IL MES: MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’

Giuseppe Badalucco - Atlante Segreto - Edicolaweb

Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità, in inglese ESM – European Stability Mechanism) è un organo internazionale che è stato istituito con le modifiche apportate al Trattato di Lisbona approvate dal Parlamento Europeo il 23 marzo 2011 e ratificato il 25 marzo 2011 dal Consiglio Europeo. Il Mes è stato ratificato dal Parlamento della Repubblica Italiana con voto del Senato della Repubblica in data 12 luglio 2012 e della Camera dei Deputati in data 19 luglio 2012 e promulgato dal Presidente della Repubblica in data 23 luglio 2012 (l. 23 luglio 2012 n. 116) .

SEDE DEL MES
Il Mes ha sede in Lussemburgo e il suo funzionamento è regolato dalle normative internazionali

STRUTTURA DEL MES

Il Mes ha assunto una struttura paragonabile a quella di una organizzazione intergovernativa (su un modello simile a quello del FMI).

Il Mes è formato da:

-Consiglio dei governatori, formato da rappresentati degli Stati membri; in particolare ne fanno parte i ministri finanziari dell’area euro

-Consiglio di amministrazione, che è nominato dal Consiglio dei governatori

-Direttore generale, che ha diritto di voto

-in veste di osservatori tecnici vi partecipano anche il Commissario europeo per gli affari economico – monetari e il Presidente della BCE

FINALITA’ E FUNZIONAMENTO DEL MES

Nella recente storia economica dell’UE il Mes fu istituito a partire dal 2011 per sostituire il Fondo europeo di stabilità finanziaria che era stato istituito precedentemente per salvare dal default alcuni stati membri come Portogallo, Irlanda e Grecia. Il Mes è stato attivato a partire dal luglio 2012. I suoi fini principali possono essere così riassunti:

-può emettere prestiti a favore degli Stati membri che sono in difficoltà finanziaria; questi prestiti possono essere emessi a tassi fissi o variabili e quindi prevedono dei “regolari” piani di rimborso a scadenze predeterminate. Nel caso in cui gli Stati membri che ottengono prestiti non rispettino le scadenze previste possono subire delle sanzioni e gli eventuali proventi che derivano dall’applicazione di sanzioni pecuniarie va ad incrementare le risorse disponibili per il Mes.
In particolare le procedure per l’accesso al credito sono classificate in due categorie di riferimento:

-PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line): rappresenta la “prima” linea di credito per i paesi membri che presentano le “migliori” condizioni relativamente ai parametri dei trattati UE (rapporto Debito pubblico / PIL ≤ 60%); ovviamente anche questi paesi più virtuosi devono comunque impegnarsi a rispettare il patto di stabilità e le procedure per disavanzi eccessivi in modo da mantenere i propri parametri di finanza pubblica in buone condizioni nel tempo

-ECCL (Enhanced Conditioned Credit Line): rappresenta la “seconda” linea di credito per i paesi membri che presentano condizioni “peggiori” rispetto ai paesi più virtuosi sebbene non siano mai necessariamente andati in default (rapporto Debito pubblico / PIL > 60%); questi paesi, nel caso in cui accedano alla linea di credito del Mes, dovranno impegnarsi ad apportare correzioni alle proprie politiche di finanza pubblica per poter rientrare nei parametri previsti ed evitare successivi problemi per l’eventuale riaccesso alle linee di credito previste dal Mes (in questo gruppo rientrano Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Cipro, Austria, Slovenia, Irlanda).

Il Mes inoltre

-può acquistare titoli sul mercato primario emessi dagli Stati membri con l’attivazione del programma di Outright Monetary Transaction. Attraverso questo programma finanziario la BCE acquista titoli di stato emessi dai paesi in difficoltà che accedono al programma di aiuti finanziari del Mes secondo il seguente schema

1) la BCE acquista titoli emessi dai paesi membri (per un periodo breve predeterminato) e pagando il controvalore dei titoli immette liquidità nel sistema finanziario dei paesi che ne fanno richiesta; in questo modo la BCE garantisce la liquidità necessaria per il regolare funzionamento del sistema finanziario del singolo paese

2) successivamente la BCE rivende i titoli sul mercato sterilizzando gli effetti dell’immissione di liquidità per ridurre le conseguenze sulle politiche monetarie realizzate nell’UE, poiché lo scopo principale delle autorità monetarie è il controllo dell’inflazione e il mantenimento dei mercati finanziari in equilibrio.

Nel caso in cui un paese attivasse la richiesta di aiuto finanziario al Mes dovrebbe accettare, tuttavia, delle condizioni estremamente restrittive che generano, almeno in linea di principio, una “riduzione” della sovranità in termini di applicazione delle politiche economiche relative alla finanza pubblica e alle scelte macroeconomiche. In particolare l’attivazione del Mes potrebbe comportare

-una possibile ristrutturazione del debito sovrano, con effetti sui creditori sottoscrittori

-l’attuazione di notevoli aggiustamenti di finanza pubblica attraverso tagli alla struttura della spesa pubblica e per mezzo di pesanti manovre fiscali

-potrebbero essere richieste ai paesi riforme “strutturali” riguardanti importanti capitoli di spesa come il sistema previdenziale, il sistema di welfare assistenziale e il sistema sanitario

-potrebbero essere richieste inoltre delle riforme del sistema finanziario allo scopo di migliorare la vigilanza nel sistema bancario e allo scopo di ricapitalizzare le banche

La motivazione per cui un paese richiedente dovrebbe accettare richieste stringenti relative all’accettazione degli aiuti finanziari andrebbe ricercata nel tentativo di frenare un uso indiscriminato del Mes da parte di paesi che non avrebbero politiche economiche virtuose.

La procedura legale per l’accesso agli aiuti finanziari del Mes prevede che:

-la richiesta venga effettuata dagli Stati membri che si trovano in stato di difficoltà

-il Consiglio dei governatori dà mandato alla Commissione UE per “analizzare” il caso e verificare che effettivamente la crisi dello Stato membro possa generare effetti negativi per i paesi dell’area Euro. In tal senso la Commissione deve stabilire anche lo stato in cui si trovano i conti pubblici del paese membro e l’effettivo fabbisogno del paese

-il Consiglio dei governatori delibera l’avvio della procedura di sostegno al paese membro, con la quale si apre un “negoziato” tecnico che vede coinvolti il Mes, il paese membro, la BCE e in aggiunta il FMI. Al termine del negoziato viene indicata la condizione che dovrà essere rispettata dal paese membro per il rientro finanziario con la specificazione di alcuni parametri da rispettare

-infine la deliberazione viene approvata dal Consiglio dell’UE e la Direzione del Mes lo sottopone per la firma alla Commissione europea

DOTAZIONE DEL MES E QUOTE DEGLI STATI
Il Mes dispone complessivamente di fondi che potenzialmente possono essere valutati tra i 650 e 700 miliardi di € (1 milione e 400 mila miliardi delle vecchie lire), che comprendono anche i fondi del preesistente fondo europeo; la dotazione del fondo è formata da

-versamenti di quote effettuate dai paesi aderenti per un importo massimo di 80 miliardi di euro

-i restanti fondi sono raccolti sui mercati attraverso l’emissione di bond
Le quote di partecipazione dei singoli stati membri sono state calcolate tenendo conto delle quote di sottoscrizione del capitale della BCE da parte delle varie banche centrali dei singoli stati e sono emesse alla pari (cioè prezzo uguale al valore nominale). Le quote dei singoli stati sono riepilogate nella seguente tabella

Stati membri Quota contributo % Numero di azioni Capitale sottoscritto (Miliardi di €)
Germania 27,1464% 1.900.248 190,0248
Francia 20,3859% 1.427.013 142,7013
Italia 17,9137% 1.253.959 125,3959
Spagna 11,9037% 833.259 83,3259
Paesi Bassi 5,717% 400.190 40,019
Belgio 3,4771% 243.397 24,3397
Grecia  2,8167% 197.169 19,7169
Austria 2,7834% 194.838 19,4838
Portogallo 2,5092% 175.644 17,5644
Finlandia 1,7974% 125.818 12,5818
Irlanda 1,5922% 111.454 11,1454
Slovacchia 0,824% 57.680 5,7680
Slovenia 0,4276% 29.932 2,9932
Lussemburgo 0,2504% 17.528 1,7528
Cipro 0,1962% 13.734 1,3734
Estonia 0,186% 13.020 1,3020
Malta 0,0731% 5.117 0,5117
Totale 100% 7.000.000 700

NORMATIVE CHE REGOLANO IL MES

Le normative internazionali che regolano il Mes prevedono che

-il patrimonio del Mes

-tutti i membri che fanno parte del suo personale

godono di una specifica immunità da ogni forma di procedimento giudiziale e sono immuni da procedimenti legali relativamente ad atti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni; inoltre godono dell’inviolabilità dei propri atti e documenti ufficiali (artt. 32 – 35). Solo un collegio di 5 revisori indipendenti ha accesso ai libri contabili e ai documenti ufficiali.

PROCESSI DECISIONALI DEL MES
Le deliberazioni del Mes devono essere prese a maggioranza relativa in modo da rappresentare i 2/3 dei membri aventi diritto al voto e i diritti di voto sono espressi in proporzione alle quote versate al fondo (esempio se un paese ha versato il 15% ha voti pari al 15% del totale).

DIBATTITO SUL MES ALL’INTERNO DEI PAESI DELL’AREA EURO
La ratifica del Mes, già effettuata nel 2012 da parte dei paesi membri, e le ultime modifiche proposte negli ultimi mesi hanno determinato l’accensione di un forte dibattito tra le forze politiche nei vari paesi europei, di maggioranza e di opposizione, che hanno coinvolto esponenti del mondo economico, economisti e commentatori politici, per cui non poche riserve sono state poste sull’applicazione del Mes che potrebbe determinare una “cessione” quasi definitiva di sovranità economica da parte degli Stati che dovessero fare richiesta di aiuti finanziari al Fondo salva stati. In particolare sono state fatte, in passato, acute osservazioni

-sulla natura tecnico – contabile degli accantonamenti e degli aggiustamenti di bilancio dei singoli Stati che potrebbero determinare l’immobilizzo di ingenti risorse finanziarie dei singoli paesi

-sull’assenza di un tetto massimo al leverage (rapporto tra indebitamento / capitale) tra il capitale immobilizzato e l’esposizione debitoria verso gli stati membri, poiché si ritiene che il Mes possa diventare un soggetto speculativo

-sul rischio di sovrapposizione di competenze con la BCE come regolatore del settore bancario e prestatore di ultima istanza.

Tutte queste riserve a cui ha fatto seguito un dibattito ancora in corso pongono seri dubbi sulla validità del Mes come strumento di ausilio e di salvataggio degli Stati membri in difficoltà che potrebbe portare ad ulteriori “spaccature” all’interno dell’UE.

Giuseppe Badalucco

I metalli preziosi, le monete e la storia dei sistemi monetari (terza parte)

Giuseppe Badalucco - Atlante Segreto - Edicolaweb

LA MONETA E I SISTEMI MONETARI

Nell’epoca preistorica e nelle prime fasi delle epoche storiche la moneta non esisteva; non appena gli uomini cominciarono a vivere in comunità organizzate, i bisogni fondamentali venivano soddisfatti attraverso il baratto, cioè lo scambio di beni prodotti dalle varie comunità per soddisfare i bisogni delle varie comunità.
Il baratto, essendo caratterizzato dallo scambio di beni, presentava indubbi inconvenienti:

-era necessario che i bisogni degli agenti fossero correlativi (cioè chi possedeva una pecora da scambiare e aveva bisogno di grano, doveva trovare qualcuno che aveva bisogno di una pecora ed era disposto a cedere grano)

-il valore attribuito ai beni doveva essere riconosciuto da tutti gli agenti (cioè per esempio dovevano essere d’accordo che per dare una pecora in cambio occorreva ricevere 20 kg di grano ecc.)

-se i beni non presentavano uguale valore dovevano essere divisibili

Gli inconvenienti evidenti del baratto spinsero gli agenti a trovare un bene che potesse svolgere la funzione di intermediario negli scambi, cioè una merce da usare come controvalore dei beni. Si sviluppò così l’idea di merce – moneta che diede avvio alla moneta

DEFINIZIONE DI MONETA
La moneta è un mezzo intermediario degli scambi, che ha potere liberatorio illimitato, che svolge anche la funzione di misuratore dei valori e ne permette il trasferimento nel tempo e nello spazio.

La moneta presenta alcune peculiarità che possono essere così classificate:

-è un bene che può essere usato come intermediario negli scambi

-è “metro” di misurazione dei valori dei beni che per mezzo della moneta sono confrontabili

-è mezzo legale di pagamento, grazie al potere liberatorio riconosciuto dalle normative giuridiche

-è mezzo di trasferimento dei valori nello spazio (da un luogo all’altro)

-è mezzo di trasferimento dei valori nel tempo (può essere utilizzata in diversi momenti temporali)

L’EVOLUZIONE STORICA DELLA MONETA

In epoca storica, a partire dallo sviluppo delle prime grandi civiltà, la moneta subì un’importante evoluzione passando dall’uso di animali (pecore) fino all’uso di pelli, pesce essiccato, sale, grano ecc., per poi passare gradualmente all’uso di metalli come ferro, rame, bronzo giungendo infine ai metalli preziosi (oro e argento).
Con la moneta aurea e argentea si raggiunse il massimo grado di alcune importanti caratteristiche che deve presentare il mezzo di pagamento tra cui si possono ricordare:

-l’inalterabilità e l’omogeneità

-la divisibilità in termini di valore e in senso materiale

-l’elevato valore specifico

-la facilità di trasferimento

L’introduzione della coniazione delle monete metalliche è stata fatta risalire a partire sicuramente dal VII secolo a.C. in Lidia (attuale Turchia); i Lidi, inizialmente, impiegarono una lega definita Elettro, che era costituita da oro e argento e successivamente passarono alla coniazione di monete d’oro o di argento, a causa anche delle continue variazioni del quantitativo di fino nelle singole monete.

Fig. 1 monete coniate dai Lidi VII sec. a.C.

 

Fig. 2 monete coniate dai Lidi VII sec. a.C.

 

Successivamente la coniazione di monete fu effettuata nella regione ispanica da parte di Fenici e Greci nelle rispettive colonie di cui si possono ricordare

-Emporiai che coniò tre tipologie di monete (Triemiobolo, Obolo e Dracma tra il IV e il III sec. a.C.);

Fig. 3 moneta di Emporiai IV-III sec. a.C.

 

-Gades (Cadice) in cui furono coniate due tipologie di monete (Dracma e Emidracma III sec. a.C.)

Fig. 4 moneta di Gades III – II sec. a.C.

 

-Rhoda in cui fu coniata una moneta (Dracma intorno al III sec. a.C.)

-Ebusus (Ibiza) in cui furono coniate due tipologie di monete (Didracme e Emidracme d’argento intorno al III sec. a.C.)

Fig. 5 moneta di Ebusus III sec. a.C.

 

– successivamente la pratica di coniare monete metalliche standardizzate in forma circolare si estese a tutti gli altri popoli del vicino oriente e ai romani intorno al IV sec. a.C. e ciò permise di cambiare radicalmente le caratteristiche degli scambi commerciali che divennero scambi fondati sull’uso della moneta. In particolare i romani coniarono diverse monete, creando un sistema monetario complesso

-in una prima fase della Repubblica Romana (intorno alla metà del V sec. a.C.) i romani facevano uso di lingotti di bronzo di diverso peso che venivano definiti aes signatum, che presentavano un marchio che garantiva l’origine e l’autenticità del lingotto

Fig. 6 Aes signatum romano V sec. a.C.

 

-in una seconda fase (III sec. a.C.)i romani coniarono la prima moneta con valore nominale equivalente a quello intrinseco che fu denominata aes grave; il peso dell’Aes era equivalente ad una libbra (327,46 g) e furono introdotti alcuni multipli (dupondio, tripondio e decusse) e frazioni (semisse, triente, quadrante, sestante e l’oncia)

Fig. 7 Aes grave romano III sec. a.C.

 

-successivamente i romani coniarono monete in stile greco tra cui la Dridracma con sue frazioni e in seguito si costituì un vero e proprio sistema monetario fondato sul denario che aveva come frazioni sesterzio, dupondio, asse, semisse, triente, quadrante, quincunx, oncia; il sistema romano ebbe la sua definitiva configurazione in epoca imperiale fondata sull’Aureo le cui frazioni erano quinario d’oro, denario, quinario d’argento, sesterzio, dupondio, asse, semis, quadrante.

Fig. 8 Dridracma romana III sec. a.C

 

Fig. 9 Denario romano II sec. a.C.

 

Fig. 10 Sesterzio romano epoca di Nerone I sec.

 

Fig. 11 Aureo romano con l’effigie di Nerone I sec. d.C.

 

LE MONETE DI METALLO PREZIOSO: SPECIFICHE TECNICHE

Nel momento in cui gli Stati cominciarono a coniare monete di metallo prezioso, la scelta ricadde sui metalli preziosi più importanti; l’oro e l’argento, che erano opportunamente combinati con metalli non preziosi. Le monete dei vari Stati avevano dimensione circolare, di diverse dimensioni relative al diametro e circonferenza ed erano caratterizzate da alcuni elementi tecnici che possono essere classificati come di seguito:

– MATERIA (o FINO): indica il metallo “fino” di cui sono composte le monete, cioè la quantità di oro o argento contenuta nelle monete auree o argentee (in cui l’oro o l’argento sono combinati con altri metalli)

-PESO o GREZZO (peso totale della moneta cioè fino + lega)

-TITOLO che è il rapporto tra la materia e il peso, cioè il rapporto espresso in millesimi tra fino e grezzo

TITOLO = FINO / GREZZO

È importante precisare che sia per quanto riguarda il titolo che il peso era fissata una tolleranza di coniazione che riguardava un limite di variabilità per difetto del suo contenuto aureo o argenteo

-PIEDE: indica il numero di monete che si possono coniare con un kg di metallo fino; poiché ovviamente 1 kg di metallo prezioso equivale a 1.000 g dello stesso si ottiene

PIEDE = 1.000 / FINO

-TAGLIO: indica il numero di monete che si possono coniare con un kg di metallo grezzo; allo stesso modo si ottiene . Quindi il taglio è

TAGLIO = 1.000 / GREZZO

Vediamo un calcolo esemplificativo

Ipotizziamo che vi sia una moneta d’oro in un sistema monetario che abbia un peso complessivo (grezzo) di 5 g il cui titolo è 916/1.000, determinare il fino (o materia), il piede e il taglio

Soluzione

Dato che

GREZZO = 5 g

TITOLO = 916/1000

FINO = MATERIA = ?

PIEDE = ?

TAGLIO = ?

Per determinare il fino si può impostare la proporzione

1.000:916=5:x

da cui x = 5 • 916 / 1.000 = 4,58 g di oro fino

Per determinare il piede si applica la formula

PIEDE = 1.000 / 4,58 = 218,34 monete circa

cioè con 1.000 g di oro fino si possono coniare 218 monete circa sapendo che in ogni moneta vi sono 4,58 g di oro fino e restano non utilizzati 1,557 g di oro circa

Per determinare il taglio si applica la formula

TAGLIO = 1.000 / 5 = 200 monete

Cioè con 1.000 g di grezzo (fino + lega) si possono coniare 200 monete

 

I metalli preziosi, le monete e la storia dei sistemi monetari (Seconda parte)

Giuseppe Badalucco - Atlante Segreto - Edicolaweb

LA NEGOZIAZIONI SUI MERCATI INTERNAZIONALI
I metalli preziosi (oro, argento, palladio, platino ecc.) sono sottoposti a negoziazione sui mercati finanziari, seguendo le leggi della domanda e dell’offerta che permettono la formazione dei prezzi (quotazioni) giorno per giorno; le principali piazze mondiali in cui i metalli preziosi vengono trattati sono quelle di New York, Londra, Zurigo, Tokyo, Hong Kong, Parigi, Francoforte, Milano e altre. Le quotazioni sono espresse generalmente in Dollari USA e sono riferite ad una oncia troy (equivalente a 31,103 g). Le quotazioni in Italia sono espresse in Euro al grammo (€/g) .

Fig. 1 Quotazione dei metalli preziosi sui mercati borsistici

 

LE NEGOZIAZIONI DI ORO SUI MERCATI NEL PASSATO
Per quanto riguarda l’oro, nel XX secolo, fino all’agosto 1971, esisteva un mercato ufficiale nel quale operavano esclusivamente le Banche centrali dei vari paesi acquistando o vendendo il metallo prezioso al prezzo ufficiale di $ 35 per oncia troy (di fino); tale valore corrispondeva al rapporto secondo cui il Dollaro USA era convertibile in oro.

Tuttavia, a partire dal 16 agosto 1971, il governo Usa per volontà del Presidente Nixon impose la sospensione della convertibilità in oro del Dollaro, a causa principalmente del fatto che la moneta statunitense era sopravvalutata rispetto all’oro stesso, per cui il mantenimento di tale sistema di conversione avrebbe potuto indurre gli operatori dei mercati a chiedere in massa la conversione in oro che avrebbe determinato elevate perdite del metallo aureo da parte degli USA.

Per effetto di queste importanti modifiche dei regolamenti internazionali cessò di esistere il mercato ufficiale dell’oro e a partire da quel momento cominciò una forte crescita del prezzo dell’oro a causa soprattutto dei forti processi inflazionistici che si crearono nei paesi occidentali, a seguito dell’aumento del prezzo del petrolio; fu sperimentato così, a partire dai primi anni ‘70 del secolo scorso, proprio una delle qualità essenziali dell’oro, cioè quello di essere un bene – rifugio, cioè un investimento che mantenendo e aumentando il suo valore nel tempo, consente di mettere i capitali monetari investiti al riparo dalla svalutazione monetaria.

Fig. 2 Andamento delle quotazioni dell’oro e dell’argento dall’inizio del XX secolo

 

NORMATIVA ITALIANA RELATIVA ALL’ACQUISTO DELL’ORO ANTECEDENTE ALLE NORMATIVE UE
In epoca antecedente all’entrata in vigore della direttiva 98/80/CE del Consiglio del 12 ottobre ’98 (recepita con la legge 7/2000) nel nostro paese i privati non potevano acquistare né importare lingotti o verghe d’oro e destinarli alla tesaurizzazione; ciò implicava il fatto che nel nostro paese era in vigore un regime vincolistico che poteva essere così riassunto:

-l’importazione di oro non lavorato, disponibile in lingotti, verghe, pani, polvere, ecc. era di esclusiva competenza dell’UIC (Ufficio Italiano Cambi) che ne aveva il monopolio; tecnicamente tale organo (soppresso nel 2007 con funzioni trasferite a organi di Bankitalia) operava per mezzo di Istituti di Credito che provvedevano ad importare i quantitativi di oro che erano autorizzati dal Ministero del Tesoro

-le banche autorizzate ad operare nel mercato dell’oro potevano cedere il metallo prezioso soltanto alle imprese che esercitavano professionalmente attività legate all’uso dell’oro come materia prima (industri orafe, ecc.)

INTRODUZIONE NUOVE NORMATIVE E FISCALITA’ DELL’ORO
Nel gennaio 2000 entrò in vigore la legge n. 7 del 17/1/2000 che recepì la Direttiva CE 98/80 del 1998 che abolì il monopolio dell’UIC sulle operazioni relative all’oro e altri metalli preziosi, per cui fu “liberalizzata”, con regole specifiche, la compravendita di oro da investimento nello Stato Italiano. In particolare con la nuova normativa è possibile per un privato investitore residente in Italia:

-acquistare e detenere lingotti d’oro con una purezza superiore a 995/1000 e così pure monete d’oro realizzate dopo il 1800 che abbiano un fino pari o superiore a 900/1000 con un valore che non superi dell’80% il valore di mercato del metallo sul mercato libero

-per quanto riguarda il trattamento fiscale in fase di acquisto, la normativa italiana ha introdotto l’esenzione fiscale dell’oro ai fini del campo di applicazione dell’Iva, per cui l’acquisto di oro da investimento è esente dall’Iva ai sensi dell’art. 10 D.P.R.633/72 e s.m.i.

-l’acquisto di oro per importi superiori ad € 12.500 su base mensile deve essere dichiarato all’UIF (Unità di Informazione finanziaria – presso la Banca d’Italia)

-la compravendita di oro da investimento è soggetta all’imposta sostitutiva del 26% che viene applicata sulla plusvalenza che deriva dalla vendita di metallo prezioso; le informazioni necessarie per il calcolo della plusvalenza sono contenute nelle fatture di acquisto e nei documenti di vendita dell’oro da investimento. Nel caso in cui l’operatore sia privo della fattura di acquisto l’imposta sostitutiva del 26% si applica su una base imponibile pari al 25% del prezzo di vendita dell’oro da investimento
Ovviamente l’acquisto e la vendita di metalli preziosi da investimento è sottoposta anche all’applicazione di una commissione di compravendita che viene aggiunta al costo di acquisto oppure dedotta dal ricavo di vendita del metallo prezioso.

Vediamo alcuni esempi

Esempio 1

Determinare il costo di acquisto complessivo di una barra d’oro del peso di 4,5 kg il cui titolo è 996/1000 sapendo che il prezzo dell’oro è di 48,50 €/g di fino e che le commissioni di acquisto sono dello 0,50% sul costo di acquisto.

Soluzione

Occorre determinare innanzitutto la quantità di fino contenuto nella barra d’oro, sapendo che la barra ha un peso complessivo di 4,5 kg che corrisponde a

Kg 4,5 = g 4.500

dato che il titolo è 996/1000 si imposta la proporzione

1.000:996 =4.500:x

da cui x = 4.500 • 996 / 1.000 = 4.482 g di oro fino contenuto nella barra

Per calcolare il costo complessivo di acquisto quindi si esegue il seguente conteggio

costo di acquisto (4.482 x 48,50 €) € 217.377,00
+ commissione 0,50% (0,50%x217.377) € 1.086,89
costo totale di acquisto € 218.463,89

Esempio 2

Il Sig. Mario Rossi acquista presso un operatore professionale in data 9/1 un lingotto d’oro del peso di 250 g con un titolo di 999,9 millesimi al prezzo di 45,25 €/g, commissione 0,50%; in data 30/11 rivende il lingotto al prezzo di 48,71 €/g, commissione 0,50%.

Determinare il risultato economico effettivo dell’operazione sapendo che si applica l’imposta sostitutiva del 26%

Soluzione

Il titolo del lingotto è di 999,9/1000 per cui la quantità di fino contenuto nel lingotto è

1.000:999,9 = 250:x

da cui si ottiene x = 250 • 999,9 / 1.000 = 249,975 g 

il costo di acquisto è dato dal seguente computo

costo di acquisto (249,975 x 45,25 €) € 11.311,37
+ commissione 0,50% (0,50%x11.311,37) € 56,56
costo totale di acquisto € 11.367,93

Il ricavo di vendita è dato dal seguente computo

ricavo di vendita (249,975 x 48,71 €) € 12.176,28
-commissione 0,50% (0,50%x12.176,28) -€ 60,88
ricavo totale di vendita € 12.115,40

Il risultato economico lordo, cioè l’eventuale plusvalenza o minusvalenza derivante dalla differenza tra il ricavo di vendita e il costo di acquisto è dato da

ricavo di vendita € 12.176,28
-costo di acquisto -€ 11.311,37
risultato economico lordo (plusvalenza) € 864,91

il calcolo relativo al ricavo netto di vendita è dato da

ricavo di vendita al netto commissione € 12.115,40
– imposto sostitutiva 26% su plusvalenza (864,91 x 26%) – € 224,88
ricavo netto di vendita (al netto imposta sostitutiva 26%) € 11.890,52

Il guadagno netto dell’operazione è dato da

ricavo netto di vendita € 11.890,52
– costo totale di acquisto  -€ 11.367,93
risultato economico netto (guadagno) € 522,59

 

 

 

 

 

I metalli preziosi, le monete e la storia dei sistemi monetari (Prima parte)

Giuseppe Badalucco - Atlante Segreto - Edicolaweb

I metalli preziosi esistenti in natura sono l’oro, l’argento, il platino e altri; ai fini della seguente trattazione ci interessiamo essenzialmente all’oro e all’argento che sono i principali metalli preziosi insieme al platino.

I metalli preziosi hanno un valore unitario molto elevato che dipende da una serie di caratteristiche:

-sono presenti in natura in quantità limitata

-presentano particolari caratteristiche fisico – chimiche che ne garantiscono la conservazione tecnica e il valore nel tempo: sono duttili (cioè facilmente lavorabili in fili sottili), malleabili (facilmente deformabile, modellabile, plasmabile)

-inalterabili nel tempo e resistenti agli agenti esterni

Queste caratteristiche hanno permesso di utilizzare i metalli preziosi per molto tempo per coniare le monete metalliche.

Nel corso del tempo, tuttavia, l’affermarsi dapprima della moneta cartacea e successivamente l’introduzione del corso legale forzoso (cioè il sistema in cui gli Stati impongono la moneta cartacea – biglietti di banca come mezzo di pagamento), il ruolo dei metalli preziosi si è ridotto garantendo solo il sistema di riserve auree delle banche centrali dei rispettivi stati nazionali.

L’oro, l’argento e altri metalli preziosi trovano comunque largo impiego nell’oreficeria, nella fabbricazione di medaglie, monete commemorative, nell’industria delle protesi odontoiatriche ecc. I metalli preziosi generalmente vengono posti in commercio con determinate forme standard che si possono classificare in:

-barre o lingotti (in forma prismatica)

-verghe (in forma cilindrica)

-fogli e altre forme

Fig. 1 Lingotti d’oro

 

Fig. 2 Lingotti d’oro

 

L’IMPIEGO EFFETTIVO DEI METALLI PREZIOSI
L’impiego effettivo dell’oro e dell’argento avviene modificando la quantità reale di metallo prezioso presente nell’oggetto in modo tale da aumentarne la compattezza, la durezza e la resistenza; per cui i metalli preziosi non vengono quasi mai usati allo stato puro ma subiscono un processo di fusione con il quale vengono “legati” con altri metalli, tra cui, in particolare rame, stagno, nichel, cromo, piombo ecc.; quindi occorre precisare che un oggetto o moneta d’oro e d’argento contengono solo una parte di metallo puro e una parte non pregiato e il valore dell’oggetto è tanto maggiore quanto più è elevato il contenuto di oro o argento.

DEFINIZIONE DI GREZZO, FINO E LEGA

-Fino: si definisce fino il peso del metallo prezioso “puro” contenuto in un determinato oggetto

-Lega: si definisce lega il peso del metallo “inferiore” detto anche vile che è fuso con il metallo prezioso nell’oggetto

-Grezzo: si definisce grezzo la somma del fino e della lega, cioè il peso complessivo dell’oggetto

Quindi si possono definire le seguenti formule

GREZZO = FINO + LEGA

FINO = GREZZO – LEGA

LEGA = GREZZO – FINO

IL TITOLO DEI METALLI PREZIOSI:
Un altro elemento distintivo dei metalli preziosi è il titolo.

-Il titolo è il rapporto tra la quantità di metallo prezioso puro contenuto in un oggetto e il suo peso complessivo, cioè il rapporto tra Fino e Grezzo

Quindi risulta che

TITOLO = FINO / GREZZO

Il titolo esprime quindi in termini di un rapporto numerico, la maggiore o minore quantità di metallo prezioso puro contenuto in un oggetto, per cui un oggetto che ha un titolo maggiore deve essere considerato di maggior pregio.

CONSIDERAZIONI SULL’IMPIEGO DELLE UNITA’ DI MISURA DEL TITOLO
Nell’epoca moderna quasi tutti i paesi che hanno adottato il sistema metrico decimale, esprimono il titolo in millesimi, cioè indicando quante parti di fino sono contenute in 1.000 parti di grezzo.

Per quanto riguarda alcuni paesi come la Gran Bretagna fino alla seconda guerra mondiale era in uso un duplice sistema per indicare il titolo, uno per l’oro e l’altro per l’argento:

-per l’oro il titolo era espresso in VENTIQUATTRESIMI, detti Carati (il carato si divideva in 4 grani e si indicava con il simbolo K)

-per l’argento il titolo era espresso in DODICESIMI, esprimendolo nell’oncia troy (in inglese troy ounce simbolo oz t, equivalente a 31,103 g)

Inoltre era fissato in Gran Bretagna un titolo standard o ufficiale per l’oro pari a 22 K, cioè 22 carati su un totale di 24 e un titolo standard o ufficiale per l’argento pari a 11,2 oz t su un totale di 12. In tal modo il titolo degli oggetti in oro o argento veniva quindi indicato con riferimento al titolo standard ed esprimendo di quanti carati e frazioni di carato oppure di quante once troy e sottomultipli il titolo fosse migliore o peggiore rispetto alla standard. Nel caso fosse migliore era preceduto dalla lettera B (Better) mentre nel caso fosse peggiore era preceduto dalla lettera W (worse)

Esempio
Se si possiede una verga d’oro con titolo abbreviato in W 2,75 il suo titolo sarebbe stato

Titolo standard K22
– W K 2,75
Titolo della verga K 19,25

In questo caso per calcolare il titolo occorre ricordare che dato che 1 grano = ¼ carato allora per determinare il titolo occorre applicare la proporzione in cui si considera 19,25 come valore del titolo della verga (19 carati e 1 quarto) mentre il valore standard del K è posto pari a 24 e il titolo è espresso in valore 1.000 da cui si ottiene

19,25 : 24 = x : 1.000

Da cui si ricava x = (19,50 • 1.000) / 24 = 802/1.000

Uno dei problemi più importanti che si crea quindi riguarda il calcolo del titolo degli oggetti in oro, argento e platino che può essere risolto ricorrendo alla tecnica di calcolo proporzionale; si tratta di un calcolo per mille in cui indicando con
-F il fino dell’oggetto


-G il grezzo dell’oggetto


-t il titolo dell’oggetto

Si può esprimere con la proporzione

F : G = t : 1.000

da cui t = F/G x 1.000

In Italia in passato sono stati introdotti diversi valori del titolo per oro, argento e platino che sono i seguenti

-Oro: 999, 916, 750, 585, 375, 333 millesimi (333 non più in uso) e generalmente i gioielli in oro sono realizzati con oro a 750 per mille

-Argento: 925, 835 e 800 millesimi

-Platino: 950, 900 e 850 millesimi

RICERCA DEL FINO
Se si vuole determinare il peso del fino contenuto in un oggetto costituito da metallo prezioso e si conosce il peso complessivo (grezzo) e il titolo, sarà sufficiente impostare una proporzione uguagliando il rapporto tra il fino e il grezzo riferiti al titolo (che sono dati noti) a quello fra i corrispondenti termini riferiti all’oggetto; i simboli in uso sono

f = fino del titolo

g = grezzo del titolo

F = fino dell’oggetto

G = grezzo dell’oggetto

Nei titoli millesimali g = 1.000 per cui la proporziona diventa

f : g = F : G

che diventa

f : 1.000 = F : G

Vediamo un esempio
Una barra d’argento del peso di 1.500 g è segnata 800/1.000. Determinare il peso del fino

Dato che

-il fino del titolo è f = 800
-il grezzo del titolo è g = 1.000
-il fino dell’oggetto è il valore incognito F
-il grezzo dell’oggetto è 1.500 grammi

si ottiene

800: 1.000 = F : 1.500

da cui F = (800 x 1.500)/ 1.000 = 1.200 g cioè 1,20 kg peso del fino di argento

RICERCA DELLA LEGA
Se si deve determinare la lega, cioè il peso del metallo vile, conoscendo il peso dell’oggetto (grezzo) e i valori del titolo allora si può impostare la proporzione

l : g = L : G
dove

-l indica la lega del titolo
-g indica il grezzo del titolo (1.000)
-L indica la lega dell’oggetto
-G indica il grezzo dell’oggetto

Vediamo un esempio

Determinare la lega contenuta in un lingotto d’oro del peso di kg 1,9 sapendo che il titolo è 750/1.000

Dato che il titolo è il rapporto tra il fino e il grezzo cioè t = 750 / 1.000 ciò implica che

Poiché grezzo = fino + lega

Allora lega = grezzo – fino

Quindi se grezzo = 1.000 e fino = 750

Lega del titolo = 1.000 – 750 = 250

Quindi l = 250

A questo punto si può impostare la proporzione secondo cui

250 : 1.000 = L : 1,9

da cui L = (250×1,9) / 1.000 = 0,475 kg cioè lega = 475 grammi

RICERCA DEL TITOLO

Dato che il titolo di un metallo prezioso è il rapporto tra il fino (quantità effettiva di metallo prezioso contenuto nell’oggetto) e il grezzo (peso complessivo dell’oggetto) il titolo è dato dalla formula

t = (F / G) x 1.000

dove

F = fino

G = grezzo

t = titolo

Nel caso in cui si conoscano i singoli valori di fino e lega, oppure grezzo e lega, si possono usare le formule alternative

t = [F / (F + L)] x 1.000

oppure

t = [(G – L) /G] x 1.000

Vediamo alcuni esempi

1) determinare il titolo millesimale di una verga d’oro del peso di 1.750 g contenente 1.603 g di oro fino

In questo caso sappiamo che

t = ?

F = 1.603

G = 1.750

Quindi si ottiene che t = F/G x 1.000 = (1.603 / 1.750) x1.000 = 916 millesimi

2) determinare il titolo millesimale di una verga d’oro che contiene 1.425 g di oro fino e 475 g di lega

In questo caso si conoscono i valori del fino e della lega ma non del grezzo

t = ?

F = 1.425

L = 475

G = ? dove il grezzo è dato da G = F + L

Quindi si può applicare la formula

t = [F / (F + L)] x 1.000 = [1.425 / (1.425 + 475)] x 1.000 = 750 millesimi

3) determinare il titolo millesimale di un lingotto del peso di 2,4 kg contenente 480 g di lega

In questo caso

t = ?

F = ? dove il fino è dato da F = G – L

L = 480 g

G = 2,4 kg = 2.400 g

Quindi si può applicare la formula

t = [(G – L) / G] x 1.000 = [(2.400 – 480) / 2.400] x 1.000 = 800 millesimi 

Continua….

 

Facebook, mille pesi e mille misure

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Il mio Account Facebook è stato sospeso per aver postato la foto di un ciondolo a croce celtica/bizantina.

Purtroppo ‘ i soliti ignoti’…

Facebook
Mark Zuckerberg, il CEO che tiene in ostaggio informatico miliardi di persone

Al copntrario a Mark Zuckerberg, sulla violazione di privacy per milioni di iscritti a proposito di Cambridge Analytica, è bastato chiedere:

  • ‘scusate…’

Eppure Facebook non sa ciò che ho fatto io ovvero:

  • aver conservato le mie segnalazioni

Vi sono degli esempi indescrivibili per i quali la risposta di Facebook è:

  • ‘non viola gli standard della comunità’.

Bene, prendiamo atto

Chicxulub, l’asteroide ‘politico’ in Italia

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Chicxulub, l’asteroide del Destino

La Sindrome di Chicxulub, depressiva, è un’ipotesi che ho partorito in questi giorni. Ad essere più precisi

  • si tratta di una metafora

Anzitutto: perché sindromica? Perché vi sono più fattori a concorrervi ed è depressiva perché detti fattori sono caratterizzati da stress. Dirò di più: le conseguenze di Chicxulub, generano una

  • sindrome da stress post-traumatico

quindi, l’ipotesi che faccio, è che sia una patologia iperbolica ovvero una patologia nella patologia.

Vediamo di chiarire tali aspetti.

Il Prologo

Chicxulub è la denominazione dell’asteroide con un diametro di 10 km, roccioso e nucleo in ferro (una immensa condrite con caratteristiche di meorite ferroso), che impattò il nostro pianeta in quell’area oggi chiamata Yucatàn, all’origine probabilmente del Golfo del Messico.

Colpì Gaia 65 milioni di anni or sono, tra il Cretaceo e il Terziario, uccidendo in 20/50mila anni l’intera stirpe dei Sauri e distruggendo quasi l’80% della vita. E’ ciò che noi conosciamo come Teoria del KT (Frank Asaro e Walter Alvarez).

I fattori sindromici

Già a questo punto possiamo riconoscere i fattori di cui al principio dell’articolo, ovvero:

  • asteroide/meteorite come metafora del solitario su cui le luci del palco si spengono troppo presto, spesso a causa sua
  • il cambiamento: chi esprime il cambiamento come una potenzialità positiva, è solo un folle psicotico che crede di curarsi a colpi di PNL. Il cambiamento è sempre traumatico. Chi è diventato genitore, chi si è sposato o condivide la sua vita con un altro/altra, colui o colei che hanno cambiato lavoro, casa, luogo di residenza e via discorrendo, sa di che cosa sto parlando. Ed ho elencato situazioni non tragiche…
  • l’estinzione, la fine, il lasciare posto ad altri: tutti transfert, traslazioni dell’esperienza estrema, la Morte
  • la Morte del Re, una stirpe – quella dei Sauri – dominatrice incontrastata del pianeta per oltre 200 milioni di anni. Qualora il tempo di estinzione si fosse protratto per 50mila anni, una cifra per noi infinita, rappresenterebbe solo lo 0,03% dell’intero arco di vita dei dinosauri sulla faccia della Terra; una vita sia in cielo, sul suolo che nel mare
  • L’immortalità tradita: disse il Gattopardo: ‘bisogna che tutto cambi perché nulla cambi’. Invece le cose evolvono, spesso drasticamente ma anche quella repentinità, ad un’analisi approfondita, appare solo come la antonomastica punta dell’iceberg, poiché lo strappo con la consuetudine era preparato da sempre. Chicxulub, probabilmente, ha effettuato infinite orbite a spirale prima di finire nella trappola gravitazionale del nostro pianeta, divenuta poi un boomerang.

La sindrome da stress post-traumatico

La vita non fu più, dunque, la stessa. Anzi era profondamente mutata. Coloro che ormai erano i padroni incontrastati di Gaia, furono rimpiazzati dai Mammalia i quali, ipotesi incredibile, non possedevano più di otto ceppi di DNA sul pianeta. Una infinitesima possibilità rispetto al carico di differenziazione cellulare volatile, ittica, anfibia o terrestre espressa dai Sauri.

Prima di scomparire, si può immaginare lo stato d’animo dei superstiti: mentre infatti i Mammalia erano abituati all’inferiorità, i Sauri si trovarono in quella condizione, peraltro consapevoli della fine quindi in preda al terrore, al panico, alla disperazione.

I Mammalia, al contrario, possedevano un equipaggiamento di gran lunga superiore sia in termini di caratteristiche fisiche che mentali: dai Mammalia discende l’Uomo, non dai Sauri.

I Sauri erano tutti, plausibilmente, affetti da sindrome da stress post-traumatico.

Quale metafora?

Difficile, conoscendo a dovere la storia degli ultimi tempi con protagonisti i mammiferi da una parte (il futuro) mentre dall’altra si spegnevano le certezze di un passato ultra remoto (i Sauri), non riconoscere – metaforicamente – la situazione socio-politica odierna e specialmente qui da noi, in Italia.

I Sauri che hanno governato questo Paese per lunghissimo tempo, si stanno estinguendo a favore dei Mammalia i quali, neanche 40 anni fa, erano ai margini dell’Impero, sull’Orlo Esterno (citaz.), con possibilità percentuali di avvicendamento parlamentare da prefisso telefonico.

Che cosa è successo? Lo sappiamo tutti che cosa è accaduto, i Sauri hanno imposto un’immagine del nostro Paese inesistente, hanno creato transfert silenziando la Storia, abbandonandola alla totale assenza di analisi o truccandone i risultati (specie il periodo risorgimentale ma soprattutto il Ventennio), enucleandone solamente gli aspetti interessanti ossia quelli che alimentavano i loro interessi di potere.

Tangentopoli e la giustificazione del sistema

Chi non ricorda il discorso di Bettino Craxi alla Camera? Correva l’anno 1992, era il 3 luglio. L’Operazione Mike-Papa, dai più conosciuta come Mani Pulite, aveva già fatto strage, perlomeno mediatica, del Pentapartito con particolare ferocia contro PSI e DC.

Quel discorso era la quintessenza della sicurezza rettile in relazione alla propria esistenza, giustificata da un sistema strutturale (e strutturato) in cui interessi sovranazionali dovevano ammettere gestioni interne oligarchiche per mantenere lo status quo democratico. Agghiacciante.

In quel momento, Chicxulub si abbattè nuovamente sul pianeta, esattamente al centro di Roma, a Montecitorio. L’estinzione proseguì e la stirpe dei rettili padroni dal Mesozoico esalò l’ultimo respiro il 29 aprile 1993, 10 mesi dopo, sempre ad opera del Segretario PSI.

Il sistema di copertura

Ci siamo mai chiesti, davvero, che cosa dovesse mai scongiurare il sistema protettivo? Un’invasione sovietica? E’ poco credibile, l’ex URSS sarebbe stata in grado di spazzarci via in pochi secondi e a nulla sarebbe valso un eventuale intervento da parte persino di quel manipolo di Gladiatori, misterioso Stay-behind in una Nazione Democratica, parlamentare e forte di una Costituzione esemplare.

Il PCI? Ci credo poco, l’attentato del ’74 a Berlinguer, allora Segretario del Partito, fece capire al mondo intero che il PCI era perfettamente inserito nell’arco costituzionale e la netta presa di distanza e di posizione critica, di ferma condanna versus le BR, spogliava anche di quell’aura rivoluzionaria il partito di Togliatti.

Senza dimenticare che Aldo Moro fu assassinato nel 1978 perché reputava maturo il tempo per un maxi governo DC-PCI e dare un assetto stabile all’Italia. Possiamo affermare che vi fosse un astio da parte dell’Occidente contro il più forte partito comunista presente in area NATO, secondo solo al PCUS; ma in Italia il Governo Ombra e l’asse esecutivo tra Giunte Rosse e partiti di governo erano una realtà tangibile e, spesso, apparentemente funzionante.

Ma allora: che Vasi di Pandora ha scoperchiato Chicxulub?

Le origini endogene della Destra

Il sospetto che i Sauri della politica italiana, più che il PCI, stessero tenendo d’occhio qualcos’altro, appare come scontato. Per fare ciò, è necessario un preambolo molto semplice.

Non sono i comunisti il bersaglio dei Sauri ma la Destra.

Aggiungo: non la Destra di partito, tanto per capire di che cosa dissertiamo, il MSI di Giorgio Almirante bensì la Destra come sentimento profondo, come tendenza sociale e culturale, una vera e propria struttura psicologica, del profondo; quasi, qui in Italia come in Germania, un Archetipo.

E per dirla alla Jung, ogni volta che un individuo, il suo inconscio vengono a contatto con queste realtà superiori (le Archetipali), si ingenera una psicosi di tipo sindromico.

Fascismo e nazismo

Le due grandi dittature di destra che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo, non sono importate né tantomeno emulate osservando comportamenti extranazionali:

  • sono endogene e presentano meccanismi endemici.

Riprendendo i concetti di zoologia e botanica, ad esempio, possiamo definirli entrambi endemici poiché:

  • di specie tipiche ed esclusive di un determinato territorio

Questo caratterizza la profondità generativa non di un movimento o tendenza ma di:

  • un luogo spirituale (sempre con Jung)
  • una forza ctonia
  • la struttura comportamentale dei soggetti italici e teutonici

Hegel e la nascita della Destra filosofica

Chi ha studiato Filosofia, sa che il pensatore tedesco era un assolutista.

I concetti di

  • Spirito della Storia
  • Monismo
  • Assolutismo
  • prevalenza dello Stato (Reich) sull’individuo, passando attraverso i concetti di Dio e Famiglia ovvero le palestre addestrative dove i soggetti avrebbero mano a mano compreso il deismo nazionale

sono prerogative della Destra e di quella Destra intesa come Spiritualità.

I concetti primi della Destra

Quando gli Archetipi della Destra – ossia questi – vengono messi in discussione, ecco innescarsi dinamiche di protezione dello Spirito all’interno delle quali sorgono, imponenti, i concetti di

  • ordine
  • sicurezza
  • famiglia
  • Nazione
  • radici religiose (solitamente cristiane)
  • pulsioni etnico-razziali
  • radici culturali
  • senso di appartenenza e di guidance della Storia (Hegel – Lezioni sulla filosofia della storia, libro I)
  • status quo
  • anti-progressismo (inteso quest’ultimo come accaparrato dalla sinistra ma di origine puramente illuminista)
  • ferrea ragione logica delle cose

L’ultimo punto, invero, non riguarda il pensiero libero espresso, ad esempio, da Descartes ma un pensiero puro, una logica assoluta dove il pensiero stesso è motore e oggetto di sè. Quasi una definizione trinitaria simile a quella agostiniana.

Per Hegel

  • ‘ciò che è razionale è reale
    e ciò che è reale è razionale’

Non a caso, movimenti come il Pentastellato hanno introdotto una scienza soggettiva ma che, nel contesto delle dinamiche di appropriazione (o come direbbe Hegel Aufhebung’, ‘Toglimento’) diviene la scienza di Partito, né più né meno dell’operazione che Hanns Hörbiger fece, in contestuale ammirazione da parte nazista, con la Teoria del Ghiaccio Cosmico oppure la fisica del Terzo Reich basata sulla Terra Cava.

Per queste ragioni un Casaleggio sostenne ‘Zeitgeist’ come verità incontrastabile, i vaccini sono pericolosi, il Signoraggio è realtà finanziaria e altre amenità di questo tipo: perché ciò che è (riconosciuto) razionale è anche reale. Si rilutta la logica aristotelica in cui un sillogismo è valido solo se valide sono le premesse: è il metodo che conta.

Un concetto profondamente hegeliano che diede origine alla stessa Destra hegeliana.

L’Italia e il rapporto amore-odio con la Lega

In Italia, date tutte le premesse finora sul tavolo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’immigrazione. E la verità è che un problema esistente da decine d’anni, forse da sempre ma tenuto sotto silenzio e transfert dai Sauri.

Negli Anni ’90, all’indomani della prima grande crisi transnazionale, i barconi albanesi, dopo la caduta della Repubblica d’Albania, continuarono il processo di disgregazione iniziato con Tangentopoli, portando i Sauri alla disfatta: non vi era più fiducia nel futuro, l’Italia sarebbe stata ‘inquinata’ da etnie aliene. I tempi del 1985 con l’Italia riconosciuta come Quinta Potenza Mondiale, sotto il Governo Craxi che sfruttò la favorevole congiuntura internazionale, fu subissata dal lancio delle monetine, 30 aprile 1993 (il giorno dopo l’ultimo discorso alla Camera di Bettino) fuori dall’Hotel Raphael di Roma.

Con la dissoluzione dell’URSS (19 agosto 1991) e la precedente unificazione della Germania, centinaia di migliaia di polacchi e di individui dell’ex Patto di Varsavia si riversarono nel cuore dell’Europa, raggiungendo anche l’Italia negli anni successivi.

Gli italiani e le italiane, iniziarono a sentire il risveglio dell’Archetipo e reagirono di conseguenza: nel 1994 Silvio Berlusconi (10 maggio) instaura il primo governo di centro-destra, ‘sdoganando’ (terminologia utilizzata dall’allora sinistra) il MSI divenuto nel frattempo AN con Gianfranco Fini (gennaio 1994) e trasformatasi da forza politica in Partito con la Convention di Fiuggi nel gennaio 1995.

Accanto a queste forze, un movimento secessionista, di modeste dimensioni, crebbe a tal punto da entrare a Montecitorio trainato dalla potenza elettorale di Forza Italia.

Era composto da tre formazioni:

  • Lega Lombarda
  • Liga Veneta
  • Liga Piemonteisa

Poi divenne Lega Nord e oggi Lega, il Partito che sta macinando consensi in ogni anfratto italiano, seppur con un passato etnista-regionalista, anticostituzionale e secessionista prima che federalista.

L’Europa e l’immigrazione fuori controllo

Il carico da undici, sul risveglio dell’Archetipo e sulla definitiva estinzione dei Sauri, è giunto da una scriteriata Unione Europea (forse è il caso di chiamarla Unione Monetaria Europea), decisioni di guerra unilaterali da parte della Francia in Africa del Nord, particolarmente in Libia e la conseguente massa emigratoria proveniente da questi Paesi o attraverso di essi, fenomeno in cui l’Italia è stata protagonista con

  • 181.000 persone nel 2016
  • 119.000 persone nel 2017
  • 13.000 persone ca. fino a maggio 2018

un palmares di oltre 313.000 individui considerati come una minaccia alla tenuta dello status quo, miscelato esplosivamente ad una crisi mondiale senza precedenti iniziata nel 2008, dove i primi segni di ripresa si vedono 10 anni dopo.

Il terrorismo islamico tramite le terze generazioni

Ciliegina sulla torta, ecco il reflusso fondamentalista iniziato molto tempo fa e culminato in due grandi eventi:

  • l’11 settembre
  • lo Stato dell’Is

Eppure l’Europa – inconsapevole come tante altre Nazioni – dapprima osserva e poi sperimenta una strategia di guerriglia permanente completamente sconosciuta: gli attentati compiuti dai cani sciolti, con qualsiasi mezzo, nel cuore dei propri centri abitati e – terrificante – da parte di concittadini di origine musulmana ma naturalizzati nel Paese da almeno 2 o 3 generazioni.

L’Archetipo invade totalmente le persone. Arrivo ad ipotizzare che il controllo ferreo sull’immigrazione sia in Germania che in Austria, molto più di Francia ed Italia, è dovuto al tentativo di impedire il risveglio dell’Archetipo teutonico, ben più pericoloso di quello italiano. E perché in Spagna si, senza problemi? Perché in Spagna Franco morì di vecchiaia e agli spagnoli non è stata propinata la rimozione del Fascismo con la scusante, da parte dei Sauri, che la Nazione non fece mai una stretta alleanza con il Reich nazista, proponendo una visione buonista del Dittatore Franco, il quale però non esitava a firmare esecuzioni mentre faceva colazione di prima mattina.

Considerazioni in chiusura

Non mi meraviglio di un Governo a trazione leghista, qui in Italia. Era questo che i Sauri volevano impedire, il risveglio archetipale. L’Italia non è una Nazione tollerante e non è vero che è stata trasformata dall’influenza dei media: l’Italia è sempre stata etnista, regionalista e campanilista.

Lo scontro sociale di origine territoriale fa parte della storia più remota di questo Paese, affonda le radici nella struttura politica ante-risorgimentale e unificatrice. E anche dopo, il brigantaggio ad esempio, era un chiaro rigetto dell’arrivo sabaudo.

In Toscana la guerra tra Principati, Ducati e via discorrendo è ancora oggi presente nell’inconscio dei suoi abitanti; le parole d’ordine dei leghisti ante e post 1994 erano federalismo, secessione, diversificazione, macroregione. A Torino, negli Anni ’70 (io c’ero sono nato lì nel 1969), sui portoni dei palazzi si trovava spesso il cartello:

  • vietato l’ingresso a mendicanti, venditori ambulanti e meridionali

Oggi il nemico non è più interno, è esterno e il nazionalismo si è radicato nuovamente in forma molto forte qui da noi. Il vecchio detto arabo: ‘con mio fratello contro mio cugino/con mio fratello e mio cugino contro lo straniero’ è alla base delle scelte alle Politiche del 4 marzo 2018.

Ma questo è lo Spirito della Storia, come diceva Hegel, che l’accompagna per vie traverse a noi, spesso, non date a vedere nell’immediato. I Sauri sono scomparsi, hanno lasciato il posto ai Mammalia.

Un’esperienza a conclusione

Nel 1986 ero a Roma, al capolinea del 718 in piazza Venezia. Mentre mi accingevo a prenderlo, due bimbi ROM si affacciano sul mezzo. A quel punto il conducente esce dall’abitacolo, prende uno di questi (che poteva avere l’età di mio figlio) per il braccio e lo strattona a calci nel culo fino a farlo rovinare in terra di schiena. Io intervengo, avevo 17 anni, fermando una volante di Polizia che, compreso l’accaduto, porta via il conducente.

Ne giunge un altro, nel frattempo salgo sull’autobus e con me altre persone, uomini e donne di Roma. Da piazza Venezia fino a largo La Loggia ero terrorizzato: inveirono lungo tutto il tragitto contro di me, ho avuto paura del linciaggio.

Non c’erano né UE né la crisi, anzi…