La nascita di Gesù – Un’analisi storica

Un Uomo di nome Yeoshua, Gesù il Cristo

Gesù il Cristo
Il Cristo Pantocrator (Sofronov)

La nascita di Gesù, il Messia, Figlio di Dio, Salvatore del
mondo, promesso dalle Sacre Scritture ebraiche, ha rappresentato l’avvenimento più atteso dagli uomini antichi, lo spartiacque del corso della storia della civiltà occidentale, fra tutto ciò che avvenne prima e dopo tale avvenimento.

Gesù rappresentò il punto di svolta della storia dell’Umanità, che da quel momento fu caratterizzata da tutti gli eventi che ruotarono attorno
al Cristianesimo. Nostro compito è quello di tentare di analizzare, con sguardo critico ma anche con passione e rispetto per le verità di fede insite nella religione cristiana, gli elementi storici, mitici e teologici legati a quei meravigliosi avvenimenti narrati nelle Sacre Scritture e che hanno forgiato le culture e le tradizioni di tanti popoli nel mondo.

Il racconto della nascita di Gesù è contenuto, con particolari e sfumature diverse, in due dei quattro vangeli canonici che sono i quattro testi ufficialmente ammessi dalla Chiese cristiane come resoconto “storico” della vita di Gesù.

I quattro Vangeli canonici, composti presumibilmente tra il 50 e il 100 d.C., furono realizzati da autorevoli membri della prima comunità cristiana, nell’intento di porre in luce un insieme di verità storiche e teologiche sulla figura di Gesù Cristo, accompagnando alla cronaca della vita del Messia i primi elementi della dottrina cristiana che furono successivamente oggetto di sviluppo nel momento della nascita della teologia cristiana.

Vediamo quali sono gli elementi che è possibile trarre dal racconto della nascita di Gesù, contenuto nelle due versioni dei Vangeli di Matteo e Luca.

DAL VANGELO DI MATTEO
La nascita di Gesù (Matteo 1,18-25)

18 Ed ecco come Gesù Cristo fu generato: essendo stata sua madre fidanzata a Giuseppe, prima che essi abitassero insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. 19 Ora, Giuseppe suo sposo, essendo giusto e non volendo esporla al pubblico discredito, pensò di ripudiarla in segreto. 20 Mentre egli meditava queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno dicendogli: «Giuseppe, figlio di Davide. non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che in lei è generato è opera dello Spirito Santo; 21 essa partorirà un figlio al quale tu porrai nome Gesù. Egli, infatti. salverà il proprio popolo dai suoi peccati». 22 Ora, tutto questo avvenne affinché si adempisse ciò che il Signore aveva detto per mezzo del profeta: 23 “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiameranno Emmanuel”, che significa: «Dio con noi». 24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e condusse presso di sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, cui egli pose nome Gesù.

I Magi (Matteo 2,1-12)

1 Nato Gesù in Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco che dei Magi, venuti da Oriente, si presentarono a Gerusalemme, dicendo:
2«Dov’è il re dei Giudei ch’è nato? Poiché abbiamo veduto la sua stella ad oriente e siamo venuti ad adorarlo». 3 Udito ciò, il re Erode si turbò e tutta Gerusalemme con lui; 4 e radunati tutti i gran sacerdoti e gli scribi
del popolo, si informava da loro dove dovesse nascere il Messia. 5 Ed essi gli risposero: «In Betlemme di Giudea: così , infatti, è stato scritto dal profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, in nessun modo sei minima fra le grandi città di Giuda: da te, infatti, nascerà un capo, che sarà pastore del mio popolo, Israele». 7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece precisare il tempo dell’apparizione della stella e, inviandoli a Betlemme, disse: 8 «Andate e informatevi accuratamente del bambino; e, quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io venga ad adorarlo». 9 Udito il re, quelli partirono. Ed ecco la stella che avevano veduta all’oriente li precedeva, finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, si fermò. 10 La vista della stella li rallegrò di grandissima gioia. 11 Ed entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono; poi, aperti i loro scrigni, gli presentarono in dono oro, incenso e mirra. 12 E, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, ritornarono per altra via al loro paese.

La fuga in Egitto (Matteo 2, 13-15)

13 Dopo la loro partenza, un angelo del I Signore appare in sogno a Giuseppe e gli dice: «Levati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta lì finché io te lo dica: poiché Erode si accinge a ricercare il bambino per farlo perire». 14 Giuseppe si levò, prese con sé, di notte, il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto, 15 dove stette fino alla morte di Erode; affinché si adempisse ciò che il Signore aveva detto
per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.

La strage degli innocenti (Matteo 2,16-18)

16 Erode, allora, vistosi beffato dai Magi, si infuriò e mandò ad uccidere, in Betlemme e in tutto il suo territorio, tutti i bambini di meno di due
anni, secondo il tempo di cui si era accuratamente informato dai Magi. 11 Allora si adempi ciò che era stato detto dal profeta Geremia: 18 In Rama s’è udita una voce,
un pianto e lamento grande: è Rachele che piange i suoi figli né vuoI consolarsi, perché non sono più.

Ritorno dall’Egitto a Nazaret (Matteo 2,19-23)

19 Morto Erode, ecco che un angelo del Signore appare in sogno a Giuseppe, in Egitto, 20 e gli dice: «Levati, prendi con te il bambino e sua madre e torna nella terra d’Israele, perché sono morti quelli che attentavano alla vita del bambino». 21 E quegli, levatosi, prese con sé il bambino e sua madre e rientrò nella terra d’Israele. 22 Ma, apprendendo che Archelao regnava in Giudea al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi; e, divinamente avvertito in sogno, si ritirò nella regione di
Galilea 23 e venne a stabilirsi in una città che si chiama Nazaret,affinché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.

DAL VANGELO DI LUCA

Prefazione (Luca 1,1-4)
1 Poiché molti han posto mano a comporre un racconto degli avvenimenti che si sono compiuti tra noi 2 come ce li hanno trasmessi coloro che furon fin dall’inizio testimoni oculari e ministri della Parola: 3 è parso anche a me, che fin dal principio ho accuratamente investigato ogni cosa, di scrivertene con ordine, illustre Teofilo, 4 affinché tu conosca compiutamente la fondatezza delle cose sulle quali sei stato istruito.

L’annunzio a Maria (Luca 1,26-38)

26 Ora, al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea che ha nome Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe della casa di Davide, e il nome della vergine era
Maria. 28 Entrato da lei, disse: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te». 29 Fu sconvolta, ella, a queste parole e rifletteva sul significato di questo saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli imporrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio darà a lui il trono di Davide suo padre 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà fine». 34 Disse Maria all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non
conosco uomo?». 35 E l’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, perciò anche il bambino che
nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco, Elisabetta, la tua parente, anch’ella ha concepito un figlio nella sua vecchiaia e questo è il sesto mese per colei che era detta sterile, 37 poiché nulla è impossibile a Dio». 38 Disse allora Maria: «Ecco l’ancella del Signore: mi accada secondo la tua parola». E l’angelo si parti da lei.

Visita di Maria a Elisabetta (Luca 1,39-45)

39 In quei giorni Maria si mise sollecitamente in viaggio per andare verso la montagna, in una città di Giuda. 40 Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. 41 Ed accadde che, come udì il saluto di Maria, ad
Elisabetta esultò nel seno il bambino ed ella fu ripiena di Spirito Santo. 42 Allora gridò a gran voce e disse: «Benedetta sei tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno! 43 E donde a me è dato che la madre delmio Signore venga a visitarmi? 44 Poiché ecco, appena il suono del tuo saluto è giunto alle mie orecchie, il bambino ha esultato di gioia nel mio seno. 45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore!».

La nascita di Gesù (Luca 2,1-7)

1 In quei giorni avvenne che uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l’impero. 2 Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era governatore della Siria. 3 E tutti andavano a
farsi registrare, ciascuno nella propria città. 4 Salì dunque anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, verso la Giudea, alla città di Davide che si chiama Betlemme – perché egli apparteneva alla casa e famiglia di Davide – 5 per farsi registrare con Maria sua sposa, la quale era incinta. 6 Ora accadde che, mentr’essi erano là, si compi il tempo in cui Maria doveva partorire; 7 e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo.

I pastori (Luca 2,8-20)

8 In quella stessa contrada c’erano dei pastori, i quali pernottavano alla campagna e vegliavano la notte a guardia del loro gregge. 9 E un angelo del Signore apparve sopra di loro e la gloria del Signore li circondò di
luce, e furon presi da gran timore. 10 Ma l’angelo disse loro: «Non temete, perché, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: 11 oggi, nella città di Davide, è nato a voi un salvatore, che è il
Messia, il Signore. 12 E questo vi sia di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia». 13 E d’un tratto si unì all’angelo uno stuolo numeroso dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nei cieli altissimi,
e pace in terra agli uomini del suo beneplacito».
15 Appena gli angeli si partirono da essi verso il cielo, i pastori si dissero tra loro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 E si avviarono in
fretta, e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino posto nella mangiatoia. 17 Dopo aver veduto, poi, fecero conoscere ciò che era stato loro detto di questo bambino; 18 e tutti coloro i quali li ascoltarono si meravigliavano di ciò che raccontavano loro i pastori. 19 Maria, poi, conservava con cura tutte queste cose, meditandole in cuor suo. 20 E i pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto ciò che, secondo ciò che era stato lor detto, avevano udito e veduto».

Circoncisione di Gesù e presentazione nel tempio (Luca 2,21-24)

21 Quando si compirono gli otto giorni per la sua circoncisione gli fu dato il nome di Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel seno.
22 E quando si compirono i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, lo portarono a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come sta scritto nella legge del Signore: “Ogni maschio che apre la
matrice sarà consacrato al Signore”, 24 e per offrire in sacrificio, come è detto nella legge del Signore, un paio di tortore o due piccioni.

Adorazione di Simeone e di Anna (Luca 2,25-38)

25 Ed ecco, a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, e questo uomo era giusto e pio; aspettava la consolazione d’Israele e lo Spirito Santo era su di lui. 26 E lo Spirito Santo gli aveva rivelato che non avrebbe veduto la morte prima d’aver visto il Messia del Signore. 27 E mosso dallo Spirito venne al tempio, e quando i genitori vi portarono il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo ciò che di consueto ordinava la legge, 28 egli lo prese fra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29 «Adesso congeda il tuo .servo. Padrone,
secondo la tua parola, in pace;
30 poiché hanno visto i miei occhi la tua salvezza,
31 che hai preparato a vantaggio di tutti i popoli:
32 luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
33 E il padre e la madre del bambino erano meravigliati per ciò che si diceva di lui, 34 Simeone li benedisse e disse a Maria, la madre: «Ecco, questi è posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e per
segno contraddetto, 35 e a te stessa una spada trapasserà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
36 C’era anche una profetessa: Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser – donna molto avanzata in età, vissuta col marito sette anni dal tempo della sua verginità 37 e rimasta vedova fino all’età di ottantaquattro anni – che non lasciava mai il tempio e serviva Dio notte
e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anch’essa a lodare Dio e parlava del bambino a tutti coloro che aspettavano la liberazione di Gerusalemme.

Ritorno a Nazaret (Luca 2,39-40)

39 Quando ebbero fatto tutto secondo la legge del Signore ritornarono in
Galilea, nella loro città di Nazaret. 40 Intanto il bambino cresceva, si fortificava ed era pieno di sapienza, e la grazia di Dio, era sopra di lui.

LA NASCITA DI GESU’: ANALISI DELL’EVENTO MESSIANICO

Per quanto concerne il racconto della nascita e infanzia di Gesù contenuto in Matteo (composto presumibilmente fra il 50 e il 70 d.C.), occorre mettere in luce il fatto che l’autore, dopo aver elencato la
genealogia di Gesù, caratterizzata da una forte connotazione teologica, volta a dimostrare la discendenza davidica del Cristo, si sofferma sulla
nascita di Gesù introducendo il racconto del viaggio dei Magi che vengono da terre lontane per onorare il Figlio di Dio. Questo racconto, che tanto ha ispirato la tradizione cristiana dei secoli successivi, non
trova riscontro negli altri testi canonici, ed è caratterizzato da una serie di elementi storici che sono fortemente contraddittori e che non combaciano con notizie storiche certe del periodo a cui fanno
riferimento. Secondo gli studiosi i fatti riportati sono inverosimili, poiché la strage
degli innocenti non compare nei resoconti storici dell’epoca (si vedano per esempio gli scritti di Giuseppe Flavio). Inoltre per i teologici una stella che fosse apparsa nel cielo e che si fosse diretta verso Bethlemme, fermandosi sopra la stalla dove stava per venire al mondo il Messia, avrebbe rappresentato un fenomeno senza uguali nella storia dell’astronomia e sarebbe stato riportato negli annali di molti popoli. Inoltre insospettisce il comportamento del Re Erode e anche quello dei
Magi che erano personaggi troppo importanti per passare inosservati in uno sperduto villaggio della Galilea. Per cui si conclude che il racconto
dei Magi sia un’invenzione letteraria caratterizzata da densi significati teologici e insita di messaggi di fede, sullo stile dei “Midrash”, cioè brevi
racconti inventati, nella tipica tradizione ebraica, che rappresentano la storicizzazione di un brano biblico o l’amplificazione dello stesso allo scopo di metterne in luce il messaggio teologico.

I RE MAGI

Secondo gli studiosi, i Magi sono solo figure simboliche rappresentative del mondo pagano che si avvicina e che sarà convertito alla fede in Cristo, l’unico Salvatore.
La versione del racconto di Luca porrebbe invece l’accento sulle scene di proclamazione, fatte dall’Angelo ai pastori, dell’avvento del Signore Gesù Cristo, a cui devono essere tributati i veri titoli celebrativi di Figlio di
Dio, Salvatore, Messia in modo che il potere sia attribuito a questo bambino anziché all’Imperatore Augusto o al Re Erode. A parte queste considerazioni, che fanno cadere la nostra attenzione sulla dimensione politica del Natale, occorre approfondire le tematiche relative al racconto dei Magi, che è quello che ha turbato da sempre il
pensiero degli studiosi e degli uomini di fede.
Come conciliare verità storica e verità di fede e come trovare elementi reali in questo racconto?
Per districarsi nella complessità strutturale del Vangelo di Matteo occorre fare una serie di considerazioni.
Innanzitutto gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che i Vangeli non possono essere considerati come una biografia storica di Gesù, per cui occorre considerarli come testi che predicano la figura di Cristo, con un insieme di elementi reali, legati a ciò che Gesù ha detto e fatto, che sono coniugati con elementi non reali, o mitici e che, comunque, sono fuori dalla storia. Tali elementi si sarebbero resi indispensabili per coprire dei
“buchi” sulla biografia di Gesù e per presentare la sua figura caratterizzata da elementi mitici di cui la cultura dell’epoca non si era ancora liberata. All’interno di questi elementi strutturali del testo sacro
la commistione tra componenti reali e fantasiose è talmente difficile da individuare che è possibile che tali elementi reali e storici possano finire
con l’essere impiegati per creare dei particolari della vicenda che nonsono tali. Questo significa che personaggi realmente esistiti possano
essere divenuti oggetto, o meglio, soggetti del “Midrash”.
È il caso dei Magi, che gli studiosi si ostinano a definire “soggetti simbolici”, rappresentativi della cultura pagana a cui viene promessa la salvezza in Cristo. Su di essi possiamo dire che la maggior parte degli
storici è propensa a credere che i Magi fossero dei saggi astrologi, di cultura non ebraica, provenienti dall’oriente e precisamente dalla Persia. Questi personaggi, di rango elevato, erano dei sacerdoti astronomi dediti all’astrologia e quindi all’osservazione del cielo. La loro cultura fortemente impregnata del culto astrale li avrebbe spinti, sulla base delle credenze dell’epoca (una profezia dello stesso Zarathustra e
alcuni testi astrologici antichi che parlavano della nascita di un Salvatore del mondo tra i discendenti di Abramo), a cercare dei segni del cielo che fossero rappresentativi di questo grande e atteso evento messianico, profetizzato proprio dalle Scritture ebraiche. Più in
particolare si presume che tali sacerdoti-astronomi fossero di religione zoroastriana, che si era diffusa nella Persia e nel vicino oriente dopo la morte del suo profeta e fondatore Zarathustra (vissuto presumibilmente
tra il 630 e il 553 a.C.); religione che, come alcuni studiosi hanno messo in luce, ebbe influssi importanti sullo sviluppo della dottrina ebraica a partire dal VI sec. a.C.
Questo è quanto gli studiosi sono disposti ad ammettere sull’esistenza dei cosiddetti Magi, perché a detta degli stessi non esistono prove sicure della connessione diretta tra questi personaggi e i sacerdoti-astronomi
di cultura persiana, per cui si possono solo fare delle supposizioni. Tuttavia, pur essendo convinti che occorra muoversi sempre nell’ambito delle ipotesi, la discussione circa il ruolo di questi personaggi deve essere necessariamente più complessa, per evitare di cadere nel superficialismo che spesso caratterizza questi dibattiti. Sicuramente nell’ambito di una ricerca volta a ricostruire il vero volto dei personaggi “Magi”, che in modo così importante entrano nella scena
del Vangelo, occorre recuperare alla storia l’importanza che ebbero gli esponenti della setta dei “Sabiani di Harran”, cittadina situata in
Turchia, vicino al confine con la Siria (da non confondere con Harrar). Questo villaggio, che ospitò per qualche tempo Abramo, secondo la tradizione, in viaggio da Ur verso la terra di Canaan, fu il centro, durante l’epoca del massimo splendore dell’impero babilonese, di una setta religiosa dedita al culto degli astri, la cui origine è sicuramente anteriore al VII sec. a.C.
Alcuni studiosi hanno messo in luce che tale culto, fondato su speculazioni astrologiche di derivazione sirobabilonese, subì un’evoluzione nel corso del tempo inglobando elementi provenienti dalla tradizione ellenistica, dal pitagorismo e dalla filosofia neoplatonica,
poiché è possibile trovare esponenti attivi ancora dopo la nascita del Cristianesimo. Quindi la religione astrale dei Sabiani ebbe uno sviluppo millenario che rappresentò il punto di partenza per tradizioni astrologiche che
influirono sulle culture di molti popoli del vicino oriente, ma di cui si sa poco o nulla. I suoi esponenti, che acquisivano il ruolo di sacerdoti astronomi,
svolgevano tutte le funzioni che erano tipiche del sacerdote, tra cui quelle di officiare i riti sacri e di preghiera. Sappiamo anche che i Sabi costruirono un tempio in legno di cedro dedicato alla dea lunare Sin proprio ad Harran, dove venivano probabilmente effettuate misurazioni e osservazioni astronomiche.
Questo tempio fu distrutto nel 612 a.C. e ricostruito intorno al 550 a.C. Le tradizioni locali vogliono anche che i “Sabiani di Harran” svolgessero periodicamente pellegrinaggi recandosi in siti considerati sacri, tra cui
vi sarebbe quello della piana di Giza presso cui si ergono le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Si ha notizia di questi viaggi, effettuati seguendo l’apparente corso degli astri, già dal II millennio a.C., per cui
si tratterebbe di una tradizione consolidata per molti secoli. Ma per quale motivo gli esponenti della setta dei Sabiani avrebbero dovuto recarsi a Giza per visitare il luogo in cui si ergono questi grandi
monumenti? Qui il ragionamento ci porta lontano, ma possiamo dire che per qualche misterioso motivo questi grandi monumenti erano legati al bagaglio di
conoscenze astronomiche dei Sabiani.
Diversi studiosi hanno ormai da tempo messo in luce che le piramidi di Giza presentano diverse armonie geometriche fondate sulla geografia
astronomica, tra cui il perfetto allineamento dei lati della Grande piramide di Cheope ai punti cardinali, l’allineamento con la stella polare
dell’epoca di riferimento, l’allineamento dei condotti di aerazione con alcune costellazioni alla data approssimativa del 2475 a.C. (tra cui
quella di Orione), il rapporto tra perimetro alla base e l’altezza originaria pari a 6,28 (cioè 2π), il posizionamento della stessa sul valore medio della latitudine e longitudine terrestre. Quanto detto ci stupisce e ci fa riflettere sul grande valore che hanno questi monumenti megalitici, che evidentemente devono essere stati realizzati per trasmettere delle conoscenze al genere umano. Evidentemente i Sabiani ne capirono il significato più profondo avvertendo la sacralità di queste architetture perfette e intuendone il meccanismo astronomico che stava alla base della loro costruzione,
qualunque fosse in realtà il loro scopo, sia che fosse quello di proteggere la mummia del Faraone nel viaggio verso il Douat (la regione celeste
attraversata da Osiride) sia che fosse un grande monumento megalitico in cui effettuare riti sacri dell’antica religione egizia.
Non è sufficiente dire questo, ma occorre aggiungere che dalla comprensione di questo meccanismo astronomico, legato alla struttura del tempo cosmico e ai cicli astronomici derivò il sorgere concreto di
una tradizione che impregnò l’astrologia dell’epoca e che fu legato all’inizio dell’attesa messianica.
Guardando in faccia la realtà, nessuno sa dire con precisione l’origine di questo meccanismo messianico, che sicuramente convive nella letteratura cosmologica di molte civiltà coeve dal III millennio a.C.; quello che si può dire è che da un lato questo meccanismo si trasmise
alla letteratura e alla tradizione religiosa ebraica e persiana e, dall’altro, diede avvio ad una tradizione astrologica per cui tale attesa si sarebbe
tramuta in segni del cielo. Le prime avvisaglie di un meccanismo di questo genere vi sono già nella
letteratura cosmologica sumero-babilonese, come l’”Enuma Elish” e
l’”Epopea di Gilgamesh”, così come nei Testi delle Piramidi, in cui la vita
degli esseri celesti e degli dei è vista come un viaggio fra le stelle, ma in cui vengono forniti particolari astronomici strabilianti, espressi con un linguaggio arcaico estremamente raffinato e volutamente allegorico,
riferito al movimento apparente degli astri nella volta celeste. In tal senso il mito nasconde una delle sue vere funzioni che è quella di operare e di trasmettere misure e comunicare dati agli uomini di un’altra epoca. Questa funzione si completa quando nella letteratura
religiosa sorge una funzione profetica in chiave messianica che si
sviluppa con la formulazione letteraria della profezia a cui farà seguito lo
sviluppo della collocazione spazio-temporale dell’evento atteso, cioè il
luogo e il momento in cui si avvererà la profezia messianica.
Per rispondere a questa domanda, gli uomini di queste lontane epoche
si affidarono ai segni del cielo, convinti che nella struttura stessa del
Cosmo vi fosse il segno e la risposta alle loro attese, sulla base dei
significati simbolici che tali segni avevano nella propria cultura.
In particolare nel caso dei “Sabiani di Harran”, le recenti teorie che
hanno, pur fra mille polemiche, messo in luce la correlazione fra le
stelle della cintura di Orione (Al Nilam, Al Nitak e Mintaka) e le tre
piramidi della piana di Giza che ne sarebbero la rappresentazione sulla
superficie terrestre, hanno anche avuto il merito di ravvivare la curiosità
intorno alla figura di tali sacerdoti-astronomi che sarebbero il
“prototipo” dei Magi, in quanto alla loro figura si assocerebbero le tre
piramidi e ciò spiegherebbe anche l’insistenza della tradizione per la
scelta di tre Re Magi. Ciò spiegherebbe innanzitutto il motivo per cui i
“Sabiani di Harran” si sarebbero recati in pellegrinaggio a Giza, in
quanto strettamente connessi alla funzione profetica e messianica di tali
monumenti e alla loro struttura che richiama la costellazione di Orione-
Osiride, oggetto del loro culto astrale. Spiegherebbe, inoltre, il motivo
per cui i Sabiani o Magi si sarebbero recati a rendere omaggio e adorare
Gesù bambino; non solo perché il mondo pagano si avvicinava al Messia
ebraico e alla sua futura religione ottenendo la salvezza, ma anche
perché essi sapevano che Gesù sarebbe stato il protagonista indiscusso
della perpetuazione del culto di Osiride-Orione, in un nuovo ciclo
cosmico.
A questo punto il loro compito si concludeva, anche in termini
messianici e rendendo omaggio al Signore del Tempo, il “Cosmocrator”,
il “Pantocrator”, essi escono di scena in silenzio così come vi erano
entrati.
Quanto detto serve a poco se non riusciamo a sintetizzare il tutto nei
termini di una logica che sta alla base del pensiero filosofico e religioso
dell’epoca, che è quella della attesa dell’evento messianico che riporterà
il Cosmo alla sua struttura originaria o al sua equilibrio iniziale.
Le religioni delle scritture hanno ben chiaro questo concetto, anche se
con diverse sfumature ed è risultato chiaro ai sacerdoti che redassero le
prime stesure del Pentateuco, nella tradizione Jahwista che sarebbe
giunto un Messia a salvare il popolo di Israele dai suoi nemici.
I Cristiani, secondo la teologia di Agostino, tramutarono i versetti del
protovangelo nella Genesi nella prima profezia della Venuta di Cristo e
videro, nelle profezie contenute nell’Antico Testamento, nel popolo
d’Israele, l’allegoria del genere umano in cammino verso la salvezza e
nel protagonista di queste profezia la figura di Gesù (famosa è la
profezia di Isaia sulla nascita del fanciullo da una giovane donna).
A quanto detto fino ad ora occorre aggiungere che nella tradizione
classica degli studi sulla figura dei Magi non c’è accordo tra gli studiosi sull’origine geografica di questi misteriosi personaggi.

Più sopra abbiamo parlato di saggi astrologi provenienti dalla Persia, ma
abbiamo anche detto che i “Sabiani di Harran” potrebbero essere, sulla
base di quanto detto poc’anzi, i soggetti più qualificati a rappresentare i Magi.
Niente esclude che astrologi di origine persiana possano aver fatto parte
della comunità dei Sabi, ma occorre aggiungere che alcuni studiosi
fanno osservare che alcuni Magi potevano essere originari della penisola
arabica e in particolare provenire dalla zona dell’attuale Yemen, un
tempo patria dei Sabei.
Questa civiltà già fiorente intorno al X sec. a.C., per la sua collocazione
geografica, che la poneva al centro dei traffici commerciali con l’estremo
e con il vicino oriente, avrebbe espresso una cultura religiosa legata ad
antichi culti astrali. È interessante notare che essi erano dediti anche
alla produzione e alla commercializzazione di prodotti come spezie,
incenso e la mirra, impiegati per condire i cibi e per essere bruciati nei
rituali religiosi e nelle cerimonie di corte. Certo si tratta di un
particolare non indifferente che fa riflettere sui doni che questi saggi
astrologi portarono a Gesù bambino, tra cui vi erano proprio l’incenso e
la mirra, oltre all’oro (che sarebbero simboli del sacerdozio, della
condizione di sofferenza umana e della regalità).
I dubbi sull’individuazione di questi importanti personaggi restano e
non esiste certezza assoluta sulla loro patria originaria; di derivazione
più tarda sarebbe l’individuazione, nel Vangelo arabo-siriaco
dell’infanzia del Salvatore, del numero effettivo di tre per gli stessi, dei
relativi nomi e della loro patria originaria (Melkon, Principe persiano,
Balthasar, regnante sugli indiani, Gaspar proveniente dalla lontana
terra dei Sabei).
Anche in questo caso tale Vangelo apocrifo è solo una fonte letteraria
che ha una attendibilità limitata poiché vi sono altre fonti che
attribuiscono a Balthasar l’origine babilonese.
Per quanto riguarda il significato del numero tre attribuito agli stessi si
possono fare diverse ipotesi, tra cui quella per cui tale cifra sia legata ad
una forte valenza simbolica; secondo alcuni studiosi potrebbe indicare
le tre razze umane, la semitica, la camitica e la jafetica, rispettivamente
discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet. Ma si ritiene più
probabile che il tre fosse legato ai moti lunari oppure rappresenterebbe
la manifestazione nel reale dell’Uno trascendente, il Verbo che si fa
carne; ovviamente tutto questo trova naturale riscontro nella vicenda
del Cristo, il Dio che si è fatto uomo.
Quanto detto ci permette di capire quali difficoltà interpretative derivino
dal tentativo di inquadrare la reale figura dei Magi e la loro funzione
nella storia di Gesù, difficoltà che spesso sembrano insormontabili.
Tuttavia la conclusione a cui si può pervenire è che l’elemento Magi
nella vicenda terrena di Cristo, voluto da uno degli Evangelisti, permette
di inquadrare la nascita di Cristo nel solco delle tradizioni astrologiche
legate all’attesa dell’evento messianico, in modo tale da capire che tale
evento deve essere letto in chiave astrologica e cosmica ed è l’evento che
determinerà il ritorno dell’Universo allo stato iniziale. Tale evento era ritenuto talmente importante da interessare e scomodare i sacerdoti astronomi di una terra lontana come quella della Persia. È proprio in
questo legame, apparentemente così difficile da trovare, che si trova
una delle risposte ai tanti quesiti che la figura dei Magi impone.
La profezia circa la nascita presso il popolo ebraico di un Re apportatore
di pace per il mondo proverrebbe proprio da Zarathustra e ciò
implicherebbe la notevole influenza che la religione e dottrina
zoroastriana avrebbe avuto sulla cultura religiosa ebraica a partire
almeno dal periodo della prigionia Babilonese nel VI sec. a.C. Inoltre,
questo importante elemento legherebbe la figura di Cristo e dei Magi
alla cultura zoroastriana, come alcune fonti letterarie sembrano far
trasparire; questa è un’argomentazione estremamente controversa e
oggetto di dibattito tra gli studiosi.
Abbiamo così un quadro abbastanza chiaro, anche se variegato, delle
ipotesi in gioco sulla figura dei Magi e sul racconto della Natività di
Gesù.
Vediamo ora quali sono le ipotesi sulla data di nascita di Gesù.

LA DATA DI NASCITA DI GESÙ

La data di nascita del Salvatore ha dato origine a nuove stimolanti
discussioni tra ricercatori appassionati e studiosi, poiché i Vangeli
canonici non indicano un riferimento temporale che sia realmente
attendibile, dal momento che i testi canonici forniscono informazioni
contraddittorie in termini di date e cronaca storica.
In particolare il Vangelo di Matteo afferma che, al momento della
nascita di Gesù, sulla Giudea governava il tetrarca Erode.
Quando i Magi giunsero a Gerusalemme chiedendo del Bambino che
sarebbe divenuto il Re dei Giudei, Erode preoccupato per il
consolidamento del suo potere personale, cercò di informarsi dove fosse
possibile rintracciare la famiglia di Gesù, ma una volta venuto a
conoscenza della beffa dei Magi ordinò di uccidere tutti i maschi
presenti nel territorio di Bethlemme che avessero meno di due anni,
sulla base delle presumibili informazioni che gli erano state fornite dagli
stessi Magi a proposito del loro viaggio.
È difficile trovare da questi pochi elementi la data approssimativa della
nascita di Gesù, poiché sappiamo che Erode morì , secondo le
informazioni che la storiografia è in grado di fornire, intorno al 4 a.C.,
per cui se questi morì in quel periodo allora l’unica cosa che possiamo
dire con ragionevole certezza è che Gesù nacque almeno qualche tempo
prima della morte di Erode (forse tra il 7 e il 5 a.C.).
L’autore del Vangelo di Matteo non fornisce un particolare aiuto alla
ricerca storica, ma non ingenera confusione e permette di capire solo
questo dato storico; di più non si può fare.
A complicare le cose giunge il Vangelo di Luca, nel quale l’autore
afferma che, nel periodo della gestazione della Vergine, fu emanato un
decreto di Cesare Augusto che stabiliva l’obbligo di censire gli abitanti di
ogni provincia dell’Impero. Tale censimento, che richiedeva per essere
portato a compimento un tempo abbastanza lungo, fu realizzato quando Quirinio era governatore della Siria. I dati storici in possesso della critica storiografica permettono di
accertare che Quirinio era governatore della Siria tra il 6 e il 9 d.C., per
cui il censimento di cui si parla sarebbe “fuori tempo” rispetto al
governatorato di Publio Simplicio Quirinio, in quanto gli storici,
documenti alla mano, attestano che i censimenti realizzati nell’epoca
augustea furono tre, nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C.
Il censimento in cui sono coinvolti Giuseppe e Maria sarebbe quindi
quello dell’8 a.C., ma sarebbe errata l’informazione fornita dall’autore
del testo in quanto in quel periodo il governatore della Siria-Cilicia era
Sanzio Saturnino. Tuttavia, se si considera il fatto che tra i funzionari
con poteri delegati dal governatore vi era anche Quirinio, con incarico di
reggente speciale per l’amministrazione di quella provincia, in quanto il
governatore era impegnato sul fronte armeno, è comprensibile che
venga fornita questa informazione che dimostrerebbe almeno in linea di
principio l’attendibilità storica della fonte di Luca, in quanto l’autore
può non aver tenuto conto di questa “sfumatura”.
Difficile pensare che l’autore del Vangelo di Luca potesse fare
confusione tra fonti storiche, perché appare come un soggetto ben
preparato. Comunque resta il dubbio che l’informazione fornita faccia
riferimento al censimento dell’8 a.C.
Altre fonti meno attendibili parlano di un governatorato di Quirinio
intorno al 12 a.C. ma in tal modo andiamo troppo indietro nel tempo e
diventa difficile far quadrare la cronologia della nascita del Salvatore.
Quindi, sulla base di quanto detto, la nascita di Gesù verrebbe a
coincidere con un periodo compreso fra l’8 a.C. e il 5 a.C., considerando
appunto il fatto che Erode morì nel 4 a.C.
Oltre al problema dell’anno della nascita di Gesù, gli studiosi si sono
trovati di fronte il dilemma sul giorno e il periodo dell’anno in cui
nacque il Salvatore. Infatti, come sappiamo, i Vangeli non forniscono
una data effettiva della nascita di Gesù e nella prima comunità cristiana
non vi era accordo su quale fosse il giorno della sua nascita.
Stante la notevole espansione cui il cristianesimo andò incontro nel
periodo compreso tra il I secolo e il IV secolo, in tutto l’Impero romano,
ma anche nel vicino oriente e in Africa, appare evidente che la
tradizione cristiana subisse un’evoluzione “in corsa”, nel senso che
l’atteggiamento dei Padri della Chiesa fu quello di adattare circostanze
ed elementi della tradizione cristiana ad elementi e temi narrativi che
provenissero dalle tradizioni di popoli pagani convertiti.
Sotto questo aspetto il Cristianesimo inglobò e fagocitò diverse
tradizioni e culti misterici che gli erano stati vicini nel I secolo, tra cui
quello di Osiride ed Iside e quello di Mitra, il dio solare di origine indoiranica
che aveva avuto il suo massimo sviluppo nell’area mesopotamica
e che era trasmigrato verso Roma grazie a migliaia di legionari romani
che erano stati attratti e convertiti al suo culto durante le spedizioni
romane nel vicino oriente. Secondo questo antico culto, il dio del sole,
Mitra, veniva generato (da una fanciulla vergine, secondo alcune
versioni) il 25 dicembre e moriva a primavera per poi risorgere. Questo
culto, con forti connotazioni astrali e legato al ciclo naturale delle
stagioni, aveva in se stesso un fondamento di verità scientifica, in quanto nel suo tema narrativo era descritto il destino del corso
apparente del sole lungo la linea dell’eclittica, per cui la generazione
invernale indicava il raggiungimento del punto più basso sull’orizzonte,
cui corrispondeva il solstizio d’inverno, cioè il giorno in cui vi è la
minore esposizione di luce solare (la notte più lunga del giorno), cui
faceva seguito l’immediato allungamento delle giornate, dovuto
all’inversione del corso apparente dell’astro.
Questo tema narrativo viene espresso con la nascita del dio sole che
avviene tre giorni dopo il solstizio invernale, così come il sole nasce ad
un nuovo cammino.
Allo stesso modo in primavera il dio del sole muore per poi risorgere,
così come la vita si risveglia.
Questo culto, insieme a quello egiziano di Iside e Osiride, rappresenta il
culto religioso e misterico universalmente più diffuso nell’epoca antica,
in un’area compresa tra l’Europa, il vicino oriente e l’Africa centrosettentrionale.
Tutto questo non poteva passare inosservato ai Padri della Chiesa, i
quali capirono che per poter attrarre a sé migliaia di fedeli avrebbero
dovuto fare delle concessioni che non avrebbero assolutamente
macchiato la figura di Gesù. Questo atteggiamento, che appare come
una scelta strategica già degli Evangelisti in fase di stesura dei Vangeli
(si veda l’articolo Gesù e il mito di Osiride), non è tale da far sì che la
data di nascita di Gesù fosse inserita nel testo degli stessi, ma fu
introdotta dalla tradizione perché in una fase precedente non ve ne era
stata necessità.
Nel IV secolo fu scelta, convenzionalmente, la data del 25 dicembre,
presa in comodato dal dio solare, perché era la data più consona e che
sarebbe stata accettata universalmente da tutti i pagani convertiti.
Le Chiese orientali continuarono a festeggiare la nascita di Gesù
ponendola al giorno dell’epifania, il 6 gennaio, dimostrando in tal modo
di volersi distaccare dalla tradizione millenaria dei popoli pagani.
Resta evidente che il racconto di Luca, che parla dei pastori che fanno
pascolare il gregge durante la notte di Natale e che vengono avvertiti
dall’Angelo della nascita del Salvatore, è inverosimile per uno scenario
invernale, in una zona come quella della Giudea in cui le temperature
medie notturne scendono in dicembre al di sotto dello zero. Molto più
verosimile appare uno scenario primaverile o estivo, su cui, tuttavia, gli
studiosi non si sono concentrati più di tanto.
Il problema della data di nascita di Gesù investe non solo
l’individuazione dell’anno e del giorno preciso in cui nacque, ma anche
le conseguenze sul calendario che la sua nascita ebbe nei secoli a
venire; queste conseguenze sono più importanti di quanto si creda
poiché a partire da una certa epoca in avanti fu introdotta una
datazione del tempo a partire dalla sua nascita.
Il merito di questa rivoluzione della struttura del computo del tempo fu
del monaco Dionigi il Piccolo, vissuto tra il VI e VII secolo, che fu
incaricato dal Papa, nel 525 d.C., di stabilire la data esatta
dell’equinozio di primavera, indispensabile per determinare la data della
Pasqua, essendo questa fissata alla prima domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, decisione assunta nel
Concilio di Nicea nel 325 d.C.
L’abate Dionigi si dedicò alla risoluzione di questo problema
astronomico, ma il suo contributo andò ben oltre in quanto introdusse
anche un sistema di datazione del tempo che fosse fondato sull’”Annus
Domini”, cioè l’anno di nascita di Nostro Signore, che il monaco fissò
nell’anno 754 dalla fondazione di Roma.
Tuttavia, solo in epoca moderna si introdusse l’indicazione di a.C. e d.C.
per distinguere gli anni antecedenti alla nascita di Gesù da quelli
successivi.
L’impatto sulla formulazione del calendario fu notevole, come notevoli
ne furono le conseguenze, soprattutto se si considera che alcuni
studiosi hanno messo in luce un presunto errore di datazione del
monaco che avrebbe sbagliato di circa 7 anni l’individuazione
dell’”Annus Domini” nei termini della datazione dalla fondazione di
Roma.
L’effetto devastante di questo errore sarebbe quello di alterare
completamente l’anno di riferimento per cui l’anno 2000, festeggiato con
grande clamore, per l’arrivo del nuovo millennio, sarebbe in realtà già
trascorso nel 1993 o nel 1994.
Comunque la si pensi, bisogna ammettere che questo specifico punto è
marginale rispetto ad altri aspetti più diretti della nascita di Gesù, in
quanto si tratta solo di una convenzione che nulla ha a che vedere con
la vicenda narrata nei Vangeli, i cui elementi abbiamo visto più sopra.
È importante ora considerare l’elemento più enigmatico di tutto il
racconto della nascita di Gesù e cioè quello della stella cometa che guidò i Re Magi verso la loro meta.

L’EVENTO MESSIANICO
E LA SUA INTERPRETAZIONE ASTRONOMICA

Prima importante considerazione da fare è che il racconto di Matteo
mette in luce la presenza di una stella che i Magi vedono apparire nel
cielo d’oriente e che li spinge a partire alla volta della Palestina in cerca
del Messia.
Questo racconto, che come abbiamo detto può essere accostato ai
“Midrash” ebraici, potrebbe essere un’invenzione letteraria per
aumentare l’aura di mistero intorno al personaggio Gesù e per
giustificare la sua filiazione divina. Sotto questo aspetto appare utile
ricordare che in alcuni testi ebraici antichi come il “Mekhilta” si afferma
che quando nacque Mosè la sua casa fu riempita da una luce come
quella di un astro, mentre in un altro racconto ebraico, lo “Sefer ha-
Yashar”, si narra che la notte in cui nacque Abramo un’enorme cometa
attraversò l’orizzonte.
Queste considerazioni, tuttavia, non fanno escludere a priori che reali
fenomeni astronomici possano essersi verificati in un arco di tempo
antecedente la nascita di Gesù e che possano aver convinto i saggi
sacerdoti persiani a mettersi in cammino per onorare il Figlio di Dio.
La difficoltà consiste nel comprendere quale fosse il fenomeno
astronomico descritto dall’autore del Vangelo di Matteo, che narra semplicemente dell’apparizione della sua stella ad oriente. Gli studiosi
di ogni epoca hanno espresso una loro idea di quale fosse questo evento
astronomico che facesse da segno all’evento Messianico e le ipotesi che
sono state messe in campo si possono così riassumere:

– La stella di cui si parla potrebbe essere una cometa: essa avrebbe solcato il cielo intorno al 12 a.C. spingendo i saggi astrologi a leggere tale evento come “segno” dell’imminente venuta del Signore.  Sappiamo con certezza che la cometa 1P/Halley (comunemente nota come cometa di Halley) raggiunse il perielio nella data del 10 ottobre 12 a.C, per cui era visibile nelle notti di cielo terso, anche alle latitudini del vicino oriente.

La cometa di Gesù
Fig. 1 La cometa di Halley sul cielo di Gerusalemme il 10 ottobre 12 a.C., elaborazione software Winstars 2.0
Fig. 2 I parametri astronomici della Cometa di Halley alla data del 10 ottobre 12 a.C. sul cielo di Gerusalemme, elaborazione software Winstars 2.0

Appare come un’ipotesi troppo lontana in termini temporali alla presunta data di nascita di Gesù ma essa incise profondamente sull’iconografia medievale, poiché nelle raffigurazioni della prima età cristiana prevaleva l’immagine della stella, mentre nel medioevo
prevalse quella della cometa. Si pensa che il primo a raffigurare la cometa sia stato Giotto,
impressionato dal passaggio della cometa di Halley. L’ipotesi tuttavia appare poco plausibile perché il testo greco del Vangelo parla di “astron” vocabolo che veniva impiegato per intendere una stella o un
fenomeno della volta celeste.

– Un’altra importante ipotesi è quella secondo cui un fenomeno astronomico molto particolare e spettacolare abbia “acceso” il cielo in un’epoca approssimativa alla data di nascita di Gesù. Si tratterebbe della cosiddetta supernova che si verifica quando una stella giunge
agli ultimi momenti della sua vita ed emanando una fortissima luce che può rischiarare il cielo al punto tale da sembrare, temporaneamente, un secondo sole.
Secondo antiche cronache cinesi delle “Ventiquattro storie” una supernova brillò nel cielo intorno al 5 a.C., una data molto vicina a quella della nascita di Gesù e potrebbe essere stata visibile in tutto il medio oriente. L’ipotesi è molto suggestiva ma resta il fatto che l’Autore parla di una stella che sorse a oriente e precedeva i Magi
guidandoli lungo il cammino, attribuendo cioè a tale fenomeno, un particolare movimento che non è possibile riscontrare nel movimento apparente delle stelle fisse.
La supernova non dovrebbe rientrare nella descrizione fornita dall’Autore del Vangelo, considerando anche il fatto che il tempo di osservazione di una supernova dovrebbe essere di alcuni giorni o alcune settimane.

– Il fenomeno descritto da Matteo e che fu definito come stella
potrebbe essere una tripla congiunzione planetaria che si sarebbe
verificata tra l’8 a.C. e il 6 a.C. (la congiunzione è definita tale quando
per tre volte in un anno i pianeti interessati sono vicini).
Secondo antichi documenti astronomici babilonesi, facenti parte
dell’”Almanacco di Sippar”, tale congiunzione si verificò tra i pianeti
Giove e Saturno e sarebbe iniziata negli ultimi mesi dell’8 a.C.,
quando Giove e Saturno cominciarono ad avvicinarsi e nel 7 a.C. i
due pianeti erano visibili dopo il tramonto e il loro allineamento era
molto spettacolare, dando luogo ad una forte illuminazione del cielo (fenomeno che si verifica ogni 900 anni circa). Non solo, ma verso la fine del 7 a.C. tale congiunzione ebbe luogo
anche con Marte e si concluse nei primi mesi del 6 a.C. (anche questo
una volta ogni 800 anni circa).
Il primo studioso a formulare tale ipotesi fu Keplero, il quale fece i
calcoli sulle congiunzioni planetarie di quell’epoca intuendo
l’importanza che poteva avere per l’astrologia antica un tale
fenomeno.
Questo avvenne sullo sfondo della costellazione dei Pesci e poté
essere letto dai saggi astrologi del tempo come l’Avvento del Messia
poiché i pianeti interessati Giove e Saturno erano, secondo la
tradizione del tempo, simbolo della regalità e della giustizia, mentre il
simbolo del pesce poteva essere legato al popolo ebraico.
Ma a dire il vero non vi è accordo tra gli studiosi su questo punto, in
quanto altri sostengono che Saturno fosse il simbolo di Israele mentre
la costellazione dei Pesci avrebbe avuto un fortissimo significato
simbolico legato al fatto che per effetto della precessione degli
equinozi, il sole sorgeva, all’alba equinoziale, nella costellazione dei
Pesci.
Questo fenomeno, che ciclicamente sposta il sole con moto retrogrado
nelle costellazioni zodiacali (ogni 2160 anni circa), avrebbe acquisito il
significato dell’inizio di una nuova era cosmica segnata da un Messia
il cui simbolo sarebbe stato quello del pesce. Esattamente quello che
accadde per Gesù, il cui simbolo dei protocristiani era quello del
pesce (ICHTHYS, acronimo greco che sta per “Gesù Cristo, Figlio di
Dio, Salvatore).
Tale ipotesi è valida sia che sia stata considerata la congiunzione
planetaria nella costellazione dei Pesci, sia che i saggi abbiano
interpretato il simbolo precessionale, legato a tradizioni antichissime
di origine egizia e babilonese e che sarebbe comunque riscontrabile
nelle Scritture ebraiche (come descritto nel nostro articolo ” Arca di
Noè e Codice della Precessione”).
È importante ricordare che recentemente l’astronomo Michael
Molnar, in un suo studio pubblicato nel 1999, ha ipotizzato che il
fenomeno in questione sia stato l’occultazione di Giove da parte della
luna avvenuta due volte, il 6 marzo e il 17 aprile del 6 a.C., sullo
sfondo della costellazione dell’Ariete.
Molnar è riuscito ad elaborare questa ipotesi studiando alcune
versioni di manoscritti dei Vangeli; inoltre, avendo la passione per la
numismatica, è riuscito ad entrare in possesso di una moneta
romana proveniente dalla Siria, in cui è raffigurata l’immagine di un
ariete o agnello con alcuni particolari che ricordano il cammino di
Giove nel corso dell’anno in questione. Ciò ha fornito all’astronomo
l’intuizione che la stella di Natale sia legata a questo fenomeno che,
comunque la si pensi, è altrettanto importante, al pari di quello
descritto più sopra per la tradizione astrologica antica.
Infatti, l’occultazione di Giove da parte della luna era considerato
come un potente “segno” di un importante avvenimento legato
all’avvento di una persona divina e onnipotente. Un evento del
genere, che sarebbe stato meno spettacolare, perché non visibile se non agli studiosi di astrologia e astronomia, renderebbe giustizia
anche del fatto che soltanto i Magi erano a conoscenza del fenomeno
in questione, essendo quindi compatibile con il fatto che la
popolazione non si è accorta del fenomeno né tanto meno, sembra, se
ne fossero accorti i sacerdoti ebrei, che si limitarono a consultare le
Scritture.
Ancora occorre ricordare, per dovere di completezza, che altri
fenomeni di congiunzioni planetarie si verificarono intorno al 3 e 2
a.C. tra cui la congiunzione tra Saturno e Mercurio il 19 maggio 3
a.C. e la congiunzione di Saturno con Venere il 12 giugno dello stesso
anno. Ancora abbiamo la congiunzione di Giove e Venere il 12 agosto
sempre del 3 a.C, mentre il 14 settembre Giove si congiunse con
Regolo, cosa che si ripete il 17 febbraio del 2 a.C. Ancora il 17 giugno
del 2 a.C. Giove e Venere si congiunsero nella costellazione del Leone
e ancora il 27 agosto del 2 a.C. Giove, Venere, Marte e Mercurio si
congiunsero nella costellazione del Leone. Tutti eventi che furono tra i
più importanti degli ultimi 3.000 anni e tutti compresi fra l’8 a.C. e il
2 a.C., nello spazio ristretto di 6 anni. Di questi sicuramente la
grande congiunzione di Giove e Saturno del 7 a.C., a cui si
accompagna quella con Marte e l’occultazione di Giove da parte della
Luna nel 6 a.C. sembrano più plausibili rispetto al coacervo di
congiunzioni più recenti del 3 e 2 a.C. perché compatibili con la
presunta data di nascita di Gesù che non può essere fatta risalire
posteriormente al 4 a.C. per i motivi di cui abbiamo parlato più sopra.
Ovviamente, le congiunzioni planetarie hanno il vantaggio di un
movimento apparente particolare nella volta celeste, per effetto del
corso dei pianeti che ha particolarità rispetto al moto delle stelle fisse
ed inoltre spiegherebbe il fatto che la stella appare ferma sulla zona
di Betlemme, così come descritto dalla tradizione.

– Occorre accennare ad un insieme di ipotesi più elaborate che sono
comparse in questi anni grazie al recupero dello studio della
tradizione dei “Sabiani di Harran”.
Innanzitutto potrebbe trattarsi di una osservazione astronomica
effettuata ad oriente da questi saggi della setta dei Sabiani, che
avrebbero osservato o la costellazione dei Pesci all’alba equinoziale,
oppure la costellazione di Orione, per cui sarebbe rimasto il termine
“la sua stella” per indicare la costellazione attribuita al Messia.
Sappiamo infatti che, per effetto della tradizione cosmica della
precessione, la costellazione sarebbe quella dei Pesci, mentre per
l’abbinamento tra Gesù e Osiride, a cui era abbinata la costellazione
di Orione, i saggi avrebbero osservato le stelle della cintura di Orione
e notato che intorno al 4 a.C. nella zona di Harran, una di esse, Al
Nitak, culminava sul meridiano a circa 51° 52’.
È interessante notare che questo dato, espresso in gradi, equivale
all’angolo di inclinazione della Grande Piramide di Cheope, cosa che
farebbe pensare ad un meccanismo messianico volutamente
realizzato dai costruttori delle piramidi, oppure assorbito dalla
tradizione esoterica dei Sabiani che, dediti al culto degli astri, attendevano l’evento messianico traendone gli elementi temporali
dallo studio delle caratteristiche astronomiche e geometriche dei
monumenti di Giza, nei confronti dei quali esisteva una riverenza
particolare, stante l’esistenza di una tradizione accertata di
pellegrinaggi alla piana di Giza.
Questa ipotesi, completamente sottovalutata, è invece molto
importante, perché spiegherebbe la scarsa dimestichezza di persone
non a conoscenza di questa tradizione esoterica con una profezia
leggibile da segni del cielo, che non siano visibili e spettacolari e
potrebbe anche spiegare perché l’Autore parla di una fuga in Egitto
della Sacra famiglia, in quanto in tale terra il piccolo Gesù avrebbe
acquisito quegli elementi della tradizione sapienziale che avrebbero
permesso la perpetuazione del mito di Osiride.
Comunque la si pensi è un’ipotesi che non ha trovato la giusta
considerazione e che potrebbe essere fortemente rivalutata se gli
studiosi decidessero di approfondirla come merita.
Le ipotesi relative alla nascita di Gesù sono, come abbiamo visto,
svariate, ma il mistero permane perché nessuna di esse può dirsi certa.
Questo enigma continua a tormentare gli studiosi e gli uomini di ogni
epoca in cerca della Verità, questa Verità che ci sfugge dalle mani e ci
obbliga a riflettere sul significato stesso della nostra esistenza e su come
sia possibile che il Verbo si sia fatto carne e sia venuto a stare in mezzo
a noi, condividendo i dolori dell’umana esistenza e salvando, con il suo
sacrificio, un’Umanità perduta; il tutto manifestandosi nella notte di
Natale nelle vesti di un bambino innocente.
Così si è manifestato Dio, in silenzio; tale, per chi ci crede, la sua grandezza.

Bibliografia
Mons. Salvatore Garofalo – La Sacra Bibbia – Ed. Marietti 1969
M. Molnar – The Star of Bethlehem: The Legacy of the Magi – (Rutgers University
Press, 1999).
A. Gilbert – I Re pellegrini – Corbaccio editore 1999
L. Scaccaglia – Gesù Cristo liberatore – vol. I Comunità parrocchiale di S. Antonio
abate, Parma 1999

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