Il Nuovo Dio e il Trono usurpato

Dio
Il dolore nelle lacrime della Dea Madre

Immagino l’attimo in cui il Dio maschio detronizzò la Madre

In un villaggio pagano, in cui la tradizione ancora non possedeva un nome ma soltanto azioni quotidiane legate ai ritmi delle leggi di Natura, giunse il seme del cambiamento epocale che ci ha resi quello che siamo oggi: esseri tecnologicamente e culturalmente avanzati completamente avulsi dal sistema Terra…

“Il messaggero era passato più e più volte quel mattino per convocare la popolazione in piazza, alla terza ora dopo il mezzogiorno. I sette, chiusi nella lunga fila di bottoni delle loro nere vesti,  invitavano tutti ad una funzione oratoria in cui avrebbero raccontato la vera storia di quel figlio di dio che tenevano appeso al collo e noi avremmo capito che quello era l’unico dio da adorare e ringraziare. «…Tutti sono invitati e non è ammesso diniego o mancata partecipazione ad ogni cittadino in grado di camminare sulle proprie gambe e non affetto da grave malanno. Qualora venga rilevata trasgressione con dolo a questa convocazione ufficiale, il colpevole sarà processato e giudicato per eresia…» gridava il messaggero, con la voce stridula che gli aveva garantito quel lavoro fin da quando era un mocciosetto sporco di fango. Come aveva fatto presto, lui, a rinnegare l’Antica Tradizione pur di mantenere i suo impiego!

Dovevo andare… dovevamo tutti, pena la condanna per eresia…

Mi chiedevo quanti dei miei compaesani avrebbero aperto la porta a questo nuovo dio che limitava la nostra libertà…
Un capannello di gente era già in attesa quando giunsi alla piazza. Le tuniche nere non erano ancora arrivate e mi trattenni in conversazione con alcune donne. «Che la Madre sia con voi» «Benvenuta Sarah ma credo che non dovremmo più invocare la Madre!» rispose una tra le più giovani. «Ma cosa stai dicendo? E’ la nostra Tradizione! Noi non c’entriamo con questo dio!» la interruppe, concitata, sua madre e continuò «Volgiti con rispetto agli antichi insegnamenti o dovrai dimenticare di avere un tetto sulla testa!» «Su, ora non discutete! Ci stanno già dividendo così tanto amiche mie?» ribattei inserendomi nel bisticcio familiare. Quello era il preludio di un inevitabile cambiamento al quale non ci saremmo potuti opporre ma, ancora, non ce ne rendevamo conto.

D’improvviso il chiacchiericcio di piazza cessò. Sollevai lo sguardo seguendo la direzione degli altri e vidi i sette fare il loro ingresso in processione ordinata. Il primo teneva una grande croce di legno con entrambe le mani e salmodiava quella che mi pareva una preghiera al padre. Dietro di lui, gli altri sei procedevano in fila indiana, col capo chino e le mani giunte sul petto. Chiudeva la fila il messaggero che teneva tra le mani una coppa d’argento munita di coperchio. Si sistemarono in fila orizzontale, lasciando l’anziano con la croce in mezzo e ci fecero cenno di disporci attorno a loro a ferro di cavallo. Recitarono ancora due volte la stessa preghiera poi, l’anziano, attaccò il discorso:

«Benvenuti Figli di Dio! Oggi conoscerete un Segreto. Un grande Mistero vi sarà svelato. Oggi conoscerete il Padre Creatore che ha scelto voi per ricevere Suo Figlio nei vostri cuori. Il Suo nome è Gesù il Cristo e viene in pace, a portare la buna novella. Egli è l’Unico Figlio di Dio onnipotente e onnipresente. Egli è colui che ha sconfitto le tenebre e ha gettato Satana tra le fiamme dell’inferno. Egli è nato senza peccato, da una vergine ed è scampato alla strage degli infanti innocenti ordinata da Erode per uccidere il Figlio di Dio quando era bambino. Egli ha donato se stesso in sacrificio, per salvarci dal peccato e chiunque crederà in Lui vivrà in eterno. Chi non crederà sarà gettato tra le fiamme dell’inferno. Egli ci ha dato la sua Legge e ci ha eletti per consegnarla a voi. La Sua Legge è la vostra salvezza.

Dieci sono le Tavole che Egli diede al suo popolo per sancire la Sacra Alleanza con esso. Dieci sono i comandi che tutti dobbiamo rispettare per divenire perfetti Figli di Dio Padre Onnipotente e Onnipresente:

Io Sono il Signore Dio Tuo e non adorerai altri dei all’infuori di me
Non nominerai il Nome di Dio invano
Ti ricorderai di santificare i giorni che ti ho dato di festa
Onorerai tuo padre e tua madre
Non ucciderai tuo fratello, nè tuo padre, nè tua madre
Non commetterai atti macchiati di impurità
Non toglierai la proprietà altrui di qualunque cosa
Non proferirai menzogna
Non cederai al desiderio della donna di un altro
Non cederai al desiderio della roba di un altro
Queste sono le regole che renderanno salva la vostra anima. E noi le faremo rispettare di fronte agli uomini e a Dio. Chiunque si renderà mancante di uno o più di questi precetti sarà condannato e giudicato per eresia. Tutto questo venne insegnato dal Figlio di Dio, Gesù Cristo, a dodici apostoli, scelti per portare testimonianza alle genti del mondo, dei quali noi siamo i discendenti. Nell’ultima cena del Cristo e dei suoi Apostoli, cena in cui Gesù fu tradito da uno di loro, chiamato Giuda l’Iscariota, Egli ci lasciò il segreto dell’Eucarestia e disse agli Apostoli «Fate questo in memoria di me. Prendete il pane, spezzatelo e dividetelo e mangiatene poichè quello è il corpo di colui che è venuto dal Padre per togliere i peccati del mondo. Prendete il vino e passatevi la coppa e bevetene tutti, poichè quello è il sangue di colui che è venuto dal Padre per togliere i peccati del mondo» E dopo la cena egli fu arrestato e giudicato colpevole di menzogna e destinato alla morte sulla croce.
Egli, il terzo giorno dopo la morte sulla croce resuscitò dai morti e nel Sepolcro ove era stato sepolto trovarono, tre pie donne, soltanto il lenzuolo della sepoltura col sangue Santo del Cristo Risorto. Ora procederemo a spezzare il pane e dividerlo con tutti voi per far vivere il corpo di Cristo nei vostri corpi e rendere così vera l’Alleanza con il Padre e il vostro popolo» Avevo capito bene? Ci stava chiedendo di mangiare il corpo di un uomo, anche se solo in senso metaforico… ma sapevo bene che nel mondo invisibile quel gesto sarebbe stato reale! I sette erano cannibali dello Spirito e noi dovevamo esserlo di rimando per non soccombere sotto la Legge di un morto…

Chiamai, silenziosamente, la Madre chiedendole cosa dovevo fare ma il mio cuore rimase muto.

Il messaggero aveva portato la coppa d’argento all’anziano ed egli ne aveva tratto dei piccoli dischi bianchi. Si era portato di fronte al primo dei sette, alla sua sinistra e aveva messo uno dei dischi nella sua bocca, poi col secondo la stessa cosa, col terzo e così via fino ad aver dato quel cibo infestato a tutti i suoi compagni. Poi, rivolto a noi «Ora, in fila ordinata, venite a me e cibatevi del corpo di Cristo, affinchè Egli vi liberi dai vostri peccati!» Nessuno dei miei concittadini si mosse e un brusio si levò tra la folla incredula. Quello che stava accadendo sapevo che non poteva essere compreso nè, tantomeno, accettato da nessuno di noi. L’antica tradizione era fondata sul rispetto che proveniva dalla libertà di ognuno, di essere ciò che desiderava essere, senza imposizioni ma con la certezza che la Madre avrebbe consigliato a chiunque l’avesse interpellata, il comportamento migliore in ogni occasione.

Ella ci aveva insegnato, tramite la voce della Natura, tutto quello che serviva alla condivisione, alla fratellanza, all’amore reciproco senza costrizioni e, se accadeva che gli insegnamenti venissero trasgrediti, con la malafede, i trasgressori venivano allontanati dal villaggio fino a che avessero compreso il loro errore ed erano, in questo caso, reimmessi nella comunità con grande giubilo e festeggiamenti. Le tuniche nere ci avevano presentato un dio impositore, che non ammetteva errore e condannava alle fiamme i trasgressori e, non contento, ci costringeva a cibarci del suo corpo!

Dopo qualche minuto di attesa, l’anziano riprese a parlare. In lui era scomparsa tutta la mielosità con cui aveva raccontato la favola divina e ora il suo tono somigliava più a quello di un giudice che a quello di un padre, come si era definito. «Forse non avete capito che non c’è scelta. Noi siamo gli inviati diretti da Dio ed Egli vi vuole come suo popolo. Nessuno può rifiutare la Legge! « Detto ciò, disse qualcosa nell’orecchio del messaggero e quest’ultimo si diresse verso di noi, prese per un braccio il vecchio panettiere e lo condusse di fronte all’anziano. Costui, riprese «Ora, per l’ultima volta, vi invito a cibarvi del corpo di Cristo o questo vostro concittadino pagherà per il suo e per il vostro rifiuto». Nessuno si mosse ancora e uno dei sette si avvicinò al vecchio e lo colpì alla schiena ricurva con un flagello. Il vecchio gemette e cadde a terra. Le donne che stavano davanti ai sette cominciarono, lentamente, a mettersi in fila per obbedire alla Legge di quel dio malvagio e vendicativo. Alcuni uomini si guardavano l’un l’altro e si davano dei colpetti di gomito indicando un punto oltre la piazza, direttamente dietro di noi e per la prima volta li vedemmo…

Erano una decina, vestiti poco più che di stracci ma armati con spade e mazze. Ritti e immobili attendevano solo un cenno dai sette per decidere le nostre sorti. Credo che quello fu l’istante più dolorosamente silenzioso che io ricordi… La sconfitta era palese e inevitabile… Il Trono della Madre era stato usurpato…”

 

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2 risposte a “Il Nuovo Dio e il Trono usurpato”

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