Luci e ombre nel pozzo di Osiride

Introduzione al pozzo di Osiride

Nel maggio 1998, durante una conferenza organizzata dal giornalista americano Art Bell, Zahi Hawass annuncia una nuova esaltante scoperta a Giza, fornendo in successive occasioni (conferenze, interviste) sempre più dettagli sul cosiddetto pozzo di Osiride,  a cui ho fatto cenno in conclusione dell’articolo L’altra Europa (parte seconda).

Non si trattò di una scoperta. Il sito, in effetti, era noto almeno dagli anni 1934-‘35, quando fu quasi completamente esplorato dal grande archeologo egiziano Selim Hassan. Hawass, tuttavia, non ne fa menzione. Oltre a ciò, troviamo un riferimento inequivocabile al pozzo di Osiride in alcuni documenti risalenti agli anni 1950, documenti di cui si è parlato nei precedenti articoli dedicati al libro L’altra Europa scritto da Paolo Rumor, da Giorgio Galli e dal sottoscritto.

I documenti di Rumor descrivono un ambiente sotterraneo, nel sottosuolo di Giza, dalla conformazione molto simile a quella del livello più profondo del pozzo di Osiride; inoltre, a tale ambiente è riferita una particolare designazione che acquista significato solo alla luce di un dettaglio che non poteva essere noto quando quei documenti furono consegnati nelle mani di Giacomo Rumor (vedi articolo L’altra Europa – Quale unificazione?). Insomma, ce n’è abbastanza per dubitare che le cose siano andate proprio esattamente come ci è stato ufficialmente rivelato.

La Camera PR – Il luogo dei Sorveglianti

Planimetria di Giza archivio Rumor e pozzo di Osiride
Fig. A – Planimetria sotterranea di Giza dall’archivio Rumor

Nei documenti trascritti da Paolo Rumor, figlio di Giacomo, si descrive il luogo del presunto ritrovamento, che sarebbe avvenuto nel 1872, di alcune importantissime iscrizioni su tavolette di gesso: si tratterebbe di un ambiente artificiale semi-allagato situato sotto la Sfinge, in corrispondenza del cunicolo sotterraneo che conduce alla piramide di Khufu; la descrizione testuale è integrata da alcune rappresentazioni grafiche della piana di Giza, che mostrano un sistema di gallerie fra le tre piramidi e la Sfinge e vasti ambienti sotterranei sotto la stessa statua [figg. A, B].

Sezione Sfinge archivio Rumor e pozzo di Osiride
Fig. B – Sezione della Sfinge dall’archivio Rumor

I significati di RW, AK come ‘casa’ e la divinità Aker

L’ambiente in questione sarebbe stato denominato “casa sull’acqua” dalle generazioni successive a quella cui appartenevano i Sorveglianti; designata con le lettere ‘PR‘, la camera presenta incavi laterali e un rialzo centrale con colonne angolari, di cui alcune cadute; si menziona inoltre espressamente un pozzo che, poco distante, salirebbe fino alla “pancia” della Sfinge.

Oltre alla scritta ‘PR’, leggibile nella sezione, troviamo nella planimetria anche le scritte ‘RW‘ e ‘AK‘, pure intorno alla Sfinge. Tali scritte hanno un significato pertinente al contesto in cui si trovano: in antico egizio infatti ‘pr‘ significa “casa”; ‘rw’ è il fonogramma che corrisponde al geroglifico della Sfinge, ossia il geroglifico il cui significato è il leone; mentre ‘AK’ potrebbe essere riferito ad Aker, la divinità egizia che personificava l’orizzonte e che era raffigurata con il simbolo del sole che sorge affiancato da due leoni contrapposti.

Giza nella tradizione esoterica

La piana di Giza e i sentieri della Sfinge, compreso il pozzo di Osiride
Fig. C – Da Randall-Stevens, 1935 – La piana di Giza e i sentieri della Sfinge

Gli schemi di Giza contenuti nei documenti di Rumor sono molto simili a quelli presenti nei libri pubblicati fra gli anni 1930-’60 da due personaggi di nome Hugh C. Randall-Stevens e Harvey Spencer Lewis.

Il primo a divulgare questo genere di rappresentazioni della piana di Giza è il mistico Hugh C. Randall-Stevens. Nel 1935 egli pubblica A Voice Out Of Egypt, una compilazione di materiali selezionati da libri precedenti, che contiene gli schemi qui mostrati [figg. C, D]; è lo stesso autore, nella prima edizione di Atlantis To The Latter Days del 1954, a precisare di aver ricevuto medianicamente le informazioni da un «iniziato dell’antico Egitto», «ventisette anni prima» (dunque intorno agli anni 1925-’27).

Sezione del sottosuolo adiacente la Sfinge e il pozzo di Osiride
Fig. D – Da Randall-Stevens, 1935 – Sezione del sottosuolo adiacente la Sfinge
La Piana di Giza e la simbologia inerente la profezia della Grande Piramide, comprensiva del pozzo di Osiride
Fig. E – Da Spencer Lewis, 1936 – La Piana di Giza e la simbologia inerente la profezia della Grande Piramide

L’anno seguente, nel 1936, esce The Symbolic Prophecy of the Great Pyramid di Harvey Spencer Lewis (nel 1915 fondatore di A.M.O.R.C. e suo Imperator fino alla morte nel 1939). L’autore afferma, nel solco della tradizione rosacrociana, che gli schemi riportati nel libro [figg. E, F] furono ripresi da antichi segreti manoscritti, appartenenti alle scuole misteriche dell’Egitto e dell’Oriente, che descrivevano le antiche pratiche di iniziazione tenute nella Sfinge e nella Grande Piramide. Val la pena notare che un passaggio nel libro di Lewis accenna ad alcuni «manoscritti mistici, che sono stati rilasciati in modo limitato negli ultimi anni»: non è improbabile che fra questi possa esservi il lavoro di Randall-Stevens, forse pubblicato in forma limitata già dal 1928 e che pertanto poteva essere conosciuto da Lewis.

Le stanze segrete sotto la Sfinge e il pozzo di Osiride
Fig. F – Da Spencer Lewis, 1936 – Le stanze segrete sotto la Sfinge
Da Randall-Stevens, 1966 - La piana di Giza e le Piramidi, vicino il pozzo di Osiride
Fig. G – Da Randall-Stevens, 1966 – La piana di Giza e le Piramidi

Nel 1954 esce la prima edizione di Atlantis To The Latter Days, di Randall-Stevens. Il libro consta di due parti: la prima è un aggiornamento di A Voice Out Of Egypt, mentre la seconda contiene nuovo materiale canalizzato; è inoltre riportata la stessa planimetria di Giza vista nel libro precedente, ma non la sezione, che mancherà pure nella seconda edizione del 1957. La sezione della Sfinge ricompare nella terza edizione del 1966, insieme alla planimetria, ma ora entrambi gli schemi appaiono più simili a quelli di Lewis del 1936 che a quelli precedentemente pubblicati dallo stesso Randall-Stevens, anche se la pagina contenente la planimetria riporta un particolare aggiuntivo (una vista in elevazione verso ovest) assente in Lewis [figg. G, H].

Sezione dei sotterranei della Singe, passaggi, camere segrete e il pozzo di Osiride
Fig. H – Da Randall-Stevens, 1966 – Sezione dei sotterranei della Singe, passaggi e camere segrete

È il momento di soffermarsi a confrontare reciprocamente gli schemi di Rumor, di Randall-Stevens e di Lewis.

Innanzitutto si deve dire che le somiglianze sono tali da far escludere l’ipotesi della mera coincidenza casuale: rapporti fra le tre fonti, dunque, ci furono. Resta da stabilire precisamente quali rapporti, quale delle tre fosse la fonte originale, oppure se esistesse un’altra fonte, non ancora identificata, da cui tutte e tre attinsero.

L’ordine cronologico sembrerebbe escludere l’originarietà dei documenti di Rumor, che come detto risalgono al periodo 1950-’60; anzi, per la precisione, quella parte dei documenti contenenti gli schemi di Giza risalirebbero intorno al 1950: dopo A Voice Out Of Egypt (1935), dopo The Symbolic Prophecy of the Great Pyramid (1936), ma prima di Atlantis To The Latter Days (1954). Sembrerebbe dunque probabile una derivazione degli schemi di Rumor da quelli pubblicati negli anni 1930 da Randall-Stevens e da Lewis. Quanto a questi ultimi, è chiaro che il lavoro di Randall-Stevens precede quello di Lewis, anche se di poco.

Tutto ciò sembrerebbe sufficiente per riconoscere a Randall-Stevens l’originarietà delle informazioni; ma qualcosa non torna. La semplicità degli schemi di Rumor sembrerebbe avvicinarli maggiormente a quelli di Randall-Stevens di A Voice Out Of Egypt; tuttavia ciò potrebbe rivelarsi ingannevole: a ben vedere, la sezione della Sfinge di Rumor è sostanzialmente diversa da quella di Randall-Stevens (si noti come prosegue, dal tempio circolare sotterraneo, il passaggio verso le piramidi) e più simile a quella di Lewis (una volta sfrondata di alcuni elementi architettonici secondari). Sulla planimetria non si ravvisa alcuna indicazione che consenta di inclinare più a un modello che all’altro; piuttosto, si deve notare come la planimetria di Rumor contenga alcune informazioni che non si trovano in nessuno dei due modelli: si tratta delle scritte PR, RW e AK già citate.

L’iniziale propensione per l’originarietà di Randall-Stevens non parrebbe, dunque, più così sicura; tanto più se si considera il fatto che lo stesso Randall-Stevens nella terza edizione di Atlantis To The Latter Days abbandona i propri schemi per adottare quelli di Lewis, il che dà adito a forti dubbi sull’autenticità del suo primo lavoro.

Può essere accaduto che Randall-Stevens sia dapprima venuto a conoscenza − in maniera però incompleta e approssimativa − di alcune informazioni riferibili alla tradizione rosacrociana e su questa base abbia redatto i suoi primi schemi; schemi che poi corregge quando può confrontarli con i modelli originali, rappresentati dagli schemi di Lewis, da cui deriverebbero anche quelli contenuti nei documenti di Rumor.

Una conclusione, del resto, che appare plausibile, viste le asserite origini egizie della tradizione rosacrociana (e di A.M.O.R.C. nel caso specifico), e vista, inoltre, la nutrita presenza di figure rosacrociane nella sfera d’influenza della cosiddetta Struttura.

Ma, a ben vedere, non v’è nemmeno motivo di pensare che i documenti di Rumor debbano necessariamente riprendere Lewis: se Lewis attinge alla tradizione rosacrociana, e se questa stessa tradizione è ben presente nella Struttura, non è forse più semplice pensare che i documenti di Rumor riprendano direttamente la fonte primaria, ossia la medesima tradizione? Ciò spiegherebbe la sostanziale concordia nel descrivere quel sistema di ambienti e passaggi sotterranei nella piana di Giza, il cui scopo sarebbe legato alla conservazione di antiche conoscenze e alla perpetuazione di misteri iniziatici.

La scoperta del pozzo di Osiride a Giza

Secondo quanto riferisce Hawass, il pozzo era già noto almeno da diversi decenni alle guide locali, che lo usavano per attingervi acqua e addirittura per farvi il bagno; nel 1945 ne venne a conoscenza l’archeologo egiziano Abdel Moneim Abu Bakr, il quale comunque non condusse mai degli scavi. In seguito, il livello delle acque si sarebbe alzato fino a riempire completamente la camera al livello inferiore, impedendone così l’esplorazione.

Fu Hawass ad intraprendere nel corso degli anni 1990 le difficili operazioni di drenaggio dell’acqua, completate intorno al 1996-’97, e a condurre gli scavi. Nel corso del 1997-‘98 cominciarono a trapelare indiscrezioni e alcune anticipazioni furono rilasciate dallo stesso Hawass., ma la presentazione ufficiale della scoperta avvenne solo nel 1999.

Sezione del pozzo di Osiride
Fig. I – Sezione del pozzo di Osiride

Il pozzo di Osiride [fig. I] non è in verità un semplice pozzo, ma un complesso molto articolato, la cui entrata si apre nel pavimento di un tunnel che attraversa la strada rialzata di Khafre, circa a metà strada fra la Sfinge e il tempio funerario di Khafre [fig. L].

Ubicazione del pozzo di Osiride nella piana di Giza
Fig. L – Ubicazione del pozzo di Osiride nella piana di Giza

Il complesso consiste in tre distinti pozzi (pozzi A, B e C) che conducono ad altrettante camere disposte su tre diversi livelli (livelli 1, 2 e 3).

Il pozzo A, di sezione rettangolare con pareti rozzamente scavate, conduce ad una singola camera di forma ed altezza irregolare (camera A livello 1, profondità 10,5 m ca).

Il pozzo B, simile al primo, si apre nel pavimento della camera A e conduce al livello 2 (profondità 24,3 m ca) dove sono la camera B, principale, e le camere laterali C-H; tre sarcofagi datati alla 26a dinastia sono stati rinvenuti nelle camere laterali, oltre ad altri artefatti e resti di scheletri umani.

Il pozzo C, simile ai precedenti, si apre nel pavimento di una nicchia della camera B e conduce alla camera I del livello 3, il più importante (profondità 33 m ca). Al centro della camera, approssimativamente quadrata, è un basamento rettangolare tagliato nella roccia, con ciò che rimane di quattro pilastri quadrati ai quattro angoli e con un invaso rettangolare al centro, dove è collocato un sarcofago di basalto nero, aperto, in cui erano i resti di uno scheletro umano (il coperchio si trovava all’ingresso della camera).

Fra il basamento e le pareti della camera resta una sorta di trincea, riempita dall’acqua di falda, che è interrotta solo in corrispondenza dell’innesto del pozzo C; in questo modo la trincea assume la forma della pianta schematica di un’abitazione, ossia il geroglifico ‘pr’: analogamente all’Osireion di Seti I ad Abydos (considerata la tomba simbolica del dio Osiride), come sottolinea Hawass.

Nell’angolo nord-ovest della camera si apre uno stretto condotto che punta in direzione della Grande Piramide; ma a causa della strettezza, l’ispezione del condotto si dovette fermare dopo circa tre metri.

I più antichi reperti provenienti complesso risalgono alla VI Dinastia (2613-2494 a.C.), rinvenuti nel pozzo C. Tutti gli altri reperti si possono datare al Tardo Regno (672-332 a.C. circa); i sarcofagi in particolare, compreso quello del livello 3, sono databili stilisticamente alla XVI Dinastia (672-525 a.C.). Allo stesso periodo risalirebbero anche il passaggio sotto la strada rialzata da cui si accede al pozzo A e, probabilmente, le camere laterali del livello 2.

In sintesi, ritiene Hawass, il complesso sarebbe stato dapprima scavato durante l’Antico Regno, riutilizzato nel Tardo Regno quando il culto di Osiride ridivenne importante a Giza, e infine usato per sepolture nel Tardo Regno. Secondo Hawass il pozzo di Osiride potrebbe identificarsi con la tomba sotterranea circondata da acqua, menzionata dallo storico greco Erodoto, che visitò l’Egitto nel sec. V a.C. Erodoto pensava che si trattasse della tomba di Khufu; la sua descrizione però non è molto chiara: probabilmente non vi entrò personalmente e basò il suo resoconto su informazioni ricevute dalle guide locali.

Hawass ritiene invece che il complesso rappresenti la tomba simbolica del dio Osiride, vista la conformazione della camera I al livello 3 che richiama quella dell’Osireion di Abydos. Il culto di Osiride crebbe durante il tardo Antico Regno, quando probabilmente (secondo Hawass) il complesso venne scavato; successivamente, durante il Nuovo Regno, il culto riacquistò importanza, come documentato dai testi di questo periodo, dove si trova che camere, pozzi e passaggi sotterranei erano strettamente legati al regno infero di Osiride. A riprova di questo ci sarebbe il nome stesso attribuito alla piana di Giza nel Nuovo Regno: “pr Wsir nb R3-st3w“, “casa di Osiride, signore di Rostau”, dove Rostau (trascritto anche Rastaw), può tradursi come “cimitero” o “gallerie sotterranee”, e spesso è riferito specificamente a Giza: dunque “casa di Osiride, signore delle gallerie sotterranee”. Del resto, anche per questo motivo, lo stesso Hawass non nega la probabilità che nel sottosuolo di Giza vi siano molti ambienti e passaggi sotterranei ancora da scoprire.

Oltre a tali argomentazioni, a supporto della sua tesi Hawass adduce alcuni indizi contenuti nella “Stele dell’inventario”, risalente alla 26a dinastia e rinvenuta nelle rovine di un tempio dedicato a Iside presso la piramide minore G1-c. Questa − la più meridionale delle tre piramidi satelliti di Khufu − era stata eretta per la regina Henutsen (moglie di Sneferu, poi di Khufu e madre di Khafre); in seguito, nel Tardo Regno, assunse la valenza di tomba simbolica di Iside, come attestato da graffiti sulle pareti esterne. Ebbene, il passo riportato da Hawass dice «Khufu […] eresse la casa di Iside, signora delle piramidi […] a nord-ovest della casa di Osiride, signore di Rostau […]»; trovandosi il pozzo di Osiride a sud della piramide G1-c, Hawass conclude che la Stele dell’Inventario si riferisca ad esso come “casa di Osiride”.

A mio avviso, però, la conclusione è affatto opinabile, dato che l’ubicazione del complesso − leggermente a sud-ovest della piramide G1-c − non è congruente con l’indicazione fornita dalla stele, secondo cui la casa di Osiride dovrebbe trovarsi a sud-est della casa di Iside.

La testimonianza di Boris Said

Fin qui, in sintesi, i dati essenziali del resoconto di Hawass, che presenta, però, diverse lacune. Tanto per cominciare, Hawass non fa parola delle attività condotte da Joseph Schor nel corso degli anni 1990, con prospezioni georadar volte a scoprire gallerie e camere sotterranee nella piana di Giza.

È noto che Schor nel 1996 individuò, con la sua strumentazione, quel che sembra un tunnel ampio due metri, a tre metri di profondità, che usciva dalla coda della Sfinge e procedeva sotto la strada rialzata in direzione della piramide di Khafre (dunque, in direzione del pozzo di Osiride); ma è meno noto che Schor abbia condotto alcune indagini proprio nel pozzo di Osiride.

Fu il documentarista americano Boris Said (ora deceduto) − che per un certo periodo collaborò con Schor − a darne testimonianza, affermando inoltre di aver potuto visitare il pozzo in diverse occasioni fra il 1992 e il 1997; nell’ultima visita al livello più profondo (allora già drenato) fu incuriosito dalla presenza del coperchio del sarcofago all’ingresso della camera e fece effettuare qualche rilievo con la strumentazione di Schor: si scoprì che due metri e mezzo sotto di esso c’era un’ambiente ampio due metri e mezzo con soffitto a volta, che scendeva con un’inclinazione di 25° in direzione della Sfinge distante circa 250 metri. Poteva ricollegarsi al tunnel uscente dalla coda della Sfinge, individuato da Schor l’anno prima?

Gli scavi di Selim Hassan a Giza

Ma la lacuna più clamorosa, nel racconto di Hawass, è quella che riguarda gli scavi condotti a Giza negli anni 1929-‘39 da Selim Hassan. Nel volume n. 5 del suo ponderoso resoconto degli scavi, sotto il titolo Pozzi del periodo saitico, Hassan scrive quanto segue:

Sulla superficie della strada rialzata […] aprirono un pozzo […]. Al fondo di questo pozzo c’è una camera rettangolare, nel pavimento della quale, sul lato orientale, si apre un altro pozzo. Questo discende per circa 14 m e termina in un’ampia sala circondata da sette camere funerarie, in ciascuna delle quali c’è un sarcofago. […]. Nel lato orientale di questa sala c’è un altro pozzo, profondo circa 10 m, ma sfortunatamente è allagato. Attraverso l’acqua chiara si può vedere che termina in una sala con colonne, pure con camere laterali contenenti sarcofagi.

La notizia della scoperta di Hassan fu riportata, con descrizioni simili, sul London Daily Telegraph del 4 marzo 1935 e su Illustrated London News del 6 aprile 1935; se ne parlò anche nel numero di gennaio 1935 di una rivista di egittologia (non meglio identificata) con un articolo corredato di fotografie a firma di Hamilton M. Wright, stando a quanto riferisce Lewis in The Symbolic Prophecy of the Great Pyramid.

Ora, non ci può essere dubbio che il complesso scoperto da Hassan sia proprio il cosiddetto “pozzo di Osiride” e che la scoperta sia avvenuta prima della parziale esplorazione effettuata da Abu Bakr; ma perché Hawass non ne fa menzione? È pur vero che Hawass sarebbe stato a tutti gli effetti il primo ad esplorare il livello 3 (Hassan ammise di non essere riuscito a drenare l’acqua); tuttavia, non resta un fatto piuttosto singolare che Hawass non citi il resoconto − seppure parziale − di uno dei massimi archeologi egiziani?

Il pozzo di Osiride e la Camera PR

Accertato che Hassan e Hawass parlano della stessa cosa, resta da appurare di che cosa parlino i documenti di Rumor e gli schemi di Lewis e Randall-Stevens. La somiglianza della Camera PR al livello 3 del pozzo di Osiride è impressionante (perfino nei particolari del condotto laterale e del sarcofago), ma non si possono ignorare alcune importanti differenze.

Innanzitutto l’ubicazione (sotto la Sfinge e in relazione con il cunicolo sotterraneo che conduce alla piramide di Khufu) non si attaglia al pozzo di Osiride (distante dalla Sfinge e in relazione con la strada rialzata di Khafre).

Peraltro, la descrizione nei documenti di Rumor è piuttosto confusa e per certi aspetti incongruente: forse un problema di linguaggio e di traduzione, ma non è nemmeno escluso che possa trattarsi di un deliberato depistaggio dell’antico estensore del testo originale.

Infatti, vi è un altro particolare che, pur fuori luogo in apparenza, potrebbe essere in relazione con il pozzo di Osiride. Si tratta del riferimento a tre misteriosi “sfiatatoi” (rappresentati anche negli schemi di Randall-Stevens e Lewis) che dal soffitto del cunicolo sotterraneo di Khafre salirebbero fino alla superficie

Negli schemi si può leggere che tali sfiatatoi sono messi in relazione con l’enigmatica “tomba di Campbell”, un enorme pozzo squadrato non distante dal pozzo di Osiride, che però non presenta affatto tre “sfiatatoi” del genere rappresentato. Ora, potrebbe sorgere il dubbio che si tratti di un travisamento, inconsapevole o addirittura deliberato, dei tre distinti condotti verticali in cui si articola il complesso del pozzo di Osiride.

In definitiva, le descrizioni testuali e grafiche del sottosuolo di Giza, contenute nei documenti di Rumor, potrebbero ben essere il risultato della sovrapposizione confusa − involontaria o deliberata? − di informazioni relative a strutture accertate (il complesso del pozzo di Osiride) e ad altre strutture di cui si è ipotizzato l’esistenza, ma al momento senza conferma (gli ipogei presso la Sfinge, i cunicoli fra questa e le tre piramidi).

Le prospezioni georadar di Schor, evidenziando la presenza di anomalie sotto la Sfinge, confortano tale possibilità e rendono ormai imprescindibile l’effettuazione di ulteriori verifiche che potrebbero portare ad una definitiva conferma o, al contrario, ad una definitiva smentita: in entrambi i casi un passo positivo verso la verità.

In cerca di spiegazioni

Gli elementi raccolti finora evocano un quadro piuttosto complesso, con parecchie ombre; non si possono trarre conclusioni definitive, ma almeno alcune considerazioni si possono e si debbono fare.

Innanzitutto la somiglianza fra la Camera PR e il livello 3 del pozzo di Osiride, pur nei limiti sopra evidenziati, è tale da non poter essere liquidata come semplice caso. Una spiegazione va data e sembra di dover ammettere che le informazioni contenute nei documenti di Rumor tradiscono la conoscenza − diretta o indiretta − del pozzo di Osiride.

Giacomo Rumor ricevette quei documenti intorno al 1950, quando ufficialmente quel che si poteva sapere del complesso era ciò che aveva scritto Hassan; in ogni caso, la particolare conformazione del livello 3, simile al geroglifico ‘pr’, non poteva essere nota a quel tempo, perché il livello era ancora allagato; ma allora, da dove trarrebbe origine la designazione ‘PR’ assegnata a quella camera?

A mio avviso vi sono due sole alternative: o Hassan, Abu Bakr e Hawass non ci hanno detto tutto quello che sapevano, oppure i documenti di Rumor attingono ad una fonte più antica, con informazioni corrette e complete sul pozzo di Osiride. In tal caso, si potrebbe ipotizzare che ancora prima di Hassan − non sappiamo quanto prima, comunque quando il livello delle acque nel pozzo era inferiore − qualcuno sia riuscito a raggiungere il livello più profondo.

Non posso fare a meno di notare che la presunta data del ritrovamento delle tavolette nella Camera PR, il 1872, coincida con l’anno in cui John e Waynman Dixon (i quali, per inciso, sono elencati fra i membri consultivi della Struttura) scoprono i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu. Solo un caso? Non potrebbe darsi che i Dixon abbiano scoperto altro, durante la loro presenza a Giza, qualcosa che è stato mantenuto segreto?

Forse, essi scoprirono proprio le tavolette di gesso menzionate nei documenti di Rumor, quelle tavolette deposte come “avvertimento” dai Sorveglianti, in un remoto passato, nel livello più profondo del pozzo di Oriside, la cui origine è probabilmente molto più antica di quanto ritenga – o voglia farci credere – Zahi Hawass.


Fonti:

  • Nigel Skinner-Simpson, The Shaft, The Subway & The Causeway, su http://towers-online.co.uk/pages/shaftidx.htm.
  • Zahi Hawass, The Discovery of the Osiris Shaft at Giza, pubblicato in The Archaeology and Art of Ancient Egypt, vol. I, Conseil Suprême des Antiquités de L’Égypte, Le Caire, 2007.
  • Estratto da Selim Hassan, Excavations At Giza Vol. 5 1933-1934, Cairo Government Press, Bulaq, 1944, pagina 193, citato da Nigel Skinner-Simpson.
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