Sul paradosso del linguaggio

Tempo fa mi confrontavo con un caro amico, Caruso Colzi, ipnologo e ipnotista, su alcuni aspetti di quello che lui definisce  “paradosso del linguaggio”.

Per chiarire il mio punto di vista gli inviai una e-mail che oggi mi è capitata di nuovo sotto gli occhi. Ho pensato che fosse interessante proporla ai lettori di Eterodossia.com. Nel testo infatti tocco alcuni temi sviluppati anche nel mio libro che sta per uscire con Drakon Edizioni .

E’ una riflessione su un modo di percepire il mondo che abbiamo perduto…

il paradosso del linguaggio tra uomo antico e moderno

Ti esprimo le mie idee sul raffronto linguaggio uomo-antico/uomo-moderno tenendo conto che, per quanto concerne l’uomo antico, si parla di ipotesi le quali, per quanto valide e sostenute da diversi studi, non ci danno tuttavia certezze assolute, mentre per l’uomo moderno abbiamo riscontri oggettivi, quotidianamente.

I suoni/segni delle lettere dell’alfabeto delle lingue molto antiche, presi singolarmente, non erano privi di significato; al contrario i suoni e i segni delle consonanti e delle vocali avevano un significato semantico ben definito.

Ogni singola lettera aveva perciò un valore compiuto, preciso, completo. Quindi i nomi dati alle cose, alle azioni, alle emozioni e via discorrendo, non venivano originati arbitrariamente, bensì

  • “mettendo insieme” secondo precise regole associative, due o più idee-base rappresentate dai suoni delle consonanti e delle vocali, così che ogni parola nasceva come frutto di un ragionamento in modo da poter descrivere almeno uno dei caratteri essenziali dell’oggetto o dell’azione presentata.

sul significato originale delle singole lettere

Essendo andato perduto l’esatto concetto originale delle singole lettere, è chiaro che oggi per esprimere le proprie percezioni sono necessarie molte “associazioni” di lettere ovvero molte parole.

L’abilità di una persona con una buona ricchezza di linguaggio e una buona consapevolezza, sta nello scegliere il minor numero di termini possibili che con la maggiore precisione possibile possano descrivere il pensiero (percezione) che vuole esprimere.

È ovvio che a monte è necessaria una capacità reale di comprendere e definire le proprie percezioni, prima di poterle comunicare.

Ma come tu mi dimostri attraverso il tuo lavoro, pochi lo sanno fare correttamente, non dipende da cattiva volontà o scarsa conoscenza di sé stessi, ma proprio dal modo differente con cui le percezioni vengono recepite dai due emisferi cerebrali, spesso in conflitto.

il compito degli emisferi cerebrali

L’emisfero sinistro ha una visuale razionale maschile della realtà. L’emisfero destro ha una visuale intuitiva femminile e percepisce l’Universo come sensazione.

L’incapacità di gestire coscientemente il proprio pensiero che ha il potere di modificare la realtà che ci circonda e l’interagire con essa in modo maldestro e casuale, crea nell’uomo moderno un senso di frustrazione e di inadeguatezza.

Nell’uomo antico non esisteva questa separazione, la realtà era percepita armoniosamente e (a mio avviso) analogamente da tutti.

L’antica concezione della vita potrebbe essere descritta, per dirla con parole di Colin Wilson, come un senso di coinvolgimento intuitivo nell’universo, e l’uomo attingeva ad una pre-scienza inconscia, come la definisce Mario Pincherle.

Egli accedeva ad un sapere che aveva origine nella sintonia con il Pensiero Perfetto o Pensiero vivente, quella Forza cosmica immutabile fuori dallo Spazio-Tempo che può essere percepita solo attraverso le nostre componenti immateriali, di cui tutti siamo partecipi e grazie alla quale siamo riuniti nel Tutto, come chiarisco nel mio libro.

il linguaggio come riferimento ai 22 Archetipi

Il linguaggio nasceva facendo riferimento alle idee-matrici eterne, immutabili e comuni a tutti, gli Archetipi. Essendo questi solo 22 vuol dire che le idee di base delle funzioni rappresentabili dell’Universo sono quelle e nessuna di più.

Tutto ciò che è “creato” nasce con solo 22 forme/funzioni e solo dieci criteri di combinazione.

  • Gli Archetipi sono come ventidue operatori matematici che operano le trasformazioni della materia e dell’energia, ventidue istruzioni base, mediante le quali tutto è edificato. (Malanga)

il meccanismo del linguaggio antico

Nel linguaggio primordiale esisteva una diretta connessione tra lo stato interiore dell’uomo (la sensazione), il suono emesso per manifestarlo, il segno tracciato per comunicarlo nel tempo e nello spazio.

Quei suoni e quei segni erano direttamente in connessione con la componente non materiale dell’uomo, perché contengono un valore universale immutabile, intelligibile e comune a tutti gli esseri umani. Quindi una sensazione espressa si ricreava identica in chi riceveva il messaggio.

Nel momento in cui sussisteva la coincidenza sensazione=suono=segno, le componenti Emozionale, Razionale e Mentale formavano una sola essenza coscienziale nell’uomo e questi accedeva spontaneamente alle idee eterne fuori dallo spazio-tempo.

Nell’uomo antico l’immagine percepita della realtà era l’esatta manifestazione della realtà atemporale. Perciò il linguaggio più antico, quello nato sugli Archetipi, può essere definito LINGUA VERA.

conclusioni

Ecco dunque che torniamo a noi, amico mio, oggi, per citarti, abbiamo bisogno di tante parole, perché sono montagne di lettere dal significato vuoto, perché pronunciamo suoni senza nessuna corrispondenza nell’Assoluto. Non c’è risonanza, non c’è armonia.

Quello è il linguaggio che abbiamo perduto, essenziale, perfetto e Universale.

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