La struttura dell’inferno dantesco e la precessione

PREMESSA

La struttura dell’inferno dantesco è un articolo che fu pubblicato inizialmente nel maggio del 2003 su www.edicolaweb.net con cui io e Pier Giorgio Lepori abbiamo collaborato per diversi anni. Viene ora pubblicato sulle pagine di Eterodossia punto Com, poiché rappresenta l’inizio di un percorso di ricerca che richiederà anni di lavoro.

Dante Alighieri, tratto dall’Inferno. Traduzione del Prof. Antonio Catellacci, 1819

INTRODUZIONE

La Divina Commedia, il più grande Poema della letteratura italiana, fu composta presumibilmente fra il 1307 e il 1320 o, comunque, a partire dal 1307. L’ipotesi che viene introdotta in questo articolo è che Dante, in quegli anni, abbia impiegato il diagramma geometrico della “precessione assiale della terra” per costruire la struttura dell’Inferno e l’intera cosmologia della Commedia sulla precessione degli equinozi.

Il Poema si compone di 14.233 versi endecasillabi (in terza rima) ed è suddiviso in tre Cantiche, per un numero complessivo di 100 Canti di ampiezza compresa tra i 115 e i 160 versi. In particolare le tre Cantiche sono:

  • Inferno, composto da 34 Canti, di cui uno introduttivo all’intero Poema, per un numero complessivo di 4.720 versi
  • Purgatorio, composto da 33 Canti per un numero complessivo di versi pari a 4.755
  • Paradiso, composto da 33 Canti per un numero complessivo di 4.758.

La Commedia racconta il viaggio ultraterreno del Sommo Poeta compiuto attraverso i tre mondi ultraterreni, al termine del quale Dante riuscirà a godere per un istante della visione beatifica di Dio. Nel suo viaggio è accompagnato dal Poeta Virgilio (che secondo gli studiosi è il simbolo della ragione umana) fino a giungere in prossimità dell’Eden (il Paradiso terrestre), dove la figura di Virgilio scompare per lasciare spazio a Beatrice, la giovane donna amata da Dante (morta nella sua giovinezza), che lo guiderà alle porte del Paradiso.

LA LETTERA A CANGRANDE

In una lettera, scritta a Cangrande della Scala (gli studiosi discutono se sia attribuibile effettivamente a Dante Alighieri), il Poeta afferma che il proposito della Commedia sia quello di “removere viventes in hac vita de statu miserie et perducere ad statum felicitatis” cioè “allontanare coloro che vivono in questo mondo dallo stato di miseria e condurli ad uno stato di felicità”.
Gli studiosi hanno quindi individuato il significato ultimo della Commedia nel tentativo di Dante di ristabilire un equilibrio tra le vicende terrene, che vedono l’umanità sempre più traviata e perduta e la dimensione divina, alla quale l’uomo aspira. Dante sente “l’esigenza di ristabilire la saldezza, che egli sente gravemente minacciata e quasi distrutta, di un ordine intellettuale e normativo, consacrato da una tradizione secolare di cultura; di ricondurre la città dell’uomo (…) a combaciare in ogni momento e condizione con il modello trascendente della Città di Dio” (N. Sapegno).

L’INTERPRETAZIONE DELLA DIVINA COMMEDIA

Secondo gli studiosi, l’interpretazione della Commedia si può desumere da un passo del Convivio (altro Poema di Dante) in cui il Sommo Poeta schematizza il senso che è possibile dare alle scritture:

  • letterale, secondo cui il Poema descrive un viaggio nell’aldilà iniziato presumibilmente il Venerdì santo dell’anno 1300 (8 aprile)
  • allegorico, secondo cui il Poema è un’allegoria del percorso che deve seguire l’uomo per giungere alla salvezza
  • morale, secondo cui il Poema comprende delle considerazioni filosofiche sulla condizione dell’uomo ed è un’esortazione all’Umanità del proprio tempo
  • anagogico, in cui l’interpretazione allegorica permette al lettore di elevarsi ad un piano superiore, attraverso la comprensione del denso simbolismo contenuto nel Poema e ai suoi numerosi riferimenti alla letteratura religiosa.

LA STRUTTURA DELL’INFERNO DANTESCO

L’Inferno è immaginato da Dante come un’immensa voragine in forma di cono rovesciato, il cui vertice è al centro della Terra. La sua struttura si formò al principio dei tempi a causa della caduta di Satana, che fu precipitato dal Paradiso, in modo tale da restare conficcato al centro della Terra; la voragine infernale si apre al di sotto di Gerusalemme (ha per asse la verticale di Sion) e l’entrata della Selva oscura è a circa 1700 miglia dalla città Santa (circa 3000 km).
Secondo l’Architetto e Matematico Manetti (1423-1497), la base del cono infernale ha un diametro di 3250 miglia, pari al valore del raggio terrestre.
Scendendo all’interno della voragine infernale s’incontrano il Vestibolo, il fiume Acheronte, e poi, nove cerchi dei quali i primi cinque costituiscono “l’alto Inferno” e gli altri il “basso Inferno”.
In fondo all’Inferno, in corrispondenza del centro della terra, si trova Lucifero, con tre facce e sei ali che, sempre in movimento, ghiacciano la palude di Cocito.
Nel suo cammino, scendendo girone per girone, Dante incontra le anime dei dannati fino a giungere al centro della terra in cui ha la visione del mostro infernale.
Come abbiamo accennato più sopra, la struttura dell’Inferno è in forma di cono rovesciato (prendiamo come esempio l’immagine di un imbuto), che degrada con i suoi nove cerchi fino al centro della Terra, nella quale si trova conficcato Lucifero.
La dottrina cosmologica, che ci permette di capire come si formò l’Inferno, viene esposta dal Sommo Poeta nel XXXIV Canto dell’Inferno (versi 105-126); Dante e Virgilio scendono fino al centro della Terra nella quale vedono il lago ghiacciato di Cocito, che è congelato dal continuo movimento delle sei ali di Lucifero. Qui Dante descrive la visione mostruosa del Principe del male, che fuoriesce dal lago ghiacciato dal petto in su, e che presenta tre facce con un’unica testa. Infine si sofferma a descrivere la pena inflitta a Giuda, Bruto e Cassio, che sono condannati ad essere stritolati dai denti di Lucifero in eterno.
Giunti al centro della terra, e aggrappandosi ai velli di Lucifero, iniziano la lenta risalita verso l’altro emisfero (australe) giunti nel quale intraprendono il viaggio nel Purgatorio.
Prima di iniziare la risalita Virgilio spiega a Dante il modo in cui si formò l’Inferno. Apprendiamo così che Lucifero, ribellandosi a Dio, fu precipitato dal cielo e conficcato al centro della terra, che è anche il centro dell’Universo tolemaico, andando a formare l’immensa voragine infernale. Dante dice “da questa parte” cioè sull’emisfero australe, nel quale ora si trovano i due pellegrini; e aggiunge che le terre che in questo emisfero si ergevano sul mare, per paura di lui, si ritirarono al di sotto delle acque andando a formare la gran secca dell’emisfero boreale. E forse quella terra, che appare di qua e che si erge a formare la montagna del Purgatorio, per schivare ogni contatto con Lucifero, lasciò qui una cavità vuota (burella), nella quale si trovano ora i due, e ricorse in su.
Si formò così la struttura dell’Inferno e del Purgatorio.

Fig. 1 La struttura dell’Inferno Dantesco con i suoi gironi

LA STRUTTURA DELL’INFERNO E LA PRECESSIONE

Delle informazioni inserite dal Sommo Poeta nel testo della Commedia, impressiona il fatto che la struttura dell’Inferno (con la forma a cono rovesciato, con il vertice al centro della terra) corrisponda esattamente al diagramma geometrico della precessione assiale della terra, la cui scoperta, come fenomeno di osservazione risale, ufficialmente, all’astronomo Ipparco (II sec. a.C.) ma la cui spiegazione scientifica fu fornita soltanto in epoca moderna (cioè circa 400 anni dopo Dante). Infatti, per effetto della lenta rotazione inversa dell’asse terrestre, che si compie in 26.000 anni (25.776 per la precisione), la terra descrive un doppio cono con vertice al centro della terra (mentre l’asse è inclinato di circa 23° 30’ rispetto al piano), effettuando un lento movimento oscillatorio che ricorda quello della trottola in rotazione.
Io sostengo l’ipotesi per cui Dante abbia, non casualmente, impiegato il diagramma della precessione  per costruire la struttura dell’Inferno, allo scopo di fondare tutta la cosmologia e l’impianto stesso del Poema sulla precessione degli equinozi. Si può quindi schematizzare questa importante analogia iconografica nel seguente modo:

DIAGRAMMA GEOMETRICO DELLA PRECESSIONE

Per effetto dell’attrazione del sole, della luna e dei pianeti che determina la lenta rotazione inversa dell’asse terrestre, la terra descrive in 25.776 anni (rateo di 1° ogni 71,6 anni circa) un doppio cono con vertice al centro della terra e un angolo di circa 23°30’.

Fig. 2 Diagramma della precessione assiale della terra

STRUTTURA DELL’INFERNO SECONDO DANTE

Quando Lucifero fu precipitato dal Paradiso si formò una immensa voragine che ha la forma di un cono con vertice al centro della terra.

Fig. 3 La voragine in forma conica dell’Inferno Dantesco

Ponendo a confronto la struttura dell’Inferno dantesco con il diagramma precessionale è possibile individuare in modo ancora più dettagliato tale analogia; infatti in entrambi è possibile individuare la struttura conica con vertice rivolto verso il centro della terra, che fu impiegata appositamente per esprimere tale modello astronomico, come visibile nella seguente figura

Fig. 4 l’analogia iconografica tra la struttura dell’Inferno Dantesco e il diagramma precessionale

LE ANALOGIE STRUTTURALI INFERNO – PRECESSIONE

La scoperta di queste importanti analogie nella Commedia ci obbliga a porre degli interrogativi sul tipo di conoscenze di cui disponeva il Sommo Poeta, che dimostra, in tal modo, di usufruire di conoscenze che gli uomini della sua epoca non potevano avere (infatti i moti della terra e della precessione furono spiegati a partire dalle prime scoperte di Copernico e successivamente  da Newton e altri). Da chi aveva ereditato queste conoscenze? Esistono indizi biografici che fanno supporre che Dante abbia avuto importanti contatti di tipo culturale con studiosi di diverse discipline della propria epoca e con esponenti di Ordini segreti che potrebbero aver trasmesso a Dante importanti dottrine esoteriche; allo stesso tempo è possibile che Dante possa aver avuto accesso a manoscritti di altre culture (si parla di un poema in lingua araba, il Liber Scalae Machometi, scritto circa ottant’anni prima della Commedia, in cui l’Inferno è descritto nello stesso modo), da cui possa aver ottenuto almeno parzialmente informazioni importanti per realizzare lo schema dell’Inferno, pur conservando l’originalità dell’impianto della Commedia.

LA CONFERMA INDIRETTA DELLE ANALOGIE INFERNO PRECESSIONE – GLI STUDI DI CORRADO GIZZI

Per poter valutare attentamente queste ipotesi occorre leggere attentamente alcuni importanti versi in cui il Sommo Poeta descrive strani fenomeni visivi relativi all’osservazione degli astri in epoche diverse:

I’ mi volsi a man destra e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva’l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!
(Purg. I, 22-27)

Su questo passo così si è espresso il Prof. Corrado Gizzi , autore de “L’astronomia nel Poema Sacro”:

“Alcuni hanno voluto riconoscere in esse la Croce del Sud (…) quasi sicuramente era conosciuta dai navigatori e dagli astronomi arabi e Dante deve averne avuto notizia (…) Si aggiunga che il Poeta dichiara esplicitamente che ignora l’esistenza delle quattro stelle, essendo state viste solo dalla prima gente (…)
Potremmo dare all’espressione ‘prima gente’ il significato di ‘primi uomini’ e supporre che essi, a causa del movimento conico dell’asse terrestre, poterono veramente vedere, anche stando nelle nostre regioni, le quattro stelle, in un periodo in cui esse erano più distanti dal polo sud”.

Secondo il Prof. Gizzi, quindi, solo conoscendo il movimento conico del pianeta, sconosciuto all’epoca di Dante, sarebbe stato possibile cogliere il significato logico di questi versi del Purgatorio (ipotesi che il Professore esclude).

Il Prof. Gizzi, che si rassegna a dare a tale verso un’interpretazione di tipo puramente allegorico, non si rese conto di aver fornito, con il suo commento, una importantissima chiave di lettura astronomico-precessionale alla Commedia, ma lui stesso ammette, all’inizio del suo lavoro più sopra citato (“L’astronomia nel Poema sacro” Vol. I, pag. 110, nota 11) che l’intera cosmologia della Commedia sia stata costruita, dal Sommo Poeta, sulla precessione degli equinozi, considerando un ciclo di 13.000 anni terrestri, che equivale alla durata di un semiciclo precessionale (il cui decimo è 1300, l’anno di inizio del suo mistico viaggio).
Sulla datazione cosmologica del mondo si deve ricordare che Dante assegna alla storia umana il periodo di 13.000 anni, che è possibile ricostruire raccogliendo importanti informazioni che ci vengono fornite nella lettura di alcuni canti.

LA GENESI DEL MODELLO PRECESSIONALE NELLA DIVINA COMMEDIA – IL COMPUTO DEL CICLO TEMPORALE

Nel canto XXVI del Paradiso, Adamo, che finalmente può incontrare Dante afferma che rimase nel Limbo per 4302 anni dopo essere vissuto per 930 anni;
così pure nel canto XXI dell’Inferno, il diavolo Malacoda afferma che erano trascorsi 1266 anni da quando era crollato il ponte sulla sesta bolgia, a causa del terremoto che scosse la terra nell’ora della morte di Gesù.
Considerando che Adamo vide il sole tornare al suo punto di partenza per 930 volte, cioè visse 931 anni e che il compimento dei 1266 anni dalla frana del ponte della sesta bolgia era avvenuto il giorno prima (per cui Dante inizia il viaggio nell’anno 1267 dalla morte del Redentore), allora sommando il numero di anni che si ottengono da queste informazioni arriviamo a 4302+931+1267=6500 anni, corrispondenti esattamente alla metà del ciclo che Dante attribuisce alla storia umana; il secondo e ultimo periodo di 6500 anni dovrà trascorrere dall’anno 1300 prima del Giudizio universale. La somma di questi due periodi equivale, con un’approssimazione davvero ragguardevole, alla durata del semiciclo precessionale (13.000 anni contro 12.888 anni).

LA GENESI DEL MODELLO PRECESSIONALE NELLA DIVINA COMMEDIA – IL CONTRIBUTO DI RENE’ GUENON

Tra gli studiosi che sicuramente hanno trattato in modo diretto questo argomento non si può non ricordare Réné Guenon che scrisse, nel 1925, un breve trattato dal titolo “L’esoterismo di Dante” che rappresenta una pietra miliare negli studi sull’esoterismo nella letteratura antica (considerando l’epoca in cui fu scritto rappresentò uno studio pionieristico).
Vediamo in che modo Guenon accennò al problema della cosmologia dantesca e ai cicli cosmici:

“Ciò che deve soprattutto catturare la nostra attenzione è la valutazione della durata totale del mondo. Noi diremo piuttosto del ciclo attuale: due volte 65 secoli, cioè 130 secoli o 13.000 anni, dei quali i 13 secoli trascorsi dall’inizio dell’era cristiana formano esattamente il decimo (…) Ma ecco la cosa più interessante: la durata di 13.000 anni non è altro che la metà del periodo della precessione degli equinozi, valutata con un errore di soli 40 anni per eccesso, dunque inferiore a mezzo secolo, e che rappresenta di conseguenza un’approssimazione del tutto accettabile, specialmente quando la durata è espressa in secoli. In effetti, il periodo totale è in realtà di 25.920 anni, sicché la sua metà è di 12.960 anni; questa metà del periodo equivale al ‘grande anno’ dei Persiani e dei Greci, talvolta valutato anche in 12.000 anni, una cifra molto meno esatta dei 13.000 di Dante. Questo ‘grande anno’ era effettivamente indicato dagli antichi come il tempo che intercorre tra due rinnovamenti del mondo (…) Il viaggio di Dante si compie secondo ‘l’asse spirituale’ del mondo; soltanto di là, in effetti, si possono vedere tutte le cose in modo permanente, in quanto siamo anche noi sottratti al cambiamento, e averne di conseguenza una visione sintetica e totale (…) Lucifero simboleggia ‘l’attrazione inversa della natura’, cioè la tendenza all’individualizzazione, con tutte le limitazioni inerenti; la sua dimora è dunque ”l punto al qual si traggon d’ogne parte i pesi’, o in altri termini, il centro di quelle forze attrattive e compressive che nel mondo terrestre sono rappresentate dalla gravità (…) Perciò, non appena è stato raggiunto il fondo degli inferi, comincia l’ascesa o il ritorno verso il principio, che segue immediatamente alla discesa; e il passaggio dall’uno all’altro emisfero avviene aggirando il corpo di Lucifero, così da far pensare che la considerazione di quel punto centrale abbia un certo rapporto con i misteri massonici della ‘Camera di mezzo’ in cui si tratta ugualmente di morte e di resurrezione”.

CONSIDERAZIONI SULLA CONOSCENZA DELLA PRECESSIONE IN EPOCA ANTICA E MEDIEVALE

Ciò che sorprende è che Guenon e Gizzi o altri studiosi non siano riusciti, nonostante abbiano intuito che la cosmologia dantesca sia elaborata sul fenomeno precessionale, ad individuare la perfetta corrispondenza tra la raffigurazione dell’Inferno, a forma di cono rovesciato con vertice al centro della terra, e il modello geometrico prodotto dalla rotazione precessionale del pianeta (che descrive un doppio cono con vertice nel suo centro). Essi si “limitarono” a descrivere la cosmologia dantesca in termini numerici, senza individuare il corrispondente codice iconico-narrativo (o geometrico-rappresentativo, fondato, cioè, sulla logica di una raffigurazione che trasmette un concetto o che richiama un fenomeno scientifico), che è divenuto l’oggetto della mia ipotesi.
È opportuno precisare che mentre Guenon, aperto alle istanze culturali più innovative, non avrebbe avuto nessuna difficoltà a introdurre un’ipotesi come questa, se avesse individuato tale livello iconografico di trasmissione del codice arcaico della precessione; la stessa mette seriamente in difficoltà gli studiosi accademici e la scienza, perché li obbliga a spiegare come potesse il Sommo Poeta conoscere un modello geometrico relativo alla rotazione precessionale del pianeta circa 300 anni prima dell’introduzione dell’astronomia moderna.
Un conto è dire che gli Antichi conoscessero la precessione, come fenomeno visivo, nei termini dello spostamento apparente degli astri e lo “scivolamento” retrogrado del sole lungo il punto equinoziale (scoperta ufficialmente da Ipparco nel II sec. a.C.); tutt’altra cosa è affermare che conoscessero il movimento conico del pianeta, causato dalla rotazione precessionale dell’asse terrestre.
Nel primo caso siamo di fronte alla conoscenza degli effetti visivi e apparenti del fenomeno precessionale (conoscenza a disposizione di molti popoli antichi), mentre nel caso di Dante siamo di fronte alla conoscenza effettiva del modello geometrico derivante dalla rotazione precessionale (impiegato per realizzare la struttura iconografica dell’inferno), molto tempo prima della sua effettiva scoperta da parte degli scienziati (è questo il vero elemento di novità di questa ipotesi).

I TRE LIVELLI DI TRASMISSIONE DEL CODICE DELLA PRECESSIONE

Quello che è importante capire è il motivo per cui il Sommo Poeta abbia costruito la Commedia sulla base di questo modello astronomico e centrato la sua dottrina cosmologica sulla precessione degli equinozi.
L’unica spiegazione plausibile è che Dante, come gli uomini del suo tempo, che resta pur sempre il medioevo, anche se egli precorre alcune tematiche che prenderanno piede nei secoli successivi, aveva una visione mistica del tempo, tale per cui la storia dell’Umanità era scandita dai ritmi cosmici di cui la precessione, che determina la continua variazione delle coordinate celesti degli astri e quindi il loro spostamento apparente nella sfera celeste, era l’espressione in termini temporali (d’altronde è possibile intuire la perfetta armonia del moto dei cieli nello schema del Paradiso, fondato sul sistema aristotelico-tolemaico). Ciò nella certezza che la precessione fosse l’unico moto secolare in grado di incidere sul destino dell’Umanità.

LA TRASMISSIONE DEL CODICE DELLA PRECESSIONE

Ma non è sufficiente dire questo; occorre aggiungere che Dante compie un’operazione difficilissima che consiste nella trasmissione del codice arcaico sapienziale della precessione, attraverso l’uso di un linguaggio figurato. Il modo in cui ciò avviene è davvero straordinario, poiché è possibile individuare tre livelli su cui opera la trasmissione del codice della precessione:

  • numerico, attraverso la rappresentazione dei numeri precessionali (da me individuato nell’analisi delle misure geometriche dell’Arca di Noè)
  • iconografico o geometrico-rappresentativo (attraverso la raffigurazione dello schema geometrico della precessione o di uno schema equivalente, che è possibile individuare in diversi reperti archeologici antichi ma anche in opere architettoniche presenti nel mondo), in cui ricade la struttura dell’Inferno dantesco
  • allegorico-testuale, attraverso l’impiego di allegorie nei testi letterari che fanno riferimento al fenomeno precessionale.

Nella Divina Commedia, attraverso la struttura dell’Inferno e il suo legame con la precessione, Dante compì la trasmissione del codice della precessione sia a livello geometrico-rappresentativo sia a livello allegorico-testuale. Applicando una tecnica interpretativa simile a quella della logica per immagini appare evidente l’abbinamento tra la struttura dell’Inferno dantesco e il diagramma della precessione. Se poi, addirittura, capovolgessimo la struttura del Purgatorio (che ha sempre forma conica ma con il vertice rivolto verso l’alto), otterremmo esattamente la rappresentazione dello schema precessionale.

VERSI CHE RICHIAMANO LA PRECESSIONE

Oltre a questo Dante ci sorprende in modo impressionante inserendo alcuni versi nelle tre cantiche che fanno riferimento alla precessione degli equinozi, in modo più o meno velato, attuando, come detto più sopra, il terzo livello di trasmissione del codice sapienziale.

Così si esprime il Sommo Poeta nel canto XI del Purgatorio, versi 103-108:

‘Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
da te la carne, che se fossi morto
anzi che tu lasciassi il ‘pappo’ e il ‘dindi’
pria che passin mill’anni? ch’è più corto
spazio ha l’eterno, ch’un muover di ciglia
al cerchio che più tardi in cielo è torto’

Il Prof. Gizzi commenta così questi versi:

“Prima che siano trascorsi mille anni (dalla tua morte), la fama da te acquistata con una lunga vita, di quanto sarà maggiore di quella che avresti se fossi morto prima di abbandonare il linguaggio dei bambini? E mille anni rispetto all’eternità costituiscono un periodo di tempo più breve di un batter di ciglia, rispetto al movimento del cielo delle stelle fisse che ruota più lentamente degli altri (…) Questo come si ricorderà, ha un lentissimo moto, detto moto precessionale, che si compie sul piano dell’eclittica, i cui poli distano 23° e mezzo da quelli del Primo Mobile, coincidenti con i poli del mondo. Il tempo occorrente perché si compia l’intero moto precessionale è secondo Dante e gli astrologi del suo tempo, di 36.000 anni, pari ad 1° ogni 100 anni, mentre noi sappiamo che il tempo che occorre perché si compia il moto di precessione degli equinozi è oggi calcolato in circa 26.000 anni”.

Gizzi, quindi, mette in luce (senza fornirne una vera e propria spiegazione) una discordanza tra la conoscenza che gli uomini dell’epoca di Dante avevano della durata del ciclo precessionale (ritenuto accettabile un moto secolare di 1° ogni 100 anni) e la sua durata effettiva effettiva (conoscenza a disposizione del Sommo Poeta). Ma v’è da chiedersi come abbia potuto Dante impiegare nel suo Poema una datazione di 13.000 anni, che rientra nel ciclo precessionale effettivo, quando nel XIV secolo si riteneva accettabile un periodo di 36.000 anni. Ciò infittisce il dilemma sulle conoscenze astronomiche effettive di cui disponeva il Sommo Poeta e sulla struttura dell’Inferno Dantesco.

CONCLUSIONI

Dante realizzò la Commedia non solo nell’ intento di trasmettere un messaggio legato alla salvezza dell’Uomo, al ristabilimento di un equilibrio nell’ambito di un ordinamento socio-politico che andava incontro a cambiamenti epocali (Dante vive il travaglio personale dell’esilio dalla sua città, le alterne vicende che denotano il cambiamento dei due capisaldi dell’ordinamento medievale, l’Impero e la Chiesa, di cui esalta il ruolo di guide politica e spirituale, il dramma della distruzione repentina dell’Ordine dei Templari), ma anche nel tentativo, di realizzare la trasmissione del codice  arcaico della precessione, che rappresenta il fondamento di gran parte delle dottrine cosmologiche antiche nella consapevolezza che la precessione sia il regolatore dell’equilibrio cosmico e il meccanismo da cui si ha le genesi dei cicli cosmici (le cosiddette ere precessionali).
Per avere in mente questo concetto non occorre rinnegare il sistema aristotelico-tolemaico per abbracciare un sistema di tipo eliocentrico come già, comunque, aveva teorizzato Aristarco di Samo nel III sec. a.C., perché la precessione è valida in entrambi i sistemi. Semmai è nell’ambito del tentativo di fornire la spiegazione scientifica del fenomeno che occorre assumere la rotazione del pianeta e questo rappresenta un ulteriore mistero su come Dante abbia potuto conoscere questo modello astronomico e cosmologico.
La Commedia non è un trattato di astronomia, ma un Poema in cui vi è una complessa e variegata dottrina cosmologica elaborata sulla precessione degli equinozi.
La perfetta corrispondenza da me riscontrata tra la struttura dell’Inferno Dantesco e il modello astronomico della precessione degli equinozi, che gli studiosi sicuramente non se la sentono di sottoscrivere, permette quantomeno di confermare definitivamente la tesi esposta da Réné Guenon e dai Professori Rodolfo Benini e Corrado Gizzi, secondo cui la cosmologia dantesca fu elaborata sul fenomeno precessionale, anche se gli stessi non sono riusciti ad individuarne la corrispondenza iconografica che ne è la prova definitiva.

Bibliografia:

– C. Gizzi, L’astronomia nel Poema sacro, vol. I-II, Loffredo 1967
– R. Guenon, L’esoterismo di Dante, Adelphi 2001
– a cura di N. Sapegno, La Divina Commedia, La Nuova Italia 1985
Fig.1http://www.ilsonline.it/italianliterature/ladivinacommedia/strutturainferno.html

 

Fig. 3 C. Gizzi, L’astronomia nel Poema Sacro, Loffredo editore 1967

APPENDICE: LA STRUTTURA NUMERICA DELLA DIVINA COMMEDIA, LA SEZIONE AUREA E LA PRECESSIONE

Sappiamo che la sezione aurea (costante phi), impiegata fin dall’Antichità da scultori e architetti nella realizzazione di statue, sculture e monumenti sacri può essere rappresentata come la soluzione dell’equazione φ2 – φ – 1 = 0 che fornisce il valore della costante aurea φ = 1,6180339…..che ricorre in natura in diverse strutture fisiche e del mondo vegetale e animale.

Occorre chiedersi se la costante aurea possa comparire, in via diretta o indiretta, anche nella struttura stessa della Divina Commedia, e se la sua struttura numerica possa essere ritenuta casuale o dipenda da un possibile progetto numerico voluto dall’autore.

Dall’analisi della struttura della Commedia risulta che:

– il Poema complessivamente è composto da 14.233 endecasillabi

– la Prima Cantica (Inferno) è composta da 4.720 versi

– la Seconda Cantica (Purgatorio) è composta da 4.755 versi

– la Terza Cantica (Paradiso) è composta da 4.758 versi

Nell’articolo è stata esposta l’ipotesi secondo cui l’intera struttura dell’Inferno Dantesco e l’intera Cosmologia della Commedia siano state realizzate da Dante sulla precessione degli equinozi, che è misurata dallo spostamento del punto equinoziale di 50,26’’ d’arco all’anno, per un rateo di 1° ogni 71,6 anni circa, con un ciclo di circa 25.776 anni complessivamente.

Per fornire una prova ulteriore che vada in questa direzione si può valutare se la struttura numerica della Commedia sia composta sul rateo di precessione. Effettivamente, analizzando attentamente la struttura numerica della Commedia si può notare che risulta che

da cui

dove:

– 14.233 indica il numero di versi complessivi della Divina Commedia

– 1,618 è il valore della costante aurea

– 11 è il numero di sillabe che forma un endecasillabo

Cioè il valore del rateo precessionale è molto approssimativamente uguale al rapporto tra il numero di versi complessivi della Divina Commedia e la costante aurea elevata alla potenza 11, dove il numero 11 richiama il numero di sillabe che compone l’endecasillabo.

Da ciò si può dedurre che esiste una relazione forte tra il numero precessionale 71,6 (arrotondamento di 71,54) il numero di sillabe che forma la struttura del testo (11), la costante aurea e il numero di versi complessivi del Poema. Si può ipotizzare che tale struttura sia puramente casuale, ma occorre ammettere che si tratterebbe realmente di una coincidenza poco probabile. Questa relazione rappresenta una ulteriore prova del fatto che la struttura dell’Inferno Dantesco e la struttura cosmologica dell’intero Poema Sacro sia stato costruito volutamente dal Sommo Poeta sul modello astronomico della precessione e sui numeri precessionali

 

 

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