Il quartiere Coppedè a Roma, una lettura esoterica

Il quartiere Coppedè a Roma è ben noto ai molti. Amatissimo dai romani e dai turisti, non ha avuto in passato lo stesso successo da parte della critica architettonica, che spesso si è soffermata sui dettagli formali giudicandoli eccessivi se non addirittura pacchiani.

Una descrizione accurata del quartiere Coppedè, nonché una lettura in chiave cinematografica, la potete trovare su treeaveller.it, se ne avete voglia. Qui su eterodossia.com voglio soffermarmi ovviamente su altri aspetti.

Una delle tante raffigurazioni che si possono ammirare nel quartiere Coppedè (credits: treeaveller.it)
Una delle tante raffigurazioni che si possono ammirare nel quartiere Coppedè (credits: treeaveller.it)

Coppedè tra massoneria e esoterismo

Il quartiere Coppedè non può essere ‘letto’ solamente come esempio di un certo tipo di architettura: secondo il parere di molti la progettazione del quartiere da parte di Gino Coppedè fu il frutto di un lavoro iniziatico che permise all’architetto di introdurre all’interno del suo progetto elementi esoterici, risultato di un lungo lavoro e percorso simbolico. E in effetti allegorie, miti e simboli caratterizzano gran parte degli edifici del quartiere.

Uno dei 'villini delle fate' (credits: treeaveller.it)
Uno dei ‘villini delle fate’ (credits: treeaveller.it)

Coppedè e i legami con Albert Pike

Prendiamo come esempio l’arco monumentale posto all’ingresso del quartiere, su via Doria:  è possibile ammirare l’incombere imponente della testa di un guerriero sormontato da uno stemma araldico e, poco più in alto, da un trittico che ricorda una scena cavalleresca:

L'arcone monumentale con il gigantesco lampadario in ferro (credits: treeaveller.it)
L’arcone monumentale con il gigantesco lampadario in ferro (credits: treeaveller.it)

Poi, sotto l’arco, un gigantesco lampadario in ferro battuto, struttura che appare posizionata in un luogo bizzarro e quantomeno inconsueto, ma alla quale alcuni hanno voluto assegnare un significato massonico: “la massoneria è ricerca della luce” come ebbe a dire Albert Pike, generale delle forze armate degli Stati Confederati e da molti considerato il padre della massoneria. Visto in quest’ottica il lampadario posto all’ingresso del quartiere assume un ben preciso significato…

Il simbolismo e l’idea mistica di ‘architettura’

L’architettura di Gino Coppedè è divenuta nel tempo sinonimo di uno stile dove predomina l’assemblaggio delle forme più svariate, animate da una vena decorativa che combina metafore, simboli, allegorie, richiami mitologici, uniti tra loro da logiche (apparentemente) imperscrutabili. Ogni angolo del quartiere è fitto di rappresentazioni apotropaiche, colonne e torrette che portano alla memoria la Torre di Babele o il Tempio di Salomone.

E poi bifore, trifore, quadrifore, mascheroni gotici, orologi con motivi zodiacali, meridiane, la rappresentazione del Santo Graal sul Palazzo degli ambasciatori e il mascherone posto al centro del Palazzo del ragno, abile imitazione dell’arte statuaria assiro-babilonese.

Il mascherone sul Palazzo del Ragno (credits: treeaveller.it)
Il mascherone sul Palazzo del Ragno (credits: treeaveller.it)

Alla luce di questa visione esoterica in cui tradizione e moderno convivono con la retorica dell’architettura umbertina, Gino Coppedè avrebbe immaginato il quartiere come un vero e proprio viaggio iniziatico attraverso spazi simbolici costruiti su figure ancestrali, ponte tra l’arte edificatoria degli antichi e quella dei moderni, metafora di un insegnamento tradizionale trasmesso attraverso la concezione esoterica del costruire.

Nell’esoterismo, infatti, l’architettura rimanda a un’idea mistica, che discende direttamente dalla volontà di Dio, il “grande architetto dell’universo”: la leggenda della costruzione inizia con Adamo, primo edificatore di edifici, a cui subentra Caino, fondatore di città, e soprattutto la figura simbolica di Re Salomone capostipite dei grandi costruttori.

“ARTIS PRAECEPTA RECENTIS / MAIORUM EXEMPLA EXTENDO” (“rappresento i precetti dell’arte moderna attraverso gli esempi degli antichi“): è una delle scritte che compare sulla facciata del ‘Palazzo del ragno’, e rappresenta, di fatto, la dichiarazione d’intenti artistici di Gino Coppedè.

Al solito vi lascio con una marea di dubbi, indizi, suggestioni e ben poche certezze. Quindi immagino di aver fatto un buon lavoro eterodosso. L’invito che vi faccio, al solito, è andare a vedere di persona, formulare le vostre ipotesi e tornare, se ne avete voglia, a dire la vostra su eterodossia.com.

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