L’esistenza di un’anonima eterodossa

Io, Monica Benedetti

Forse è d’obbligo attraversare certe valli oscure e giungere di fronte alle Sfingi Guardiane; forse è d’obbligo anche rispondere al loro peggior quesito: Chi sei? O forse, tutto ciò accade soltanto a Monica Benedetti, alla sua esistenza, un’anonima eterodossa…

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Metafora dell’esistenza interiore o extra-dimensionale?

Non riuscirei più a contare le volte che mi sono trovata, in questa esistenza, ad affrontare la vita a muso duro, chiedendomi continuamente “perché proprio io?” Eppure mi sono sempre documentata, analizzata, cercando di andare oltre le problematiche che mi facevano deambulare con un paio di stampelle scassate nel percorso della vita. Ho guardato chi ce l’ha fatta, ad essere felice, cercando quelle ombre nei suoi occhi che mi fornissero l’ennesima scusa per non provarci.

Il Risveglio dell’Esistenza

Finalmente capii che mi ero costruita un solido castello di giustificazioni ed io, imprigionata nella torre più alta, aspettavo qualcuno che venisse a salvarmi senza rendermi conto che quel qualcuno era già lì da sempre ed era me stessa. Non ho un giorno da ricordare riguardo a questo incontro ma un miracolo. Si, un miracolo poiché all’improvviso, in un istante un mattino qualunque quel castello di scuse era scomparso ed un’immensa prateria aveva preso il suo posto.

Mi sentivo libera

Libera dai sensi di colpa, libera dalle umiliazioni, dalla vergogna, dall’insicurezza, dal passato. Una limpida chiarezza stava rispondendo, come un fiume in piena, a tutte le domande rimaste in sospeso per anni. Mi sono d’un tratto resa conto di essere nell’incipit di una esistenza tutta nuova, tutta da scrivere e che dovevo solo muovere il primo passo…

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L’orizzonte dell’esistenza umana

Sembrava semplice ma mi rendevo conto che la paura di sbagliare, di ritrovarmi senza catene, in piena responsabilità di qualunque passo avrei mosso, erano un nuovo avversario da dover combattere per quanto assurdo possa sembrare: la paura di essere liberi! Talmente è l’abitudine a dipendere da qualcuno o qualcosa che, una volta proiettati nella vastità dell’Oceano del Nun dove tutto diventa possibile, si prova il paradossale disorientamento del non avere nulla a cui aggrapparsi. Tutta la nostra esistenza ruota attorno al cosiddetto “punto fermo”.

Cerchiamo punti fermi nelle relazioni, nel lavoro, nella famiglia, nella religione e perfino nell’evoluzione interiore. Siamo costretti a dare un senso alle cose e, quando ci sentiamo adeguatamente ribelli, sostituiamo quello comune con un nuovo senso, soggettivo e assolutamente personale. Un’altra dipendenza…

Qual’è il senso che dai alla tua esistenza?

Il lavoro? Da esso sarai dipendente… L’amore? Allora esso sarà la tua dipendenza… La famiglia? Da essa sarai dipendente… Dio? Anche da Dio sarai dipendente. Alla fine ti rendi conto che, come mi ha fatto notare mio figlio Marco, ti rimane solo una scelta: quella di scegliere la tua dipendenza poiché da esse, per vivere in questa dimensione, non puoi prescindere. A meno che… A meno che non decidi di essere libero e affronti la paura del primo passo.

E tutte le belle parole che hai letto nel tuo passato, che hanno fatto vibrare il tuo cuore, si ordinano nel tuo puzzle personale e tu ne comprendi finalmente il vero senso. Comprendi gli insegnamenti dei Maestri e ti senti un “archimedico” Eureka fare eco tra i tuoi neuroni e convieni che se nulla ha un senso, a parte quello che noi vogliamo attribuirgli, l’unica dimensione possibile in cui esistere è il qui e ora, l’unico posto giusto al momento giusto, l’annullamento dello spaziotempo e l’infinita possibilità del divenire.

Libertà è non-scelta

Prendere coscienza di questo nonsense dell’Universo ci mette automaticamente nella condizione della non scelta e dunque della non dipendenza. Nell’istante presente tutto è giusto e perfetto. A quel punto le domande finiscono poiché non abbiamo più nulla da cercare, da schematizzare, da giudicare…

A quel punto possiamo solo rilassarci e cominciare a sorridere. Nulla più esiste che può scalfire la condizione di assoluta serenità che percepiamo e che senti espandere in ogni atomo, in ogni impulso energetico del tuo sé fino a comprendere l’inesistenza dell’esistenza…

La rivelazione: appartenere all’Uno come suo riflesso

Comprendi di essere la manifestazione dell’Uno attraverso un’immagine impressa nell’ologramma che porta il tuo nome. Tale e quale, in quanto funzione, a tutti gli ologrammi del Tutto. Ti rendi conto che l’identificazione della e nella forma è solo illusione poiché non sei forma ma Matrice.

Tutto ciò che i cinque canonici sensi percepiscono è il frutto dell’azione di miriadi di impulsi elettromagnetici dei quali siamo contenitori riceventi e decodificatori. Potessimo vederci con micro occhi avremmo di noi la stessa visione di un cielo stellato: atomi separati da un infinito spazio quantico! Eppure, della totalità vediamo sempre quell’uno per cento che corrisponde alla “zona solida” e non ci rendiamo conto di essere, come ci istruisce l’ermetica scienza, anche il restante novantanove.

Cosa cambierebbe nell’esistenza il rendersi improvvisamente conto dell’invisibile percentuale?

Si aprirebbe un’infinito Oceano di possibilità. E quand’anche la paura del primo passo dovesse affacciarsi alla mente potremmo scegliere di usare ali anziché piedi e di volare anziché camminare, sorridendo alla paura sconfitta…

 

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