I “SEGRETI” DEL RE. Il principio di sovranità: dai valori semantici all’espressione originale della realtà percepita. Parte 6. Le insegne del potere: lo scettro (2).

Dopo i temi sviluppati nella parte precedente, proseguiamo la ricerca sul significato dello scettro cercando di comprendere più a fondo come ebbe origine il valore che viene ad esso attribuito ancora oggi.

Se teniamo conto che nella sua forma più elementare lo scettro è semplicemente un bastone, possiamo notare che questo, una volta impugnato, diventa l’estensione del braccio umano e ne rafforza certe funzioni. L’iniziale efficacia per il prolungamento del braccio e della mano potrebbe col tempo aver ampliato il suo valore includendo anche la volontà divenendone il simbolo. Non a caso, nelle “semplici società di natura”, il bastone, altro possibile antenato dello scettro oltre al regolo (vedi parte 1 e parte 5), è uno strumento tipico sia del capo tribù, il carismatico rappresentante di un consiglio di anziani e saggi, sia dello sciamano, maestro spirituale di saggezza e conoscenza.

Lo Sciamanesimo è un vero e proprio fenomeno sociale che risalirebbe almeno al paleolitico. Si riscontra fra popolazioni indigene della Siberia e dell’Asia centrale ma è diffuso (o lo è stato) praticamente in ogni altro continente: Europa, America, Africa, Australia.

Primigenio concetto di religiosità, misticismo e spiritualità, lo Sciamanesimo è la prima forma di rapporto col divino che l’uomo ha concepito. È bene precisare tuttavia, che il divino di cui parliamo non era inteso come qualcosa di esterno all’uomo ma, al contrario, presente in ogni cosa che esiste nella realtà oggettiva dove tutto veniva percepito unito da legami invisibili. Nella società civilizzata, il concetto di una connessione imprescindibile, in grado di unificare ogni cosa, inizia a diffondersi solo dopo le scoperte della fisica quantistica. Ma le tradizioni sorprendentemente molto simili, sebbene con piccole varianti locali, ricostruite dall’archeologia o rivelate con gli studi antropologici delle semplici società di natura che ancora oggi sopravvivono, farebbero pensare che il fenomeno dello Sciamanesimo abbia origine dalla stessa natura dell’uomo. Ciò, a mio avviso, costituisce una prova evidente: l’uomo, nel suo processo di evoluzione tecnologica e sociale, sbilanciandosi verso una visione pressoché totalmente razionale delle cose, ha generato dei limiti alla sua esperienza sensibile in questa dimensione, dimenticando che anche quanto è celato ai propri sensi ha realtà effettiva e finendo per confinare nell’oblio il suo legame con il Tutto.

Lo Sciamanesimo è un complesso di conoscenze e rituali magico-religiosi ed è incentrato sulla figura dello sciamano, un individuo dotato di speciali facoltà (che potremmo riassumere con l’espressione “talento sciamanico”) quasi sempre ereditate geneticamente per via matrilineare. A volte il soggetto sviluppa la sua attitudine sciamanica con l’iniziazione alle pratiche oppure viene prescelto ricevendo la chiamata con segnali di vario tipo, a volte durante stati alterati di coscienza (estraniazione totale della mente dalla realtà circostante). Di fatto, lo sciamano è un leader spirituale, mago e medico al tempo stesso, che per mezzo di intuizioni, viaggi spirituali, trance, estasi, visioni e sogni (talora provocati con sostanze eccitanti), sa come guarire le malattie, predire gli eventi, comunicare con le potenze superiori o con gli spiriti degli antenati, Lo Sciamano è infatti una sorta di “ponte” tra il mondo materiale e quello trascendente.  

Pur esprimendomi principalmente al maschile, ritengo doveroso precisare che in origine il “talento sciamanico” si manifestava nei soggetti femminili. Il fenomeno dello Sciamanesimo nacque infatti nelle società matrifocali guidate dalle donne, anziane soprattutto. Queste, non avevano privilegi particolari, il loro potere era tutt’altro che materiale. Erano specialmente rispettate per la loro capacità di perpetuare e rinnovare la Vita come specchi della Grande Madre che garantisce rinascita e sostentamento ad ogni forma vivente.

Sciamano buriato (minoranza etnica della Siberia) fotografia del 1904, pubblico dominio tramite Wikipedia

La parola sciamano, così come la conosciamo, entra in occidente alla fine del 1600 con l’inglese shaman, che deriva dal termine evenki (sottogruppo delle lingue tunguse) šamān → separato; solitario; eremita, (a volta opinabilmente collegato al sanscrito śrāmaṇa → cercatore; asceta). Secondo l’etnografo orientalista ungherese Vilmos Diószegi, a monte di sciamano ci sarebbe la radice tungusa ša→ conoscere. Risalendo ancora,vengono ipotizzate due probabili radici indoeuropee: 

  • sap → legarsi [ś] a ciò che è puro/sacro [p]; da cui discende anche il latino sàpere che ha un doppio valore → 1. avere sapore (percepire col gusto) → 2. avere senno (essere saggio);
  • śak → legarsi [ś] al moto curvilineo dell’universo [ak] da cui → essere potente, essere forte, essere capace.

Inoltre, non escluderei un legame con un terzo etimo del tutto ignorato dalle fonti che ho consultato:

  • śam → somiglia [ś] ad un malessere [am] di conseguenza → affaticarsi; stancarsi; esaurirsi.

Riassumendo le indicazioni della semantica, lo Sciamano potrebbe essere definito colui che forte, capace e dotato di senno, attraverso uno stato simile al malessere, si lega alla dimensione extratemporale valicando il limite della realtà tangibile per conoscere.

Riallacciandoci al tema principale, cerchiamo di capire qual è il primigenio valore del bastone.

Il senso è, ancora una volta principalmente emblematico. Pur con le presumibili differenze dei singoli casi, dobbiamo immaginare le tribù paleolitiche (semplici società di natura) come un unico organismo in cui il capo tribù si occupa delle cose terrene, materiali, mentre lo sciamano si prende cura delle questioni spirituali, sovrannaturali.

Per lo sciamano il bastone (un po’ come la bacchetta a Y del rabdomante) può essere considerato lo strumento che catalizza il suo talento sciamanico per rilevare le correnti energetiche, per concentrarne e attivarne il potere e, infine, per “indirizzare”, “convogliare” le forze della natura a fini benefici. Il bastone può anche rappresentare lo strumento che lo sciamano impiega per proteggersi nel difficile, insidioso “passaggio” tra questa dimensione e quella ultraterrena (o in altri tempi e spazi), spesso sorvegliato da entità non sempre ben disposte.  Ma sono propensa a credere che l’aspetto simbolico del bastone sia anche quello di “sorreggere” lo sciamano “alleviando” la fatica e il dolore che i suoi stati modificati di coscienza comportano (instabilità, vacillamenti, sussulti del corpo).  

Similmente, per il capo tribù, il bastone riassume molteplici valori:

  • rappresenta allegoricamente il supporto nel suo difficile ruolo di guida;
  • polarizza l’attenzione del popolo ispirando credibilità soprattutto nel solenne momento in cui egli è portavoce del consiglio e delle sue decisioni prese “in modo misurato”;
  • riproduce emblematicamente il vincastro del pastore, il ramo flessibile che serve a toccare delicatamente le pecore per circoscriverle e farle camminare in gruppo senza disperdersi, usato anche per tastare il terreno e individuarne i pericoli in anticipo;
  • equivale al “potere di colpire” ma in modo non cruento: in battaglia, in alcune culture, esisteva infatti la consuetudine di mettere fuori gioco gli avversari solo toccandoli con un bastone.

Considerando tutto questo, nell’originale concetto del bastone/scettro non parrebbe esserci nulla di temibile. Il significato doveva essere più quello del condurre rettamente il gruppo sociale piuttosto che del dare autorevolezza all’atto di comandare nel senso di imporre la propria volontà.

Come “estensione del braccio” aveva il valore di indicare la via, sbarrare per proteggere, sostenere nei momenti di debolezza. Come metafora di “misura” doveva simboleggiare l’equanimità, l’equilibrio, il senno, il rispetto. 

Un ampio significato positivo, quindi, improntato sulla consapevolezza e non sul potere, sull’unione, il soccorso, la reciproca garanzia e non sulla paura. Viene da sé ipotizzare che il significato del bastone (e di conseguenza dello scettro suo probabile derivato) si sia nel tempo allontanato dall’originale valore.

(segue)

(bibliografia essenziale nell’ultima parte)

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