Il Libro di Ezechiele: visionario o cronista?

Introduzione a Il Libro di Ezechiele

La Bibbia, una raccolta di testi antichi, riconosciuti come sacri, nei quali vari autori descrivono i fatti secondo illuminazioni direttamente ispirate da Dio ovvero “figura” che, secondo la teologia, è: amore supremo, dispensatore di gioie, protettore delle genti e creatore di ogni cosa.

Ma è proprio così?

Se si legge il suddetto Libro Sacro con attenzione e senza interposte persone, che spesso si arrogano la pretesa di “spiegare” anche i brani più crudi in chiave allegorica, faremmo delle inimmaginabili scoperte…

Secondo il libero arbitrio, sta alla sensibilità di ognuno di noi decidere se leggerli testualmente o in modo allegorico secondo la tradizione teologica, ma, spesso, si incontrano brani nei quali lo scritto non dà adito a dubbi, la descrizione dei fatti è chiara, non ha bisogno di essere spiegata da nessuno ed è riportata con uno stile molto simile alla cronaca attuale: chiunque si imbatta in queste parti trova molto difficile pensare che, azioni così concrete e tangibili, possano in realtà essere identificate come delle metafore.

Chi è il Dio della Torah?

Da una analisi approfondita di queste parti contenenti descrizioni esplicite e che non possono essere lette in altro modo che testuale, traspare una realtà nella quale:

  • non vi sono indicazioni precise circa la spiritualità o la trascendenza di colui che viene indicato come Dio, anzi non sembra essere nemmeno onnisciente ed onnipotente in senso universale;
  • dalle descrizioni egli sembra molto più di carne ed ossa che non di puro spirito;
  • l’affermazione precedente è corroborata dal fatto che le descrizioni attribuiscono a quell’“individuo” precise esigenze corporali e fisiologiche[1];
  • spesso l’“essere”, identificato come Dio, sembra utilizzare dei mezzi per muoversi molto velocemente e capaci di attraversare ampie distanze;
  • la sua potenza è espressa fisicamente con l’utilizzo di armi o dispositivi che producono effetti visivi e sonori terrificanti, il più delle volte devastanti al pari dei moderni sistemi di distruzione di massa;
  • a causa dell’utilizzo di questi dispositivi, era considerato dio non nel senso teologico più classico, ma venerato, o meglio rispettato, più per il timore che incuteva che per il culto derivante dal riconoscimento della sua spiritualità;
  • non si occupava di religione in senso ampio, i suoi interessi principali erano la sottomissione, la conquista e l’espansione dei suoi possedimenti, ed era molto abile a governare e a curare i diversi aspetti del potere;
  • forniva servizi al popolo in cambio di fedeltà, aiuto militare e risorse.

Se tutto ciò che può riguardare il “sacro” dovesse essere connesso a filo doppio con la “spiritualità” e dovesse avere connotazioni “divine”, non potremmo allora spiegare come, invece, buona parte dei contenuti del testo biblico risulti assolutamente tangibile, preciso, materiale, addirittura “fisico”.

Apocrifi e liturgici: autentici e non autentici o altro?

A complicare le cose vi è un altro aspetto: la Bibbia, nel tempo, ha preso connotazioni diverse a seconda del culto professato, e così i cattolici non riconoscono alcuni autori che viceversa sono ampiamente utilizzati da altri riti Cristiani; è il caso, ad esempio, del Libro di Enoch, Pentateuco, considerato apocrifo per la Chiesa Cattolica, e viceversa valido per la Chiesa Ortodossa Etiope, che lo utilizza tuttora nelle funzioni religiose.

“Apocrifo” ovvero “non autentico”. Perché? Forse perché troppo esplicito ? Forse perché non sembra contenere la famosa “illuminazione” divina?

Questa fisicità, ancora oggi è ben lungi dall’essere accettata dalla Chiesa Cattolica, tanto che in molti casi difficilmente brani con un contenuto così esplicito vengono divulgati durante le funzioni religiose.

Il Libro di Ezechiele

Nonostante ciò vi è però qualcosa di strano nella versione utilizzata dalla Chiesa (La Sacra Bibbia, UECI, Versione ufficiale della CEI, Conferenza episcopale italiana, EDB, Bologna 2008.), al suo interno compare un libro, il Libro di Ezechiele, che è sempre stato fonte di discussione.

Il suo inserimento nella “raccolta sacra” viene giustificato dai teologi come contenente un importante messaggio divino in grado di indicare al popolo la corretta via che porta a Dio.

Strutturalmente il Libro di Ezechiele è composto da ben 48 capitoli nei quali, la maggior parte, contiene “sermoni” che l’autore rivolge al suo popolo e che derivano da dialoghi, spesso sembrano essere poco spirituali, con la figura che viene identificato come Dio. Probabilmente è proprio a causa di questi interventi “ispirati” che il libro è stato inserito di diritto nella versione CEI della Bibbia.

Struttura de Il Libro di Ezechiele

L’oratoria  di Ezechiele è articolata in ammonizioni, allegorie, vaticini e addirittura visioni riguardanti l’assedio di Gerusalemme, le quali portano gli studi teologici ad indicare l’autore anche come un Profeta capace di “vedere” fatti che accadevano a ben 2000 chilometri di distanza senza muoversi dalla città in cui si trovava in esilio (Babilonia).

Se rimaniamo in un ambito “sacro” pare che tutto sia a posto e quanto esposto in precedenza circa Ezechiele ed il suo lavoro non dia adito a dubbi. Vorrei però portare il lettore ad evitare la classica lettura “spirituale” per applicarne una più “umana”, testuale, in grado di riportare alla luce il reale significato delle parole contenute nel Libro.

L’ipotesi in ‘Macchine Volanti’

Da una prima analisi si può dire che se la maggior parte del testo di Ezechiele è composto da sermoni, è ipotizzabile che vi sia una piccola parte contenente “altro”, ed è proprio da questo “altro” che è partito il mio studio (Bibbia e Macchine Volanti, Drakon Edizioni, 2017), perché i versetti incriminati risultano talmente chiari ed espliciti che potrebbero dare adito a grossi dubbi nel fedele attento.

Analisi critica del testo

L’analisi dettagliata di quei pochi capitoli, ha evidenziato contesti molto reali e concreti, per niente spirituali e che riportano il Profeta ad una dimensione terrena tale per cui, la sua oratoria, prende una connotazione più simile ad un atto di “propaganda” che ad un messaggio divino.

Ezechiele: da profeta a cronista

Anche l’identificazione che fa di Ezechiele un profeta perde la sua connotazione “misterica” e trascendente: fisicamente e brutalmente prelevato da colui che viene identificato come Dio, per venire trasportato a Gerusalemme o sui  campi di battaglia.

Ecco che queste parti potrebbero passare come “apocrife”, secondo le mie analisi arrivano a descrivere qualcosa che all’epoca non avrebbe dovuto esistere, qualcosa che potrebbe essere un retaggio di passate epoche più evolute, ma di cui sembra essersi persa ogni traccia.

Qualcosa in grado di convertire l’impalpabile trascendenza profetica nel tangibile pragmatismo di un cronista.

[1] Un dio, per definizione, non può e non deve avere esigenze così “terrene” altrimenti non sarebbe tale.

 

Seguici su Facebook

3 risposte a “Il Libro di Ezechiele: visionario o cronista?”

  1. Dall’eta’ di 5 anni sono stato “trascinato” presso varie parrocchie, cattolica, protestante,e testimoni di geova.prestissimo mi sono reso che i conti non tornavano perche’ io valutavo esclusivamente letteralmente i testi biblici(per quanto ne potevo capire)finendo poi per mandare tutti a quel paese definitivamente a 12 anni.considerando che quanto va diffondendosi oggi in riferimento Biglino ecc. I quali mi trovano perfettamente concorde, la domanda e’: Si dovrebbe ipotizzare una sorta di class action planetaria e retroattiva di 2000 anni per i danni psicologici subiti? Ed a quanto dovrebbero ammontare?io la prendo anche a ridere ma per molti non e’ cosi’.ciao

    1. Caro Carlo,
      ovviamente piuttosto che una “class action” sarebbe il caso di sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di togliere il velo di falsità che permea il suddetto testo sacro, affinchè non si continui a adottarlo come esempio di vita e di integrità morale. Un saluto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *