I misteri inediti della Mala del Brenta

La verità rimasta celata per ben 28 anni, sui reali retroscena che hanno visto protagonista la Mala del Brenta, la quale ha scritto con caratteri di fuoco, la storia della criminalità autoctona nel Veneto, sarebbe stata solo da poco esposta al pubblico, in una versione completamente inedita e ampiamente integrata che mette in discussione con autorevolezza, le versioni precedenti.

Di fatti, solo recentemente sarebbe emersa un’altra verità su cosa era la Mala del Brenta e chi fossero i veri capi, che sarebbero stati più di uno, contrariamente a quanto asserito attualmente dalle fonti più frequenti; quindi non ci sarebbe stato un solo leader sopra tutti, nella persona di Felice Maniero, come riportato persino da Wikipedia.

Questa clamorosa verità, ancora classificabile come versione eterodossa, sarà destinata ad emergere e a prevalere come l’unica autorevole e definitiva?

Seguendo il filo delle ultime ricostruzioni, suffragate anche da certi, significativi, atti processuali, che non sarebbero stati poi divulgati adeguatamente dopo la sentenza emessa al processo nell’aula bunker di Mestre contro gli ex-appartenenti alla Mala del Brenta, sarebbero emerse le ragioni che portarono alla formulazione del verdetto, le quali avrebbero messo in secondo piano le versioni di chi aveva fatto dichiarazioni spontanee, senza fare nomi di altri e senza chiedere niente in cambio, per dare invece preminenza alla versione del super-pentito principale, Felice Maniero, che sarebbe riuscito a strappare un accordo clamoroso, proponendo la versione dove sarebbe stato lui il capo supremo, posizione che in sede di giudizio gli avrebbe conferito quindi l’autorevolezza sufficiente a smantellare l’intera banda, garantendo così una condanna generale e ottenendo per se uno sconto di pena strabiliante, con una sentenza finale di soli 11 anni, in luogo dei 33 anni inflitti nella condanna iniziale.

Solo l’anno scorso, Giampaolo Manca, ex-membro di spicco della Mala del Brenta, noto anche come “Il Doge Veneziano”, oggi autore e relatore impegnato nel sociale e nella fattispecie per tenere i giovani lontano dal crimine raccontando la sua drammatica esperienza ed il quale personaggio è stato adattato alla serie TV di Sky “Faccia d’Angelo”, ha deciso di raccontare la sua verità sulla Mala del Brenta, partendo dal sodalizio alla pari tra veneziani, rivieraschi e mestrini, dove ogni decisione in verità sarebbe stata presa da un piccolo gruppo di leader, circoscritto ma con egual potere decisionale, del quale il Manca stesso faceva parte in qualità di esponente per Venezia. Una storia quindi completamente inedita rispetto alla narrativa corrente, ma allo stesso tempo capace, attraverso i passaggi logici che la definiscono, a determinare una coerenza che appare maggiormente solida e strutturata, la quale ha quantomeno il sapore di mettere in seria contraddizione le versioni precedenti, che vedevano in Felice Maniero (forse anche un po ingenuamente) il capo assoluto ed indiscusso dell’intera banda, contrariamente a quanto sarebbe affiorato da numerosi elementi, non sufficientemente emersi dalle cronache fino ad ora.

Le dichiarazioni, le opere letterarie e le interviste rilasciate solo recentemente da Giampaolo Manca, ci portano in un viaggio che è storico, prima che di cronaca passata, che inizia nei primi anni ’70 dalla storia del leggendario e carismatico Silvano Maistrello, il celeberrimo “Robin Hood veneziano”, che lasciava senza fiato il pubblico delle cronache di allora con le sue mirabolanti gesta, doti acrobatiche e di ingegno ai colpi sensazionali e tuttora memorabili dei veneziani, che al giorno d’oggi sono paragonabili per fascino, prerogative ed atmosfera, solo alle leggendarie avventure dell’ Arsenio Lupin di Maurice Leblanc.

Giampaolo Manca, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia per ben 36 anni, assumendosi sempre le sue responsabilità e senza aver mai accettato di tradire nessuno in cambio di sconti di pena o di qualsiasi altra ragione o cosa, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti, versione per la quale non ha chiesto in cambio nessun beneficio.

Proprio in questi giorni è in lavorazione il film “Il Doge Veneziano”, prodotto da Francesco di Silvio, dove troveremo una storia differente dalla narrativa attualmente predominante, quindi sensibilmente diversa da quella riportata nella serie “Faccia d’Angelo”.

Il sogno di Giampaolo Manca è di finanziare, con i proventi delle sue opere, una casa famiglia per bambini autistici, ragazze madri e giovani che hanno conosciuto il carcere.

 

 

Fonti bibliografiche

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Il sito di Giampaolo Manca

https://www.giampaolomanca.com/

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