L’ALTRA EUROPA – Quale unificazione?

L’altra Europa e il retaggio di una civiltà perduta (parte prima)

L'altra Europa
“L’altra Europa”, cover del libro di P. Rumor, L. Bagnara, e G. Galli

In questo scorcio finale del 2017 è uscita la nuova edizione riveduta e ampliata, a sette anni dalla prima, de L’altra Europa, un’opera di cui sono coautore con Paolo Rumor e Giorgio Galli.

L’opera è molto ricca di temi e di spunti di ricerca. Volendo semplificare, i contenuti del libro riguardano due materie apparentemente diverse: una di natura politico-economica; l’altra storico-archeologica, con la singolare intrusione di racconti dal carattere mitico-leggendario. La prima materia l’ho esposta in alcuni articoli pubblicati sul sito di GRAAL Edizioni; qui illustrerò la seconda.

Paolo Rumor confessa che non avrebbe riportato questa seconda parte delle memorie se non si fosse reso conto, pochi anni fa, di una singolare corrispondenza con nomi e situazioni presenti anche in certa recente saggistica che affronta temi storici, scientifici, archeologici, mitologici con approcci decisamente “alternativi” (appartengono a questo filone autori come De Santillana, Hapgood, Hancock, Bauval, Baigent, Leigh, Collins e altri).

L’impressione era che la fonte ispiratrice di tale saggistica fosse già conosciuta, ed in modo assai più completo, negli ambienti che il padre Giacomo aveva frequentato molto tempo prima.

Tuttavia secondo l’autore, nonostante queste singolari assonanze, la peculiarità più intima di quel che si è definito la “Struttura” e il suo “progetto” (vedi articoli pubblicati su GRAAL Edizioni) sembra ancora sfuggire ai moderni ricercatori.

Si tratterebbe di qualcosa decisamente dissimile da ogni altra consorteria apparsa nel corso della storia, non mostrando altra tipicità se non quella evidente di mirare ad una specie di ricostruzione di situazioni appartenute ad un determinato passato.

L’impressione era che la fonte ispiratrice della saggistica “alternativa” fosse già conosciuta, ed in modo assai più completo, negli ambienti che il padre Giacomo aveva frequentato molto tempo prima …

L'Altra Europa
L’Europa Nazione, il Continente politico e le Stelle simbolo in bandiera

Nei circoli intellettuali in cui si muovevano i primi ispiratori dell’Unione Europea (e dietro ai quali si profilava la Struttura), sin dai tempi della Restaurazione, vi era la convinzione che un periodo storico plurimillenario stesse per concludersi, e per avviarsi un nuovo ciclo di evoluzione umana.

L’idea del compimento di un ciclo storico si sarebbe rafforzata con la scoperta, avvenuta in due tempi fra la fine del sec. XIX e l’inizio del XX, di alcuni documenti che confermavano e integravano il complesso di tradizioni e conoscenze (incluso un elenco cronologico degli affiliati) che la Struttura si tramandava da secoli. Da tali documenti, tenuti segreti per la loro straordinaria importanza, deriverebbero le informazioni contenute nel materiale appartenuto a Giacomo Rumor.

Il compimento di un ciclo storico e l’avvio di un nuovo ciclo, segnato da due straordinarie scoperte archeologiche, avvenute fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Fatta la doverosa premessa che, al momento, non esiste prova dell’effettiva esistenza di tali reperti (ma, come detto, sarebbero appunto tenuti segreti), vediamo di che si tratta.

I rotoli di Nusaybin

Agli inizi del sec. XX nella sinagoga di Nusaybin (in passato Nisibis, cittadina turca presso il confine con la Siria) furono rinvenuti alcuni lunghi rotoli di rame, facenti parte di un più ampio materiale considerato perduto; Giacomo Rumor ricevette stralci delle traduzioni dai testi originali in greco, copto e siriaco.

Nusaybin e Giza

I rotoli sono attualmente conservati nientemeno che nella cappella di Roslin (o Rosslyn), in alcuni bauli posti “sotto la cripta di sud-est, interrate nella camera sotterranea di mezzo, nel luogo corrispondente al punto ove si trova […] San Pietro che tiene in mano una squadra” [sic]; e in effetti, nella cripta della cappella di Roslin (che fu edificata nel sec. XV da William Sinclair, la cui famiglia è citata nell’elenco dei nominativi del livello consultivo), si trova una statua di San Pietro. Come è noto a chiunque abbia letto o visto Il codice da Vinci, si tratta di un luogo di importanza capitale nel mito di Rennes-le-Château e del Priorato di Sion (alcuni elementi di tale mito sono ben riconoscibili nel materiale di Rumor − vedi questo articolo).

I rotoli scoperti a Nusaybin sono conservati nella cappella di Rosslyn, in Scozia, la stessa del “Codice da Vinci”

Il testo di Nusaybin contiene la descrizione di un’età proto-storica caratterizzata da un elevato livello di organizzazione sociale ed economica, nonché da avanzate conoscenze che si potrebbero già definire scientifiche e che l’umanità avrebbe nuovamente conseguito solo nell’età illuministica.

In quest’epoca remota sarebbero esistite delle comunità urbane in località costiere del Mediterraneo e di altre regioni, ora sommerse dal mare; poi, a causa di sconvolgimenti globali e repentine mutazioni climatiche, sarebbe seguito un lungo periodo di decadenza; quindi una fase di lenta, faticosa, parziale ricostruzione, in cui sarebbe stata determinante l’opera svolta da un gruppo di “Illuminati”.

È precisamente a questo momento che risale l’istituzione della Struttura, la cui azione si sarebbe protratta nei millenni sino ai nostri giorni, attraverso un lungo elenco di persone che il testo di Nusaybin riporta espressamente, e da cui è derivato l’elenco parziale riportato nelle memorie (relativo al livello consultivo); nella parte più antica di tale elenco i membri vengono collettivamente designati come il “Collegio dei Sorveglianti” o anche i “Custodi”, corrispondenti agli “Illuminati” di cui sopra.

Nel testo inoltre sono citate tutte le località dove erano diffusi gli Illuminati, specificando che sono “prima dell’acqua”, da intendersi: prima che venissero sommerse dall’innalzamento del livello marino seguito al termine dell’ultima glaciazione (circa 10-11000 anni fa).

Alcune località sono riportate nelle memorie: “l’isola di Galonia” nel Mediterraneo (la Galonia Leta dei romani), situata nel luogo di Malta, ma più grande di questa e un tempo persino unita alla Sicilia da una lunga lingua di terra emersa; la “altura nel basso corso del Nilo”, identificabile con la piana di Giza; il “golfo partico, quello antico”, intendendosi con ciò la valle che anticamente esisteva in luogo dell’attuale golfo Persico; il golfo di Cambay, nell’oceano Indiano, anch’esso un tempo terraferma; “la penisola di Kumari, con i suoi quarantanove territori”, identificabile con il continente perduto delle leggende tamil − Kumari Kandam − una lingua di terra unita all’estremità sud della penisola indiana e comprendente le isole Maldive e Sri Lanka; “il continente di Seille, prima della riduzione”, ovvero Ceylon (Sri Lanka) prima che il mare se ne prendesse una parte; “il continente Sondien”, identificabile con una vastissima regione un tempo emersa e unita alla penisola dell’Indocina, ma di cui oggi restano solo gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine; “l’isola dei progenitori degli Jomon, prima dell’ascensione di Sosano”, che potrebbe corrispondere all’arcipelago delle Ryukyu (fra Taiwan, Okinawa e l’estremità meridionale del Giappone), in prossimità di un vastissimo territorio ora sommerso dalle acque del mar Giallo e del golfo di Corea; “il continente di Kambu o Colba” (identificabile con Cuba), “sito cinquanta giorni di navigazione a ponente dello scoglio di Calpe” (identificabile con Gibilterra); “l’arcipelago di Vacca, il cui nome è precedente a quello di Colba, unica terra rimasta” (pertanto identificabile con il vasto complesso di terre emerse esistenti un tempo nella regione caraibica, in particolare presso la penisola della Florida e le isole Bahamas).

L'Altra Europa
Nei rotoli vi sono mappe che rappresentano antichi territori ora sommersi dalle acque marine.

Nei rotoli vi sono mappe che rappresentano antichi territori ora sommersi dalle acque marine.

Oltre all’elenco degli affiliati e alla descrizione delle località, il testo di Nusaybin contiene anche le rappresentazioni cartografiche di talune regioni costiere riportate in differenti condizioni e periodi di tempo (è questa la fonte delle mappe incluse nei documenti originali di Rumor); riporta inoltre una sorta di rappresentazione, metaforica e allusiva, degli eventi che si abbatterono su quell’antica civiltà.

A tali eventi si riferivano termini quali: “caduta delle luci”, “accoppiamento”, “grande freddo”, “palo rotto”, “ritardo del sole sulla cima dell’adunanza” e “incursioni della stella sulle regioni del monte”; ciò era associato all’idea di una punizione che avrebbe colpito l’umanità per la colpa di avere

« […] guastato gli animali; creato le vite che lo Spirito e l’ordine non avevano voluto; acceso le luci che non danno calore; violato il corpo della madre e misurato le sue estremità; separato il seme della terra; bruciato l’acqua marcia; contato le anime nei loro orizzonti e studiato i loro cammini per poterle sorprendere all’uscita dalla porta del cielo ».

Altri brani, ricopiati e tradotti dallo stesso Paolo Rumor, dicono:

« […] prima dello spostamento del fuoco, quando il trapano non si era ancora scardinato; il leone era ancora sacrificato; gli angeli non si erano ribellati; l’acqua del mare obbediva all’abisso e non aveva iniziato a crescere. […] i forzatori del cielo erano arrivati di seguito al leone […] l’abisso e le onde di pietra avevano abbattuto gli uomini perché questi avevano profanato il corpo della madre misurando le sue estremità, saccheggiando le sue vene, rivelando i suoi segreti, accendendo luci che non danno calore, creando animali che lo Spirito non aveva voluto ».

Si parlava poi di “Giganti” che, oltre ad essere responsabili delle colpe di cui sopra, avrebbero “spinto la ruota fuori del solco”, e in conseguenza di ciò “l’acqua contenuta nei suoi depositi si era riversata sulla terra”.

Subito dopo i Giganti sarebbero arrivati i Sorveglianti. Il linguaggio è evidentemente mitico, ma il testo di Nusaybin precisa espressamente trattarsi di rappresentazione allegorica di fatti reali.

L'Altra Europa
Le tavolette di gesso scoperte a Giza raccontano di una catastrofe globale che spazzò via un’antica evoluta civiltà.

Le tavolette di Giza

Un altro passaggio nel testo di Nusaybin afferma:

« I Sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare ».

Le cosiddette “piattaforme” furono completate migliaia di anni dopo, secondo il progetto originario che vi era stato depositato, ma con alcuni orientamenti modificati in base a mutati riferimenti spaziali e stellari; ciò a causa di un evento geofisico a cui ci si riferisce con l’espressione di “scivolamento del manto”. Questo luogo, chiamato anche “l’altura”, non è altro che Giza.

Si è visto in un precedente articolo che fra i documenti di Rumor vi sono degli schemi grafici (planimetrie e sezioni) che rappresentano un sistema di corridoi e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicano anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da un spedizione privata, delle tavolette di gesso incise: un ambiente artificiale sotterraneo ubicato nel corridoio che collega la Sfinge (chiamata il “puntatore”) alla piramide di Khufu (chiamata la “prima piattaforma”), sotto la “pancia” della Sfinge stessa.

Simboli sulle tavolette di Giza
Simboli sulle tavolette di Giza

Queste incisioni (in prevalenza costituite da segni grafici e geometrici a noi familiari, ma con simboli numerici differenti) sarebbero state interpretate grazie all’illustre archeologo Alexander Thom, insieme al testo di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni decenni dopo la loro scoperta. Vi sarebbe scritto che coloro i quali avevano realizzato le “piattaforme” e scavato “puntatore”, lo avrebbero fatto affinché fosse trasmessa per sempre,

« […] a chi possiede la “conoscenza” e ai ricercatori della “via”, il contenuto dell’avvertimento ».

Il cosiddetto “avvertimento” consiste in una serie di schemi geometrico-matematici, di coordinate geografiche, di allineamenti con località e con corpi celesti (espressi a volte per mezzo di ignote unità di misura di spazio e tempo) correlati a fenomeni di natura geofisica: la rottura dell’equilibrio nella rotazione terrestre e lo scivolamento degli strati più superficiali rispetto a quelli più interni del pianeta.

Il riferimento è, evidentemente, allo stesso tipo di disastrosi eventi descritti nel testo di Nusaybin: terremoti (chiamate “onde di roccia”) e “grandi piogge”, inondazioni, trasgressioni marine (“scalini d’acqua”) che avrebbero colpito la Terra in due periodi diversi, circa 8000 anni fa e ancora prima 11000 anni fa, “nell’età [precessionale] del Leone”.

In seguito a ciò, il collegio dei Sorveglianti avrebbe operato per preservare la conoscenza della civiltà precedente a tali eventi, realizzando un cosiddetto “tabernacolo” dove custodire « “l’essenza spirituale” di coloro che avevano messo in movimento la nuova era ».

Una sorta di archivio, dunque, costituito appunto dalle tavolette rinvenute: qualcosa che ricorda molto, senza dubbio, la Sala dei Documenti di cui parlano le letture di Edgar Cayce.

Fine prima parte

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