Delos, viaggio nell’enigma pelasgico

Delos, l’isola di luce

Per giungere a Delos, sempre che non si possieda un’imbarcazione, si salpa da Mikonos. Quasi una contraddizione: dall’isola viveur – la movida delle Cicladi – si raggiunge uno dei siti archeologici Patrimonio dell’Umanità, peraltro con divieto di pernotto poiché il governo greco ha mantenuto la tradizione di sacralità dell’isola.

Delos
Approdo a Delos e panorama

La mitologia dell’isola

Sacra ai gemelli Apollo e Artemide, Delos fu il rifugio di Latona, amante di Zeus e madre delle due divinità, per partorire lontana dall’ira di Era.

Ma Zeus era un ‘donnaiolo’. Prima di Latona, infatti, rivolse le sue attenzioni ad Asteria, sposa del titano Perse. Ma ella, per  rifuggire i desideri del dio, si trasformò in una quaglia.

Delos, in antichità Ortigia

La fuga però fece cadere Asteria nell’Egeo (Asteria vuol dire ‘astro’, immaginiamo dunque una sorta di meteorite). Zeus fu così addolorato che trasformò Asteria in un isola, Ortigia (in greco ‘quaglia’), dove la sorella, Latona, partorì i due gemelli perché nel frattempo Zeus, chiodo scaccia chiodo, mise in cinta Latona stessa.

Nulla di nuovo sotto il sole… Infatti, dopo la nascita di Apollo, l’isola intera fu avvolta di luce e il suo nome odierno proviene dal greco δηλοω, ‘mi mostro’, ‘appaio’, ‘risplendo’, poiché adesso era visibile.

La personale esperienza

La Lirica attracca al porto di Mikonos, noi abbiamo già biglietti e materiale di riconoscimento adatti alla gita guidata sull’isola Sacra. La caratteristica di essere avvolta dal sole è verissima: se non avessimo avuto cappelli e crema solare, a quest’ora potevamo dirci arrostiti.

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La Nave MSC Lirica attraccata al porto di Mykonos

Delos è un immenso deserto con rovine a perdita d’occhio, sia sulle coste dove si intravede l’antico porto, sia come impatto immediato dall’attracco degli imbarcaderi fino su all’acropoli.

Con me, ‘Pelasgi – Stirpe Divina’ di Tiziana Pompili Casanova.

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Delos. La ricostruzione archeologica francese

Delos e la sindrome di Stendhal

Non avvertivo calore, non sentivo stanchezza, né tantomeno nostalgia di casa oppure quelle becere comparazioni tra siti (spesso succede con i romani e le romane…).

La Sindrome di Stendhal, nei casi più eclatanti, ti sbatte per terra svenuto dopo un brutto quarto d’ora di deliri; io sono stato risparmiato, ma l’eccitazione profonda non mi ha abbandonato neanche per un singolo istante.

Ho visitato decine di siti archeologici importanti: da Pompei ad Ercolano, Ostia Antica, l’Ipogeo dei Volsci, Urbs Salvia, l’antica Sutri, Vetulonia, Populonia, Villa Adriana, l’area di Sovana fino a Luxor e Karnak. Ho abitato più di 20 anni a Roma…

Eppure l’emozione di Delos non ha avuto paragoni.

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Delos. Targa indicativa della Casa di Dioniso
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Delos. Il meraviglioso mosaico centrale nella Casa di Dioniso
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Delos. La Porta di Dioniso

 

Le Mura Poligonali

I francesi, ovvero il gruppo archeologico che lavora sul sito, hanno ritirato su le pareti delle varie costruzioni alla bene e meglio, accatastando pietre su pietre secondo una logica forse micenea ma difficilmente compatibile con le popolazioni che si stanziarono a Delos nel 3000 a.C.

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Delos. La ricostruzione ad opera degli archeologi francesi

Un lavoro imenso, nulla da eccepire; ma un lavoro che non tiene conto – ad un certo punto – dell’apparire di ciò che vedete in fotografia, tutte originali, quando si giunge nei pressi delle Agorà.

Uno sguardo, attonito; il pulsare più veloce del cuore, un battito emozionale, un’espressione: ‘e queste…?’

Questa non è Cuzco, è Delos!

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Questa non è Cuzco, questa è Delos. Presunte mura pelasgiche, poligonali, vicino alle Agorà di Delos

Non dobbiamo confondere l’architettura megalitica con quella poligonale: sono due mondi completamente diversi. Rozza la prima, misteriosa la seconda.

Basta vedere le mura ciclopiche di Tirinto, l’Atreo di Micene o la porta dei Leoni per capire bene la differenza che voglio sottolineare.

Incastri impossibili

Ne passerà di acqua sotto i ponti prima che l’Ortodossia comprenda di essere fuori strada, ma non per aver intrapreso un percorso di studio diverso bensì poiché, disinformata sulle tecniche costruttive, fa passare tutto in cavalleria tra gli ultimi secoli a.C. e i primi d.C.

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Delos. Le mura poligonali pelasgiche

Quel tipo di costruzione è comparabile con le civiltà precolombiane ed egiziana.

Le poligonali non si trovano a Firenze ma, ad esempio, ad Alatri, lì dove Tiziana ipotizza che una enigmatica popolazione, i Pelasgi, prediligessero luoghi alti e ben fortificabili.

Le mura poligonali di Delos, infatti, si trovano a ridosso della camminata che conduce all’acropoli del Monte Cinto e il fortilizio si innalza di numerosi metri sulla visuale delle agorà. Era un luogo alto e ben fortificabile.

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Delos. Dettaglio mura poligonali pelasgiche
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Delos. Dettaglio degli incastri poligonali
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Delos. Dettaglio ravvicinato degli incastri poligonali

La sacralità di quell’isola risiede nella cacciata del popolo primevo da parte dei Micenei, comportamento tenuto anche nei confronti di Heraklion (Creta) e dei palazzi di Cnosso, Festo e Haghia Triada.

Forse non bastò Thera, anzi: dove non arrivò Santorini, giunse la pochezza di popolazioni a dir poco barbariche dove la differenza di stile – non solo architettonica – è talmente palese da divenire lapalissiana.

Delfini e labrys

Ciliegina sulla torta, ecco il simbolo delle civiltà marittime insieme ad una tecnica così vetusta e diffusa sul pianeta, da divenire leggendaria.

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Delos. I Delfini e l’ancora, simboli pelasgici

A prescindere dai delfini, presenti anche in alcune meravigliose stanze di Knossos come affreschi, la tecnica edile di tenuta tra massi squadrati attraverso il labrys è stata un’illuminazione.

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Delos. Un meraviglioso esempio manufatturiero di Labrys
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Delos. Un Labrys

 

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Delos. Il muro contenente le asole per i Labrys

‘L’ascia bipenne’, simbolo sacro dei pelasgi, assieme agli stessi delfini.

Conclusioni

Possiamo mettere in dubbio tutto ma non l’evidenza. E’ davvero un delitto farlo. Non ci vuole una particolare scienza, basta osservare. Sarà quell’osservazione a travolgerti e condurti con forza dentro l’unica disciplina che può dare un senso a tutto ciò:

l’Eterodossia.

 

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