Piramidi di Giza: non oscure tombe ma contenitori di luce

Monica Benedetti

Piramidi di Giza: non oscure tombe ma contenitori di luce

(Immagine da internet)

Chiunque abbia iniziato un percorso di conoscenza credo sia passato, per caso o volontà, attraverso i misteri dell’Egitto predinastico e sia ormai consapevole che le Piramidi non erano affatto le tombe dei faraoni Khufu, Kafre e Menkaure – o Cheope, Chefren e Micerino che dir si voglia –

Il mio personale “soggiorno” tra le sabbie del tempo e della Piana di Giza mi ha fornito risposte che non prevedevo e ho “dovuto” accettare una verità che non mi aspettavo, onorando così il famoso detto di Eraclito.Tutto è iniziato nel 2010, quando ho avuto la possibilità di partecipare ad un progetto, non accademico, riguardante la ricerca della vera funzione dei monumenti presenti nella Piana di Giza…

Il brano che segue è tratto dal mio ultimo lavoro editoriale: “Fuori Tempo – il Coraggio della Verità” ed ho deciso di utilizzarlo quale introduzione agli altri articoli che seguiranno il presente, in cui desidero “raccontare” i risultati della ricerca che mi ha vista impegnata, insieme ad un altro ricercatore, per tre anni e che si è conclusa con, a mio avviso, un interessante passo avanti nel disvelamento dei segreti che avvolgono le Piramidi di Giza.

“Avevamo seguito gli studi di Tom Danley sulla risonanza all’interno della Camera del Re, nella Grande Piramide e le conclusioni di Christopher Dunn relative alla realizzazione della perfezione monolitica attraverso strumenti di alta tecnologia ma quello che ci diede una spinta fondamentale a convincerci di essere sulla strada giusta sostenendo che i monumenti della Piana fossero all’origine parti di un “macchinario” di produzione di immani quantità di energia allo stato puro, fu il compianto archeologo egiziano Johakim Abdel Awyan. Nato alle pendici delle Tre Sorelle, ne conosceva i più reconditi meandri e raccontava di antiche tradizioni alchemiche, nelle quali la produzione di energia era ovviamente da attribuirsi ai monumenti della Piana. Il tutto attraverso l’intelligente utilizzo degli elementi base della chimica e di materiali rinvenibili in natura. Niente trivellazioni, dunque, nessuna ferita dell’uomo sul pianeta ma ingegno e profonda conoscenza di chi ci ospita con tanta pazienza .

Dallo studio delle forme e delle dimensioni rilevate sulla GP,(Grande Piramide nda) nonché dei minuscoli reperti minerali presenti, seppur in minuscole proporzioni, nelle varie “stanze” del monumento, avevamo potuto rilevare i materiali originari impiegati per il rivestimento e la possibilità che la funzione originaria fosse davvero in linea con il pensiero delle ipotesi più ardite, seppur mai sviluppate, riguardanti la Piana più discussa e famosa del pianeta, si faceva sempre più vicina alla certezza. Ci eravamo inoltrati, a conferma del nostro fecondo pensiero, anche nella mitologia predinastica, evidenziando la struttura e la particolare fattura degli strumenti degli Dei che riconduceva, in tutto e per tutto, ad argomenti e funzioni perfettamente legate e collegate all’utilizzo dell’energia. Dal famoso Sistro di Iside ai nutriti geroglifici delle cripte di Dendera, passando dalle tarde descrizioni del Libro dei Morti, tutto ci ha ricondotti là, dove in origine sconosciuti progenitori, probabilmente superstiti di una immane catastrofe planetaria, si trovarono a dover ricostruire il passato senza più mezzi tecnologici a disposizione ma con un immenso archivio di conoscenza racchiuso nelle loro menti.

Alla fine di uno studio articolato e complesso su materiali quali ossidiana, quarzo ialino, rame, ecc… sulle correlazioni astronomiche che ci avevano condotti a scoprire gli elementi “mancanti” del progetto originario di Giza, sugli antichi testi e sui ricordi di autori relativamente recenti come Erodoto, Platone, Manetone, ecc…, sulla teoria dei quanti, dell’elettromagnetismo e di tutto ciò che la scienza oggi divide in settori, ci siamo resi conto che soltanto un concetto, oggi relegato all’esoterismo ma all’epoca definito scienza pura, poteva riunire il tutto in una sola spiegazione: alchimia…

Del resto ci trovavamo nella nera terra di Khem-et, alle origini dell’antica scienza dei Filosofi che oggi, per ovvie ragioni, è ben celata in misteriosi ed intricati percorsi filosofico-esoterici. Sta di fatto che, una sera in cui faceva più freddo del solito ed il caminetto acceso si faceva fonte d’ispirazione, ebbi l’impulso di rispolverare un vecchio testo del quale mi dilettavo, ogni tanto, a studiarne la simbologia non avendo ottenuto, peraltro, fino a quel momento, nessun risultato davvero apprezzabile: il Rosarium Philosophorum. Cominciammo a leggere e le nostre menti, all’unisono, iniziarono a mettere insieme le immagini delle stanze della Grande Piramide alle parole dell’antico testo.

Era scritto tutto…

Le nostre ipotesi sulla funzione dei monumenti della Piana di Giza che prevedevano un tutto unico atto a produrre una quantità illimitata di energia, stavano prendendo forma attraverso quei procedimenti alchemici cosi tanto oscuri fino a quel momento. Ogni stanza, a partire dalla sua forma architettonica e a proseguire nei materiali utilizzati per la sua realizzazione, ci suggeriva un momento alchemico ben preciso, in cui avvenivano delle vere  e proprie trasformazioni della materia pesante. Dalla camera sotterranea allo Zed, nel Rosarium Philosophorum era descritto un procedimento preciso, perfetto, che non lasciava più spazio a dubbi o incertezze. La Piana di Giza, nel suo complesso, riuniva in se tutta la scienza conosciuta e quella considerata “di frontiera”. Elementi di fisica, matematica, astronomia, esoterismo, alchimia,… convivevano in un tutto unico e assolutamente perfetto. Nulla, nella realizzazione di siffatti colossi, era stato lasciato al caso!

Ora le teorie del compianto archeologo egiziano Abdel Hakim Awyan assumevano un senso logico quanto gli studi di Tom Danley, Christopher Dunn, John Burke… Ognuno di loro aveva prodotto un tassello fondamentale nella ricostruzione del Progetto Giza e noi, rimettendo insieme tali pezzetti, stavamo dando un senso logico a qualcosa che, fino a quel momento, era stato relegato nella fantasia. Stavamo riunendo ciò che era stato diviso e l’universo ci gratificava e ci rispondeva con il suo linguaggio unitario.”

Monica Benedetti

 

Luci e ombre nel pozzo di Osiride

Loris Bagnara

Introduzione al pozzo di Osiride

Nel maggio 1998, durante una conferenza organizzata dal giornalista americano Art Bell, Zahi Hawass annuncia una nuova esaltante scoperta a Giza, fornendo in successive occasioni (conferenze, interviste) sempre più dettagli sul cosiddetto pozzo di Osiride,  a cui ho fatto cenno in conclusione dell’articolo L’altra Europa (parte seconda).

Non si trattò di una scoperta. Il sito, in effetti, era noto almeno dagli anni 1934-‘35, quando fu quasi completamente esplorato dal grande archeologo egiziano Selim Hassan. Hawass, tuttavia, non ne fa menzione. Oltre a ciò, troviamo un riferimento inequivocabile al pozzo di Osiride in alcuni documenti risalenti agli anni 1950, documenti di cui si è parlato nei precedenti articoli dedicati al libro L’altra Europa scritto da Paolo Rumor, da Giorgio Galli e dal sottoscritto.

I documenti di Rumor descrivono un ambiente sotterraneo, nel sottosuolo di Giza, dalla conformazione molto simile a quella del livello più profondo del pozzo di Osiride; inoltre, a tale ambiente è riferita una particolare designazione che acquista significato solo alla luce di un dettaglio che non poteva essere noto quando quei documenti furono consegnati nelle mani di Giacomo Rumor (vedi articolo L’altra Europa – Quale unificazione?). Insomma, ce n’è abbastanza per dubitare che le cose siano andate proprio esattamente come ci è stato ufficialmente rivelato.

Leggi tutto “Luci e ombre nel pozzo di Osiride”

L’ALTRA EUROPA (parte seconda)

Loris Bagnara

L’Altra Europa – Retaggio di una civiltà Perduta

Riprendiamo l’esposizione della materia di carattere mitico-leggendaria contenuta nel libro L’altra Europa (Panda Edizioni, 2017).

La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare il rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thom, come si è detto nella prima parte dell’articolo, sarebbe stato uno dei “consulenti” interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi; altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisici a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferivano come a fatti reali. Leggi tutto “L’ALTRA EUROPA (parte seconda)”

L’ALTRA EUROPA – Quale unificazione?

Loris Bagnara

L’altra Europa e il retaggio di una civiltà perduta (parte prima)

L'altra Europa
“L’altra Europa”, cover del libro di P. Rumor, L. Bagnara, e G. Galli

In questo scorcio finale del 2017 è uscita la nuova edizione riveduta e ampliata, a sette anni dalla prima, de L’altra Europa, un’opera di cui sono coautore con Paolo Rumor e Giorgio Galli.

L’opera è molto ricca di temi e di spunti di ricerca. Volendo semplificare, i contenuti del libro riguardano due materie apparentemente diverse: una di natura politico-economica; l’altra storico-archeologica, con la singolare intrusione di racconti dal carattere mitico-leggendario. La prima materia l’ho esposta in alcuni articoli pubblicati sul sito di GRAAL Edizioni; qui illustrerò la seconda. Leggi tutto “L’ALTRA EUROPA – Quale unificazione?”

137: il numero dell’Intelligenza Divina

Monica Benedetti

L’intelligenza divina tra le egizie sabbie ha celato il suo segreto: il numero 137

La mia passione per la ricerca delle origini della nostra specie mi ha condotta, molti anni fa, ad interessarmi, al pari di molti altri ricercatori indipendenti ed accademici, ai misteri ancora sepolti da sabbie e pietre dell’Egitto predinastico. Il fascino delle tre Sorelle di Giza mi ha travolta e impegnata anni con domande che non trovavano risposte per me esaurienti, fino a che, di concerto con un altro ricercatore, sono emersi tasselli importanti che ho potuto aggiungere al mio puzzle di conoscenza. Il più intrigante, poiché da solo è un’opera omnia, è l’aver scoperto, tramite proporzioni matematiche sui lati della seconda piramide, un numero primo conosciuto negli ambienti scientifici come “Numero di Dio”: il 137, la “costante di struttura fine”.

L’articolo che desidero condividere qui, in Eterodossia, è tratto dal mio ultimo lavoro di ricerca, da appassionata, riguardante i segreti dell’Egitto predinastico in cui “racconto” il Numero di Dio. Leggi tutto “137: il numero dell’Intelligenza Divina”

Il “Principio Divino del Movimento Eterno”

Monica Benedetti

Il Principio Divino del Movimento Eterno: Un’analisi Eterodossa sul nome della Piana di Giza.

Da ricercatrice appassionata di storia delle civiltà prediluviane, mi sono sempre posta innumerevoli domande riguardanti le epoche più lontane da noi, nel tempo e sui luoghi nel pianeta in cui la presenza di un passato fervido e importante è testimoniata da monumentali architetture ancora poco o nulla spiegate. Leggi tutto “Il “Principio Divino del Movimento Eterno””