Cultura: ‘averla’ o ‘esibirla’?

Questo è un articolo di Domenico Rosaci sulla cultura, uno scienziato ma – soprattutto – un uomo dall’animo raffinato.

Ha permesso ad Eterodossia punto Com di pubblicare una sua riflessione  che, per noi, è un modus operandi.

Altro che volentieri: pubblichiamo per spinta spirituale.

La vera Cultura: conoscenza diffusa, non bene privato

‘ Sento parlare molto di “cultura”. Dell’importanza di “averne” e dell’importanza di “esibirla”.
Chi parla così di cultura, si riferisce genericamente ad un insieme di nozioni, che se possedute, dovrebbero fornire un qualche status di distinzione, meglio ancora di superiorità sociale, a chi le esibisce.

Tale riferimento in realtà non ha nulla a che fare con la cultura autentica. Al massimo, può richiamare una qualche forma di erudizione esibizionistica fine a sé stessa, e quindi socialmente inutile.
Quella vera, intesa come conoscenza diffusa in una collettività, non è un “bene” che si possa possedere.

Diffusione e valorizzazione delle differenze

E’ piuttosto un modo di sentire l’esistenza della collettività, di “coltivare” nobili pratiche sociali quali l’amicizia, la solidarietà e l’amore. Pratiche che conducono al miglioramento spirituale dell’individuo, e lo rendono capace di partecipare a forme di conoscenza collettiva.

E’ quell’atteggiamento di propensione alla condivisione delle idee e dei pensieri, che diffonde e valorizza le differenze, semina collaborazione e costruzione, e alla fine raccoglie benessere.

La gratuità della Cultura

Chi opera nella cultura e per la cultura dovrebbe farlo nella completa gratuità e per puro amore di essa, pago della gioia che fornisce la partecipazione a un progetto culturale.

Spacciare il commercio di beni materiali, la ricerca di posizioni di privilegio e di potere, la vanità e l’esibizionismo, per “cultura”, è oggi prassi comune, ma non cambierà mai la sostanza delle cose.

Quando qualcuno vi racconta di essere “colto”, di avere qualche verità assoluta da rivelare, di possedere inaudite certezze da vendervi al prezzo di qualche moneta o di qualche applauso, alzatevi e cambiate strada.

La persona colta è uno di noi, generosamente e umilmente

La persona colta vi dirà invece soltanto che si sente nella vostra stessa barca, e condividerà con voi Sè Stesso, umilmente e generosamente. E se voi farete altrettanto, a prescindere dai titoli di studio e dalla posizione sociale, vi mostrerete colti quanto quella persona, che vuol dire che inizierete a coltivare la conoscenza collettiva.

La cultura vera non la praticheranno mai le pecore belanti, grette, ignoranti e invidiose, ma solo i Fedeli d’Amore. ‘

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