L’ALTRA EUROPA (parte seconda)

L’Altra Europa – Retaggio di una civiltà Perduta

Riprendiamo l’esposizione della materia di carattere mitico-leggendaria contenuta nel libro L’altra Europa (Panda Edizioni, 2017).

La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare il rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thom, come si è detto nella prima parte dell’articolo, sarebbe stato uno dei “consulenti” interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi; altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisici a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferivano come a fatti reali.

Consulenti della Struttura

Si tratta di nomi ben noti a chi abbia un minimo di familiarità con la saggistica “alternativa” a cui si è accennato all’inizio e che perciò sorprende trovare citati in un contesto, almeno in apparenza, del tutto estraneo. È il caso di

  • Alexandre Lenoir (1761-1839);
  • Waynman Dixon (1844-1930) e il fratello maggiore John;
  • Hugh Auchincloss Brown (1879-1975);
  • Alexander Thom (1894-1985);
  • Marcel Griaule (1898-1956);
  • Charles Hutchins Hapgood (1904-1982);
  • Livio Catullo Stecchini (1913-1979);
  • Adolf Erik Nordenskiöld (1832-1901);
  • Arlington H. Mallery;
  • James H. Campbell.

Nella lista dei membri consultivi della Struttura si trovano molti nomi illustri e specialisti di tutte le discipline.

Alcuni sono nomi di archeologi, antropologi, storici, come Lenoir, i fratelli Dixon, Thom, Stecchini, Griaule. Lenoir, archeologo, raccoglitore e conservatore del patrimonio culturale, fu anche massone e convinto della discendenza della massoneria dall’antico Egitto.

I fratelli Dixon, ingegneri ferroviari e archeologi dilettanti, sono noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (e alcuni oggetti all’interno di essi); Thom, è noto per le sue ricerche sulle civiltà megalitiche europee (la “yarda megalitica” è una sua scoperta, anche se non concordemente accettata.

Stecchini, professore di storia antica, fu autore di ricerche sulla storia della scienza, della metrologia e della cartografia (formulò anche un controversa teoria numerologica sulla piramide di Khufu); Griaule (insieme a Germain Dieterlen), compì lunghi studi sulla cultura africana dei Dogon grazie ai quali si rivelarono inspiegabili (anche se tuttora controverse) conoscenze astronomiche sul sistema triplo di Sirio.

Se la presenza in elenco di questi nomi è abbastanza singolare, lo è ancora di più per gli ultimi tre sopra citati, perché a ben vedere vi sono precise e significative relazioni che li legano reciprocamente.

Lo sconosciuto modello dei portolani medievali

Cominciamo da Nordenskiöld: si tratta di uno studioso di cartografia antica il quale, esaminando approfonditamente i portolani medievali, giunse alla conclusione che tali mappe (molto − troppo − precise per l’epoca), dovevano avere un modello di riferimento prodotto in età antica, probabilmente dai navigatori fenici.

Guarda caso, il cartografo citato e utilizzato da Claudio Tolomeo era un certo Marino di Tiro (città fenicia, appunto). A dire il vero Tolomeo è l’unico a citare questo cartografo che l’avrebbe preceduto, tant’è che ad alcuni è sorto il dubbio che Marino non sia una persona in carne ed ossa, ma rappresenti invece la tipologia di carte nautiche prodotte e utilizzate dai Fenici, e forse ispirate a loro volta ad una cartografia ancora più antica, come Tolomeo fa esplicitamente capire descrivendo il lavoro di Marino.

L’ipotesi che Marino non sia una persona reale sembrerebbe rafforzata dal fatto che “marinos” in greco significa “pesce di mare”.

il portolano disegnato da Albino de Caneba per L'Altra Europa
Portolano disegnato dal cartografo Albino de Canepa nel 1489

il ‘prototipo del pesce di mare’

C’è un passaggio delle memorie di Rumor che si collega direttamente a questo punto, e anzi diviene comprensibile solo grazie ad esso. Per descrivere le ubicazioni in cui si sarebbe sviluppata la civiltà antidiluviana, le memorie fanno riferimento ad un “prototipo del pesce di mare”, oscura espressione che potrebbe stare ad indicare proprio l’opera di Marino di Tiro, intesa nel senso precisato da Nordenskiöld, ossia come lo sconosciuto modello cartografico postulato all’origine dei portolani medievali.

Le mappe incluse nei documenti consegnati a Giacomo Rumor potrebbero avere la stessa origine e far riferimento direttamente a tale “prototipo”; in ogni caso rappresentano senza ombra di dubbio, e con sostanziale precisione, la situazione del golfo Persico, del Mediterraneo e delle Antille prima che il livello del mare cominciasse ad alzarsi per effetto dello scioglimento delle calotte glaciali.

mappe che rappresentano una geografia antidiluviana per L'Altra Europa
Mappe che rappresentano una geografia antidiluviana, nell’archivio Rumor

Le mappe ancestrali

Tornando all’elenco dei nominativi nelle memorie, consideriamo ora Hapgood. Il collegamento con Nordenskiold è evidente: in Maps of the ancient sea kings del 1966 Hapgood si riallaccia direttamente agli studi di Nordenskiold e avanza l’ipotesi dell’esistenza di un’antica e sconosciuta civiltà che avrebbe mappato l’intero pianeta e prodotto una cartografia le cui tracce si sarebbero viste poi, appunto, nelle carte fenicie, nei portolani medievali e in altre sconcertanti mappe del sec. XV-XVI, di tipo diverso dai portolani, recanti informazioni anomale, come la celebre mappa di Piri Re’is.

Questa in particolare fu fatta oggetto di un attento studio da parte di Hapgood; ma il primo a segnalare, nel 1956, le anomalie contenute in tale mappa fu Mallery, un altro nome del nostro elenco: dopo una carriera nella marina militare, Mallery si era dedicato allo studio della cartografia antica (in particolare le mappe vichinghe del Nord America e della Groenlandia); interpellato per esaminare la mappa di Piri Re’is, giudicò che la parte più meridionale della mappa rappresentasse le coste dell’Antartide prive della coltre glaciale che oggi le ricopre.

la celebre mappa di Piri Re'is per L'Altra Europa
La celebre mappa compilata da Piri Re’is nel 1513

Nordenskiold-Hapgood-Mallery costituiscono un terzetto contraddistinto dagli studi di cartografia antica; un altro terzetto, contraddistinto dagli studi di geofisica, è costituito da Brown-Hapgood-Campbell, con Hapgood a far da cerniera fra le due tematiche.

Infatti, l’altra parte fondamentale della ricerca di Hapgood fu indirizzata a dimostrare la validità della teoria degli slittamenti della crosta terrestre, un evento che sarebbe causato dalla distribuzione asimmetrica delle masse del pianeta (in particolare i ghiacci polari) e che avrebbe castastrofiche conseguenze a livello globale (cfr. Earth’s shifting crust, 1958).

In verità Hapgood non fu il primo a proporre questa teoria: il primo fu Brown nel 1948. Quanto a Campbell, fu amico di Hapgood e suo collaboratore nello sviluppo e nella verifica analitica del modello geofisico alla base della teoria.

Secondo la documentazione di Rumor, Hapgood avrebbe ricevuto la traduzione delle tavolette di Giza e da ciò ricavato alcuni spunti per l’elaborazione e lo sviluppo della sua teoria degli slittamenti della crosta terrestre.

Ora, si deve ammettere che tale teoria (aldilà della sua validità, molto controversa) sia assolutamente pertinente nel contesto del materiale di Rumor e capace di fornire significato ad asserzioni che resterebbero altrimenti incomprensibili.

L’altra Europa e Il segreto di Giza

Che l’edificazione della Sfinge e delle tre piramidi di Giza fosse anche la codifica di un avvertimento affinché i posteri potessero comprendere gli eventi accaduti, è esattamente una delle conclusioni del mio libro Il segreto di Giza (Newton & Compton, 2003).

Il saggio di Loris Bagnara 'Il Segreto di Giza' per L'Altra Europa
Il saggio di Loris Bagnara ‘Il Segreto di Giza’

La chiave per la decodifica del progetto di Giza e per la rivelazione del suo messaggio sarebbe nella combinazione di due pre-esistenti teorie: quella di Bauval sulla correlazione stellare Giza-Orione (integrata con nuovi elementi e contributi originali), e quella di Hapgood sugli slittamenti della crosta terrestre.

Ne risulterebbe una sorta di “disegno planetario” in cui l’ubicazione di numerosi antichi siti in tutto il mondo acquista un preciso significato geodetico alla luce dei precedenti assetti della Terra; la stessa diffusione di determinati toponimi il cui significato rimanda a concetti astronomici, come “Meru” (la montagna sacra degli induisti, simbolo dell’asse polare), sembrerebbe ricollegarsi alle linee di scorrimento della crosta terrestre in occasione degli eventi presumibilmente accaduti più volte in passato e descritti dalla teoria di Hapgood.

Secondo “Il segreto di di Giza” i monumenti di Giza potrebbero codificare un avvertimento all’umanità, lo stesso avvertimento espresso dalle tavolette di gesso rinvenute a Giza.

È stato per me sconcertante ritrovare nelle memorie di Rumor proprio alcuni di questi concetti che io ritenevo inediti, come nel seguente passaggio:

« […] vi sarebbe stata in India, in epoca [remota, …] una struttura gemella con rapporti reciproci, poi estinta o riassorbita dalla prima. Essa è data per ubicata nell’antica valle dell’Indo, in una zona chiamata “Mero” […] che veniva tenuta in considerazione […] quale incrocio significativo di due linee della Terra identificate in epoca molto antica, corrispondente a quelle in cui erano avvenuti gli sconvolgimenti climatici […] assieme alla cosiddetta “caduta degli angeli”, al “sobbalzo” della terra e allo “spostamento o rottura del palo (asse, colonna)” ».

Nel mio libro si esprime sostanzialmente lo stesso concetto e si evidenzia il dato di fatto della grande concentrazione di toponimi “Meru” nel territorio dell’attuale Pakistan.

Un altro elemento di sorprendente affinità fra le memorie di Rumor e il mio libro si ravvisa nell’interpretazione fornita al mito della “caduta degli angeli”, presente in molte tradizioni fra cui naturalmente quella ebraica: un’interpretazione in chiave astronomica, come appare chiaro dai passaggi nei documenti di Rumor in cui si accenna alla registrazione del « movimento di discesa degli “angeli” cattivi e la corrispondente ascesa di quelli “buoni” ». Ciò, detto nel consueto linguaggio figurato e allusivo, sarebbe conseguenza di una “colpa”; ma che non si tratti solo di un racconto mitologico lo si capisce dalla descrizione della Terra come formata da un “asse o pilastro” unita a una “struttura armillare” e circondata da un “vortice”: tutte espressioni che per De Santillana (cfr. Il mulino di Amleto) sono da intendersi come rappresentazione della Terra nello spazio, con particolare riferimento al movimento precessionale.

La caduta degli angeli ribelli: un fenomeno astronomico e geofisico rappresentato in chiave allegorica e mitologica

In altri termini, gli “angeli” non sarebbero altro che le stelle, le “incursioni della stella sulle regioni del monte” significherebbero l’ingresso di una stella nelle regioni celesti più settentrionali, per effetto del ciclo precessionale; e la “caduta”, al contrario, non solo significherebbe la discesa nelle regioni celesti più meridionali (sempre per effetto del ciclo precessionale), ma alluderebbe anche alla discesa di un astro sotto l’orizzonte in conseguenza di uno slittamento della crosta terrestre.

In cerca di conferme

Tirando le fila di quanto detto in questi conque articoli dedicati a L’altra Europa (due su Eterodossia.com e tre su GraalEdizioni.com), non si può nascondere che la credibilità delle informazioni ivi contenute si fondi quasi esclusivamente sull’autorevolezza e rispettabilità delle persone coinvolte; molto poco, purtroppo, su riscontri concreti.

Ciò è spiegabile, si potrebbe dire, con la natura segreta della Struttura; ma, naturalmente, la ricerca non può accontentarsi di questo. Pertanto vorrei concludere riportando quegli elementi oggettivi che possono contribuire ad avvalorare i contenuti del libro; pochi elementi, per ora, ma forse abbastanza significativi.

Innanzitutto c’è da dire che il richiamo a cataclismi naturali, abbattutisi sulla Terra nel periodo terminale dell’ultima era glaciale, trova oggi precisi riscontri scientifici: non solo la riduzione delle terre emerse per effetto dell’innalzamento del livello del mare, come descritta nei documenti e nelle mappe di Rumor, è sostanzialmente corretta; sembrerebbe, altresì, di poter confermare che siano effettivamente accaduti, nello stesso periodo, eventi di natura astronomica e geofisica con disastrose conseguenze globali.

Una cometa assassina di 12.900 anni fa

Nel 2006, al meeting dell’American Geophysical Union ad Acapulco, un gruppo di ricercatori americani ha presentato una teoria secondo cui una cometa sarebbe caduta sulla calotta glaciale che ricopriva il Nord America, 12.900 anni fa, causando devastanti inondazioni ed estinzioni di massa.

la mappa del presunto impatto cometario avvenuto 12.900 anni or sono per L'Altra Europa
Prove di un impatto cometario sul Nord America 12.900 anni fa

Altri studiosi, primo fra i quali l’americano Paul La Violette, ritengono che la Terra sia stata colpita dagli effetti di una potentissima esplosione del nucleo galattico, circa nello stesso periodo (cfr. Earth under fire, 2006, Nexus Edizioni Srl ); inoltre, anche la stessa possibilità di un riorientamento degli strati più esterni della Terra rispetto all’asse di rotazione sembra trovare conferma (benché non dell’ampiezza ipotizzata Hapgood) [1].

Le prove delle vestigia sommerse

Che nelle terre, un tempo emerse e poi cancellate dall’innalzamento del livello marino, possano trovarsi vestigia di civiltà evolute è una possibilità concreta, avvalorata da recenti ritrovamenti di estese rovine sommerse, ancora oggetto di studio, proprio in alcune delle ubicazioni che le memorie citano: uno è il tratto di mare che separa la penisola indiana da Sri Lanka; un altro, ancora in India, è nel Golfo di Cambay (cfr. Graham Hancock, Civiltà sommerse, 2002, Corbaccio).

Ma vale la pena ricordare anche le presunte strutture sommerse di Yonaguni nel mar della Cina, e la presunta città sommersa al largo di Cuba: benché i dati siano ancora molto controversi, è suggestivo il fatto che si tratti anche in questi casi di ubicazioni citate nelle memorie.

Per concludere il riscontro più impressionante, che riguarda il luogo del ritrovamento delle tavolette di gesso, nei pressi della Sfinge. Secondo i documenti di Rumor questo luogo sarebbe « […] situato nel “PR” (termine testuale non abbreviato) ubicato sotto [la Sfinge], in un ambiente artificiale semiallagato, con degli incavi laterali, al cui centro è ricavato un rialzo su cui giacciono delle colonne cadute ».

il locale PR dall'archivio di Rumor per L'Altra Europa
Il locale PR in un disegno dell’archivio Rumor

Ora, questa descrizione richiama innegabilmente quella del cosiddetto “pozzo di Osiride” scoperto da Zahi Hawass nel 1999 [3]. Dopo aver drenato l’acqua che riempiva quasi completamente il pozzo, Hawass descrive un vano con al centro un grande sarcofago su un basamento tagliato nella roccia e i resti di quattro colonne agli angoli; secondo uno schema simile all’Osireion di Seti I ad Abydos, il canale d’acqua che circonda questa sorta di isola ed è interrotto in corrispondenza dell’ingresso alla camera prende così la forma della parola geroglifica ‘pr’ (pronuncia “pir”), che significa “casa” e che Hawass riferisce all’epiteto “pr wsir nb rstaw” (“casa di Osiride, signore di Rastaw”) attribuito alla piana di Giza.

Significativamente, Rastaw (il nome di Giza per gli egizi) era espressamente riferito all’idea di cunicoli sotterranei. Hawass non nega la possibilità che nel sottosuolo della piana di Giza vi sia un’estesa rete di passaggi, come è rappresentato nelle mappe di Rumor; peraltro lo stesso archeologo ha parzialmente esplorato un cunicolo che parte dal vano del sarcofago e procede per lungo tratto in direzione della piramide di Khufu [2].

A parte la discrepanza nell’ubicazione (il vano descritto nelle memorie sarebbe sotto la Sfinge, mentre il pozzo di Osiride si trova circa a metà strada fra la Sfinge e la piramide di Khafre), le somiglianze nelle due descrizioni insieme alla straordinaria coincidenza che in entrambe sia espressamente evidenziata la parola “pr”, sono meritevoli di attenta considerazione, e segnano a mio avviso un punto favore della credibilità di tutto il materiale raccolto da Paolo Rumor in L’Altra Europa.


Note:

[1] Cfr L.L.A. Veermersen, A. Fournier, R. Sabadini, Changes in rotation induced by Pleistocene ice masses with stratified analytical Earth models, Journal of Geophysical Research vol. 102, 1997.
[2] Cfr http://www.drhawass.com/blog/mysterious-osiris-shaft-giza e intervista a Hera del 25/03/2001 riportata nell’audiovisivo La via di Horus.
[3] Per un approfondimento cfr. Luci e ombre nel pozzo di Osiride.

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Una risposta a “L’ALTRA EUROPA (parte seconda)”

  1. “A parte la discrepanza nell’ubicazione (il vano descritto nelle memorie sarebbe sotto la Sfinge, mentre il pozzo di Osiride si trova circa a metà strada fra la Sfinge e la piramide di Khafre)…” Magari chi v’era stato non avrà calcolato bene la propria posizione rispetto alla superficie…

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