I “SEGRETI” DEL RE. Il principio di sovranità: dai valori semantici all’espressione originale della realtà percepita. Parte 2. L’organizzazione sociale.

Tiziana Pompili

Dopo aver analizzato l’etimologia della parole re, nella prima parte di questo articolo, cerchiamo di approfondire il concetto di società.

Per sua natura l’umanità tende ad organizzare la propria esistenza aggregandosi in comunità, più precisamente “in entità organiche sotto il profilo sociale, culturale, politico”. Una società dunque è una “collettività umana storicamente e geograficamente definita, unita da leggi e istituzioni comuni al fine di garantire gli interessi generali e la reciproca coesione”. In estrema sintesi una società non è che un gruppo di individui che si unisce e si organizza per il comune vantaggio.

Si può affermare che, in generale, lo spazio sociale è convenzionalmente impostato in base ad una serie di gerarchie che determinano veri e propri sistemi di differenziazione e di stratificazione, non sempre nettamente separati. Va ribadito comunque che non si tratta di schemi fissi in quanto la società è fortemente influenzata dalla cultura e dall’epoca in cui si sviluppa, tant’è che nel corso della storia si possono individuare circa cinquemila tipi diversi di società. Tuttavia, soprattutto se parliamo di tempi storici, la consuetudine della separazione in gerarchie è stata la più diffusa e si perpetua ancora oggi. Infatti, nelle collettività moderne, per molti, la maggiore aspirazione è ascendere di grado nella scala della società strutturata in un sistema piramidale di cerchie, i confini delle quali, man mano che si sale verso il vertice, diventano sempre più esclusivi e impenetrabili. Si pensi a chiese, eserciti, ambienti politici o aziendali, dove chi occupa una posizione superiore gestisce un potere maggiore rispetto ai propri subalterni.

In linea di massima si possono distinguere tre principali livelli di diversificazione sociale che sono la classe, il ceto e la casta. Vediamoli succintamente

La classe.

La classe rappresenta un gruppo di cittadini che nella stratificazione della comunità occupano una posizione simile. Perciò cittadini con una certa conformità dal punto di vista economico, sociale, culturale. I sistemi di classe si riscontrano in quasi tutti i tipi di società e di fatto dipendono dal modo di produrre beni materiali e non dal comportamento dei soggetti. In altre parole, a determinare le disuguaglianze tra le classi è soprattutto il controllo delle risorse materiali e dei mezzi di produzione. In particolare, nel pensiero di Karl Marx, la classe è la categoria sociale composta da un insieme di individui che hanno lo stesso posto nella produzione sociale e lo stesso rapporto con i mezzi di produzione e di lavoro utilizzati.
La parola classe ha origine dal lat. clàssis → convocazione; chiamata; reclutamento; (ma indica anche ordine; schiera o flotta di navi).  A sua volta viene dal verbo greco kalēó chiamare; convocare. Secondo Tito Livio, durante l’occupazione etrusca di Roma, Servio Tullio (578 a.C. – 539 a.C.) fu l’autore della più importante riforma dell’esercito: furono istituite sei Classi, ognuna raggruppava i cittadini in base all’analoga quantità di beni e di ricchezze posseduti. Le Classi erano chiamate a dare proporzionalmente il loro contributo all’esercito iniziando da quella che aveva una migliore condizione economica. Il significato moderno della parola classe, invece, apparve per la prima volta con gli economisti del Settecento ed era desunto dal linguaggio delle scienze naturali in cui, già nella seconda metà del 1600, il termine veniva impiegato nei primi tentativi metodici di classificazione.

Il ceto.

Per ceto si intende una fascia di popolazione distinta per connotazione sociale, cioè quella categoria di soggetti accomunati nono solo da requisiti economici pari o simili, ma anche dalle stesse caratteristiche culturali, da interessi finanziari e attività dello stesso tipo, da comportamenti e da modi di pensare comuni. La distinzione della società in ceti ha caratterizzato la storia dell’Europa in epoca recente, dal periodo feudale all’età moderna. Secondo il sociologo tedesco Max Weber (1864–1920) il ceto indica il rango dell’individuo in base allo strato sociale al quale egli appartiene, quindi è soprattutto lo “stile di vita” che unisce tutti gli appartenenti al medesimo ceto, del quale godono gli onori, il prestigio e i particolari privilegi.
Il termine ceto viene dal lat. coetus → adunanza di persone, derivato di coire → andare insieme; riunirsi. È riconducibile (forse) al greco keío → fendo; spacco, o kòitos → strato.

La casta.

Infine, per casta si intende un gruppo sociale chiuso, spesso all’interno di uno stesso gruppo etnico, caratterizzato da una severa gerarchia, da regole di comportamento rigide (ad es. l’endogamia) e da ruoli prestabiliti. Gli appartenenti ad una casta si considerano, per discendenza o per condizione sociale, separati dalla collettività o da altre classi della stessa. Il modello principale della società suddivisa in caste è rappresentato dal sistema induista, derivato da differenze intellettuali o spirituali, dove l’appartenenza al rango è assolutamente rigorosa e la mescolanza illecita. “Il sistema [induista] delle caste si basa sulla natura delle cose, vale a dire su certe proprietà naturali del genere umano ed è una applicazione tradizionale di queste …” (Frithjof Schuon, filosofo e mistico svizzero 1907–1998). Nel 1921, sulla rivista settimanale Young India, Mahatma Gandhi rimarcava che “il sistema delle caste è[…] inerente alla natura umana e l’Induismo ne ha semplicemente fatto una scienza.”
L’etimologia del termine casta è incerta. Secondo alcuni va collegata al latino castus → puro, da intendersi (forse) per non mescolato con altro, ma non è improbabile un rimando al sanscrito kâstâ → limite; circoscrizione, anche se il nesso linguisticamente non è del tutto chiaro (Pianigiani). Tuttavia, più spesso casta è collegato allo spagnolo (XV secolo) dove sta per razza; stirpe, che rivela il valore della parola nel suo senso genetico. Il filologo spagnolo Joan Coromines suggerisce un etimo gotico *kasts, affine ai norreni kǫstr → mucchio; pila, e kasta → buttare; gettare; lanciare; scagliare, legati al protogermanico *kastuz probabilmente derivati dalla stessa radice protoindoeuropea *ger-, da cui il latino grex → gregge, il greco antico ἀγείρω (agéiro), raccogliere; radunare, o il medio irlandese graig branco (di cavalli). In verità, però, non mi sento di escludere un legame con l’antica radice indoeuropea kṣa → riunire [ṣa] intorno a sé [k]; muovere intorno [k] collegandosi a [ṣ], da cui poi, per estensione, → possedere; governare; abitare, (Rendich). Infatti, secondo me, per senso, kṣa richiama intuitivamente l’idea di una “cerchia”, nonché un gruppo di persone accomunate da relazioni reciproche dovute ad una medesima natura quale è, appunto, una casta.

Questi, sommariamente, sono i principali livelli di diversificazione sociale. Ma sebbene sappiamo che l’uomo per sua natura tende ad organizzarsi in comunità e a cooperare per il bene comune, credo sia opportuno chiedersi: come si arriva alla subordinazione degli strati sociali ad una autorità sovrana? Quali ragioni hanno indotto gli uomini a rinunciare alla loro libertà innata preferendo lo stato civile? Qual è la prima origine dei governi? Auguste Comte, Thomas Hobbes, John Locke, Jean-Jacques Rousseau, Denis Diderot, Adam Ferguson, Immanuel Kant ed altri grandi, anche contemporanei, si sono espressi su questi temi, molto spesso senza unanimità di vedute ed in vivace polemica tra loro. L’argomento è complesso, comprende aspetti storici, filosofici, sociologici, antropologici. Districarsi nel mare delle documentazioni pertinenti riassumendone i punti focali e miscelandoli alle mie opinioni personali, non è poca cosa. Prossimamente cercherò di affrontare questi temi impegnandomi per la maggiore chiarezza e sintesi possibile.

(segue parte 3)

(bibliografia essenziale nell’ultima parte)

Sciamani Biblici, un concetto nuovo

Il badge di Paolo Navone

Sciamani, differenze o coerenze?

Sciamani e Biblici: ecco due parole contrastanti se vengono menzionate insieme.

Quando si pensa ad essi, subito vengono in mente immagini degli “uomini medicina” degli Indiani d’America, ma il termine non è così legato a pratiche divinatorie di origine Pellerossa.

In effetti esso ha una etimologia diversa. E’ un adattamento di una parola della cultura Tungusa (un popolo siberiano) che però sembra derivare da Sanscrito śramana o dal Cinese sha men. Leggi tutto “Sciamani Biblici, un concetto nuovo”

Del Principio e della Fine – Storia Circolare

Tiziana Pompili

‘Quello che tu consideri il principio, io lo considero la fine’ – Principio e Fine

Principio e Fine. Il biologo e saggista italiano Giuseppe Sermonti (1925), in una sua opera racconta di aver assistito ad una conversazione “sulla modernità” in cui Elémire Zolla (scrittore, filosofo e storico delle religioni, 1926 – 2002) rispondeva ad Armando Plebe (filosofo e storico della filosofia, 1927 – 2017) con la frase che riporto nel titolo: “Quello che tu consideri il principio, io lo considero la fine.”

È un concetto che, in sintesi estrema, rispecchia le due principali correnti di pensiero attuali sul passato remoto dell’umanità. Leggi tutto “Del Principio e della Fine – Storia Circolare”

Sul paradosso del linguaggio

Tiziana Pompili

Tempo fa mi confrontavo con un caro amico, Caruso Colzi, ipnologo e ipnotista, su alcuni aspetti di quello che lui definisce  “paradosso del linguaggio”.

Per chiarire il mio punto di vista gli inviai una e-mail che oggi mi è capitata di nuovo sotto gli occhi. Ho pensato che fosse interessante proporla ai lettori di Eterodossia.com. Nel testo infatti tocco alcuni temi sviluppati anche nel mio libro che sta per uscire con Drakon Edizioni . Leggi tutto “Sul paradosso del linguaggio”