PELASGI – UNA STIRPE DIVINA

Pelasgi, un’indagine sull’uomo e sulla civiltà delle origini

Ecco ‘I Pelasgi’, il mio saggio uscito da pochi  giorni  con Drakon Edizioni.

 

pelasgi
La copertina del libro di Tiziana Pompili Casanova: ‘Pelasgi’ Stirpe Divina

Chi si interessa di storia antica sarà sicuramente incappato nel nome dei Pelasgi,   popoli di cui si ignora la patria ancestrale, tramandati con questo nome dalle fonti classiche. I tratti distintivi di questi antichi progenitori mi hanno sempre affascinato soprattutto perché legati alle possenti fortificazioni in pietra che ancora oggi sono definite “pelasgiche” o “ciclopiche” e che, pur ridotte a pochi ruderi, svettano come fiere testimoni di una cultura che per l’archeologia ufficiale, in pratica, non esiste.

Ho quindi pensato che per dire qualcosa di nuovo, per riuscire a decifrare tale cultura e per riconoscere il suo percorso nella storia, era necessario  proporre un’osservazione  che penetrasse l’identità umana e la percezione della realtà che un tempo l‘uomo  aveva avuto. Cioè mi sono resa conto che solo riuscendo a comprendere cosa stavo cercando, potevo scegliere quali tracce seguire per identificare i Pelasgi e risalire alla loro origine. Ciò ha comportato una indagine molto vasta di cui questo libro è solo la prima parte.

La verità travisata e manipolata

È una grande emozione divulgare i miei studi, focalizzati negli ultimi tre anni su questo tema, ma che in realtà fanno parte di un lunghissimo percorso personale che mi ha cambiata profondamente poiché ha aperto uno spiraglio su quelle verità  travisate, manipolate, perdute, che ostinatamente hanno lasciato sottili tracce riconoscibili solo da chi osserva con altrettanta ostinazione.

Nella speranza di suscitare l’interesse del lettore e per dare un’idea più precisa dei contenuti del mio lavoro, propongo l’introduzione stessa del libro. È scritta dalla nostra Monica Benedetti che, oltre ad essere stata per me un prezioso sostegno,  ha colto in modo impeccabile lo spirito che mi ha animata e ha saputo mettere in luce gli aspetti più significativi di questo saggio. A lei la parola.

I Pelasgi, l’introduzione di Monica Benedetti – Riavvolgere la matassa. La Sorgente Originaria.

Chi siamo. Da dove veniamo. Dove stiamo andando.

Cominciamo, noi esseri umani, a porci queste domande quando e se ci rendiamo conto di essere un’anomalia nel sistema Terra. I regni vegetale e animale vivono nel perfetto equilibrio di Leggi naturali, silenziose e incontrovertibili, accettandone le risultanze sulla propria esistenza. L’essere umano no.

Noi agiamo come se facessimo parte di un sistema avulso dalle leggi che regolano il pianeta, muovendoci in esso come proprietari anziché in qualità di ospiti. Percepiamo un “vuoto interiore” che traduciamo come nostalgia di “casa” e la ricerca delle nostre reali origini fa da sfondo alla scienza quanto alla religione.

Che cosa vuol dire ‘Recherche’

Essere ricercatori è dare spazio alla voce interiore che ci spinge lontano indietro nel tempo con l’intento di riappropriarci delle nostre radici. Sentiamo che il dogma sacro non può fornirci le risposte che cerchiamo e, con certosina attenzione, ci inoltriamo nei meandri di antiche culture e tradizioni, oramai finite nei cassetti della mitologia e relegate a mere favole.

Tiziana Pompili inizia la sua opera di ricostruzione storica delle origini partendo proprio dalla decriptazione del “mito” e ne traduce la sua vera essenza di conservatore. Dunque non una semplice allegoria, bensì un’intera tradizione storico-culturale conservata allo scopo di essere trasmessa a noi posteri per essere trovata e compresa.

L’intuizione: codice primario per la decodificazione del mito

L’ingrediente principale per la decodificazione del mito è l’intuizione, concetto non più cosi astratto dopo le scoperte della meccanica quantistica; concetto, peraltro, espresso egregiamente dall’autrice che, con assoluta onestà intellettuale, intende introdurre il lettore all’interno del metodo intuitivo-razionale di cui ha deciso di avvalersi per svolgere l’intricata “matassa pelasgica”:

“lo scopo è far comprendere che ho intrapreso la mia ricerca con uno spirito che vuole osservare più in là delle conclusioni già note sulla vicenda umana, sforzandomi di adottare sia l’approccio intuitivo, sia quello razionale e cercando di andare avanti mantenendo il più possibile in equilibrio i due metodi, mettendoli continuamente a confronto. Lo scopo principale è stato quello di avvicinarmi a cogliere il senso di percezione della realtà che l’uomo antico doveva avere, in modo da poter scrutare anche in quei passaggi della storia che sono rimasti più sfuggenti.” (tratto da ‘Pelasgi – Stirpe Divina’)

Dunque un viaggio a 360°, scevro da convinzioni o supposizioni individuali che vedremo snodarsi a sviscerare, in maniera egregia e resa comprensibile a qualunque tipologia di lettore, argomenti diversi e interconnessi. Dalla fisica quantistica alla linguistica, dalla psicologia all’archeologia, dalla genetica alla geologia…

‘Quelli che vennero prima’

L’autrice raccoglie minuscoli frammenti di verità oggettive e li ricongiunge fino a rendere tangibile e reale quella originaria forma che si era perduta nelle polverose insidie del tempo. E l’alfabeto che adoperiamo diviene, tra le sue abili dita, la bacchetta magica che porta alla luce un popolo meravigliosamente misterioso, identificato soltanto in maniera frettolosa nei libri di storia col generico nome di Pelasgi.

Ne emerge un ritratto sconvolgente, supportato da fonti scientifiche e da antiche citazioni di tutto rispetto (Erodoto, Diodoro, Pausania, Tucidide…) che ricordano epoche di molto anteriori a sé stessi in cui le vestigia di nomadi sconosciuti che non parlavano la loro lingua si inserivano in quella che divenne poi la cultura classica che fa parte dell’uomo di oggi.

La tradizione pelasgica – Dal mito al merito esistenziale

Della tradizione pelasgica possiamo trovare tracce dovunque, dall’oriente all’occidente; un fil rouge che l’autrice, pazientemente, riavvolge rendendo il giusto merito al ricordo di una civiltà troppo sbrigativamente relegata nei cassetti del mito.

E lo fa con maestria, non lasciando niente al caso e accompagnando il lettore passo dopo passo nell’intricato labirinto di una storia che si poteva ricavare soltanto dalla profonda conoscenza di antiche discipline come, ad esempio, gli Archetipi, le forme-pensiero viventi che in questo saggio assumono una doppia valenza: una linguistica, letterale, che conduce alla scoperta del vero significato del nome della civiltà pelasgica e l’altra filo-esoterica atta a coniugare l’intuito della ricercatrice con la logica dell’evidenza che ne consegue.

Sostiene l’autrice, a buona ragione, che per comprendere l’evoluzione storico-culturale di un popolo è necessario immergersi nell’epoca dalla quale il popolo stesso proviene. Non possiamo conoscere il pensiero vigente nell’epoca medievale, ad esempio, se ci fossilizziamo sulle concezioni attuali ma dobbiamo fare uno sforzo di scrematura mentale dall’oggi e di immersione nell’allora.

L’intuizione è la chiave

Tale opera deve per forza di cose iniziare nella zona cerebrale preposta all’intuizione e diverrà o meno certezza soltanto al momento della verifica razionale. Il significativo lavoro dell’autrice assume così il contorno ottimale per potersi definire ricerca a tutti gli effetti.

Con audacia affronta temi scottanti, come l’acceso dibattito sulle reali origini dell’Homo Sapiens e lo fa con delicata determinazione, avvalendosi di conoscenze e dati finora incontrovertibili, appellando anche, dove lo ritiene necessario, esperti in materia.

Conscia che sono i dettagli a rendere unica un’opera d’arte, scava in essi traendone conclusioni nuove, originali e, non per questo, meno condivisibili ma anzi, altamente accettabili, a mio avviso, non solo dal lettore comune ma anche dalla comunità accademica attuale, non più ferma soltanto su antiche credenze ma aperta a vedere oltre il possibile, oltre il visibile.

Connessioni tra linguistica e DNA

Ho trovato particolarmente ben sviscerato il capitolo sulle connessioni tra linguistica e DNA, due codici messi a confronto dai quali è riuscita ad evincere una certezza che soltanto l’interessato popolo delle origini potrebbe confutare, se ve ne fosse l’esigenza.

Conclusioni

Nel saggio emerge tutta la personalità, tra le righe, dell’autrice e una professionalità che non deriva da un indottrinamento accademico di settore bensì dall’onestà di intenti e dalla trasparenza di un cuore e una mente in equilibrato connubio.

Avere avuto l’opportunità di partecipare indirettamente a questo lavoro editoriale, è stato per me un dono, così come potermi onorare dell’amicizia di Tiziana, entrata in un sussurro a far parte di questa mia esistenza e diventata col tempo una voce insostituibile.

Ho la certezza che questo saggio sarà accolto dai lettori, informati o meno sulla civiltà pelasgica, con soddisfazione poiché troverà, all’interno delle pagine che seguono, un puzzle interdisciplinare affascinante, esaustivo e documentato sul popolo delle origini e potranno – i lettori – finalmente aggiungere una risposta fondamentale alle numerose domande sul nostro passato remoto.

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17 risposte a “PELASGI – UNA STIRPE DIVINA”

  1. No, Albanese, non esiste un codice genetico dei Pelasgi scientificamente provato. Nel mio libro infatti scrivo: “Le ricerche, pur effettuate vagliando accuratamente le fonti storiche, non hanno fatto emergere quando, come e dove si sviluppò la civiltà pelasgica. Inoltre non esistono testimonianze archeologiche, né reperti che siano stati ricondotti senza ombra di dubbio a questo “popolo”. Le controversie nascono soprattutto da un punto fondamentale: non ci è noto il nome con cui i Pelasgi si riferissero a sé stessi, quindi, per individuare le loro stirpi nella storia, è necessario ricorrere a metodi deduttivi e a soggettive interpretazioni, rendendo opinabile ogni parere. Tutto ciò non solo ha ostacolato lo sviluppo di una storiografia pertinente, ma ha fatto sì che col tempo l’ufficialità tendesse a trascurare l’importanza della cultura dei Pelasgi attribuendo agli studi che li riguardavano un carattere utopistico. Eppure l’insieme delle vestigia dette ancora oggi pelasgiche e le conoscenze a loro attribuite non possono essere liquidate con leggerezza, come frutto di semplici fantasie. Per quanta incertezza aleggi intorno ai Pelasgi, e per quanto la loro identificazione rimanga problematica, negare questa civiltà è praticamente impossibile. Sono convinta che, in tempi preistorici, essa fu una cultura davvero importantissima che diffuse la sua influenza ben oltre il bacino del Mediterraneo. ” Per di più è ben probabile che sotto il nome collettivo di Pelasgi si raccolgano etnie diverse, popoli differenti. Dunque, se la storia non riconosce la civiltà pelasgica, la scienza genetica non ha le basi per ricostruire un eventuale codice genetico.

    1. nel prossimo lunghissimo tempo, vorrei provare a studiare quanto scritto in questa piccola presentazione! e magari nel tempo più futuro provare a cercare / trovare e leggere il libro!
      non esiste un codice genetico Pelasgico conosciuto ma esistono discendenti da loro! i Pelasgici della Tessaglia aggrediti dai Cureti e Locresi, si erano inizialmente rifugiati nell’Epiro e costruite le navi, partiti alla volta dell’attuale Italia dove alle fogge di un fiume che chiameranno Delta dell’Eridanos spinetico, fonderanno la “Mitica” città Spina! i discendenti da questi, saranno anche i futuri cofondatori di Rumor, Romae, Roma!
      io, sono di stirpe Pelasgica e stirpe Spina Pelasgica!

      Salvatore La Spina (Elios)

      1. Certamente, Salvatore (Elios), i discendenti dei Pelasgi esistono. Non mi sarei dedicata a questa ricerca se fossi stata dell’idea che i Pelasgi sono un’invenzione come alcuni suppongono. E’ un enigma non facile, ma passo dopo passo ritroveremo il bandolo della “intricata matassa pelasgica”.
        PS. ti farà forse piacere sapere che nel libro parlo anche di Spina…

      1. Atlantide= ebitnalta = e bit nalta= i figli dal alto = i figli di dio ……… probabilmente non è questo il significato ma i Pelasgi scrivevano al contrario e i Pelasgi vengono associati ai albanesi e leggendolo al contrario e in lingua albanese il significato è quello

        1. Ciao Tone. L’interpretazione che proponi è affascinante sebbene il metodo con cui trai il significato non segue una vera e propria analisi linguistica e non offre alcuna certezza. Molti popoli legano la loro origine ai Pelasgi e tra questi anche gli Albanesi che probabilmente conservano nel lessico diverse tracce della lingua madre indoeuropea. Dobbiamo tenere conto che la lingua è qualcosa di vivo che si modifica per una serie infinita di fattori non sempre facili da ricostruire e muta, anche con grande rapidità, nel momento in cui culture diverse vengono a contatto tra loro. La linguistica comparativa permette di ricomporre la forma originale di certe parole (poiché queste cambiano seguendo delle regole), ma non sempre il significato di un termine è certo, perché il suo valore può aver subito cambiamenti aleatori e imprevedibili. Una parola può nel tempo aver cambiato significato al tal punto da indicare qualcosa di molto diverso da ciò che significava nella lingua comune. Se davvero vogliamo tentare di risalire alle radici dei popoli pelasgici, a mio parere dobbiamo estendere l’orizzonte piuttosto che limitarci a studiare specifici ambiti circoscritti. E’ più opportuno risalire alle radici comuni a tutte le lingue indoeuropee perché c’è stato un tempo che la lingua era una, una sola, per tutti.

        2. partendo dai significati della parola “en bit nalta”,dove la radice “en”e di matrice divina ,ossia ,che indica una Divinità,vedi:En.lil;En-ki,e che comunque ha a che fare con realtà divine ,e possibile che nel tempo sia stata trasferita per indicare coloro che in linea diretta discendono da personaggi mitologici divini che in tempi remoti hanno generato dei capostipiti divenuti poi Re-che hanno dato il loro nome ad un popolo:come fu per il Re Italo ,da cui poi il nome “Italia”

        3. Popolazioni Pelasgiche erano sparse nell’Egeo e in Anatolia,i Minoici-Lelegi erano una delle popolazioni facenti parte,e si consideravano eredi degli ultimi Atlantidi.La loro stirpe veniva identificata col la parola “En’n”,parola che significa”Origine dei Celesti”, e si definivano coloni dei primigeni Titani figli di Urano,cioè Cielo.E in virtù della loro disfatta contro gli olimpici di Zeus,si rifugiarono sulla terra che colonizzarono.

          1. Ciao Antonio grazie per i tuoi commenti. Mi sfugge da dove trai l’espressione “en bit nalta”. Forse ti rifai all’ipotesi dell’utente Tone che propone l’analisi della parola Atlantide letta al contrario, variando però la D con una B (quindi editnalta) anche se non è chiaro su quali basi. Per quanto affascinante ciò che ne trai è difficilmente verificabile. In ogni caso qualunque tradizione classica riconosce ai Pelasgi un’origine divina che affonda le radici nel mito prellenico di cui rimangono solo pochi frammenti nella letteratura greca. Ciò comporta che gli alberi genealogici dei Pelasgi non corrispondano in tutte le fonti (nel libro a mo’ di esempio riporto due ipotetiche linee di discendenza) sebbene gli storici sembrano concordare sul fatto che il capostipite ed eponimo dei Pelasgi fosse figlio di un Dio e di una donna mortale. Per l’ellenista ottocentesco Étienne Clavier, le divinità dominanti nel pantheon deistico dei Pelasgi erano i Titani. Questi, in epoca ellenica erano considerate divinità non greche, enti supremi dell’antico ordine fatti oggetto di timoroso riguardo, ma non certo di un vero e proprio culto. Secondo il mito, i Titani furono spodestati dal trono celeste con l’epica lotta combattuta da Zeus e i suoi alleati contro il padre Crono (Titanomachia). Successivamente il conflitto riprese e i Giganti lottarono contro i dodici Dei dell’Olimpo per vendicare la fine dei Titani (Gigantomachia). In questi miti si può intuire il reale processo di sostituzione degli Dèi ellenici alle divinità del substrato pre-ellenico che probabilmente erano sorte in epoche ben precedenti al III/II millennio a.C. ed è questo uno dei motivi che permette di supporre che i Pelasgi avessero un’origine remotissima. Per quanto tradizionalmente il legame tra Atlandidei e Pelasgi sembra essere molto diretto, non va dimenticato che sulla mitica terra di Atlantide non è emerso nulla di storicamente certo.

  2. Qualcuno che lo ha individuato con una certa precisione è esistito e ha scritto ben tre tomi di migliaia di pagine si chiamava De Cara Antonio

    1. Ciao Giorgio. Scrivi: “qualcuno che lo ha individuato etc.” Ha individuato cosa? Suppongo che parli del popolo dei Pelasgi (anche se considerarli un solo popolo non è corretto). In una ricerca su questo tema, l’opera di Cesare Antonio De Cara è imprescindibile non fosse altro per come si schierò contro gli storici della sua epoca (Mommsen, Meyerle, Pais, Beloch) che criticavano e pretendevano di ridurre a banali leggende le testimonianze storiche e mitiche relative alle origini dei popoli balcanici e italici. De Cara fece un grande lavoro ed è stato un punto di riferimento anche per me. Tuttavia, a mio avviso, fu penalizzato dalla sua visione orientalista che gli impedì di intuire quanto fosse vasto il fenomeno antropologico “pelasgico”.

  3. Da tempo anch’io mi interesso di Popoli antichi,leggendo alcuni testi relativi d Atlantide e gli atlantidei ,mi chiedevo se le popolazioni del bacino Mediterraneo,hanno a che fare con l’emigrazione delle popolazioni atlantidee,dopo la avvenuta distruzione del loro continente,considerando anche i rapporti di commercio.marittimo che in quel lontano tempo avevano con i continenti prossimi.

    1. Come ho già accennato nella risposta precedente, Antonio, il problema è proprio Atlantide e tutte le domande che sorgono intorno al suo mito. Il nome di quell’ipotetico continente inabissatosi a seguito di un immane cataclisma, come ben saprai, compare per la prima volta nei dialoghi di Platone ed è la sola documentazione che abbiamo, quella a cui ogni autore successivo si rifà per formulare qualunque nuova ipotesi. Raccontando di Atlantide è probabile che il filosofo greco si sia ispirato ad antichi racconti, ma non ne abbiamo conferma, non esistono testi per fare un confronto. Ciò non toglie però che altre tracce permettono di ipotizzare scambi commerciali via mare oltre le sponde del Mediterraneo e di supporre che la navigazione oceanica abbia avuto inizio molto prima di quanto viene ufficialmente riconosciuto.

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