Gobekli Tepe, un altro cataclisma nella Stele dell’Avvoltoio

La Stele dell’Avvoltoio (Gobekli Tepe)

Gobekli Tepe e l’altra fine del mondo

Qualche mese fa è circolata con enfasi la notizia (ripresa anche da La Stampa di Torino) che la Stele dell’Avvoltoio, a Gobekli Tepe, proverebbe la caduta di una cometa sul nostro pianeta nell’XI millennio a.C. L’impatto avrebbe provocato una specie di ‘fine del mondo’.  

Non posso entrare del tutto nel merito della questione, nel senso che lascio l’analisi archeoastronomica a chi è certamente più esperto di me in materia. Mi preme, però, precisare che anche in questo particolare ambito parliamo sempre di ipotesi, e solo di ipotesi. Dunque, non ci sono certezze, di conseguenza nessuna prova. In rete è reperibile un pregevole studio di Giulio Magli in lingua inglese, “Sirius and the project of the megalithic enclosures at Gobekli Tepe“, in cui l’autore suggerisce che il tempio di Gobekli Tepe “sia stato costruito per celebrare la nascita della nuova stella”, cioè Sirio.

Fin qui, credo che la teoria sia accettabile, anche perché la maestosità del sito deve far pensare a un luogo cultuale, “il più antico santuario megalitico (frequentato tra l’11.500 e l’8.000 a.C.)”, come scrivevo nel 2013 in ‘La Storia che verrà’.

L’Architettonica di Gobekli Tepe

A Gobekli Tepe ci sono pilastri in calcare del peso di dieci tonnellate l’uno, posizionati a forma di T per un’altezza di tre metri. Una cinquantina di questi monoliti, quelli finora portati alla luce (le analisi geomagnetiche segnalano la presenza di centinaia di pietre simili ancora sepolte), sono decorati con incisioni in cui riconosciamo serpenti, tori, leoni cinghiali e scorpioni. Le raffigurazioni di questi animali fa pensare a un culto sciamanico simile a quello praticato in Mesopotamia.

Gobekli Tepe
Veduta delle colonne a ‘T’ di Göbekli Tepe

È interessante notare che già all’epoca si disponeva di un’organizzazione sociale capace di erigere strutture monumentali, tanto da suggerire un decisivo cambiamento nelle abitudini del nostro antenato, anche se non sono state rinvenute abitazioni, piante o animali domestici. Eppure negli strati corrispondenti al tempio megalitico si trovano manufatti in pietra, ossa di animali selvatici, semi di piante selvatiche e legno carbonizzato: indizi confortanti per asserire che vi fu un insediamento stabile.

Verso l’8000 a.C. questo importante luogo di culto venne abbandonato, non prima di aver seppellito tutto con cumuli di terra.

Torniamo all’articolo pubblicato su La Stampa. Mi suona strano che la ricerca sia partita da ricercatori dell’Università di Edimburgo, guarda caso la città natale di Graham Hancock. Magari è solo una coincidenza.

La cometa Clovis, responsabile di un cataclisma antichissimo

Detto questo, rimando alla lettura dello studio completo (in inglese) dal titolo “DECODING GÖBEKLI TEPE WITH ARCHAEOASTRONOMY: WHAT DOES THE FOX SAY?” di Martin B. Sweatman e Dimitrios Tsikritsis, pubblicato sulle pagine di Mediterranean Archaeology and Archaeometry (Vol. 17, No 1).

I ricercatori citano la Dryas recente, cioè l’ipotesi della cometa di Clovis e l’estinzione della megafauna, teoria nata dalle ricerche multidisciplinari nel Nord America. L’ipotesi è tuttora soggetta ad aspre critiche dallo stesso mondo accademico, sostanzialmente per due ragioni: la prima per l’esistenza di sacche in cui la megafauna è comunque sopravvissuta (isole) e anche per l’estinzione dei mammut lanosi, avvenuta successivamente in Siberia, quindi in tempi diversi. La seconda è riferita alla metodologia di raccolta dei campioni di iridio, criticata poiché avvenuta solo in alcuni strati e probabilmente largamente confusa. Insomma, non ci sarebbe poi quest’alta concentrazione di iridio nei sedimenti, perlomeno non da supportare una teoria del genere.

L’archeoastronomia esclude i ‘serpenti’ dai simboli astronomici di Gobekli Tepe

I ricercatori di Edimburgo sottolineano che l’idea che a Gobekli Tepe ci fossero degli astronomi, nasce dalle sculture in bassorilievo di animali, ma precisano che i serpenti sono esclusi.

Gobekli Tepe
Il racconto di pietra a Göbekli Tepe

Che significa? Siccome i serpenti non simboleggiano asterismi specifici, li tagli fuori dall’analisi? Non mi pare molto corretto, se devi fare un’ipotesi devi tener conto di tutto, non solo di quel che ti viene comodo.

Come già detto, non entro nel merito degli asterismi simboleggiati a Gobekli Tepe, non sono in grado di farlo. Tengo quindi buona, fino a prova contraria, la data del 10.950 a.C. proposta nella studio, poiché coerente con la prima occupazione del sito determinata da datazioni certe ottenute col C14, fra l’altro suffragate da altre tecniche più innovative.

Gobekli Tepe
Veduta dall’alto di Göbekli Tepe

Contraddizioni nelle spiegazioni della Stele dell’Avvoltoio

Ma qualcosa sulla presenza di avvoltoi e del corpo umano senza testa (in particolare la stele 43) su alcune steli, la devo dire. I ricercatori, nella parte finale dello studio, scrivono che “L’uomo senza testa sul pilastro 43 indica che l’evento ha portato alla perdita della vita”.

Questa mi pare una sciocchezza bell’e buona. Infatti, in tutta l’area dell’Anatolia, per esempio a Catal Huyuk, Cayonu e Nevali Cori, c’era un preciso rito funebre che avveniva con il seppellimento sotto il letto, non prima di aver esposto i cadaveri per la scarnificazione da parte degli avvoltoi (rituale che ancor oggi ricorre similmente in India e in Persia, suggerito quindi anche per il santuario di Gobekli Tepe) e la conservazione a parte del cranio – che veniva in seguito decorato – come a Gerico e a Ain Mallaha in Israele.

L’inumazione dei crani come rituale diffuso in Anatolia

La particolare inumazione dei crani doveva essere, soprattutto in Anatolia, pratica diffusissima dato che a Çayonu è stato addirittura scoperto un edificio particolare per il culto dei crani, in cui più di settanta teste erano conservate all’interno di piccole celle a forma di cassa; vicino a quest’edificio c’era anche una grande area rettangolare all’aperto che poteva servire per riti riconducibili alla pratica. Anche Nevali Cori ha restituito crani umani separati dallo scheletro all’interno di un edificio.

A margine del particolare culto funebre, cito anche le parole del docente di Protostoria dell’Università di Roma Tor Vergata Mario Federico Rolfo: “…la pratica di rimuovere i crani dai corpi dei morti si sviluppa nell’area siro-palestinese durante il PPNB [Neolitico preceramico B (7300-6650 a.C.)], fino a divenire una vera e propria caratteristica cultuale. Si associa al culto dei morti che vengono inumati, acefali, al di sotto del pavimento delle case; le teste asportate vengono ritrovate generalmente o all’interno delle abitazioni in nicchie apposite, oppure seppellite a parte in fosse apposite.

Dai crani alle maschere funebri

Nel tempo la pratica si specializza e si complica arrivando alla produzione di crani umani sopramodellati in argilla allo scopo di riprodurre le fattezze del volto del defunto. Al posto degli occhi si ha l’applicazione di conchiglie marine, e al posto dei capelli l’utilizzo di cordame vegetale applicato con bitume, in alcuni casi si nota anche l’applicazione di pittura a evidenziare alcune caratteristiche fisiche, come i baffi. Ad Hebron e a Nahal Hemar sono state rinvenute invece maschere in pietra raffiguranti sommariamente i tratti di un volto umano.”

Conclusioni

Quindi, e vado a terminare, il corpo umano senza testa rientra nelle pratiche funebri del tempo, estesa fra l’altro in un’area molto vasta di tutto il Vicino Oriente. Così vale chiaramente per gli avvoltoi, che avevano il compito di scarnificare il corpo dei defunti.

Che poi abbiano a che fare ANCHE con i supposti asterismi, è tutta un’altra storia. Per farsi un’idea, non pare superfluo leggere anche quel che pensa della faccenda il giornalista scientifico Gianluca Dotti su Wired.it: illuminante.

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