Scienza e tecnologia – Le frontiere dell’etica

Scienza e tecnologia: esiste un’estrema frontiera etica, inviolabile in senso assoluto?

Il 16 aprile 2018 sulla pagina Facebook di Biagio Russo, la signora Miriam Grasso ha aperto un dibattito assai stimolante, anteprima delle frontiere dell’etica.

“Ciao Biagio – scrive Miriam –  ho visto su Youtube la conferenza “Figli delle stelle” in cui era presente De Lama il quale raccontava che gli extraterrestri si nutrono di energia. Con le sue affermazioni mi ha fatto ricordare un cartone animato della Disney “Monsters e co.” (in cui è ben visibile il simbolo dell’occhio massonico) in cui degli esseri simili a rettili alimentavano le proprie apparecchiature con l’energia scaturita dalla paura dei bambini. Senza parlare del film Matrix in cui robot evoluti si nutrono dell’energia dell’umanità. Hai mai sentito parlare di computer quantistico? È un computer che utilizza i fenomeni tipici della meccanica quantistica come l’entanglement ed ha potenzialità enormi non paragonabili ai computer attuali, perché non usa il sistema binario ma le particelle atomiche. Ettore Majorana – teorizzando l’esistenza dei Fermioni – avrebbe aperto la strada verso la sua costruzione se non fosse misteriosamente scomparso. Qualcuno ha detto che la fisica quantistica è la scienza dell’anima applicabile alle energie che possediamo e produciamo (attraverso le emozioni). Ebbene un computer quantistico non solo sarebbe in grado di catturare l’energia (delle emozioni) prodotta dall’uomo ma anche di captare i suoi pensieri. Mi sono sempre chiesta del perché extraterrestri crearono l’essere umano visto che avevano tutta la tecnologia per creare macchinari per sfruttare la terra. Peccato che i macchinari non creano emozioni. Nell’antico libro “Liber Astutas” attribuito ad Ermete Trismegisto, viene raccontato di come il Demiurgo creò l’essere umano manipolando delle energie. In ultimo Robert Cialdini – uno psicologo americano – scoprì che l’essere umano reagisce meccanicamente; sì proprio così… come una macchina programmabile, infatti è sufficiente un input e si attiva la risposta voluta, lo stesso si ottiene con le masse. La conoscenza contenuta nel suo libro “Le armi della persuasione” viene utilizzata nelle campagne elettorali di tutto il mondo ed in tutti i sistemi commerciali. E con questo ti saluto sperando di non averti annoiato.” (per approfondimenti su questo tema, clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Navone)

Per la mia naturale propensione a correre “oltre” col pensiero, dal post di Miriam sono nate riflessioni che non rispondono direttamente ai temi da lei sollevati, ma che comunque ad essi si ispirano.  Non ritenendo opportuno togliere spazio a nessuno, soprattutto a  Biagio Russo , ho preferito sviluppare le mie ampie considerazioni qui, su Eterodossia punto com.

Matrix e il sopravvento dell’Intelligenza Artificiale sull’umanità

La trilogia cinematografica di Matrix (1999-2003) è stata molto spesso presa come termine di paragone per valutare le possibili conseguenze di un allarmante quanto malaugurato sopravvento, in un ipotetico futuro scenario, dell’intelligenza artificiale sull’uomo.

Quasi mai è analogamente preso in esame il meno cruento film d’animazione della Disney, “Monsters & Co” (guarda caso dello stesso periodo di Matrix, 2001), che invece mi ha fatto a lungo meditare. Sebbene in apparenza in chiave più “leggera”, “Monsters & Co” presenta circostanze altrettanto inquietanti benché mitigate da un lieto fine.

Grazie infatti al personaggio di “Sulley”, che  dopo una serie di eventi fortuiti mette in dubbio e contrasta il metodo di “rifornimento” dei “mostri” a danno di inconsapevoli umani, si arriva a ribaltare l’intero sistema di sussistenza energetica del mondo “alieno”.     

Per quanto si tratti di finzione, indubbiamente tali film non possono lasciare indifferenti. Anche un minuscolo dubbio che possano prospettare un “qualcosa” di verosimile, suppongo sia passato per la testa di chi li ha visti.

L’etica della Scienza

Gli spunti offerti dalle pellicole suddette, alla fine si sono concentrati, almeno per me, in una domanda, la più importante che una società tecnologicamente avanzata dovrebbe porsi, a mio avviso: fino a che punto si può spingere l’uomo  affinché le sue azioni non producano un effetto boomerang che andrebbe a modificare l’assetto dell’intera realtà materiale umana?

Parliamo quindi di una questione di etica, (filosoficamente) ciò che è bene per l’uomo, ciò che è giusto fare o non fare.

Nel nostro tempo, sembra che i confini dell’etica si stiano (pericolosamente) allargando e la linea di demarcazione degli opposti concetti bene-male, buono-cattivo, giusto-sbagliato (trascuro volutamente in questo caso di considerare che detti princìpi sono conseguenza del punto di visione da cui si osserva) sembra farsi sempre più instabile.

La cosa più temibile è che spesso è proprio la “rassicurante” scienza, a cui di norma si attribuisce rigore e affidabilità, a travalicare il limite etico. Pensiamo ad esempio alle tecnologie di ingegneria climatica. Ufficialmente sono state proposte per tentare di contrastare i cambiamenti climatici su scala planetaria, quindi in apparenza sono state approntate per una “buona causa”.

Ma di fatto tali operazioni includono delle incognite perché portano (o potrebbero portare, se preferite) a conseguenze non volute, o del tutto sconosciute, perciò di fatto a un “cattivo effetto” che ha ripercussioni sulla salute del nostro pianeta come su quella dei suoi abitanti.

Le potenzialità della bioingegneria

Oppure possiamo pensare alle potenzialità dell’attuale bioingegneria che è in grado di modificare il corredo genetico di un essere vivente, trasferire in modo mirato i geni da un organismo all’altro, introdurre mutazioni per compiere studi sugli organismi e molto altro.

Operazioni dagli intenti in apparenza positivi (si pensi alla possibilità di sconfiggere gravi malattie) ma che d’altro canto aprono una via a pericolose aberrazioni. Porto un esempio specifico: Rebecca Roache e Anders Sandberg della Facoltà di Filosofia dell’Università di Oxford e S. Mattew Liao, docente di Bioetica e Filosofia presso la New York University, in un articolo intitolato Human Engineering and Climate Change e pubblicato dal Journal Ethics, Policy & Environment (2.2.2012), hanno suggerito “modificazioni biomediche degli esseri umani” per affrontare il grave problema del “cambiamento climatico antropogenico”.

Secondo i tre accademici “l’ingegneria umana è potenzialmente meno rischiosa della geoingegneria” (la detta ingegneria climatica), quindi secondo loro una soluzione alternativa potrebbe essere intervenire modificando geneticamente l’uomo per ridurne l’impatto ecologico sul pianeta.

Suggeriscono di rendere l’uomo di dimensioni più piccole per minimizzarne le esigenze, di abbassare i tassi di natalità intervenendo sulla sua capacità riproduttiva, di potenziarne la vista per lavorare al buio ed altro non meno inquietante: farmaci specifici potrebbero indurre nell’uomo una natura più altruista ed empatica, meno egoista e più attenta ai problemi globali (l’acqua, le risorse alimentari etc.).

Inutile dire che l’articolo ha sollevato un vespaio di polemiche, critiche e indignazione che condivido pienamente. Tuttavia, è funzionale a renderci consapevoli degli altissimi rischi che si corrono: anche se quanto sopra suggerito dai tre accademici è puramente teorico, la barriera etica vacilla paurosamente davanti a simili idee (concepite proprio da chi si occupa di bioetica) che riducono l’umanità attuale ad un generico elemento geneticamente alterabile a piacimento al fine di un bene “superiore” per un’umanità futura. Mi pare un controsenso inaccettabile.

Alla ricerca della frontiera invalicabile

Dunque, qual è la frontiera invalicabile che l’etica dovrebbe imporci?

Alcuni pensano che le scoperte dell’ingegneria genetica di ultima generazione ci abbiano portato ad una situazione nuova, mai sperimentata prima dall’umanità.

I più attenti ed informati arrivano a concludere che tale complesso operato scientifico sia da valutare accuratamente e da regolare con un insieme di norme ben definite, unanimi a livello mondiale, che mettano un freno alla scienza prima che questa, in nome del progresso per un progresso fine a sé stesso, si trasformi in un orribile incubo senza via d’uscita.

Ho volutamente rimarcato in grassetto il temine complesso che di norma ha valore di vasto, articolato, multiforme, complicato, spinoso etc. Ciò nondimeno, in un contesto differente, Corrado Malanga chiarisce che “più complesso” non vuol dire “più evoluto”, ma solo “più specializzato”.

E già solo questo sarebbe sufficiente a farci riflettere dal momento che l’uomo pare sia disposto a mettere da parte l’etica per una sempre maggiore specializzazione.

Etica e livello evolutivo sociale

Molti sono dell’idea che l’etica dipenda dal livello evolutivo della società: ciò che moralmente veniva ritenuto denigrabile, che so, nel Medioevo, oggi non scandalizza nessuno. Viceversa, consuetudini ritenute accettabili in passato oggi ci sembrano riprovevoli.  Il genere di moralità dunque dipende dall’epoca in cui si vive? Ma anche se così fosse, c’è un estremo punto assolutamente inviolabile?

Quanto ho espresso poco sopra su ciò che non stento a definire eccessi della scienza (ma è lo stesso per la tecnologia, riallacciandomi al tema suggerito all’inizio da Miriam, che nella nostra era sta diventando un’idea ossessiva), indurrebbe a credere che mai prima d’ora l’uomo si sia realmente trovato davanti ad un caso analogo, immenso nella vastità delle sue implicazioni. In verità, a mio parere, stiamo già vivendo le conseguenze di un limite etico oltrepassato millenni or sono, nonostante che gli esperti ufficialmente respingono l’ipotesi di una civiltà  precedente alla nostra.

Chi creò chi – Le operazioni archetipali

Miriam si chiede perché “extraterrestri crearono l’essere umano”. In base ai miei studi, chi creò l’uomo non aveva una provenienza esoterrestre, tuttavia lascio ad altri l’opportunità di approfondire questo punto.

Tengo solo a rimarcare che chiunque produsse l’uomo a sua volta era già un prodotto (terrestre) della creazione. Su questo abbiamo indizi concreti, se proprio non vogliamo considerarle prove.

Il Demiurgo, il platonico “Fattore e Padre di questo universo” del Timeo, creò “l’essere umano manipolando delle energie”, come afferma Miriam nel post che ho riportato all’inizio. In che modo?

Dagli insegnamenti del SFR ISIRÈ (o Libro di Abramo), sappiamo che l’intero Universo è stato progettato e realizzato con 32 “cose”: lo STAMPARE, cioè il pensiero formante (i “percorsi”, o più precisamente i dieci sensi o versi delle infinite strade che il Pensiero Vivente percorre); lo STAMPO, ovvero le funzioni del Pensiero Vivente per dare forma alle cose, (cioè gli AUTIUT, gli Archetipi, i ventidue stampi per formare); lo STAMPATO, le forme create (la creazione realizzata).

L’operazione della creazione perciò si è compie per mezzo di un numero preciso di istruzioni di base, gli AUTIUT, i 22 Archetipi che operano sulla materia, modificandola.

Ma solo accedendo al sistema che permette loro di agire. In altre parole, è necessario che i 22 Archetipi siano combinati in base alle dieci progressioni: tre vie nello Spazio, una nel Tempo, una nella Vita, quindi 5 vie percorribili in due direzioni, perciò in totale 10 modi di procedere.

In sintesi, l’uso degli AUTIUT è subordinato alla conoscenza dello Spazio, del Tempo e del Ritmo in cui ogni singolo Archetipo funziona.

Una ricerca del 2003 di Corrado Malanga, che l’autore presenta col titolo Facciamo l’Uomo a Nostra  Immagine, dimostra che tra gli amminoacidi fondamentali e l’alfabeto ebraico esiste una precisa correlazione.

Nelle formule degli amminoacidi essenziali le molecole si dispongono nello spazio in  modo che rispecchiano la forma delle lettere ebraiche ad esse associate, vale a dire in modo speculare.

Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio … (Genesi 1:27)

Creare in quanto stampare la forma

Creare dunque è stampare la forma. Lo stampare si realizza per mezzo degli AUTIUT, i modelli originali con cui ogni cosa viene plasmata, quindi 22 “impronte” anche dette “lettere sacre” ognuna delle quali corrisponde a un suono specifico. L’uomo viene “stampato” emettendo nell’Universo e nel suo etere la serie di frequenze che genera l’impronta del creatore.

Chiunque abbia prodotto l’uomo, lo ha fatto “mediante il verbo creato, a sua immagine e somiglianza, cioè quasi uguale, ma secondo la sua immagine speculare” precisa Malanga. In altre parole, il creatore “crea qualcosa che è l’immagine speculare dello stampo”. Quindi chi fabbricò l’uomo era un’entità a sua volta creata ed era in grado di agire attraverso la manipolazione dei percorsi della Sapienza.

Il temine manipolazione è di per sé neutro, è l’intenzione che rende eticamente differente l’azione.

I 22 Archetipi sono strumenti perfetti, immutabili a nostra disposizione per manipolare l’Onda Creativa ed in pratica, creare. In base ai principi enunciati dalla fisica quantistica, la realtà in cui viviamo non può più essere intesa come qualcosa che non dipende dalla volontà del singolo individuo, ma, esattamente al contrario, si presenta come un complesso di possibilità teoricamente illimitate: tutto ciò che viene percepito dall’uomo non è altro che una sua creazione.

L’uomo: creazione continua

Di fatto noi creiamo continuamente, senza accorgercene, la realtà che ci circonda. Ma se non siamo in sincronia con l’Onda Creativa, con la Realtà al di fuori dello Spazio-Tempo, che tipo di realtà originiamo all’interno dello Spazio-Tempo? Creare la realtà è un potere immenso che esercitiamo inconsapevolmente, spesso in modo maldestro con risultati disastrosi.

Mario Pincherle scrisse “… la possibilità di utilizzare questo enorme potere viene determinata dalla individuale capacità di realizzarlo in sé coll’assumere una particolare frequenza vibratoria, condizione indispensabile alla perfetta risonanza delle varie componenti.

In un mio precedente articolo scrivevo  che noi creature umane siamo come sistemi oscillanti che possono entrare in risonanza con la Realtà. Con il fenomeno della risonanza un sistema oscillante è in grado di assorbire energia da una sorgente esterna in modo particolarmente efficiente solo ad una (o più) frequenze ben precise. Allineando il ritmo del nostro cuore a quello della Realtà, i timori cedono e diveniamo partecipi di un potere che scorre attraverso di noi e che rende possibile una sincronia con l’Onda Creativa. ” Ma se il nostro intento non è limpido, come può la capacità creativa generare  opere in armonia con il Cosmo?

La sintesi del mio pensiero è che  in un momento imprecisato della nostra storia, “qualcuno”, non extraterrestre e men che mai un ente trascendente, ha creato l’uomo superando gli ostacoli del sistema che permette agli Archetipi di operare, ma senza porsi nessun vincolo etico, manipolando e – stavolta l’accezione non va intesa positivamente – i percorsi della Sapienza per i propri fini, o in altri termini come scrive Biagio Russo nell’epilogo di Schiavi degli Dei, “piegando, […], la natura alle proprie esigenze”.

In fin dei conti credo si possa affermare che chi ha creato l’essere umano ha  agito varcando ogni estremo margine etico che un modello comportamentale, corretto in senso universale, dovrebbe mettere al di sopra di tutto.

frontiere dell'etica
Schiavi degli Dei di Biagio Russo, Ed. Drakon

 

 

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