Rennes-le-Château e il vento dell’Aude

Un racconto su Rennes-le-Château

(Tiziana Pompili Casanova – Racconto terzo classificato al concorso La Plume doc 2007, pubblicato sulla rivista Indagini su Rennes-le-Château numero 18)

 

Rennes-le-Château
Rennes-le-Château, la Torre di Magdala

Il prologo

Riconobbe il sibilo del vento e un soffio freddo, ma leggero come una carezza, la spinse ad aprire gli occhi. La prima cosa che mise a fuoco fu la punta delle proprie scarpe. Stupita, si stropicciò gli occhi con la vana speranza di poter spaziare nell’orizzonte che il buio limitava a pochi metri intorno a lei.

Seduta a terra, con la schiena appoggiata contro qualcosa di solido, Maddalena cercò di riordinare le idee sconnesse e veloci che si accavallavano nella mente. Cosa cavolo ci faceva lì da sola a quell’ora? Ma soprattutto dove si trovava? Un brivido le serpeggiò lungo la schiena. L’ultima cosa da fare era lasciarsi prendere dal panico.

Provò a rialzarsi, ma le gambe non volevano saperne di reggere il peso del suo corpo. Si sentiva debole, infreddolita e ammaccata. Perché diavolo non aveva indossato il giubbotto se faceva così freddo? Era caduta? Probabilmente sì, a giudicare da quel feroce mal di testa che non le dava un attimo di tregua e che le impediva di pensare con lucidità.

Calma, doveva respirare a fondo, cercare il bandolo della matassa dei suoi ricordi per comprendere dove si trovasse e perché. E sì, doveva proprio mantenere la calma, ma gli elementi per lasciarsi andare alla paura c’erano tutti.

Certo, la notte non le era d’aiuto, anzi, una notte come quella peggiorava le cose. Buio pesto tutt’intorno. Maddalena non aveva memoria di una notte così scura. Alzò gli occhi verso il cielo nero coperto di nuvole che in un punto lasciavano appena appena trasparire il chiarore della luna.

Un barlume nell’oscurità

Abituati gli occhi all’oscurità, cominciò a distinguere alte sagome che delimitavano il breve orizzonte. Sì, degli edifici… accanto a lei una scala di pietra, in più in là… una casa? Un muro… un castello! Il profilo dei merli si distingueva abbastanza bene. Per quel poco che riusciva a capire si trovava i bordi di una specie di giardino.

Ah… la testa. Era certa di averla ancora al suo posto solo perché le faceva tanto male. Magari ci voleva un po’ d’acqua per bagnarsi la fronte… Quasi a scacciare il dolore si passò entrambe le mani sul viso e avvertì una protuberanza proprio alla radice dei capelli. Eccolo lì, un bernoccolo! Chiaramente la prova che aveva battuto la testa in qualche modo.

Ricapitolando realizzò che si trovava  da sola, di notte, in un giardino sconosciuto. Una morsa sembrò stringerle la bocca dello stomaco:

”Coraggio… tranquilla!’,

si consolò in un sussurro. Pensare, ecco cosa doveva fare, solo pensare e ricordare come fosse arrivata in quella strana situazione. Oppure poteva cercare aiuto, qualcuno nei paraggi che potesse darle una mano.

E’ a Rennes-le-Château

Quella idea le fu di conforto tanto che con un piccolo sforzo riuscì a tirarsi su in piedi. Una raffica di vento più forte, improvvisa quanto inattesa, diradò le nuvole. Il tondo argento della luna apparve di colpo come un faro acceso da mano invisibile.

”Misericordia!”

Ora, illuminata dal riflesso lunare, la scena appariva ben più chiara. Il disegno dei merli intravisti poco prima, si stagliava netto e preciso contro il cielo nero. Non era un castello, non esattamente. Maddalena conosceva assai bene quella costruzione.

Aveva osservato tante volte le foto della Torre Magdala che dall’alto domina il paesaggio che si stende intorno a Rennes-le-Château. Lo aveva fatto spesso sognando un viaggio nell’Aude per vedere di persona, prima o poi, quella terra a due passi dai Pirenei da cui sembrava arrivare un richiamo sottile.

Maddalena pensava che tanta attrazione verso Rennes derivasse proprio dal suo nome, così celebrato in quel luogo. Per di più il significato ebraico di Magdalene, ovvero “torre”, le era sempre apparso come un ulteriore coincidenza e a volte le era sembrato come un’esortazione ad essere forte di fronte ad ogni difficoltà.

Ma quella notte era tutto diverso, gli ostacoli da superare andavano oltre la ragione. Tuttavia fu più la sorpresa di avere il sopravvento. Il suo cuore perse un battito in un’eccitazione così forte da farle dimenticare l’assurdità della situazione in cui si trovava.

Rennes-le-Château…”, pensò: ”È incredibile… sono a Rennes-le-Château!”

Non sapeva come il suo piccolo sogno si fosse realizzato, in quel preciso momento forse nemmeno le importava. Era il fascino del posto che rapiva le sue emozioni, più felicità che smarrimento. Ma, fulminea com’era venuta, la gioia lasciò il posto all’ansia.

Il respiro della ragazza si fece corto mentre, ancora immobile e dolorante, non sapeva decidere dove dirigere i suoi passi. Sola, in una notte scura, lontana da casa, con un vuoto inspiegabile nella memoria e un’altalena di sensazioni che non l’aiutava a mantenere il sangue freddo.

Incontri inquietanti

Ancora totalmente stordita dall’incanto che la ammaliava, Maddalena sentì un rumore provenire da lì vicino, come uno scricchiolio di passi sulla ghiaia. Una debole luce puntava dritto verso di lei, portata da qualcuno che le si avvicinava camminando rapidamente.

”È una donna!” pensò individuando la sagoma e, scrutando l’ombra per distinguerne i lineamenti, timidamente pronunciò: ”Bonsoir…”

La figura femminile, senza rispondere al saluto appena accennato della ragazza, sollevò la lampada a petrolio puntandogliela in pieno sul viso e osservandola attentamente negli occhi, in silenzio.

Seppur in controluce, Maddalena intravide una donna ancora bella sebbene non giovanissima. Lineamenti severi, capelli tirati sulla sommità del capo e abiti scuri lunghi fino a terra, contribuivano a farla apparire più vecchia di quanto in realtà non fosse.

”Vite! Venez avec moi!”

disse secca a bassa voce la nuova arrivata evitando i convenevoli e riprendendo a camminare velocemente.

”Vite! Vite! Venez! De cette partie!”

insistette la donna imperativa girando appena indietro la testa e rallentando un poco. L’invito a seguirla era evidente, quasi impaziente. Incuriosita, e in un certo senso rassicurata, Maddalena si mosse sulla scia della strana donna.

Il soffio del vento freddo dell’Aude giocava ancora a ingarbugliare le nuvole nel cielo notturno mentre le due figure femminili si avvicinavano a Villa Béthanie, entravano e salivano le scale fino alle stanze del piano superiore.

”Ici!”

sussurrò come in un singhiozzo la sconosciuta aprendo una porta. Disteso sul letto giaceva un uomo. Un prete, a giudicare il crocifisso e la mitria sul comodino. E poi il vestiario: l’abito talare, la cotta e la stola, anche se ciò che saltava all’occhio era una sorta di drappo adornato di fiocchi rossi che copriva il corpo immobile quasi per intero.

L’abbé Saunière

”L’abbé Saunière… sul letto di morte!”

gemette terrorizzata Maddalena ad alta voce, coprendosi subito le labbra con la mano, ma aggiudicandosi comunque un’occhiata di traverso da parte della sua accompagnatrice che magari si aspettava un Segno della croce, una lacrima, un cenno di compassione.

”È un incubo. Questo è solo un brutto sogno e domani ci riderò sopra…”

sperò con tutta sé stessa mentre, con le ginocchia molli e quelle fitte di dolore alla testa, non faceva più neanche un tentativo di dare una spiegazione razionale a quanto le stava accadendo.

”Prenez!”

disse la donna francese indicando i fiocchi rossi che spiccavano sul drappo appoggiato sopra le spoglie dell’abate defunto

”An souvenir…”

La circostanza cominciava ad assumere sfumature grottesche. Convincendosi sempre più di essere in un sogno, Maddalena allungò la mano e staccò uno dei fiocchi da quell’insolito panno, esattamente come ricordava di aver letto che avvenne alla morte dell’abate di Rennes-le-Château nel 1917. Improvvisamente Maddalena chiese:

”Marie?”

”Oui…”

bisbigliò l’altra con gli occhi ancora fissi sulla salma.

Marie Denarnaud, la perpetua

Ecco chi era quella donna! Marie Denarnaud, la perpetua dell’abbé Saunière. Chiese ancora Maddalena:

”Le combien sommes nous aujourd’hui?”

”Le vingt-deux.”

si sentì rispondere.

Sì, infatti. Il 22 gennaio 1917 corrispondeva alla data di morte di Saunière. Era quindi 22 gennaio 1917? Impossibile, lei sarebbe nata solo settant’anni dopo! Più per compiacenza che per convinzione, Maddalena si fece un rapido Segno della croce mormorando qualcosa di incomprensibile che potesse essere scambiato per una preghiera, forse nella speranza che le sue azioni mettessero fine a quella visita indesiderata e surreale.

Infatti la Denarnaud aprì nuovamente la porta della stanza e invitò la ragazza a scendere verso il piano inferiore. Maddalena riuscì a muovere appena pochi passi sui gradini poi, per un piede in fallo, o un capogiro, precipitò rovinosamente lungo la scala mentre Marie gridava spaventata.

Di ritorno dal mondo onirico

”Maddalena! Per favore Maddalena svegliati!”

Il suono di quella voce preoccupata le giungeva come lontanissimo, una voce che conosceva bene, era quella del suo compagno. Il suono era rassicurante e la invitava ad aprire gli occhi, cosa che fece con fatica, stordita e dolorante.

”Ecco, ecco… si riprende, per fortuna!”

esclamò il ragazzo

”Sono io, Marco, mi riconosci?”

”Sì… certo. Cosa è successo?”

”Sei caduta e svenuta. È mezz’ora che tentiamo di rianimarti, sta arrivando il medico. Ci hai fatto morire di paura.”

La piccola folla radunata intorno a loro annuiva respirando di sollievo.

”Anch’io ho avuto paura… dove siamo?”

mormorò Maddalena ancora scossa mentre nella sua mente tornavano a formarsi le immagini dell’inquietante sogno appena vissuto.

”A Rennes-le-Château! Bel modo di passare le vacanze, distesa a terra con questo vistoso bernoccolo sulla fronte! Ricordi? Hai fatto il diavolo a quattro per essere qui il giorno del tuo onomastico… Ce la fai ad alzarti? Vieni, ti accompagno in ospedale?”

”No, no. Sto bene, ora. Ma che giorno è oggi?”

”Il 22 luglio, Santa Maddalena… buon onomastico, cara. Vieni alzati, dammi la mano…”

Maddalena tese il braccio verso Marco e aprì la mano che teneva stretta a pugno con l’intenzione di farsi aiutare a mettersi in piedi. Sul palmo apparve un vistoso fiocco rosso. Lei lo guardò stupita a bocca aperta, poi vide l’identica sorpresa negli occhi di lui.

Ma prima che potessero dire o fare una qualunque cosa, un dispettoso colpo di vento dell’Aude sollevò in alto il nastro scarlatto che come una insolita farfalla, volteggiando, si allontanò leggero verso l’orizzonte.

 

 

 

 

 

 

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