La sacralità rituale merovingia

le origini della sacralità rituale merovingia

Sotto un profilo antropologico, in ambito storico-sociale, in riferimento alla percezione ed elaborazione da parte dei popoli, nella storia di ciò che viene definito sacro si intende

  • ciò che la società considera come al di sopra di essa e conseguentemente interdetto alle masse, nonchè dotato di una componente soprannaturale attiva.

A Roma, l’antica legge tradizionale ha distinto tra “sacer” e “sanctus”: con “sacer” si indica quello che è stato pubblicamente consacrato, con “sanctus” si definisce ciò di cui è stata interdetta l’obiezione e la cui violazione è soggetta a sanzione, mentre il “religiosus” apparteneva al dominio privato.

A seguito di queste premesse, appare evidente come la sovranità abbia quindi sempre avuto bisogno del sacro anche come strumento politico, per potere affrancare e legittimare la propria autorità attraverso l’evocazione e la rappresentazione del soprannaturale.

le dinamiche della sacralità rituale merovingia

La sacralità rituale merovingia, era in particolare un legame tra il sacro cristiano ed il potere molto diverso da quello successivo, venuto ad istituirsi in età carolingia, in quanto la prima non permetteva mediazioni o interferenze da parte del clero facente riferimento alla Chiesa Cattolica Romana, mentre la seconda si caratterizzava proprio per una ritualità sacramentale coordinata con quest’ultimo.

Il sistema simbolico e rituale adottato e sviluppato dalla sovranità merovingia, era strutturato sulle basi di costruzioni allegoriche che, ricostruendo il passato o interpretando il presente, esprimevano una rappresentazione del potere inteso come qualcosa di calato dall’alto, per volontà e ad opera di forze divine.

È proprio grazie a questa comunicazione, stabilita verso i popoli attraverso dei rituali che si esprimono essenzialmente tramite simboli, che si sono potute legittimare incontestabilmente realtà politiche e di sovranità.

la nascita della regalità francese

La vera regalità francese nasce nel V secolo proprio con i Merovingi, che sono stati effettivamente la Dinastia regale franca, capostipite rispetto alle successive, quindi vera madre della attuale Francia.

Questa regalità francese era, nel contesto geopolitico del tempo, funzionale al Sacro Romano Impero, proprio allo scopo di unificarlo sotto i poteri governativo e religioso.

Riguardo a questo scopo, Clodoveo, intravedendo un’opportunità anche per il suo regno, si convertì quindi al cristianesimo cattolico romano dell’Impero ed espose  inevitabilmente la Francia all’influenza del mondo romano, anche attraverso una nuova forma di organizzazione politica e alla trasmissione di alcuni nuovi modelli culturali.

i merovingi: dal potere locale a quello divino

La Dinastia merovingia segnerà quindi il decisivo passaggio da un potere locale, gestito a livello tribale dove l’ordine sociale era spesso governato dal consiglio degli anziani e dai capi tribù, ad una vera sovranità basata sulle fondamenta di una superiorità regale calata da una forza sovrannaturale e in un’assimilazione ontologica di sovrani agli dèi, nelle funzioni che assumono.

Ma è soprattutto decisiva, dal regno di Clodoveo in poi, la conversione al cristianesimo cattolico romano dell’Impero di quest’ultimo.

Il cristianesimo cattolico romano, religione monoteista, ha così permesso al Re di soppiantare tutti i precedenti sistemi di potere, identificando il suo regno con l’espressione del volere incontestabile di un unico ed indivisibile Dio superiore a tutti gli altri dèi.

Il cristianesimo, nella sua versione imperiale, ha quindi conferito a Clodoveo ed ai suoi discendenti una nuova sacralità, in particolare con la missione religiosa di governare la Chiesa e garantire l’ordine nel regno sotto gli auspici divini.

la centralizzazione del potere del re in francia

È proprio attraverso il passaggio sopramenzionato che avviene, per la prima volta in Francia, quel processo di centralizzazione del potere nel quale il Re tende a concentrare gradualmente su di sè entrambe le due funzioni principali, originariamente attribuite a due dèi e considerate come concesse in amministrazione nei confronti del popolo attraverso due persone distinte, ovvero la funzione giurisdizionale con la quale viene proclamato il diritto, inteso come la giustizia consegnata da Dio in mano all’uomo attraverso i regnanti e la funzione guerriera per assicurare la prosperità e la sicurezza.

La prima delle due funzioni è identificata con il cielo e il sole, mentre la seconda è assimilata ai tuoni, alla guerra e alla raccolta.

In Francia fu attraverso e dopo il regno merovingio, quando si è imposto il monoteismo, che avvenne la massima concentrazione del sacro e di tutta la sua conseguente autorità di derivazione sulla persona reale, assimilata al Dio unico e della quale diventa quindi ancora più legittimo il ruolo e con esso il conseguente aumento del potere regale.

IL RITUALE MEROVINGIO DI ELEVAZIONE DEL SOVRANO

Tra i simbolismi orali che venivano utilizzati per descrivere i rituali merovingi di elevazione a Sovrano, si usava “costituire un Re al di sopra (di loro)” o “elevato al Regno”.

Il riferimento alla dimensione verticale coinvolge implicitamente, a livello simbolico, il legame con il cielo, quindi intrinsecamente proprio la concessione da parte della sfera divina di quell’autorità, potere, dominio e diritto che attraverso il rituale simbolico dell’elevazione, veniva conferito al nuovo regnante.

È affascinante osservare che il simbolismo dell “elevazione”, è effettivamente ancora presente nei rituali cavallereschi e massonici arrivati ai giorni nostri.

Questo rito avveniva per mezzo dell’innalzare il Re al di sopra di uno scudo, ed è un rito guerriero che in realtà era stato assimilato dalla tradizione germanica, la quale a sua volta aveva subito questa influenza dai soldati dell’esercito romano.

Originariamente il rito era impiegato per incoronare gli imperatori eletti dal loro esercito.

Sotto un punto di vista dell’analisi simbolica, è significativo sottolineare che, l’elevazione reale si riferisce direttamente al cielo mentre la forma rotonda dello scudo fa riferimento al sole, simboleggiando il disco solare.

‘il re è sopra lo scudo!’

L’elevazione sullo scudo, evidenzia certamente il carattere guerriero del regno merovingio, ma i vari aspetti del rituale vogliono rappresentare la capacità regale di dominare armoniosamente le forze produttive e di moltiplicarle.

Il rituale quindi simboleggia una presa di possesso armoniosa naturale e pacifica dello spazio, sempre in virtù di questo potere calato dall’alto della sfera divina.

Attraverso questo rituale il Re determina quindi, simbolicamente, uno spazio regale di possesso e potenza.

il carro trainato dai buoi: un simbolo di fertilità

Parallelamente, gli spostamenti cerimoniali e rituali di alcuni Re merovingi avvenivano in un carro trainato da buoi, insieme al quale abbandonavano il palazzo per andare all’assemblea pubblica del popolo, riunito ogni anno per affrontare gli affari del regno.

Il carro trainato dai buoi è un potente elemento simbolico che richiama strettamente i riti di fertilità, caratteristici specialmente delle popolazioni contadine e guerriere.

il culto del toro

La mucca e il toro erano quindi simboli di fertilità, il secondo in particolare era venerato tra gli antichi popoli della germania occidentale.

È anche noto che, secondo la leggenda, Meroveo fosse nato dal contatto di sua madre con un mostro marino, il Quinotauro, il quale avrebbe avuto la testa di un toro ed una testa di toro è rappresentata anche sullo scudo trovato nella tomba di Childerico.

Infine, il culto del toro è attestato tra gli anglosassoni del VII secolo e tra i sassoni continentali del VIII secolo, le cui tradizioni sono vicine ed intrecciate a quelle dei Franchi antichi.

  • L’analogia tra il Re e l’animale selvatico è naturale nel medioevo e segue dal fatto che né l’animale selvatico né il Re sono subordinati a nessuno, ad eccezione di Dio.

Tra gli altri segni tipici dell’antica e legittima tradizione della regalità merovingia, i lunghi capelli dei Re franchi sono certamente il simbolo più distintivo ed antico, a tal punto da poter essere messo in relazione con la tradizione biblica.

Nella Bibbia, la consacrazione a Dio implicava che i naziriti rinunciassero a tagliare i capelli al momento del voto, per non perdere il potere di Dio insito in loro.

Prieuré de Sion – Ordre de la Rose-Croix Véritas O.D.L.R.C.V.

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2 risposte a “La sacralità rituale merovingia”

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