GEMELLI

Il badge di Paolo Navone

Breve Introduzione.

Poco prima della pausa estiva, una notizia sul Web ha attirato la mia attenzione:

https://scienze.fanpage.it/scoperto-un-gemello-del-sole-a-184-anni-luce-da-noi-possibile-terra-2-0-nel-sistema/

Quell’argomento mi continuava a ronzare in testa, così durante le vacanze, in un pomeriggio tranquillo ed assolato mentre i miei figli facevano i compiti delle vacanze, ho preso carta e penna (pardon video e tastiera) e ho scritto il piccolo raccontino che vi propongo. quì di seguito.

Buona lettura…

Preludio

Secondo l’algoritmo di “Green Bank”, formulato dall’Astronomo ed Astrofisico Frank Drake nel 1961:

N = R* × f p × n e × f l × f i × f c × L

N = numero di possibili civiltà presenti nella nostra Galassia;
R* = tasso medio annuo di formazione di nuove stelle nella Via Lattea;
fp = frazione di stelle che possiedono pianeti;
ne = numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
fl = frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
fi = frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
fc = frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L = stima della durata di queste civiltà evolute.

Ad oggi N=1 (dove il risultato corrisponde alla Terra), ma, da un punto di vista statistico,  il suddetto valore potrebbe essere decisamente maggiore…

* * *

GEMELLI

Nessuno di loro sapeva, con esattezza, cosa avrebbero trovato mentre l’astronave si avvicinava al pianeta secondo una rotta che l’avrebbe portata a parcheggiarsi in orbita Geostazionaria.

La decelerazione era iniziata circa un anno prima dell’ingresso nel sistema planetario della stella che, ormai, distava solo più pochi minuti luce dalla loro attuale posizione.

Una Nuova Stella

Era questo un astro di dimensioni medio-piccole, costituito principalmente da Idrogeno ed Elio e, come la maggior parte delle stelle, nella sua fase di vita principale: un lungo periodo di equilibrio stabile in cui esso fonde, nel proprio nucleo, l’Idrogeno in Elio.

Queste caratteristiche lo rendevano molto simile, se non uguale, a quello posto al centro del sistema solare dal quale la nave era partita 184 anni luce prima.

La stella era stata identificata, come succede per tutte le più grandi scoperte, quasi per caso nonostante si trovasse così vicino al loro.

Dopo alcune osservazioni, viste le sue caratteristiche, fece ipotizzare agli scienziati che, in un passato remoto, potesse essere parte di un sistema binario con la loro stella e che, per qualche imprevista “falla” gravitazionale, si fossero separate.

Rendeva la scoperta ancora più interessante, inoltre, il fatto che entrambe queste ipotetiche sorelle fossero parte dello stesso quartiere cosmico, ovvero un ramo secondario della stessa galassia.

La sua posizione era visibile nell’emisfero settentrionale del Sistema dal quale provenivano e, viste le suddette caratteristiche, avrebbe potuto anche possedere un pianeta roccioso ad una distanza tale da poter ospitare la vita proprio come la sua presunta gemella

Non aveva ancora nome poiché normalmente gli astri, visto il loro alto numero e visto che ne venivano scoperti quasi ogni giorno, erano catalogati secondo un codice in grado di poterli identificare univocamente.

Secondo alcuni studi si evidenzia che la maggior parte di essi non nascano solitari, ma ci sia stata una specie di nursery in grado di generare un numero di astri della stessa specie con caratteristiche identiche.

La nursery nella quale si è formata la stella, che ora brillava davanti alla loro nave, forse comprendeva migliaia di altre sorelle nate da una nube di gas e polveri, ma in questi quattro miliardi e mezzo di anni si sono, poi, sparpagliate nella galassia e dare la caccia a tutte quelle simili non era un compito semplice.

Il primo requisito che gli uomini di scienza avevano dettato, e che era stato verificato quasi subito, era la sua data di nascita: la stessa della loro stella!

Poi si era passati alla sua firma chimica o “spettrale”, che ne definiva la sua composizione, la quale doveva essere la più simile possibile, meglio se uguale, a quella distate 184 anni luce dalla loro “casa”.

L’idea, che forse non erano soli nella galassia, si era fatta strada ormai da tempo e la possibilità di poter viaggiare a velocità di poco superiori a quelle della luce, li aveva spronati a visitare almeno una decina tra pianeti ed Esopianeti in grado di poter ospitare la vita.

Il problema era che, nonostante le condizioni favorevoli, la vita non si trovava…

Iniziarono a domandarsi se la vita non fosse che una fortunatissima eccezione, poi, gli scienziati, azzardarono una conclusione: forse vi dovevano essere alcuni fattori importanti legati alla stella attorno alla quale, un possibile pianeta favorevole, orbitava.

Fu così che incominciarono a cercare i possibili gemelli, del loro astro, in giro per la galassia e secondo la “Teoria della Nursery”.

Dopo diversi anni, di osservazioni ininterrotte, trovarono il possibile candidato.

Controlli più attenti diedero risultati inaspettati ed insperati: attorno ad essa orbitavano diversi pianeti, di cui un paio, potevano essere alla giusta distanza per sostenere la vita ed inoltre erano di dimensioni molto simili al loro mondo.

Entrambi ruotavano sul loro asse, inclinato di qualche grado e sintomo che avevano delle fasi stagionali, con un moto all’incirca uguale.

Solo le loro orbite erano diverse: uno girava, attorno alla stella, più veloce rispetto all’altro così che entrambi erano dalla stessa parte della loro traiettoria ellittica ogni due rivoluzioni complete del pianeta più interno.

Percorrere la distanza che separava i due astri gemelli non era un problema, o meglio, non era un problema il tempo che avrebbero impiegato per portare a termine il viaggio verso la loro meta, poiché la medicina e la genetica avevano ormai fatto passi importanti e tali per cui la loro vita media era di circa 3500 anni.

Arrivo

Inizialmente avevano puntato la loro rotta sul pianeta più esterno ma, durante la fase di avvicinamento, le analisi avevano rilevato la sua inabitabilità.

Nonostante avesse una atmosfera, questa non era cosi spessa e di conseguenza il vento, carico di particelle ionizzanti generate dalla stella, rendeva la sua superficie desertica, inoltre pareva geologicamente morto da alcune migliaia di anni e possedeva un debole campo magnetico.

Dopo un rapido consulto decisero di variare la loro destinazione di qualche grado ed intercettare così il pianeta più interno.

Ora erano arrivati a destinazione e quest’ultimo brillava sotto la loro nave, a circa 36.000 km di distanza, di un intenso colore blu cobalto.

Fortunatamente questo nuovo mondo prometteva bene; l’atmosfera era abbastanza densa, la superficie era coperta per i due terzi di acqua (il che dava ottime possibilità per il sostentamento della vita) e, inoltre, era geologicamente attivo, con un nucleo centrale che generava anche un discreto campo magnetico ottimo per proteggere la sua superficie dalle radiazioni che avevano reso deserto ed inospitale il primo candidato.

Risposta

La missione non prevedeva lo sbarco, ma solo una visita ed alcune osservazioni preliminari, se i risultati fossero stati accettabili, allora, una seconda missione avrebbe portato degli esploratori.

Prima di iniziare le attività di analisi del pianeta, inviarono una comunicazione dell’avvenuto randez-vous al loro centro di controllo.

Nonostante la distanza, il messaggio sarebbe arrivato a destinazione nel giro di qualche ora, poiché il loro sistema comunicativo sfruttava una tecnologia simile all’Entanglement quantistico in grado di mettere in comunicazione quasi “istantaneamente” due punti della galassia indipendentemente dalla loro distanza.

La risposta, che dava il consenso all’inizio delle operazioni di osservazione e ricerca, arrivò quanto prima e la nave iniziò a ribollire di frenesia.

Il vascello spaziale ospitava circa 700 membri di equipaggio e tutti si muovevano in sinergia come se fossero un unico “essere” pensante.

Le dimensioni del pianeta erano molto simili a quelle del loro “mondo”, e la sua atmosfera era poco più densa e ricca di composti utili alla vita, la temperatura della sua superficie era mediamente più alta, forse a causa della discreta attività vulcanica.

Ma la cosa sorprendente, a dispetto delle previsioni e di quanto finora scoperto in altri luoghi simili, era la presenza di quella che si poteva chiamare “vegetazione” e quindi di probabili forme di vita più complesse.

A differenza del loro pianeta, qui la suddetta era più variegata ed intricata e ricopriva in modo non uniforme buona parte della superficie delle terre emerse.

Frenarono la loro eccitazione finché, quasi subito, individuarono ciò che cercavano da lungo tempo: diverse forme di vita, autonome e in grado di creare un complessi ecosistemi

La ricerca primaria era terminata.

Finalmente avevano una risposta alla primordiale domanda “Siamo soli nella Galassia?”, davanti ai loro occhi vi era la prova che il loro pianeta di origine non era l’unico in grado di ospitare la vita!

Nelle loro menti si fece spazio una domanda più complessa:

“La vita ora non è più considerata una eccezione, ma si è auto-generata o è stata portata a qualche causa fortuita?”.

Occorrevano analisi più approfondite… così, a differenza di quanto stabilito dalle regole dettate dai loro superiori distanti diversi anni luce, decisero fosse il caso di sbarcare.

Non vi erano possibilità per tutti i componenti l’equipaggio, solo una parte di loro avrebbe potuto scendere sul pianeta.

Organizzare il gruppo di esplorazione non sarebbe stato facile, perché tutti avrebbero voluto lasciare l’astronave per respirare un po’ di “aria di casa” dopo i quasi 200 anni luce passati tra quelle quatto paratie di metallo.

Prima di dare l’annuncio era perciò urgente definire chi avrebbe preso posto nelle navette, così il Comandante ordinò agli alti ufficiali di iniziare a fare un elenco del personale necessario secondo le possibili competenze e le personali attitudini.

Il suddetto sarebbe stato discusso nel giro di qualche giorno.

La decisione doveva rimanere segreta, ma una astronave per quanto grande è sempre un luogo circoscritto, così le voci iniziarono a girare tra l’equipaggio che incominciava a mormorare circa i risultati della scelta.

Qualcuno, più anziano e saggio degli altri, cercò di fare ragionare i più giovani ed inesperti che, con irruenza, stavano pensando di arrivare ad usare la forza per fare leva sulla decisione degli alti ufficiali.

La riunione si tenne sul Ponte di Comando della astronave e, visto il ribollire delle maestranze, tutti gli accessi all’ambiente vennero bloccati e una guardia armata posta davanti ad ogni boccaporto per evitare problemi.

Il clima era caldo, e si voleva evitare un possibile ammutinamento.

Dopo qualche ora l’elenco del personale dedicato allo sbarco era completo: la maggior parte degli alti ufficiali sarebbe rimasta a bordo, mentre una decina di squadre, per un totale di circa 200 elementi con esperienze in diversi campi e con strumentazione adeguata alla ricerca in loco, sarebbero sbarcate.

La comunicazione con il risultato di quanto deciso venne divulgata e si incominciarono a preparare le navette.

L’equipaggio non era soddisfatto della scelta, vi era del malcontento specie tra un paio di alti ufficiali che, per il loro grado e preparazione, avrebbero dovuto fare parte della spedizione.

Separazione

Le azioni precipitarono e tutto si svolse in poco tempo.

I due alti ufficiali, fratelli e figli del Comandante, presero in mano la situazione e organizzarono la sommossa con il supporto di un discreto numero di sottoposti.

Vi fu un ammutinamento, nei disordini persero la vita componenti di entrambe le fazioni, ma in pochi minuti gli ammutinati presero possesso delle navette, si stiparono al loro interno e lasciarono l’astronave madre diretti verso la “pallina blu” sotto di loro.

Il Comandante poté fare ben poco, non essendovi la possibilità di fermarle e farle rientrare, una volta lasciate la nave madre.

Egli sapeva che non avrebbe più rivisto nessuno dei ribelli, poiché dopo l’accaduto difficilmente sarebbero tornati a bordo.

Le leggi e le regole erano ferree, un eventuale rientro avrebbe voluto dire Corte Marziale e sicuramente l’applicazione della pena di morte.

In poche ore aveva perso circa metà dell’equipaggio, tra caduti e rivoltosi, e i due suoi figli maggiori.

Il viaggio fu relativamente breve, dopo un sorvolo del Pianeta gli ammutinati trovarono una area vasta e pianeggiante nella zona dell’emisfero nord.

La pianura, a circa 30° dall’equatore, era vasta ed attraversata da due corsi d’acqua quasi paralleli e che avrebbero favorito le future operazioni di insediamento.

* * *

Ormai dai giorni dell’atterraggio sul Pianeta Blu molto tempo è passato, durante il quale alcuni grandi cataclismi avevano quasi rischiato di fare terminare l’avventura dei rivoltosi prematuramente.

Ora molti dei nomi di quegli “eroi” si sono ormai persi, poiché non si sa di preciso come fossero realmente articolati nel linguaggio parlato da quella prima civiltà, sviluppatasi grazie a  quel gruppo capostipite, che aveva osato sfidare e ribellarsi al suo Comandante.

Al tempo in cui le antiche leggende Sumere incominciarono ad essere fissate in maniera permanente su supporti di argilla, la lingua ancestrale non veniva più utilizzata se non in alcune occasioni legate a funzioni ed attività di carattere strettamente commerciale o politico.

Si sa però che i nomi dei due fratelli, che guidarono quel gruppo alla scoperta di un nuovo mondo, suonavano all’incirca come: Enki ed Enlil figli di An.

SPAZIO E TAI CHI (FUTURO E TRADIZIONE)

Il badge di Paolo Navone

7 Dicembre 2018… una data come un’altra, se non fosse perché alle 19:23, ora Italiana, è partito dalla base di lancio di Xichang, nella regione cinese di Sichuan, il razzo Lunga Marcia 3B dell’Agenzia Spaziale Cinese (CNSA).

La Repubblica Popolare Cinese, o più semplicemente Cina, è la terza nazione mondiale in termini di superficie ed ospita circa un quarto della popolazione terrestre.

In questi ultimi dieci anni ha generato una forte espansione industriale in grado di modificare in maniera sensibile l’equilibrio economico mondiale in moltissimi settori.

Tra essi uno in particolare è oggetto di “sfida” con i colossi occidentali, il settore Aerospaziale del quale proprio il vettore Lunga Marcia 3B è la punta di diamante.

Questa sua capacità arriva da molto lontano, da quando negli anni Cinquanta del secolo scorso, la sua alleanza con la “compagna” Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), la aiuta a procurarsi i primi vettori grazie ad un programma congiunto di scambi tecnologici e scientifici.

Ma a differenza degli occidentali, è meno irruente, più posata, misteriosa e “filosofica” come la sua cultura sempre al confine con le teorie Zen.

Filosofia che la segue, paradossalmente, anche in questo frangente tecnologicamente avanzato: una partenza lenta e po’ in “sordina”, come gli esercizi di Tai Chi, e la lunga marcia di 27 giorni, che potremmo paragonare a quella dei centotrentamila soldati che percorsero ben 10 mila chilometri, attraversando ben 11 province, e che portò alla grande svolta epocale cinese del 1934.

Questa “lunga marcia” moderna ha portato nel cratere Von Karman, all’interno del bacino Polo Sud-Aitken sul lato oscuro della Luna (non perché sia buio, ma perché non è mai osservabile dalla Terra) una coppia di oggetti spaziali molto avanzati: un Lander chiamato Chang’e (un’antica divinità della Luna secondo la cultura cinese), ed un Rover chiamato amichevolmente Yutu (coniglio di giada).

Ma la notizia che non ti aspetti è che all’interno di uno dei due mezzi, il Lander, vi sia una piccola serra contenente semi di patata e di cotone, una pianta da fiore e uova del baco da seta, il tutto supportato da sostanze nutritive, acqua ed una piccola riserva di ossigeno che verrà rinnovato dalle piante stesse.

Una mini-biosfera progettata da ben 28 università cinesi.

Proprio in queste ore una delle piantine disposte nell’ecosistema ha germogliato ed il successo è dovuto soprattutto al fatto che sia la prima volta che un vegetale nasca e cresca sul nostro satellite.

Vorrei precisare che vi sono già state coltivazioni di vegetali nello spazio e per la precisione a bordo della ISS (la Stazione Spaziale Internazionale), ma di fatto il seme germogliato nella biosfera del Lander cinese è il primo che sta crescendo su un corpo celeste diverso dalla Terra ed in modo autonomo.

L’idea è quella di verificare la possibilità di ricreare un ambiente in grado di sostenere la vita attraverso sistemi biologici che con il loro “lavoro” di fotosintesi, filtraggio e respirazione possano supportare in maniera adeguata la vita.

Attenzione tutto il sistema vitale è ovviamente ben chiuso e sigillato, non accessibile alle condizioni estreme esterne !! ma è importante perché è un primo esempio di piccolo mondo confinato che potrà essere, in debite proporzioni, sviluppato ed utilizzato per future missioni di esplorazione spaziale.

Una biosfera che possa ospitare l’essere umano, sarà importante per diventare indipendenti dai rifornimenti terrestri nei futuri viaggi tra le stelle.

Il container in lattice contenente il germoglio di cotone (credit Cnsa)
Il Lander Chang’e 4 (credit Cnsa)
Il Rover Yutu-2 (credit Cnsa)

Questa nuova conquista della Agenzia Spaziale Cinese è solo una tappa del suo programma, che già sta pensando al futuro ed a nuove missioni lunari.

Infatti sta già preparando Chang’e 5 che dovrà nuovamente “allunare” sulla superficie Selenica per riportare a terra campioni del suolo; questi saranno i primi “sassi” lunari ad essere analizzati dopo il terreno riportato a casa dagli astronauti delle missioni Apollo negli anni Settanta.

Le missioni di recupero dovrebbero essere tre, ma nel frattempo la CNSA sta valutando il lancio di una sonda verso il Pianeta Rosso nel 2020.

Siamo forse alle soglie di una nuova corsa allo Spazio?

Viaggio Eterodosso dentro Madre Terra

Monica Benedetti

Un Viaggio Eterodosso nell’alchemica isola di Pantelleria: nel Ventre della Madre Terra

la Madre Terra
Sentiero alla grotta

La contrada di Sibà, alle pendici di Montagna Grande, è un piccolo gioiello di pietre e fiori variopinti, silenzioso guardiano del sentiero che conduce nel caldo ventre dell’isola di Pantelleria: la Madre Terra.

E’ piccolo e raccolto, il villaggio, presente solo un alimentari, una chiesetta e poche case attorno alle strade strette in cui il vento è l’unica voce che ci accompagna nel tortuoso sentiero verso la grotta. Leggi tutto “Viaggio Eterodosso dentro Madre Terra”

Castel del Monte, crocevia di storia, scienza ed esoterismo

Federico Giustini - Treeaveller

La scorsa settimana noi di Treeaveller abbiamo fatto un salto in Puglia: l’occasione ce l’ha data una mostra dedicata a Man Ray nel castello di Conversano, in provincia di Bari. Ovviamente abbiamo esplorato anche i dintorni e la prima tappa del nostro viaggio è stata proprio Castel del Monte.

Castel del Monte
Castel del Monte

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