“Maschio e femmina li creò” – Genesi 1, 27

Un’analisi del passo biblico Genesi 1, 27 dai testi greci della Septuaginta – L’enigma del ‘singularia tantum’

Non è ormai una novità, almeno per me, affrontare i Testi Sacri secondo la traduzione che deriva dalle mie competenze liceali, e per breve tempo, universitarie. Oggi mi cimento su Genesi 1, 27.

Genesi 1, 27
La Creazione di Adamo – Cappella Sistina, Roma

Così come ne ‘I Giganti della Torah’, articolo di qualche tempo fa, grazie al quale peraltro ebbi l’onore di essere presente, in corso testo, nell’ultimo saggio di Biagio Russo ‘Uomini e Dei della Terra’ edito da Drakon Edizioni 2017, anche il neo-testamentario ‘vi farò pescatori di uomini’ è divenuto un articolo e poi un piccolo saggio che sarà presente su Eterodossia punto Com nella mia rubrica Archeomisterica; in questo, sostanzialmente, rivedo la sinossi classica dei Tre più Giovanni, trovando un filo conduttore, al contrario, tra tutti e quattro ponendo l’accento su una sinotticità presente solo su 2, mentre la lettura sinergica tra i quattro episodi narrati in tre maniere diverse, è come se visualizzasse la scena in 3D, con uno split cronologico all’interno del Vangelo.

Obiettivo dell’analisi testuale

L’obiettivo della disamina letterale del passo citato, è quello di dimostrare come – per ragioni tra le più disparate –  sia stato omesso un concetto fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’Uomo, naturalmente in termini mistici o esoterici.

Sono impossibilitato a girarmi dall’altra parte quando il concetto espresso in Genesi 1, 27 è scritto non solamente in ebraico, ma persino in greco.

La traduzione italiana, per quanto fedele ai fonemi ivi contenuti, sembra non essere del tutto scevra da responsabilità morali o ideologiche nell’aver perpetrato scientemente, a mio avviso, il qui pro quo sul’interpretazione; in tal maniera – tradotto il tutto secondo un’abitudine mentale basata sull’osservazione scientifica, biologica oggettiva, sui comportamenti e soprattutto sul considerare La Tradizione come un crogiuolo di follie – ecco accontentate le menti meno intraprendenti e più sedentarie, forti di una propria convinzione troppo spesso scambiata come tale, al contrario originata da manipolazioni a monte del pensiero.

I testi consultati

Così come per ‘I Giganti della Torah’, i testi guida da me utilizzati sono sostanzialmente identici, ma è corretto elencarli per una assoluta chiarezza.

  • La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni EDB 2011. Ivi si trovano le traduzioni in italiano quanto più affidabili e vicine al testo greco.
  • Il testo greco, imprescindibile, è la Septuaginta (Bibbia dei Settanta) in accordo con il Codex Vaticanus, Edizioni Cambridge University Press, 1906 a cura di Alan England Brooke e Norman Mc Clean.
  • Supporto manualistico, grammaticale e di periodo, è la Grammatica Greca, Casa Editrice Sant’Anna di Sivieri e Vivian, in uso sia presso i Ginnasi che gli Atenei
  • Il Vocabolario per la ricerca dei significati è il Lorenzo Rocci, Società Editrice Dante Alighieri, Terza Edizione Roma 1943 e trentesima ristampa.

Il passo sotto osservazione

Il versetto che andiamo a tradurre, ripeto, è Genesi 1, 27. Riporto sia il testo greco, sia la traduzione italiana derivanti, entrambi, dalla bibliografia accennata al paragrafo precedente:

  • και εποίησεν ο θεός τον άνθρωπον

κατ΄εικόνα θεού εποίησεν αυτόν

άρσεν και θήλυ εποίησεν αυτούς

 

  • ‘e Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò:

maschio e femmina li creò’

 

Questo è ciò che abbiamo sempre sentito dire, raccontare, celebrare liturgicamente.

Vi è già un primo ‘eccesso di zelo’: ‘a immagine’ (κατ΄εικόνα), è scritto una sola volta, il rafforzativo è velleità del traduttore. La frase originale suona così:

  • ‘E fece Iddio l’uomo, ad immagine di Dio lo fece’.

Il significato cambia poco, è già però indicativo delle manipolazioni presenti, per ora, dialettiche, semantiche e non di sostanza.

Addentrarsi nella traduzione

Il periodo successivo recita:

  • Mascolino e femminino li fece

Il termine άρσεν, di origine attica, e poi θήλυ sono singolari, non plurali. Se l’agiografo avesse dovuto seguire le norme grammaticali di fondo, cioè quelle della attribuzione, della correlazione etc.,  si sarebbe dovuto esprimere con dei plurali.

Ma non avrebbe mai utilizzato quei termini, probabilmente.

Infatti, il termine ‘maschile’ o ‘mascolino’ è espresso dal fonema

  • ἄρσην

 con la ‘eta,’η’ )’, perché il fonema άρσεν è neutro, ovvero né maschile né femminile. L’enigma si infittisce poiché l’aggettivo άρσεν deriva dal participio del verbo ἀραρίσκω (ararìsko), i cui significati sono:

  • equipaggiare
  • dotare
  • congegnare
  • provvedere
  • adattare
  • accomodare
  • divenire
  • fornire

dove, per amor di verità, in alcuna traduzione sul Rocci (pagg. 250-251) vi è traccia di ‘maschio, maschile’ e, se vogliamo, neppure di ‘mascolino’.

Mascolino o ermafrodita?

Accanto al termine άρσεν vi è una forma contratta, una crasi, così definita

  • αρσενο-γενης

ovvero

  • ‘di genere maschile’

Qualora però, e in greco antico succede spesso, che una crasi provenga da assorbimento/omissione della congiunzione και (‘e’, ‘ed’, letteralmente) e il fonema αρσενο- fosse invece seguito da θήλυ, allora il significato diverrebbe

  • ermafrodito

ed è una forma non così peregrina, ma addirittura fruita nella Tragedia e in particolare da Eschilo (vocab. Rocci, pag. 268).

Non è finita qui, però. Torrniamo ai versi precedenti.

‘Umanità, non ‘uomo’

In posizione di oggetto del verbo εποίησεν, evidentemente predicato di ο θεός, vi è il termine

  • τον άνθρωπον

tradotto giustamente ‘l’uomo’; in questo caso; però, dati i concetti seguenti di ‘immagine di Dio’ e ‘mascolino e femminino’, è più indicato tradurre con ‘l’umanità’, significato peraltro riportato dal Rocci stesso perché in questo modo si fugano il fraintendere o la confusione che il sostantivo potrebbe arrecare.

Ed è proprio ‘umanità’ che vuole esprimere l’agiografo, tanto che rafforza il concetto con un doppio aoristo riferito al termine base e al suo pronome  αυτόν il quale, oltre ai nomi propri, in mancanza di articolo determinativo (τον) è traducibile come espressione rafforzativa ossia ‘proprio!’.

Ma perché poi c’è αυτούς (plurale) partecipato di due aggettivi qualificativi singolari?

Il versetto Genesi 1, 28 non lascerebbe dubbi in merito:

  • ‘siate fecondi e moltiplicatevi,

Riempite la terra e soggiogatela,

Dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo

E su ogni essere vivente che striscia sulla terra’

E fin qui, tutto chiaro: maschi e femmine che danno vita ad una proliferazione sessuata e dunque al perpetuarsi della specie.

Lo strano capitolo riportato nella Bibbia di Gerusalemme

Dopodiché, coup de théâtre – Genesi 2, 5-7 nella stessa Bibbia di Gerusalemme, testo citato, a pag. 24, riporta un grassetto in rosso. Un titolo di paragrafo:

  • ‘La formazione dell’uomo e della donna’

Prima domanda lecita: perché? Allora prima: che cosa era stato fatto?

Non solo: in Genesi 1, 29 Dio disse:

  • ‘Ecco io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo’

Tuttavia, in Genesi 2, 5 e segg. dice:

  • […] nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata […] e non c’era uomo che lavorasse il suolo […]

Si potrebbe pensare che gli ἄνθρωποι fossero degli smidollati ‘scansafatiche’.

Invece accade una cosa strana (Genesi 25, 7):

  • ‘Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente’

Seconda domanda lecita: perché? Prima no?

Da ‘umanità ad Αδάμ

A partire da Genesi 2, 16, il termine άνθρωπον scompare e Dio chiama l’uomo con un nome:

  • Αδάμ (Adàm)

In Genesi 2, 18 Dio disse:

  • ‘non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda’

Siccome gli esseri viventi che l’uomo stesso, Adam, aveva denominato non erano ‘compatibili’:

  • […] il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolto all’uomo (sempre Αδάμ, nota mia), una donna e la condusse all’uomo […]

Terza domanda lecita: perché? Ma non erano già ‘loro’ mascolini e femmini proprio in Genesi 1, 27?

Ed ecco, finalmente, apparire accanto al nome Αδάμ, il sostantivo indicativo del genere umano femminile, Donna, η γυνή, addirittura nei diversi declinativi aggettivali. Apoteosi: ‘sposa’.

Che enorme contraddizione cronologica, lungo l’arco del racconto.

O no?

Considerazioni sulla traduzione Genesi 1, 27

Questo è il primo approccio, un profondo dubbio in merito all’evoluzione dell’uomo ab principio. La Torah, in questo caso i Primi Versetti contenuti nel Primo Libro del Tanakh, non è contraddittoria: è stata filtrata da occhi e menti teologiche più dedite al Cristianesimo che all’Ebraismo Puro. Non solo: più dedite a fornire informazioni ‘che non dessero scandalo’.

Quel αυτούς era riferito ai molteplici esseri che componevano un’umanità a noi, in gran parte, sconosciuta, una umanità specchio della divinità e pertanto sottile, manchevole di carne. Per questo nessuno coltivava, per questo non vi era cespuglio o albero da frutto che fossero curati.

L’Adam, o meglio l’Adam Kadmon, l’Uomo Cosmico era in sé completo.

Solo in un secondo istante, quando l’Adam Kadmon eterno femminino e mascolino fu scisso, allora e solo allora Dio prese del fango e creò dapprima Adam e poi Evàu, perché da esso proviene ma non in termini di sottomissione ma di mirroring, in termini di mitosi.

Da Uno a Due. Da Spirito a materia.

La traduzione ipotizzata

La traduzione di Genesi 1, 27 in tal senso, potrebbe essere la seguente o le seguenti:

  • ‘E Dio fece l’umanità

Proprio a immagine di Dio la fece

Li fece mascolino e femminino’

oppure:

  • ‘E Dio fece l’umanità

Proprio ad immagine di Dio la fece

Fece loro simili ad un ermafrodita’

Ecco perché solo dopo non era bene che l’uomo fosse da solo, che divenne Adam da Anthropos e la sua componente era terrena, ‘polvere e fango’ e da lui la scissione androgina generò Evàu, la Donna.

Gli oscuri versi del Tanakh, ripeto, sono oscuri solo per chi non vuol vedere.

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