I “SEGRETI” DEL RE. Il principio di sovranità: dai valori semantici all’espressione originale della realtà percepita. Parte 4. Regalità, dono divino.

Il processo di modernizzazione avviato nel XVIII secolo , (vedi parte precedente) estese i suoi effetti anche all’assolutismo monarchico. Sotto l’influenza dell’Illuminismo il potere dei sovrani, ormai consolidato da secoli, non poteva più essere giustificato con ragioni di carattere religioso (cioè con presupposte leggi di origine divina) né militari (quindi come conquista del potere da parte di una dinastia). L’esercizio della sovranità doveva essere inteso come vòlto al benessere di tutti i sudditi, attraverso la figura di un re “virtuoso”, in atteggiamento di benevola superiorità, che sosteneva e proteggeva il proprio popolo. I sovrani, formalmente ispirati dalle nuove ideologie, avviarono iniziative riformatrici che sembravano seguire la filosofia illuminista fino, in apparenza, a sovvertire gli stessi principi del potere temporale. Di fatto però, nonostante il clima di “assolutismo illuminato”, i poteri dei monarchi rimasero identici a quelli dei periodi precedenti all’Illuminismo, come rimase invariato il concetto del diritto a governare acquisito per nascita, in pratica per privilegio di origine divina.

Sebbene tale atteggiamento possa essere semplicemente interpretato come un ostinato atteggiamento conservativo del proprio rango e del proprio potere assoluto da parte dei sovrani del XVIII secolo, non penso si possa escludere che l’idea dell’autorità legittimata al re direttamente da Dio fosse così tenace per ragioni più profonde del semplice prestigio personale, del mero beneficio della supremazia, della deferenza o dell’intoccabilità o di quant’altro possa privilegiare la posizione esclusiva di un monarca assoluto. Probabilmente, e spero di dimostrarlo, i veri motivi millenari erano così radicalmente intessuti nella medesima trama della struttura gerarchica sociale, che magari, mi permetto di azzardare, sfuggivano persino alle stesse dinastie dell’epoca .

Nonostante le rivoluzionarie filosofie illuministiche e il successivo evolversi dell’assetto societario nel tempo, nel senso di sovranità è sempre rimasto implicito il concetto che vede il potere terreno derivato, o delegato, direttamente da Dio o, più in generale, dalla divinità. Un re (o imperatore) a capo di un popolo, è all’apice della gerarchia sociale per concessione divina, la sua posizione di comando è l’espressione della diretta volontà di Dio, un privilegio che viene tramandato ai suoi successori di generazione in generazione. Tale affermazione può suonare oggi apparentemente anacronistica dal momento che, nella maggior parte delle monarchie europee, l’incoronazione è stata sostituita da un giuramento e da una cerimonia d’insediamento meno solenne dove la corona, simbolo per eccellenza della regalità, è spesso solamente esibita e non posta sul capo del re. Tuttavia, non è esattamente così. Prestiamo attenzione, ad esempio, alle formule di incoronazione dei reali britannici, le stesse con cui Elizabeth Alexandra Mary, primogenita dei duchi di York, il 2 giugno del 1953, fu ufficialmente incoronata regina dall’arcivescovo di Canterbury.

Oh Dio, corona della fede; benedici e santifica questo tuo servo, il re/la regina, e da questo giorno ponigli sul capo una corona d’oro, arricchisci il suo cuore di grazie abbondanti e coronalo di tutte le virtù attraverso il re eterno Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

E ancora:

Dio ti incoroni con la corona della gloria e della giustizia, che dia la giusta fede ed il giusto lavoro, che tu possa ottenere la corona del regno indistruttibile come dono da Lui il cui regno durerà per sempre.”

Queen Elizabeth II , frammento di un video della BBC diffuso da Daily Mail Online

Dunque, la titolatura di Sua Altezza Reale è “Elisabetta II, per Grazia di Dio, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e dei Suoi altri Reami e Territori, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede”.  Così Elisabetta II è regina per Grazia di Dio, ovvero per un particolare “favore” accordatole dalla divinità trascendente. In altre parole, la regalità è un “dono” divino, una “benevolenza” concessa da Dio ad un particolare soggetto (e a tutta la sua discendenza genetica). Tale elargizione eleva il re non solo al massimo livello della gerarchia sociale, ma perfino ad un piano superiore rispetto a tutto ciò che è il mondo terreno, tanto è vero che, nella storia, il “sovrano ideale” ha funzioni sacerdotali oltre che doti di saggezza, temperanza, bontà, purezza di spirito etc. che gli permettono di instaurare un regno giusto. Per Eusebio di Cesarea (265 – 340 d.C.) il sovrano che governa un regno specchio di quello celeste, è l’uomo di Dio”, con il quale Dio stabilisce un patto di alleanza.

Il lemma sovrano risale al latino super → sopra, che, modellandosi nell’antico francese soverain (sec. XIII), → che sta sopra; che ha superiorità, diviene sovrano → capo; governante.

Il giurista Roberto Bin afferma (giustamente) che il termine sovranità appartiene più alla teologia che al diritto. Sovranità esprime l’immagine terrena di Dio.”  E ancora: “Tanto è antica l’idea di un vertice del potere politico, che non riconosce altra autorità sopra di sé, tanto è risalente il concetto di sovranità, se non anche la parola.” La sovranità assoluta “corrisponde alla assenza di vincoli: il monarca non risponde a nessuno, se non a Dio.”

Nella Lettera ai Romani San Paolo scriveva: Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio.  Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna.” (Romani 13, 1-2) “Questa è l’origine della sovranità,” – prosegue Bin – “intesa come la proiezione dell’autorità che deriva da Dio perché Dio vuole che il mondo sia ordinato.” 

Ma se ciò fosse vero, Dio a chi per primo elargì il privilegio della regalità? Su quali basi, con quali criteri venne fatta in origine la scelta?

(segue parte 5)

(bibliografia nell’ultima parte)

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2 risposte a “I “SEGRETI” DEL RE. Il principio di sovranità: dai valori semantici all’espressione originale della realtà percepita. Parte 4. Regalità, dono divino.”

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