PELASGI – UNA STIRPE DIVINA

Pelasgi, un’indagine sull’uomo e sulla civiltà delle origini

Ecco ‘I Pelasgi’, il mio saggio uscito da pochi  giorni  con Drakon Edizioni.

 

pelasgi
La copertina del libro di Tiziana Pompili Casanova: ‘Pelasgi’ Stirpe Divina

Chi si interessa di storia antica sarà sicuramente incappato nel nome dei Pelasgi,   popoli di cui si ignora la patria ancestrale, tramandati con questo nome dalle fonti classiche. I tratti distintivi di questi antichi progenitori mi hanno sempre affascinato soprattutto perché legati alle possenti fortificazioni in pietra che ancora oggi sono definite “pelasgiche” o “ciclopiche” e che, pur ridotte a pochi ruderi, svettano come fiere testimoni di una cultura che per l’archeologia ufficiale, in pratica, non esiste.

Ho quindi pensato che per dire qualcosa di nuovo, per riuscire a decifrare tale cultura e per riconoscere il suo percorso nella storia, era necessario  proporre un’osservazione  che penetrasse l’identità umana e la percezione della realtà che un tempo l‘uomo  aveva avuto. Cioè mi sono resa conto che solo riuscendo a comprendere cosa stavo cercando, potevo scegliere quali tracce seguire per identificare i Pelasgi e risalire alla loro origine. Ciò ha comportato una indagine molto vasta di cui questo libro è solo la prima parte.

La verità travisata e manipolata

È una grande emozione divulgare i miei studi, focalizzati negli ultimi tre anni su questo tema, ma che in realtà fanno parte di un lunghissimo percorso personale che mi ha cambiata profondamente poiché ha aperto uno spiraglio su quelle verità  travisate, manipolate, perdute, che ostinatamente hanno lasciato sottili tracce riconoscibili solo da chi osserva con altrettanta ostinazione.

Nella speranza di suscitare l’interesse del lettore e per dare un’idea più precisa dei contenuti del mio lavoro, propongo l’introduzione stessa del libro. È scritta dalla nostra Monica Benedetti che, oltre ad essere stata per me un prezioso sostegno,  ha colto in modo impeccabile lo spirito che mi ha animata e ha saputo mettere in luce gli aspetti più significativi di questo saggio. A lei la parola.

I Pelasgi, l’introduzione di Monica Benedetti – Riavvolgere la matassa. La Sorgente Originaria.

Chi siamo. Da dove veniamo. Dove stiamo andando.

Cominciamo, noi esseri umani, a porci queste domande quando e se ci rendiamo conto di essere un’anomalia nel sistema Terra. I regni vegetale e animale vivono nel perfetto equilibrio di Leggi naturali, silenziose e incontrovertibili, accettandone le risultanze sulla propria esistenza. L’essere umano no.

Noi agiamo come se facessimo parte di un sistema avulso dalle leggi che regolano il pianeta, muovendoci in esso come proprietari anziché in qualità di ospiti. Percepiamo un “vuoto interiore” che traduciamo come nostalgia di “casa” e la ricerca delle nostre reali origini fa da sfondo alla scienza quanto alla religione.

Che cosa vuol dire ‘Recherche’

Essere ricercatori è dare spazio alla voce interiore che ci spinge lontano indietro nel tempo con l’intento di riappropriarci delle nostre radici. Sentiamo che il dogma sacro non può fornirci le risposte che cerchiamo e, con certosina attenzione, ci inoltriamo nei meandri di antiche culture e tradizioni, oramai finite nei cassetti della mitologia e relegate a mere favole.

Tiziana Pompili inizia la sua opera di ricostruzione storica delle origini partendo proprio dalla decriptazione del “mito” e ne traduce la sua vera essenza di conservatore. Dunque non una semplice allegoria, bensì un’intera tradizione storico-culturale conservata allo scopo di essere trasmessa a noi posteri per essere trovata e compresa.

L’intuizione: codice primario per la decodificazione del mito

L’ingrediente principale per la decodificazione del mito è l’intuizione, concetto non più cosi astratto dopo le scoperte della meccanica quantistica; concetto, peraltro, espresso egregiamente dall’autrice che, con assoluta onestà intellettuale, intende introdurre il lettore all’interno del metodo intuitivo-razionale di cui ha deciso di avvalersi per svolgere l’intricata “matassa pelasgica”:

“lo scopo è far comprendere che ho intrapreso la mia ricerca con uno spirito che vuole osservare più in là delle conclusioni già note sulla vicenda umana, sforzandomi di adottare sia l’approccio intuitivo, sia quello razionale e cercando di andare avanti mantenendo il più possibile in equilibrio i due metodi, mettendoli continuamente a confronto. Lo scopo principale è stato quello di avvicinarmi a cogliere il senso di percezione della realtà che l’uomo antico doveva avere, in modo da poter scrutare anche in quei passaggi della storia che sono rimasti più sfuggenti.” (tratto da ‘Pelasgi – Stirpe Divina’)

Dunque un viaggio a 360°, scevro da convinzioni o supposizioni individuali che vedremo snodarsi a sviscerare, in maniera egregia e resa comprensibile a qualunque tipologia di lettore, argomenti diversi e interconnessi. Dalla fisica quantistica alla linguistica, dalla psicologia all’archeologia, dalla genetica alla geologia…

‘Quelli che vennero prima’

L’autrice raccoglie minuscoli frammenti di verità oggettive e li ricongiunge fino a rendere tangibile e reale quella originaria forma che si era perduta nelle polverose insidie del tempo. E l’alfabeto che adoperiamo diviene, tra le sue abili dita, la bacchetta magica che porta alla luce un popolo meravigliosamente misterioso, identificato soltanto in maniera frettolosa nei libri di storia col generico nome di Pelasgi.

Ne emerge un ritratto sconvolgente, supportato da fonti scientifiche e da antiche citazioni di tutto rispetto (Erodoto, Diodoro, Pausania, Tucidide…) che ricordano epoche di molto anteriori a sé stessi in cui le vestigia di nomadi sconosciuti che non parlavano la loro lingua si inserivano in quella che divenne poi la cultura classica che fa parte dell’uomo di oggi.

La tradizione pelasgica – Dal mito al merito esistenziale

Della tradizione pelasgica possiamo trovare tracce dovunque, dall’oriente all’occidente; un fil rouge che l’autrice, pazientemente, riavvolge rendendo il giusto merito al ricordo di una civiltà troppo sbrigativamente relegata nei cassetti del mito.

E lo fa con maestria, non lasciando niente al caso e accompagnando il lettore passo dopo passo nell’intricato labirinto di una storia che si poteva ricavare soltanto dalla profonda conoscenza di antiche discipline come, ad esempio, gli Archetipi, le forme-pensiero viventi che in questo saggio assumono una doppia valenza: una linguistica, letterale, che conduce alla scoperta del vero significato del nome della civiltà pelasgica e l’altra filo-esoterica atta a coniugare l’intuito della ricercatrice con la logica dell’evidenza che ne consegue.

Sostiene l’autrice, a buona ragione, che per comprendere l’evoluzione storico-culturale di un popolo è necessario immergersi nell’epoca dalla quale il popolo stesso proviene. Non possiamo conoscere il pensiero vigente nell’epoca medievale, ad esempio, se ci fossilizziamo sulle concezioni attuali ma dobbiamo fare uno sforzo di scrematura mentale dall’oggi e di immersione nell’allora.

L’intuizione è la chiave

Tale opera deve per forza di cose iniziare nella zona cerebrale preposta all’intuizione e diverrà o meno certezza soltanto al momento della verifica razionale. Il significativo lavoro dell’autrice assume così il contorno ottimale per potersi definire ricerca a tutti gli effetti.

Con audacia affronta temi scottanti, come l’acceso dibattito sulle reali origini dell’Homo Sapiens e lo fa con delicata determinazione, avvalendosi di conoscenze e dati finora incontrovertibili, appellando anche, dove lo ritiene necessario, esperti in materia.

Conscia che sono i dettagli a rendere unica un’opera d’arte, scava in essi traendone conclusioni nuove, originali e, non per questo, meno condivisibili ma anzi, altamente accettabili, a mio avviso, non solo dal lettore comune ma anche dalla comunità accademica attuale, non più ferma soltanto su antiche credenze ma aperta a vedere oltre il possibile, oltre il visibile.

Connessioni tra linguistica e DNA

Ho trovato particolarmente ben sviscerato il capitolo sulle connessioni tra linguistica e DNA, due codici messi a confronto dai quali è riuscita ad evincere una certezza che soltanto l’interessato popolo delle origini potrebbe confutare, se ve ne fosse l’esigenza.

Conclusioni

Nel saggio emerge tutta la personalità, tra le righe, dell’autrice e una professionalità che non deriva da un indottrinamento accademico di settore bensì dall’onestà di intenti e dalla trasparenza di un cuore e una mente in equilibrato connubio.

Avere avuto l’opportunità di partecipare indirettamente a questo lavoro editoriale, è stato per me un dono, così come potermi onorare dell’amicizia di Tiziana, entrata in un sussurro a far parte di questa mia esistenza e diventata col tempo una voce insostituibile.

Ho la certezza che questo saggio sarà accolto dai lettori, informati o meno sulla civiltà pelasgica, con soddisfazione poiché troverà, all’interno delle pagine che seguono, un puzzle interdisciplinare affascinante, esaustivo e documentato sul popolo delle origini e potranno – i lettori – finalmente aggiungere una risposta fondamentale alle numerose domande sul nostro passato remoto.

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31 risposte a “PELASGI – UNA STIRPE DIVINA”

    1. Certo ce esiste ..L’unico popolo Albanese…Con lla lloro Fama ?!L’unica traccia Dell poppllo Antico Pelasgi .LLA NOSTRA DNA Raccontata Nell’eternità.

  1. No, Albanese, non esiste un codice genetico dei Pelasgi scientificamente provato. Nel mio libro infatti scrivo: “Le ricerche, pur effettuate vagliando accuratamente le fonti storiche, non hanno fatto emergere quando, come e dove si sviluppò la civiltà pelasgica. Inoltre non esistono testimonianze archeologiche, né reperti che siano stati ricondotti senza ombra di dubbio a questo “popolo”. Le controversie nascono soprattutto da un punto fondamentale: non ci è noto il nome con cui i Pelasgi si riferissero a sé stessi, quindi, per individuare le loro stirpi nella storia, è necessario ricorrere a metodi deduttivi e a soggettive interpretazioni, rendendo opinabile ogni parere. Tutto ciò non solo ha ostacolato lo sviluppo di una storiografia pertinente, ma ha fatto sì che col tempo l’ufficialità tendesse a trascurare l’importanza della cultura dei Pelasgi attribuendo agli studi che li riguardavano un carattere utopistico. Eppure l’insieme delle vestigia dette ancora oggi pelasgiche e le conoscenze a loro attribuite non possono essere liquidate con leggerezza, come frutto di semplici fantasie. Per quanta incertezza aleggi intorno ai Pelasgi, e per quanto la loro identificazione rimanga problematica, negare questa civiltà è praticamente impossibile. Sono convinta che, in tempi preistorici, essa fu una cultura davvero importantissima che diffuse la sua influenza ben oltre il bacino del Mediterraneo. ” Per di più è ben probabile che sotto il nome collettivo di Pelasgi si raccolgano etnie diverse, popoli differenti. Dunque, se la storia non riconosce la civiltà pelasgica, la scienza genetica non ha le basi per ricostruire un eventuale codice genetico.

    1. nel prossimo lunghissimo tempo, vorrei provare a studiare quanto scritto in questa piccola presentazione! e magari nel tempo più futuro provare a cercare / trovare e leggere il libro!
      non esiste un codice genetico Pelasgico conosciuto ma esistono discendenti da loro! i Pelasgici della Tessaglia aggrediti dai Cureti e Locresi, si erano inizialmente rifugiati nell’Epiro e costruite le navi, partiti alla volta dell’attuale Italia dove alle fogge di un fiume che chiameranno Delta dell’Eridanos spinetico, fonderanno la “Mitica” città Spina! i discendenti da questi, saranno anche i futuri cofondatori di Rumor, Romae, Roma!
      io, sono di stirpe Pelasgica e stirpe Spina Pelasgica!

      Salvatore La Spina (Elios)

      1. Certamente, Salvatore (Elios), i discendenti dei Pelasgi esistono. Non mi sarei dedicata a questa ricerca se fossi stata dell’idea che i Pelasgi sono un’invenzione come alcuni suppongono. E’ un enigma non facile, ma passo dopo passo ritroveremo il bandolo della “intricata matassa pelasgica”.
        PS. ti farà forse piacere sapere che nel libro parlo anche di Spina…

        1. ti ringrazio! ti avevo contattata tramite Facebook, inviandoti l’indirizzo del Web-Site: https://blog-stirpe-spina-pelasgica.webnode.it/blog/

          non ho acquistato e letto il tuo libro! al presente, ho altri problemi ma nel tempo futuro, proverò a farlo, quindi, non so cosa scrivi! ma visto che quì scrivi di avere inserito Spina, ti chiedo: quale? comunemente viene annoverata la terza città, archeologica di Valle Trebba, dagli archeologi, datata V a.C., spacciandola per la prima “Mitica” degli Spina Pelasgici! invece, questa, era stata fondata 3600 addietro! il quale si suppone sia stata inghiottita dal mare Jonio!

          non voglio fare affermazioni che questa presunta terza, non sia nostra ma …? altresì, gli Spina del Nord! comunque, città di Spina, ve ne sono tantissime, una anche nella “nostra” Dalmazia, parte dell’attuale Croazia!

          è vero che gli Albanesi, affermano essere Pelasgici ma non vi è certezza! il loro pensiero nasce dal fatto che lo stello di Lemno, isola dell’Anatolia, attuale Turchia, è stato tradotto con la loro lingua! anche il popolo che diede il nome alla Sardegna, possibilmente arrivava da Sardi, città della Lidia (Λγδια), Anatolia! e vengono detti Pelasgici!

          i Pelasgici, nel Peloponneso e Attica, sono antecedenti ai greci! anzi, questi ultimi, sono gli aggressori!
          i Pelasgici che in Italia, sul Delta dell’Eridanos spinetico, attuale Delta del Po, fondarono la “Mitica” città di Spina, cui, è stato affermato o quantomeno supposto che in lingua Pelasgica, significa Nave, è in questa forma costruirono la città! nel Peloponneso, erano stati aggrediti dai Cureti e Locresi! pertanto, i superstiti, passarono affianco nell’Epiro, dove costruirono le navi e navigando i mari Jonio e Adriatico, arrivarono a destinazione!

          i Cureti, sarebbero gli Agamennone, Odisseo, detto Ulisse, Achille ed etc che successivamente, ci fecero ancora la guerra nella Troade, Anatolia, città di Ilios! meglio conosciuta quale guerra di Troia!
          un ramo dei locresi, si trova in Calabria: città di Locri + 4!

          in Anatolia e Dalmazia, i greci, non sono mai arrivati!
          i primi popoli, successivamente dai romani detti greci, possibilmente, arrivavano dal Caucasico che presero il nome di Dori! il quale voleva dire: Dono divino!

          ma sembra che città di Spina, ne esistevano anche precedentemente: Licia (Λγκια) Anatolia!

          l’Italia, dal Nord al Sud, è Pelasgica! specie le città del centro Italia, conserva ancora 6000 anni di mura Ciclopiche / Pelasgiche / Poligonali! ogni pietra, posta una sull’altro, senza malta, cioè impasto!

          il nome Veneto, deriva da Heneto! il mitico personaggio Antenore che prima, in Sicilia, fonda Henne e successivamente Paduan (Padova) e dà il nome al territorio!

          Enotro e Peucezio, erano fratelli, figli di Lucano (Λγκαονε), prima Re (βασιλεος) dell’Arcadia e successivamente per aggressione dei detti greci, riuscendo a fuggire, in Anatolia, fonda la Lucania (Λγκαονια) e nipoti di Pelasgo!

          Enotro, in Italia fonda l’Enotria, attuale Calabria e bassa Campania!
          Peucezio, la Peucezia, attuale Puglia centro nord!

          comunque, ripropongo il mio Web-Site!

          Salvatore La Spina (Elios)

          1. rispondo apparentemente a me stesso, difatti aggiungo qualcosa a quanto già scritto prima! per alcuni, l’appartenenza Pelasgica può essere un’invenzione! per altri il nome dato dagli invasori greci a tutti i popoli precedenti a loro, altri ancora la propria discendenza da Pelasgo! basileos del Peloponneso, figlio di Niobe, madre e Foroneo, Nonno!

          2. Tiziana Pompili Casanova,
            ammetto di non essere d’accordo, con tue affermazioni!

            sembra essere vero che della cultura Pelasgica possiamo trovare tracce ovunque, dall’oriente all’occidente! il popolo, poteva essere originario più anticamente dell’Anatolia ma viene detto Peloponneso! comunque, ha influenzato la cultura medio orientale, Europa dell’est e meridionale, Peloponneso e Attica, Anatolia e Tracia, Dalmazia e Italia!

            prima vi era il buio!
            poi, gli Dei, vollero illuminare l’Universo: Uranos! da egli e Gaja, pianeta Terra, nacquero Iperione e Thia, da loro Elios/Ilios, Eos e Selene!
            che sulla Terra vollero fare nascere gli Uomini: i Divini Pelasgici!

            Foroneo, figlio di Inaco! rappresentavano 2 fiumi del Peloponneso / Attica, volle regalare loro il fuoco per cucinare e riscaldarsi e gli alberi da frutta per maggiormente e diversamente nutrirsi!

            Foroneo, etimo formato da due di origine greco: Foros = verbo portare! e neos = aggettivo qualificativo nuovo! Foroneo, vuole dire: l’innovatore!

            si può immaginare che la lingua greca sia originaria da quella Pelasgica! anche perché, diversamente non si capirebbe, visto che i popoli succedutisi, potevano avere provenienze diversificate! ma suppongo che le lingue Pelasgiche potessero essere molteplici!

            Foroneo, basileos del Peloponneso, era padre di Niobe e questa mamma di Pelasgo!

            il continente di Atlantide è fortemente mitologico! in discussione, non vi è solamente se fosse realmente la Patria originaria dei Pelasgici ma la sua stessa esistenza e eventualmente, dove fosse posta: viene affermato che collegava l’America latina fino l’Europa orientale e medio oriente, comprendente anche l’africa! cioè: tutto quello che oggi è mare, era terra ferma collegata! lo si può apprendere dal filosofo Platone! ma …! le successive fantasie vanno oltre!

            allora, non era un territorio specifico! ma il collegamento terreno di tre o quattro attuali continenti? erano solamente uno? e come fece ad essere inghiottito dal mare? cosa avvenne?

            non capisco il tuo concetto: “Per quanto tradizionalmente il legame tra Atlandidei e Pelasgi sembra essere molto diretto, non va dimenticato che sulla mitica terra di Atlantide non è emerso nulla di storicamente certo.”!

            il legame Pelasgici Atlantide e diretto nella forma astratta, non realmente storica e meno ancora scientifica!
            a me, serve il mito per provare a risalire alla storia! non riempire il popolo Pelasgico di grandezze fortemente gonfiate!

            faccio esempio di mito che sboccia in avvenimenti possibili: un mendicante, bussa alla porta di Lucano (Λγκαονε), basileos dell’Arcadia! questo, lo ospita come si faceva ai tempi, dandogli da mangiare delle carni!
            il mendicante, finito di mangiare, si conta i figli, mancandone uno su 50! capisce che Lucano (Λγκαονε), gli ha dato da mangiare un suo figlio!
            ma dietro le spoglie del mendicante, si celava Zeus che lo maledice trasformandolo in lupo mannaro e facendolo ululare a vita, senza fargli più trovare casa!
            dietro i miti, possono nascondersi i fatti reali: un’ennesima aggressione da parte di popoli stranieri, detti poi greci! coloro che si rifanno al concetto Olimpo e Zeus!

            preciso:
            Lucano (Λγκαονε), vuole dire Lupo!
            contrariamente al volere dei greci, Lycaone e gran parte della popolazione, riesce a scappare e in Anatolia fonda la Lycaonia (Λγκαονια), grosso territorio centro occidentale! questo Lycaone (Λγκαονε), è il padre di Enotro e Peucezio!
            quindi, il sogno degli invasori, è incompleto!

            non vi è codice genetico Pelasgico e il sapere su di loro è quasi nullo: le antiche popolazioni, sono state sterminate anche dalla memoria storica!

            voglio ricordarti che i Pelasgici, oltre ad essere i “Divini”, sono il “Sapere”! invece, i barbari, l’ignoranza!

            i fratelli Enotro e Peucezio, figli di Lucano (Λγκαονε), di cui ho scritto sopra in Italia fondano l’Enotria, attuale Calabria e bassa Campania!
            e la Peucezia, attuale Puglia centro nord!

            inoltre, non è escluso che Italo, fosse figlio di Enotro, da cui nasce il nome / territorio Italia!

            tra i nostri prodotti alimentari, vi sono: Vino, quindi le viti, di cui Enotro, Olio extra vergine di Oliva e Formaggio!
            Enotro, sicuramente, ha fatto conoscere anche la liquirizia che spontanea nasce in alcune zone di mare ma non era presente in Italia!
            nel Peloponneso e Anatolia, veniva usata quale medicina!

            i Pelasgici, adorano la Natura Astrofisica e Terra! e seppure continuamente cambiato religione, erano tutte inerenti alla Natura!
            gli Spina, in quanto co-fondatori di Rumor / Romae / Roma, aderivano all’ultima religione del Dio Elios/Ilios, messa al bando dal farabutto imperatore Costantino che rovina Roma, la cultura e altresì un territorio dei Pelasgici: la Tracia! precedentemente, sempre loro romani, si erano presa la Dalmazia!

            i Pelasgici, sono antecedenti ai greci, anzi, questi ultimi, sono gli aggressori!
            nel Peloponneso e Attica, erano stati aggrediti dai Cureti e Locresi! pertanto, i superstiti, passarono affianco nell’Epiro, dove costruirono le navi e navigando i mari Jonio e Adriatico, arrivarono a destinazione!

            i Cureti, sarebbero gli antenati degli Agamennone, Odisseo, detto Ulisse, Achille ed etc che successivamente, ci fecero ancora la guerra nella Troade, Anatolia, città di Ilios! meglio conosciuta quale guerra di Troia!
            un ramo dei locresi, si trova in Calabria: città di Locri + 4!

            ripetendo quello già scritto nel commento precedente, la città “Mitica” Spina Pelasgica, era stata fondata 3600 addietro!
            è stato affermato o supposto che in lingua Pelasgica, significa Nave, è in questa forma costruirono la città!
            si suppone sia stata inghiottita dal mare Jonio!

            invece, comunemente viene annoverata la terza città, archeologica di Valle Pega o Trebba, dagli archeologi, datata V a.C., spacciandola per la prima “Mitica” degli Spina Pelasgici! non voglio affermare che questa, non sia Pelasgica ma …! non si sa nulla! altresì chi siano gli Spina del Nord! città di Spina, ve ne sono tantissime, una anche nella “nostra” Dalmazia, parte dell’attuale Croazia!

            ma sembra che città di Spina, ne esistessero anche precedentemente: Licia (Λγκια) Anatolia!
            in Anatolia e Dalmazia, i greci, non sono mai arrivati!
            i primi popoli, successivamente dai romani detti greci, possibilmente, arrivavano dal Caucasico che presero il nome di Dori! il quale voleva dire: Dono divino!

            non sono affatto d’accordo con l’affermazione che Illiri o diversamente Liri, il quale, non capisco perché vengono chiamati in due modi e i Tirreni o Etruschi, siano riconducibili ai Pelasgici! voglio ricordare / informare che in Italia, la città di Spina “Mitica”, ci venne presa dai Tirreni, così, come precedentemente avevano fatto con la città di Krotos, oggi Cortona, in Umbria! a loro, la “Mitica” Spina, venne presa dai barbari e successivamente inghiottita dal mare! i Celti e Langobardi, erano barbari nostri nemici! da dove tiri fuori che siamo la stessa cosa? questi, sono nostri feroci nemici, altro che essere la stessa cosa!

            non siamo neppure genericamente affini con i Normanni!
            tu, chiami Pelasgici, i barbari!

            le città di Krotos erano due, quella “Mitica” nell’Enotria, attuale Calabria!

            è vero che gli Albanesi, affermano essere Pelasgici ma non vi è certezza! il loro pensiero nasce dal fatto che lo stello di Lemno, isola dell’Anatolia, attuale Turchia, sia stato tradotto con la loro lingua!

            in parte, posso astrattamente, trovarmi d’accordo con le tue affermazioni: “Molti popoli legano la loro origine ai Pelasgi e tra questi anche gli Albanesi che probabilmente conservano nel lessico diverse tracce della lingua madre indoeuropea. Dobbiamo tenere conto che la lingua è qualcosa di vivo che si modifica per una serie infinita di fattori non sempre facili da ricostruire e muta, anche con grande rapidità, nel momento in cui culture diverse vengono a contatto tra loro. La linguistica comparativa permette di ricomporre la forma originale di certe parole (poiché queste cambiano seguendo delle regole), ma non sempre il significato di un termine è certo, perché il suo valore può aver subito cambiamenti aleatori e imprevedibili. Una parola può nel tempo aver cambiato significato al tal punto da indicare qualcosa di molto diverso da ciò che significava nella lingua comune. Se davvero vogliamo tentare di risalire alle radici dei popoli pelasgici, a mio parere dobbiamo estendere l’orizzonte piuttosto che limitarci a studiare specifici ambiti circoscritti. E’ più opportuno risalire alle radici comuni a tutte le lingue indoeuropee perché c’è stato un tempo che la lingua era una, una sola, per tutti.”!

            ma eventualmente, basta stabilire il ceppo linguistico comune? all’interno di ogni ceppo, vi sono le lingue specifiche! come se, per quanto riguarda l’Italia e di questa la parte meridionale, dicessimo che sono un unico popolo originario e hanno un’unica lingua! vero da Napoli o prima ancora, vi è un unico ceppo linguistico che viene chiamato “Meridionale” ma anche questo, si snoda in tre parti: “Alto Meridionale”, “Centro Meridionale” “Estremo Meridionale”! ma questo, non vuole dire che vi è una unica lingua, snodata in tre parti! ognuno anche all’interno dello stesso territorio specifico ha la sua “lingua”!

            qual era la lingua dei Pelasgici? ne avevano solamente una? o ogni territorio, popolo specifico, aveva la sua? il popolo Pelasgico, era una ambia identità, non era riducibile a un unico territorio!

            anche il popolo che diede il nome alla Sardegna, possibilmente arrivava da Sardi, città della Lidia (Λγδια), Anatolia! e vengono detti Pelasgici! ma non sono Pelasgici, gli attuali Sardi!

            l’Italia, dal Nord al Sud, è Pelasgica! specie le città del centro Italia, conserva ancora 6000 anni di mura Ciclopiche / Pelasgiche / Poligonali! ogni pietra, posta una sull’altro, senza malta, cioè impasto!

            il nome Veneto, deriva da Heneto! il mitico personaggio Antenore, originario della Paflagonia, territorio affianco la Troade, Anatolia, prima, in Sicilia, fonda Henne e successivamente Paduan e dà il nome al territorio!

            precisamente, in Anatolia, Nord Ovest vi è la Troade, affianco la Paflagonia!

            comunque, ripropongo il mio Web-Site: https://blog-stirpe-spina-pelasgica.webnode.it/blog/

            Salvatore La Spina (Elios)

      2. Non sappiamo molto delle popolazioni pelasgiche, ma sappiamo che non hanno alcuna correlazione con il mondo greco, in quanto al tempo dell’immigrazione dei greci erano già presenti, tantomeno col mondo romano siccome questo è ancora più recente di quello greco, i popoli a cui possiamo attribuire origine dai pelasgi sono gli illiri, da cui gli albanesi nella penisola balcanica mentre in quella italica possiamo attriburla agli etruschi, quindi se sei in qualche modo toscano puoi dire, senza alcuna base scientifica e logica perchè in realta non sappiamo proprio nulla di loro, di essere di razza pelasga o come ti piace chiamarti, inoltre con il termine pelasgi si intedenvano le popolazioni prelleniche , quindi erano più di una, non era una razza unica, mi dispiace che hai basato la tua vita sulla convinzione di essere un pelasgo perchè anche se tu ci credessi davvero non potresti negare i normanni, i longobardi e tutte le altre … popolazioni che per secoli hanno popolato l’italia. Sei solo un nazionalista evita di comprare il libro.

        1. Ciao Alessio. La famiglia della stirpe pelasgica fu ampia ed eterogenea ed ad essa si legano anche le origini di Illiri, Albanesi ed Etruschi sebbene l’ufficialità continui a negare. Tuttavia, i Longobardi (la cui presenza in Scandinavia è attestata già nel I secolo a. C.) e i Normanni (così chiamate le popolazioni scandinave dal IX al XII secolo), popoli legati alla tradizione norrena, sembrano conservare tracce culturali “pelasgiche”. Per cercare di far emergere le origini millenarie dei Pelasgi che si perdono nell’ombra, è necessario allargare gli orizzonti, spingersi molto, molto indietro nel tempo, ma soprattutto secondo me, è indispensabile liberarsi da qualunque pregiudizio.

      1. Atlantide= ebitnalta = e bit nalta= i figli dal alto = i figli di dio ……… probabilmente non è questo il significato ma i Pelasgi scrivevano al contrario e i Pelasgi vengono associati ai albanesi e leggendolo al contrario e in lingua albanese il significato è quello

        1. Ciao Tone. L’interpretazione che proponi è affascinante sebbene il metodo con cui trai il significato non segue una vera e propria analisi linguistica e non offre alcuna certezza. Molti popoli legano la loro origine ai Pelasgi e tra questi anche gli Albanesi che probabilmente conservano nel lessico diverse tracce della lingua madre indoeuropea. Dobbiamo tenere conto che la lingua è qualcosa di vivo che si modifica per una serie infinita di fattori non sempre facili da ricostruire e muta, anche con grande rapidità, nel momento in cui culture diverse vengono a contatto tra loro. La linguistica comparativa permette di ricomporre la forma originale di certe parole (poiché queste cambiano seguendo delle regole), ma non sempre il significato di un termine è certo, perché il suo valore può aver subito cambiamenti aleatori e imprevedibili. Una parola può nel tempo aver cambiato significato al tal punto da indicare qualcosa di molto diverso da ciò che significava nella lingua comune. Se davvero vogliamo tentare di risalire alle radici dei popoli pelasgici, a mio parere dobbiamo estendere l’orizzonte piuttosto che limitarci a studiare specifici ambiti circoscritti. E’ più opportuno risalire alle radici comuni a tutte le lingue indoeuropee perché c’è stato un tempo che la lingua era una, una sola, per tutti.

        2. partendo dai significati della parola “en bit nalta”,dove la radice “en”e di matrice divina ,ossia ,che indica una Divinità,vedi:En.lil;En-ki,e che comunque ha a che fare con realtà divine ,e possibile che nel tempo sia stata trasferita per indicare coloro che in linea diretta discendono da personaggi mitologici divini che in tempi remoti hanno generato dei capostipiti divenuti poi Re-che hanno dato il loro nome ad un popolo:come fu per il Re Italo ,da cui poi il nome “Italia”

        3. Popolazioni Pelasgiche erano sparse nell’Egeo e in Anatolia,i Minoici-Lelegi erano una delle popolazioni facenti parte,e si consideravano eredi degli ultimi Atlantidi.La loro stirpe veniva identificata col la parola “En’n”,parola che significa”Origine dei Celesti”, e si definivano coloni dei primigeni Titani figli di Urano,cioè Cielo.E in virtù della loro disfatta contro gli olimpici di Zeus,si rifugiarono sulla terra che colonizzarono.

          1. Ciao Antonio grazie per i tuoi commenti. Mi sfugge da dove trai l’espressione “en bit nalta”. Forse ti rifai all’ipotesi dell’utente Tone che propone l’analisi della parola Atlantide letta al contrario, variando però la D con una B (quindi editnalta) anche se non è chiaro su quali basi. Per quanto affascinante ciò che ne trai è difficilmente verificabile. In ogni caso qualunque tradizione classica riconosce ai Pelasgi un’origine divina che affonda le radici nel mito prellenico di cui rimangono solo pochi frammenti nella letteratura greca. Ciò comporta che gli alberi genealogici dei Pelasgi non corrispondano in tutte le fonti (nel libro a mo’ di esempio riporto due ipotetiche linee di discendenza) sebbene gli storici sembrano concordare sul fatto che il capostipite ed eponimo dei Pelasgi fosse figlio di un Dio e di una donna mortale. Per l’ellenista ottocentesco Étienne Clavier, le divinità dominanti nel pantheon deistico dei Pelasgi erano i Titani. Questi, in epoca ellenica erano considerate divinità non greche, enti supremi dell’antico ordine fatti oggetto di timoroso riguardo, ma non certo di un vero e proprio culto. Secondo il mito, i Titani furono spodestati dal trono celeste con l’epica lotta combattuta da Zeus e i suoi alleati contro il padre Crono (Titanomachia). Successivamente il conflitto riprese e i Giganti lottarono contro i dodici Dei dell’Olimpo per vendicare la fine dei Titani (Gigantomachia). In questi miti si può intuire il reale processo di sostituzione degli Dèi ellenici alle divinità del substrato pre-ellenico che probabilmente erano sorte in epoche ben precedenti al III/II millennio a.C. ed è questo uno dei motivi che permette di supporre che i Pelasgi avessero un’origine remotissima. Per quanto tradizionalmente il legame tra Atlandidei e Pelasgi sembra essere molto diretto, non va dimenticato che sulla mitica terra di Atlantide non è emerso nulla di storicamente certo.

  2. Qualcuno che lo ha individuato con una certa precisione è esistito e ha scritto ben tre tomi di migliaia di pagine si chiamava De Cara Antonio

    1. Ciao Giorgio. Scrivi: “qualcuno che lo ha individuato etc.” Ha individuato cosa? Suppongo che parli del popolo dei Pelasgi (anche se considerarli un solo popolo non è corretto). In una ricerca su questo tema, l’opera di Cesare Antonio De Cara è imprescindibile non fosse altro per come si schierò contro gli storici della sua epoca (Mommsen, Meyerle, Pais, Beloch) che criticavano e pretendevano di ridurre a banali leggende le testimonianze storiche e mitiche relative alle origini dei popoli balcanici e italici. De Cara fece un grande lavoro ed è stato un punto di riferimento anche per me. Tuttavia, a mio avviso, fu penalizzato dalla sua visione orientalista che gli impedì di intuire quanto fosse vasto il fenomeno antropologico “pelasgico”.

  3. Da tempo anch’io mi interesso di Popoli antichi,leggendo alcuni testi relativi d Atlantide e gli atlantidei ,mi chiedevo se le popolazioni del bacino Mediterraneo,hanno a che fare con l’emigrazione delle popolazioni atlantidee,dopo la avvenuta distruzione del loro continente,considerando anche i rapporti di commercio.marittimo che in quel lontano tempo avevano con i continenti prossimi.

    1. Come ho già accennato nella risposta precedente, Antonio, il problema è proprio Atlantide e tutte le domande che sorgono intorno al suo mito. Il nome di quell’ipotetico continente inabissatosi a seguito di un immane cataclisma, come ben saprai, compare per la prima volta nei dialoghi di Platone ed è la sola documentazione che abbiamo, quella a cui ogni autore successivo si rifà per formulare qualunque nuova ipotesi. Raccontando di Atlantide è probabile che il filosofo greco si sia ispirato ad antichi racconti, ma non ne abbiamo conferma, non esistono testi per fare un confronto. Ciò non toglie però che altre tracce permettono di ipotizzare scambi commerciali via mare oltre le sponde del Mediterraneo e di supporre che la navigazione oceanica abbia avuto inizio molto prima di quanto viene ufficialmente riconosciuto.

  4. Pelasgi o chiamati anche“pelasti” in albanese si traduce con pe-lashti che vuol dire dall’antico, sono i creatori della cultura vinća, la prima e la più antica in europa. Formarono una scrittura che data molto prima di quelle sumere ma data l’incapacita di tradurle fu sopranominata proto-scrittura. I pelasti furono un etnia pan europea di cui questa si divise in molte tribú dalle classiche come l’ateniese le ioniche alle più arcaiche come macedoni epiriotiche illire e doriche anche se in origine stiamo parlando della stessa etnia. La lingua albanese o meglio dire la parlata del nord albania mantiene la radice pura proto indoeuropea e riesce a spiegare moltissime se non la maggior parte delle parole greche odierne latine greche antiche arabe sanscritiste ed semitiche. Ne posso elencare moltissime dividendo la parola e trovando il significato che la parola esprime tramitte il dialeto del nord albania e kosovo. Silenzio si/len/zio in albanese si traduce con si non len lascia zio/zo suono-voce-rumore. Capire dal latino capere-prendere in albanese kap -prendere. Gamba in albanese si traduce con kam-ba= che mi tiene. Mano = in albanese man =tenere. Delfino dal greco antico delphin in albanese del-hin entra esce (infatti un uomo alla vista di un delfino nota che diversamente dai altri pesci questo entra ed esce). Magneta magnet in albanese ma-gnet/gjet = mi si attacca. Settimana dal latino sept 7 e mana in albanese esce tiene percio 7 ne tiene. Sono innumerevoli credetemi va assolutamente fatto un grande studio di questa lingua traduttrice di tutte le lingue indoeuropiane che traducono testi molto antichi. Per esempio in sanscrito e la lingua antica indu che data 4 mila
    Anni e molte parole le riesco a tradure o trarre le origini. Varri in sancrito tomba albanese varrnche deriva da vra uccidere e da u-ra cadere.

    1. Ciao Dardan. Il suffisso “proto” ha valore di “primo in ordine di tempo o di spazio”. Con proto-scrittura si indica un sistema di segni codificati che potrebbero non avere un corrispondente valore fonetico e di conseguenza potrebbero non essere collegati ai suoni della lingua della cultura che ha prodotto quelle iscrizioni. Ciò non significa però che sia impossibile assegnare un significato a tali sistemi di simboli in quanto essi – di norma- raffigurano direttamente cosa concrete in sé (es: albero) o astratte (es: pericolo). Da ciò che scrivi, mi permetto di dedurre che tu non abbia letto il libro. Ma se non è così allora non sono stata sufficientemente chiara, nonostante abbia dedicato un vastissimo spazio alle teorie sull’origine del linguaggio iniziando proprio dalla ricostruzione della mente umana dei tempi preistorici. Considerando la linguistica come una disciplina strettamente connessa con la psicologia, in quanto la lingua rientra nel processo cognitivo dell’uomo che è la sequenza dei singoli eventi necessari alla formazione di un qualsiasi contenuto di conoscenza attraverso l’attività della mente, ho sviluppato un percorso di ricerca decisamente eterodosso. Come ho già avuto modo di esprimere, il tipo di indagine delle lingue antiche che tu proponi non ha purtroppo un approccio scientifico e si basa su un’idea nata quasi due secoli fa che, mi spiace dirlo, non ha riscontri nella linguistica moderna basata sul metodo comparativo, non solo delle parole, ma anche dell’ambiente, della cultura, dei riti etc. Penso che, in certi casi, il sistema a cui fai riferimento sia addirittura fuorviante. Ciò non toglie che gli Albanesi possano essere ritenuti tra i discendenti dei Pelasgi e che la struttura della lingua albanese sembri conservare tracce molto antiche del linguaggio monosillabico originale, ma non per questo credo possa considerarsi la “pietra di paragone” per qualunque traduzione.

      1. la lingua albanese che parlano ancora gli albanesi del nord compreso il kosovo che sono albanesi anche loro, non è una lingua moderna, è la lingua che conserva ancora oggi l’albanese antico. nei vostri commenti vedo difficoltà ad ammettere una realtà che per voi è migliaia di anni luce lontano, però lo avete cosi vicino.

    2. non metto in discussione che possa dividersi in molte tribù o rami della stessa stirpe! invece, non capisco perchè si vuole mettere assieme più etnie fra loro diverse, anche se antiche!

      evito di fare il discorso: Liri / Illiri ed etc!
      ma si è sicuri che coloro furono chiamati Greci, avessero tutti la stessa origine? addirittura incluso i macedoni?
      la Dea Athina è di origine Pelasgica e non Greca, come viene fatta apparire! altresì l’omonima città a lei dedicata dai Pelasgici!

      infatti, la città di Athina, ha le mura Pelasgiche! e così via! ma i Pelasgici, anche nell’Attica, subirono l’invasione di popoli stranieri!

      prima, vi erano i Pelasgici, dopo, arrivarono i Greci!

      sarà Proto ma la lingua Greca da dove arriva?

      il fine vuole essere: misurare il tutto con la lingua albanese?

      non metto in discussione quale forma di principio che la lingua albanese o addirittura lo stesso popolo non possa essere contemporaneo e culturalmente vicino ai Pelasgici ma gli strumenti in possesso, non bastano a stabilire che siano Pelasgici! per essere più specifico, mi sembra che si voglia a tutti i costi fare apparire gli albanesi quali leggittimi Pelasgici!

      invece, gli albanesi, possono essere coloro che abitavano ai piedi della Dalmazia! coloro che venivano chiamati: Albanet!
      i Pelasgici, erano altri! al presente sono Me! in quanto riesco a raccogliere un po’ di notizie con la fondazione, sul Delta dell’Eridanos spinetico della “Mitica” città di Spina, di origine Pelasgica provenienti dal Peloponneso, Tessaglia dopo l’aggressione dei Cureti e Locresi e passati in Epiro costruirono le navi e arrivarono nell’attuale Italia!
      è vero che l’Italia, dal Nord al Sud, è di origine Pelasgica! nelle città del centro Italia, vi sono ancora 6000 anni di mura Pelasgiche!

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