suo articolo (http://www.tuttostoria.net/storia-antica.aspx?code=920) lo storico Simone Barcelli :

“Anche la canapa indiana rientrava nei consumi degli indiani [non i pellerossa per capirci]: la chiamavano “fonte di gioia” o “suscitatrice di risa”….

… produceva stati di estasi e di benessere spirituale. È una pianta della famiglia delle Urticacee, originaria dell’Himalaya settentrionale, la cui coltura si è poi estesa alla Cina e alla Persia per giungere infine in Africa, America meridionale ed Europa. Dalle specie tropicali si estrae la droga nelle sue varie concentrazioni, come ad esempio le più comuni marijuana e hashish.

Per la testimonianza pervenutaci dallo storico Erodoto (IV libro delle “Storie”, il Melpomene), sappiano che questa droga era in uso anche presso gli Sciti, che la impiegavano nelle cerimonie di purificazione dopo la sepoltura dei defunti.

L’oppio è invece una droga che deriva dal processo di coagulazione del lattice del Papaver somniferum; dal procedimento sono estratti degli alcaloidi come la morfina, la codeina, la papaverina, la narcotica e l’eroina.

La sostanza è nota fin dall’antichità e lo dimostrano i rinvenimenti archeologici in alcune delle grotte abitate dagli uomini di Cro-magnon, ove sono stati trovati i resti della parte superiore del fiore.

Settemila anni fa furono i Sumeri ad adoperare gli estratti della pianta, tanto da far pensare che, assieme ai Caldei, potessero già avere una buona conoscenza anche di altri arbusti a effetto tossico o narcotico.

Anche gli Egizi avevano cognizione dell’uso di numerose piante, tra cui la mandragola, il giusquiamo e appunto l’oppio, con cui preparavano pozioni, unguenti e medicine. “

Ecco quindi con quale facilità possiamo dedurre che, se tali sostanze erano già conosciute nella società antica e con molta probabilità erano utilizzate nelle arti divinatorie, avrebbero certo potuto favorire la “connessione con il divino” secondo le esperienze descritte nella Bibbia.

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