La rivoluzione urbana nella storia umana

A partire dal X millennio a.C. ebbe inizio la rivoluzione urbana attraverso la realizzazione di centri urbani legati a luoghi di culto come ad esempio Göbekli Tepe 

e questa evoluzione continuò nei millenni successivi sebbene con modalità diverse nel Vicino Oriente, in Africa e in Asia. Nel IV e nel III millennio a.C. si sviluppò definitivamente e giunse a compimento un percorso iniziato nei millenni precedenti che viene efficacemente descritto dal sociologo e urbanista americano Lewis Mumford: “…Dall’antico complesso neolitico sorse un tipo diverso di organizzazione sociale, non più dispersa in tante piccole unità, ma unificata in una sola unità più grande, non più «democratica», cioè basata su un intimo rapporto di vicinato, sugli usi tradizionali e sul consenso, ma autoritaria, centralizzata e controllata da una minoranza egemonica, non più confinata in un territorio limitato, ma decisa a «straripare» per impadronirsi di materie prime, per ridurre in schiavitù uomini indifesi, per stabilire il proprio predominio, per imporre tributi. La nuova cultura non si proponeva solo di migliorare la vita ma anche di espandere il potere collettivo. Perfezionando nuovi strumenti di coercizione, i sovrani di questa società, con il terzo millennio a.C., avevano organizzato la loro forza industriale e militare su dimensioni non più superate sino alla nostra epoca1

ORIGINI, CAUSE E CONSEGUENZE DELLA RIVOLUZIONE URBANA E SOCIALE

L’analisi condotta dagli studiosi nel corso dei decenni ha permesso di mettere in luce le principali cause di questo percorso storico – sociale che ha subito la civiltà umana:

– in un periodo storicamente breve l’Uomo imparò a realizzare manufatti e ad attuare tecniche che permettessero di controllare e sfruttare l’energia fisica degli animali e degli agenti atmosferici come il fuoco e il vento; inventò l’aratro, il carro con le ruote, le imbarcazioni, scoprì i processi chimici di base relativi alla fusione dei minerali di rame, le proprietà dei metalli e nell’ambito dell’analisi degli eventi astronomici imparò a contare il tempo e i giorni dell’anno solare.

– la rivoluzione scientifica e tecnologica fu accompagnata, in misura non inferiore, da una altrettanto importante rivoluzione sociale. I piccoli villaggi di agricoltori che operavano per la sussistenza si trasformarono in città popolose in cui le attività economiche diventarono via via sempre più complesse ed articolate; alle attività agricole si affiancarono le attività mercantili volte allo scambio di beni con altre comunità limitrofe allo scopo di soddisfare i bisogno economici della comunità.

– lo sviluppo delle città che inglobavano vecchi villaggi rurali comportò la necessità di mettere a coltura nuove terre e strapparle alle paludi alluvionali, sorgendo così la necessità di bonificare terreni fangosi; alcune città sumero – accadiche nacquero su terreni e piattaforme di cannicci, collocati a reticolato su terreni alluvionali. In tal modo furono scavati canali di irrigazione per convogliare le acque dei fiumi nei terreni e furono costruiti argini e terrapieni per proteggere le coltivazioni e il bestiame con un notevole dispendio di energie umane.

-una conseguenza importante di questo processo fu che per questo tipo di lavori occorreva una forza lavoro specializzata; per cui sorse la necessità di organizzare il lavoro e le sue caratteristiche con l’apporto di un gruppo ristretto di persone che realizzasse il processo di diversificazione e specializzazione del lavoro. Nacquero così le prime élite che svolgevano una attività di pianificazione, organizzazione e controllo delle attività lavorative umane

– un’altra importante conseguenza è legata al fatto che lo sviluppo delle attività agricole, ormai lontano dagli albori della preistoria, permetteva di produrre un surplus di ricchezza agricola che rappresentava l’effetto di un processo di accumulazione della ricchezza prodotta che non aveva uguali con i primi villaggi neolitici; questo surplus di prodotti agricoli non rappresentava più solo una riserva di derrate da usare in tempi di carestia ma diventava capitale da poter usare per una attività economica in espansione. Alcuni studiosi come Mumford e Childe hanno messo in luce come, nel corso del tempo, lo sviluppo delle attività agricole permise di disporre di un surplus di derrate talmente elevato che tale surplus poteva essere impiegato per “sfamare” persone che lavoravano in altri settori (operai addetti alla costruzione di templi, strade, canali, navi, edifici residenziali ecc.).

In questo modo secondo Mumford gli uomini scoprirono di poter sfruttare altri uomini per il conseguimento degli obiettivi della comunità dominante nella città – stato; cioè usare gli uomini come strumenti economici, attraverso lo sfruttamento e la schiavitù. 

Le modalità tecniche con cui avvenne la rivoluzione urbana riguardarono la specializzazione del lavoro, la trasformazione del surplus in capitale e la necessità di un sistema centralizzato di produzione.

La conseguenza fondamentale di questo processo di sviluppo della civiltà umana fu quella della separazione degli uomini in diverse classi sociali; da un lato la classe dominante privilegiata che controllava i mezzi di produzione, la terra e le risorse e che pretendeva per se gran parte della produzione realizzata nella città-stato, in modo da avere un tenore di vita precluso alla maggioranza della popolazione; sotto la classe dominate vi erano le classi dei contadini e artigiani, e infine gli schiavi e i prigionieri di guerra che erano trattati come schiavi.

Una ulteriore conseguenza della rivoluzione urbana fu quello dell’arte della conquista, cioè la guerra come strumento di controllo e di conquista di nuovi territori e risorse. Secondo Mumford l’invenzione della guerra come strumento di conquista ebbe ragioni di tipo pratico legate alla necessità di raggiungere l’efficienza produttiva ottimale per ogni civiltà a cui si contrapponevano le separazioni politiche e dinastiche che entravano in conflitto con questo tipo di necessità; cioè le questioni politiche generavano contrapposizioni tra gruppi dominanti di ogni popolo che impedivano il raggiungimento del controllo assoluto delle risorse in determinate zone geografiche e ciò determinava lo scatenarsi di conflitti. Secondo alcuni studiosi questi cambiamenti avvennero anche nel passaggio da una civiltà matriarcale, ancora legata al culto della terra – madre, ad una civiltà patriarcale in cui prevalse il modello del controllo assoluto dell’uomo sulla Natura e sugli uomini. 

Il sociologo Lewis Mumford si è così espresso su questo argomento: “…Esercitare il potere, in qualsiasi forma, era l’essenza stessa della civiltà: la città trovò moltissimi modi per esprimere la lotta, l’aggressione, la dominazione, la conquista e la schiavitù…il nuovo mondo urbano era rigoroso, efficiente, spesso aspro, persino sadico….i monarchi egizi, come i loro colleghi mesopotamici si vantavano, sui monumenti e sulle tavolette, delle imprese personalmente compiute mutilando, torturando e uccidendo con le loro stesse mani i prigionieri più ragguardevoli”2

La rivoluzione urbana secondo Mumford ha generato anche il mito della distruzione, impregnato di morte, che emerge dal nuovo ordine sociale; Mumford cita espressamente il sociologo e biologo scozzese Patrick Geddes che affermava che ogni civiltà storica si sviluppa come un nucleo vivo urbano (la polis) e termina in una immensa fossa comune di cadaveri e ossa, una necropoli, la città dei morti. E gettando lo sguardo intorno è possibile scorgere rovine bruciate dal fuoco, edifici distrutti, fabbriche vuote, pezzi di edifici crollati, mucchi di rifiuti, le popolazioni massacrate o ridotte in schiavitù. Una citazione doverosa per chiudere questa breve analisi è il racconto della distruzione e devastazione di Babilonia contenuta nella iscrizione di pietra di Sennacherib: «La città e (le sue) case, dalle fondamento al tetto, io le distrussi, le devastai, le bruciai col fuoco. Le mura (interne) e le mura esterne, i templi e gli dei, le torri dei templi di mattoni e di terra, quanti ce n’erano, io li rasi al suolo e li gettai nel canale di Arakhtu. Attraverso il centro di questa città scavai canali, li inondai d’acqua e distrussi così le fondamenta stesse. Ottenni una distruzione più completa di quanto lo sarebbe stata con un’inondazione»3

In questa breve analisi abbiamo potuto constatare come secondo gli studiosi la storia dello sviluppo della civiltà umana e della rivoluzione urbana passa attraverso una successione di eventi di distruzione, di rinascita, di sviluppo delle arti, della religione, dell’economia, della cultura che si presenta come una costante fino ad averci portato alla civiltà moderna che ne rappresenta l’evoluzione ultima.

Giuseppe Badalucco

Note 

1. L. Mumford, La città nella storia, Milano, Ed. Bompiani, 1981

2. L. Mumford, La città nella storia, Milano, Ed. Bompiani, 1981

3. L. Mumford, La città nella storia, Milano, Ed. Bompiani, 1981

Riferimenti bibliografici

L. Mumford, La città nella storia, Milano, Ed. Bompiani, 1981

G. D’Amico, Materiali interdisciplinari per lo studio dell’Antichità, Palermo, Ed. G.B. Palumbo & C Spa, 1986

 

 

 

 

 

 

 

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