La porta alchemica di Roma

Roma offre numerose occasioni per immergersi nell’eterodossia. Un esempio eclatante l’abbiamo avuto qualche giorno fa: il programma della serata prevedeva una visita all’Ex Dogana di Roma per vedere da vicino una curiosa mostra (se così vogliamo chiamarla) dedicata a Hieronymus Bosch. Insomma nell’aria c’era già una certa aria di ‘esoterismo’ e magia… (e se qualcuno è curioso può vedere il video postato sul profilo Instagram di Treeaveller).

Durante il viaggio in tram, però, siamo stati colti da una “folgorazione celeste”: perché non fare una piccola deviazione per andare a vedere da vicino uno dei misteri esoterici di Roma?

La porta alchemica di Roma
La porta alchemica di Roma

La porta alchemica di Roma, tra storia e leggenda

Porta Alchemica, Porta Magica, Porta Ermetica, Porta dei Cieli… di sicuro non ci si è risparmiati sulle definizioni! Di cosa si tratta? La Porta Alchemica è un monumento fatto costruire da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte nonché alchimista e poeta, tra il 1655 e il 1680 nella sua villa sul colle Esquilino, villa Palombara, nella posizione quasi corrispondente all’odierna Piazza Vittorio.

La Porta Alchemica è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara ed è l’unica testimonianza di architettura alchemico-magica del mondo occidentale ancora oggi esistente.

A dar retta alla leggenda l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, nelle vesti di un pellegrino, chiese di passare la notte nella villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di strasmutare il vile metallo in oro.  Dopo una notte passata febbrilmente a vagare per la villa, il mattino seguente fu visto smaterializzarsi attraverso la porta, lasciando dietro di sé alcuni frammenti d’oro (ovviamente frutto di una riuscita trasmutazione alchemica!) e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

Il marchese Massimiliano Savelli Palombara ordinò allora di incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli.

La porta alchemica di roma
La porta nella sua interezza, adornata da simboli

L’enigmatica carta potrebbe riferirsi al misterioso manoscritto Voynich, arrivato fino alle mani del Borri attraverso un rocambolesco passamano che vado a ricapitolare: il manoscritto faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II d’Asburgo, uno che l’alchimia se la mangiava a colazione. Questi li donò a Cristina di Svezia e quest’ultima li cedette al suo libraio Isaac Vossius. Dal libraio il manoscritto giunse nelle mani dell’erudito Athanasius Kircher, che  era nientepopòdimenoche uno degli insegnanti di Francesco Giuseppe Borri nella scuola gesuitica. Et voilà!

Quale che sia la verità, rimane il fascino esoterico di questa porta, protetta ai lati dai suoi due ‘nani mostruosi’ e immersa nel caos multietnico del parco di Piazza Vittorio. Se passate da Roma non potete perdervela…

I 'nani mostruosi' posti a protezione della porta alchemica di Roma
I ‘nani mostruosi’ posti a protezione della porta alchemica di Roma
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