GEMELLI

Il badge di Paolo Navone

Breve Introduzione.

Poco prima della pausa estiva, una notizia sul Web ha attirato la mia attenzione:

https://scienze.fanpage.it/scoperto-un-gemello-del-sole-a-184-anni-luce-da-noi-possibile-terra-2-0-nel-sistema/

Quell’argomento mi continuava a ronzare in testa, così durante le vacanze, in un pomeriggio tranquillo ed assolato mentre i miei figli facevano i compiti delle vacanze, ho preso carta e penna (pardon video e tastiera) e ho scritto il piccolo raccontino che vi propongo. quì di seguito.

Buona lettura…

Preludio

Secondo l’algoritmo di “Green Bank”, formulato dall’Astronomo ed Astrofisico Frank Drake nel 1961:

N = R* × f p × n e × f l × f i × f c × L

N = numero di possibili civiltà presenti nella nostra Galassia;
R* = tasso medio annuo di formazione di nuove stelle nella Via Lattea;
fp = frazione di stelle che possiedono pianeti;
ne = numero medio di pianeti per sistema planetario in condizione di ospitare forme di vita;
fl = frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita;
fi = frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti;
fc = frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare;
L = stima della durata di queste civiltà evolute.

Ad oggi N=1 (dove il risultato corrisponde alla Terra), ma, da un punto di vista statistico,  il suddetto valore potrebbe essere decisamente maggiore…

* * *

GEMELLI

Nessuno di loro sapeva, con esattezza, cosa avrebbero trovato mentre l’astronave si avvicinava al pianeta secondo una rotta che l’avrebbe portata a parcheggiarsi in orbita Geostazionaria.

La decelerazione era iniziata circa un anno prima dell’ingresso nel sistema planetario della stella che, ormai, distava solo più pochi minuti luce dalla loro attuale posizione.

Una Nuova Stella

Era questo un astro di dimensioni medio-piccole, costituito principalmente da Idrogeno ed Elio e, come la maggior parte delle stelle, nella sua fase di vita principale: un lungo periodo di equilibrio stabile in cui esso fonde, nel proprio nucleo, l’Idrogeno in Elio.

Queste caratteristiche lo rendevano molto simile, se non uguale, a quello posto al centro del sistema solare dal quale la nave era partita 184 anni luce prima.

La stella era stata identificata, come succede per tutte le più grandi scoperte, quasi per caso nonostante si trovasse così vicino al loro.

Dopo alcune osservazioni, viste le sue caratteristiche, fece ipotizzare agli scienziati che, in un passato remoto, potesse essere parte di un sistema binario con la loro stella e che, per qualche imprevista “falla” gravitazionale, si fossero separate.

Rendeva la scoperta ancora più interessante, inoltre, il fatto che entrambe queste ipotetiche sorelle fossero parte dello stesso quartiere cosmico, ovvero un ramo secondario della stessa galassia.

La sua posizione era visibile nell’emisfero settentrionale del Sistema dal quale provenivano e, viste le suddette caratteristiche, avrebbe potuto anche possedere un pianeta roccioso ad una distanza tale da poter ospitare la vita proprio come la sua presunta gemella

Non aveva ancora nome poiché normalmente gli astri, visto il loro alto numero e visto che ne venivano scoperti quasi ogni giorno, erano catalogati secondo un codice in grado di poterli identificare univocamente.

Secondo alcuni studi si evidenzia che la maggior parte di essi non nascano solitari, ma ci sia stata una specie di nursery in grado di generare un numero di astri della stessa specie con caratteristiche identiche.

La nursery nella quale si è formata la stella, che ora brillava davanti alla loro nave, forse comprendeva migliaia di altre sorelle nate da una nube di gas e polveri, ma in questi quattro miliardi e mezzo di anni si sono, poi, sparpagliate nella galassia e dare la caccia a tutte quelle simili non era un compito semplice.

Il primo requisito che gli uomini di scienza avevano dettato, e che era stato verificato quasi subito, era la sua data di nascita: la stessa della loro stella!

Poi si era passati alla sua firma chimica o “spettrale”, che ne definiva la sua composizione, la quale doveva essere la più simile possibile, meglio se uguale, a quella distate 184 anni luce dalla loro “casa”.

L’idea, che forse non erano soli nella galassia, si era fatta strada ormai da tempo e la possibilità di poter viaggiare a velocità di poco superiori a quelle della luce, li aveva spronati a visitare almeno una decina tra pianeti ed Esopianeti in grado di poter ospitare la vita.

Il problema era che, nonostante le condizioni favorevoli, la vita non si trovava…

Iniziarono a domandarsi se la vita non fosse che una fortunatissima eccezione, poi, gli scienziati, azzardarono una conclusione: forse vi dovevano essere alcuni fattori importanti legati alla stella attorno alla quale, un possibile pianeta favorevole, orbitava.

Fu così che incominciarono a cercare i possibili gemelli, del loro astro, in giro per la galassia e secondo la “Teoria della Nursery”.

Dopo diversi anni, di osservazioni ininterrotte, trovarono il possibile candidato.

Controlli più attenti diedero risultati inaspettati ed insperati: attorno ad essa orbitavano diversi pianeti, di cui un paio, potevano essere alla giusta distanza per sostenere la vita ed inoltre erano di dimensioni molto simili al loro mondo.

Entrambi ruotavano sul loro asse, inclinato di qualche grado e sintomo che avevano delle fasi stagionali, con un moto all’incirca uguale.

Solo le loro orbite erano diverse: uno girava, attorno alla stella, più veloce rispetto all’altro così che entrambi erano dalla stessa parte della loro traiettoria ellittica ogni due rivoluzioni complete del pianeta più interno.

Percorrere la distanza che separava i due astri gemelli non era un problema, o meglio, non era un problema il tempo che avrebbero impiegato per portare a termine il viaggio verso la loro meta, poiché la medicina e la genetica avevano ormai fatto passi importanti e tali per cui la loro vita media era di circa 3500 anni.

Arrivo

Inizialmente avevano puntato la loro rotta sul pianeta più esterno ma, durante la fase di avvicinamento, le analisi avevano rilevato la sua inabitabilità.

Nonostante avesse una atmosfera, questa non era cosi spessa e di conseguenza il vento, carico di particelle ionizzanti generate dalla stella, rendeva la sua superficie desertica, inoltre pareva geologicamente morto da alcune migliaia di anni e possedeva un debole campo magnetico.

Dopo un rapido consulto decisero di variare la loro destinazione di qualche grado ed intercettare così il pianeta più interno.

Ora erano arrivati a destinazione e quest’ultimo brillava sotto la loro nave, a circa 36.000 km di distanza, di un intenso colore blu cobalto.

Fortunatamente questo nuovo mondo prometteva bene; l’atmosfera era abbastanza densa, la superficie era coperta per i due terzi di acqua (il che dava ottime possibilità per il sostentamento della vita) e, inoltre, era geologicamente attivo, con un nucleo centrale che generava anche un discreto campo magnetico ottimo per proteggere la sua superficie dalle radiazioni che avevano reso deserto ed inospitale il primo candidato.

Risposta

La missione non prevedeva lo sbarco, ma solo una visita ed alcune osservazioni preliminari, se i risultati fossero stati accettabili, allora, una seconda missione avrebbe portato degli esploratori.

Prima di iniziare le attività di analisi del pianeta, inviarono una comunicazione dell’avvenuto randez-vous al loro centro di controllo.

Nonostante la distanza, il messaggio sarebbe arrivato a destinazione nel giro di qualche ora, poiché il loro sistema comunicativo sfruttava una tecnologia simile all’Entanglement quantistico in grado di mettere in comunicazione quasi “istantaneamente” due punti della galassia indipendentemente dalla loro distanza.

La risposta, che dava il consenso all’inizio delle operazioni di osservazione e ricerca, arrivò quanto prima e la nave iniziò a ribollire di frenesia.

Il vascello spaziale ospitava circa 700 membri di equipaggio e tutti si muovevano in sinergia come se fossero un unico “essere” pensante.

Le dimensioni del pianeta erano molto simili a quelle del loro “mondo”, e la sua atmosfera era poco più densa e ricca di composti utili alla vita, la temperatura della sua superficie era mediamente più alta, forse a causa della discreta attività vulcanica.

Ma la cosa sorprendente, a dispetto delle previsioni e di quanto finora scoperto in altri luoghi simili, era la presenza di quella che si poteva chiamare “vegetazione” e quindi di probabili forme di vita più complesse.

A differenza del loro pianeta, qui la suddetta era più variegata ed intricata e ricopriva in modo non uniforme buona parte della superficie delle terre emerse.

Frenarono la loro eccitazione finché, quasi subito, individuarono ciò che cercavano da lungo tempo: diverse forme di vita, autonome e in grado di creare un complessi ecosistemi

La ricerca primaria era terminata.

Finalmente avevano una risposta alla primordiale domanda “Siamo soli nella Galassia?”, davanti ai loro occhi vi era la prova che il loro pianeta di origine non era l’unico in grado di ospitare la vita!

Nelle loro menti si fece spazio una domanda più complessa:

“La vita ora non è più considerata una eccezione, ma si è auto-generata o è stata portata a qualche causa fortuita?”.

Occorrevano analisi più approfondite… così, a differenza di quanto stabilito dalle regole dettate dai loro superiori distanti diversi anni luce, decisero fosse il caso di sbarcare.

Non vi erano possibilità per tutti i componenti l’equipaggio, solo una parte di loro avrebbe potuto scendere sul pianeta.

Organizzare il gruppo di esplorazione non sarebbe stato facile, perché tutti avrebbero voluto lasciare l’astronave per respirare un po’ di “aria di casa” dopo i quasi 200 anni luce passati tra quelle quatto paratie di metallo.

Prima di dare l’annuncio era perciò urgente definire chi avrebbe preso posto nelle navette, così il Comandante ordinò agli alti ufficiali di iniziare a fare un elenco del personale necessario secondo le possibili competenze e le personali attitudini.

Il suddetto sarebbe stato discusso nel giro di qualche giorno.

La decisione doveva rimanere segreta, ma una astronave per quanto grande è sempre un luogo circoscritto, così le voci iniziarono a girare tra l’equipaggio che incominciava a mormorare circa i risultati della scelta.

Qualcuno, più anziano e saggio degli altri, cercò di fare ragionare i più giovani ed inesperti che, con irruenza, stavano pensando di arrivare ad usare la forza per fare leva sulla decisione degli alti ufficiali.

La riunione si tenne sul Ponte di Comando della astronave e, visto il ribollire delle maestranze, tutti gli accessi all’ambiente vennero bloccati e una guardia armata posta davanti ad ogni boccaporto per evitare problemi.

Il clima era caldo, e si voleva evitare un possibile ammutinamento.

Dopo qualche ora l’elenco del personale dedicato allo sbarco era completo: la maggior parte degli alti ufficiali sarebbe rimasta a bordo, mentre una decina di squadre, per un totale di circa 200 elementi con esperienze in diversi campi e con strumentazione adeguata alla ricerca in loco, sarebbero sbarcate.

La comunicazione con il risultato di quanto deciso venne divulgata e si incominciarono a preparare le navette.

L’equipaggio non era soddisfatto della scelta, vi era del malcontento specie tra un paio di alti ufficiali che, per il loro grado e preparazione, avrebbero dovuto fare parte della spedizione.

Separazione

Le azioni precipitarono e tutto si svolse in poco tempo.

I due alti ufficiali, fratelli e figli del Comandante, presero in mano la situazione e organizzarono la sommossa con il supporto di un discreto numero di sottoposti.

Vi fu un ammutinamento, nei disordini persero la vita componenti di entrambe le fazioni, ma in pochi minuti gli ammutinati presero possesso delle navette, si stiparono al loro interno e lasciarono l’astronave madre diretti verso la “pallina blu” sotto di loro.

Il Comandante poté fare ben poco, non essendovi la possibilità di fermarle e farle rientrare, una volta lasciate la nave madre.

Egli sapeva che non avrebbe più rivisto nessuno dei ribelli, poiché dopo l’accaduto difficilmente sarebbero tornati a bordo.

Le leggi e le regole erano ferree, un eventuale rientro avrebbe voluto dire Corte Marziale e sicuramente l’applicazione della pena di morte.

In poche ore aveva perso circa metà dell’equipaggio, tra caduti e rivoltosi, e i due suoi figli maggiori.

Il viaggio fu relativamente breve, dopo un sorvolo del Pianeta gli ammutinati trovarono una area vasta e pianeggiante nella zona dell’emisfero nord.

La pianura, a circa 30° dall’equatore, era vasta ed attraversata da due corsi d’acqua quasi paralleli e che avrebbero favorito le future operazioni di insediamento.

* * *

Ormai dai giorni dell’atterraggio sul Pianeta Blu molto tempo è passato, durante il quale alcuni grandi cataclismi avevano quasi rischiato di fare terminare l’avventura dei rivoltosi prematuramente.

Ora molti dei nomi di quegli “eroi” si sono ormai persi, poiché non si sa di preciso come fossero realmente articolati nel linguaggio parlato da quella prima civiltà, sviluppatasi grazie a  quel gruppo capostipite, che aveva osato sfidare e ribellarsi al suo Comandante.

Al tempo in cui le antiche leggende Sumere incominciarono ad essere fissate in maniera permanente su supporti di argilla, la lingua ancestrale non veniva più utilizzata se non in alcune occasioni legate a funzioni ed attività di carattere strettamente commerciale o politico.

Si sa però che i nomi dei due fratelli, che guidarono quel gruppo alla scoperta di un nuovo mondo, suonavano all’incirca come: Enki ed Enlil figli di An.

IMMAGINI DA UN ALTRO TEMPO…

Il badge di Paolo Navone

La Cattedrale di Nardò.

Il Duomo di Nardò, intitolato a Maria Santissima Assunta, è uno dei principali monumenti in stile Barocco Salentino situato nel centro storico della cittadina pugliese a pochi chilometri da Lecce.

Elevata a “Basilica Minore” nel 1980, sorge nel luogo dove un tempo, gli storici, indicano vi fosse edificata la chiesa di Sancta Maria de Neritorio opera di alcuni monaci orientali scampati alle persecuzioni iconoclaste del VII secolo.

La parte centrale, e più antica della Cattedrale, risale al 1088.

Viceversa, il corpo dell’edificio, venne modificato più volte a partire dal 1354 con la ricostruzione della facciata ed ampliata grazie alla costruzione delle cappelle laterali che, succesivamente allungate, divennero poi le navate laterali.

Con il tempo vi furono altri consolidamenti: dopo il sisma del 1456, poi una ulteriore ricostruzione della facciata nel 1725 per poi arrivare al suo aspetto attuale dopo i restauri del 1892 e del 1899.

Una curiosità

Al suo interno, in una zona che non ha avuto modifiche sostanziali e, fortunatamente, si è mantenuta in un discreto stato conservativo, possiamo vedere un colonnato centrale ornato da affreschi duecenteschi, trecenteschi e quattrocenteschi.

Proprio in questa area vi è un’opera decisamente degna di una analisi di carattere ingegneristico: essa, o quello che ne rimane, è un affresco intitolato “La Crocifissione”.

Collocato sul muro perimetrale della navata destra entrando, tra l’altare di S. Michele e quello della Madonna della Salute, risale al XIV secolo e visibile in questo link:

https://www.lecce360.com/GigaPano/index.php?cartella=Cattedrale_Nardo&bene=42&x=3125&y=3885&z=5# .

Stella Cometa o Metorite?

Il particolare che mi ha fatto sobbalzare è stata la rappresentazione di ciò che, indiscutibilmente secondo l’iconografia classica, rappresenterebbe una Stella Cometa.

Questa è posta nella parte alta di ciò che rimane dell’affresco ed è molto evidente, anche per la sua particolare colorazione che la fa risaltare non poco nel contesto artistico.

Ma ecco all’orizzonte una prima incongruenza, il titolo dell’opera: perchè chiamarla “La Crocifissione” se in essa compare una stella cometa? La presenza di quest’ultima la  vedrei decisamente più giustificata se il tema fosse la Natività.

A questo punto posso solo pensare che, nelle intezioni dell’artista, vi fosse la oggettiva necessità di riportare, in qualche modo, una informazione di un evento importante al quale egli potrebbe avere assistito in prima persona: il passaggio di un corpo cometario o la caduta di un meteorite.

L’evento deve essere stato talmente sconvolgente ed inusuale che egli non avrebbe mai potuto descriverlo a parole, quindi quale miglior occasione per testimoniare l’accaduto se non quello di rappresentarlo in calce nell’affresco?

Rappresentazione artistica di una cometa

Egli non è comunque l’unico artista che, storicamente, sia rimasto impressionato da un evento “celeste”, il mondo dell’arte contiene una variegata iconografia di eventi del genere.

Ad esempio, poichè l’affresco risale al XIV secolo, l’artista potrebbe avere assistito al passaggio della Cometa di Halley,  ed averla proposta nella sua opera, così come fece Giotto, suo contemporaeo, nell’affresco “Adorazione dei Magi”.

Il ragionamento fila, ma ecco comparire una seconda incongruenza più “pesante”: perchè le direzioni in cui volano le due comete sono opposte?

Se rappresentano lo stesso evento dovrebbero essere coerenti nel loro volo…

Una conferma la si può trovare in un’altra rappresentazione artistica della Cometa di Halley e precisamente nell’arazzo di Bayeux, che oltretutto risale al precedente passaggio della cometa avvenuto nel 1066.

In esso il volo dell’oggetto viene rappresentato da sinistra a destra, come nell’opera di Giotto.

Quindi l’artista ignoto di Nardò potrebbe, il condizionale è d’obbligo, aver visto qualcosa d’altro, ma che cosa?

Se non era una cometa potrebbe essere stato un altro oggetto volante, per esempio un grosso meteorite.

L’idea di “qualcos’altro” viene enfatizzata da alcune caratteristiche importanti presenti nell’immagine:

  • risulta molto grande;
  • ben strutturato preciso e netto;
  • non genera il famoso bagliore intorno a se, come ad esempio le altre rappresentazioni a cui ho accennato;
  • i suoi colori sono in contrasto con l’iconografia classica dell’oggetto;
  • la sua coda è molto densa e non parte dalla parte posteriore;
  • il disegno sembra in prospettiva.

Particolari decisamente strani per una rappresentazione di un evento “naturale”, ma proviamo ad analizzarli in dettaglio.

La dimensione

Se osserviamo le proporzioni della Cometa di Halley, nelle rappresentazioni alle quali faccio riferimento, notiamo che le immagini hanno una dimensione rilvante, tali da essere notate da coloro che osservano l’opera, e proporzionate nel contesto visivo della scena rappresentata.

L’immagine di Nardò, invece pare decisamente più grande ed evidente, anzi le proporzioni di quest’ultima, riferite al soggetto presente sulla scena, sono decisamente rilevanti.

Dal punto di vista artistico può volere dire che l’avvenimento, se di esso si tratta, era talmente importante, inusuale ed imprevisto da essere posto chiaramente in evidenza.

Il bagliore

Prendendo spunto dalle rappresentazioni pittoriche citate in precedenza, ma anche da altre in cui sono rappresentati eventi celesti, a prescindere dal periodo artistico queste sono sempre raffigurate con una coda più o meno lunga alle spalle ed una forma tondeggiante anteriore (il bagliore) enfatizzata da raggi che si dipartono dalla stessa, in alcuni casi all’interno della parte anteriore è presente una stella a 6 punte associabile alla fonte del bagliore stesso.

In un evento cometario, questa luminescenza è dovuta alla  presenza della “nuvola” rarefatta di gas e polveri che avvolono il nucleo; mentre in un evento meteorico, il bagliore, decisamente più intenso, è dovuto all’attrito del corpo celeste con l’atmosfera terrestre.

E’ anche rilevante fare notare che l’evento cometario darebbe il tempo all’artista di osservarlo e “con calma” rappresentarlo, essendo persistente per più giorni; un evento meteorico, viceversa, è  decisamente molto più rapido e assolutamente non da possibilità di osservarlo in modo dettagliato.

Nell’affresco, invece, l’aureola luminosa pare essere completamente assente.

Non solo, ma i colori utilizzati dall’artista sono freddi e direi quasi “metallici” a differenza delle suddette rappresentazioni dell’epoca nelle quali compaiono colori pastello molto vivi e con sfumature cromatiche dal giallo all’arancio molto calde.

Da un punto di vista scientifico, l’assenza del bagliore da una informazione molto importante ! Significa che non vi erano le condizioni naturali per la sua formazione e quindi l’oggetto non sarebbe nè una cometa e neppure una meteora (secondo quanto espresso in precedenza).

Ma attenzione, perchè, secondo l’artista, l’oggetto è in volo sulla testa del personaggio, l’assenza del bagliore, quindi ci dice che il movimeto avviene ad una velocità bassa, una velocità che non è in grado di generare il bagliore per attrito ne generare gas e polveri al suo intorno.

La coda

Gli effetti che dovrebbero generare il bagliore, dovrebbero altresì generare la chioma o coda, ma poichè abbiamo visto che l’oggetto non è da considerarsi un corpo celeste, cosa potrebbe generare la suddetta?

Molto interessante anche il fatto che questa non sia dritta, ma pare sia essere curva come se l’oggetto fosse in “virata”, o meglio ancora in ascesa (o magari decollo).

Questo tipo di volo non sembra molto “naturale”, ma più simile ad una manovra programmata.

A questo punto, il risultato delle considerazioni fino ad ora affrontate, è tale da poter considerare, con buona cognizione di causa, l’idea che l’oggetto non sia associabile a qualcosa di naturale.

Una diversa ipotesi

Affrontiamo ora l’argomento sotto un diverso punto di vista … ed elenchiamo cosa abbiamo scoperto seguendo una idea più tecnologica:

  • l’oggetto sembra metallico;
  • vola;
  • non è associabile a qualcosa di naturale quali comete o meteore;
  • possiede una coda lunga, densa e persistente:
  • la coda parte da un punto ben definito posto al centro dell’oggetto e non in modo difuso dalla parte posteriore.

Se non si trattasse di una immagine risalente al XIV secolo, le caratteristiche appena elencate, potrebbero tranquillamente riferirsi ad un oggetto volante odierno (fatto salvo per la forma…).

A favore di tale ipotesi si potrebbero aggiungere un altro paio di considerazioni.

La prima riguarda i colori con cui l’oggetto è rappresentato.

Come accennato in precedenza sono colori freddi, e sia la coda che il corpo dell’oggetto hanno la stessa colorazione e le stesse sfumature.

Questo particolare sembra confermare la “metallicità” dell’oggetto e che sulla sua superficie vengano riflesse le “strane” colorazioni della coda.

La seconda cosa, che conferma la possibilità di avere a che fare con un oggetto volante artificiale, è il fatto che la coda parta da un punto preciso posto al disotto della sagoma e localizzato al centro della figura.

Una rappresentazione decisamente non usuale per una coda cometaria, ma tecnicamente corretta per essere lo scarico di eventuali motori atti a sollevare il sistema.

Strutturalmente, inoltre, vista la forma con cui viene rappresentato l’oggetto, la posizione centrale dei suddetti motori, garantirebbe una buona stabilità e un’ottima efficienza per fornire una spinta  atta al sostentamento in aria.

Avendo parlato di motori ecco che nell’immagine, anch’essi sono presenti, infatti si possono contare diversi punti equidistanti, dai quali fuoriescono i getti della coda.

Gas e polveri o fumo?

Manteniamo la nostra attenzione sulla coda…

Abbiamo visto che, quanto rappresentato, non sembra essere una cometa od una meteora per via dell’assenza del bagliore, ma cosa ci dice ancora il tratto dell’artista?

Se la coda fosse cometaria, avrebbe delle caratteristiche ben precise che elenco di seguito :

  • le code composte da gas ionizzati (detta anche di Tipo I), che hanno una forma affusolata, spesso simile ad un ago, di colore bianco-bluastro dovuto alle righe d’emissione dei gas ionizzati;
  • le code composte da polveri di dimensioni più o meno grandi (detta anche di Tipo II), che in generale hanno un colore giallastro dovuto alla riflessione della luce solare e la cui forma apparente dipende dall’orbita e dalla posizione della cometa rispetto alla Terra.

In effetti non si ritrovano, in essa, nessuna delle precedenti caratteristiche, anzi in questo disegno la coda, più che una composizione di gas, sembra proprio composta da fumo denso.

Se riportiamo per un attimo le analisi a qualcosa di presente ai nostri giorni, non esiterei ad indentificare questa fuoriuscita come il risultato di un processo chimico atto a generare appositamente una “spinta”

Questo “fumo” ha una caratteristicha che lo rende inconfondibile: i suoi colori !.

Ecco che una possibile “smoking gun” è proprio la sfumatura verde che si identifica nel disegno.

Da alcune indagini, una colorazione del genere (verde smeraldo) è data da una reazione chimica in cui è presente Acido Borico, e guarda caso:

Scrive la Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/boro_res-40b7dae3-87ea-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/):

“…Idruri di boro o borani. − L’interesse suscitato dai borani come potenziali carburanti per motori a reazione o per razzi… “

In conclusione, forse sto cercando di vedere quello che non è, forse mi sono sbagliato ed il pittore voleva solo rappresentare una Stella Cometa un po’ diversa dal solito …  solo un personale “tocco d’artista”…. comunque sia siamo difronte a molte, forse troppe coincidenze…

Il Rasoio di Ockham

Il badge di Paolo Navone

La metodologia del Rasoio di Ockham

Scrive Fabrizio Amerini circa Il Rasoio di Ockham espresso nel XIV secolo:

Guglielmo di Ockham sviluppa la propria filosofia applicando ciò che è noto come ‘rasoio di Ockham’ o principio di economia.
Tale principio metodologico induce a privilegiare, tra le spiegazioni di un dato fenomeno, quella che ricorre a un numero minore di ipotesi esplicative o che introduce un numero minore di entità al fine di verificare i propri enunciati.
L’applicazione di questo principio conduce Ockham a semplificare drasticamente le teorie ontologiche ed epistemologiche tradizionali: tali semplificazioni costituiscono il terreno su cui s’innesta l’elaborazione logica del filosofo.

Il significato del Rasoio

L’elaborato è ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno , nella sua forma più immediata suggerisce l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno laddove quelle iniziali siano sufficienti.

Guglielmo di Ockham
Guglielmo di Ockham

Delos, viaggio nell’enigma pelasgico

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Delos, l’isola di luce

Per giungere a Delos, sempre che non si possieda un’imbarcazione, si salpa da Mikonos. Quasi una contraddizione: dall’isola viveur – la movida delle Cicladi – si raggiunge uno dei siti archeologici Patrimonio dell’Umanità, peraltro con divieto di pernotto poiché il governo greco ha mantenuto la tradizione di sacralità dell’isola.

Delos
Approdo a Delos e panorama

Leggi tutto “Delos, viaggio nell’enigma pelasgico”

Facebook, mille pesi e mille misure

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Il mio Account Facebook è stato sospeso per aver postato la foto di un ciondolo a croce celtica/bizantina.

Purtroppo ‘ i soliti ignoti’…

Facebook
Mark Zuckerberg, il CEO che tiene in ostaggio informatico miliardi di persone

Al copntrario a Mark Zuckerberg, sulla violazione di privacy per milioni di iscritti a proposito di Cambridge Analytica, è bastato chiedere:

  • ‘scusate…’

Eppure Facebook non sa ciò che ho fatto io ovvero:

  • aver conservato le mie segnalazioni

Vi sono degli esempi indescrivibili per i quali la risposta di Facebook è:

  • ‘non viola gli standard della comunità’.

Bene, prendiamo atto

Chicxulub, l’asteroide ‘politico’ in Italia

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Chicxulub, l’asteroide del Destino

La Sindrome di Chicxulub, depressiva, è un’ipotesi che ho partorito in questi giorni. Ad essere più precisi

  • si tratta di una metafora

Anzitutto: perché sindromica? Perché vi sono più fattori a concorrervi ed è depressiva perché detti fattori sono caratterizzati da stress. Dirò di più: le conseguenze di Chicxulub, generano una

  • sindrome da stress post-traumatico

quindi, l’ipotesi che faccio, è che sia una patologia iperbolica ovvero una patologia nella patologia.

Vediamo di chiarire tali aspetti.

Il Prologo

Chicxulub è la denominazione dell’asteroide con un diametro di 10 km, roccioso e nucleo in ferro (una immensa condrite con caratteristiche di meorite ferroso), che impattò il nostro pianeta in quell’area oggi chiamata Yucatàn, all’origine probabilmente del Golfo del Messico.

Colpì Gaia 65 milioni di anni or sono, tra il Cretaceo e il Terziario, uccidendo in 20/50mila anni l’intera stirpe dei Sauri e distruggendo quasi l’80% della vita. E’ ciò che noi conosciamo come Teoria del KT (Frank Asaro e Walter Alvarez).

I fattori sindromici

Già a questo punto possiamo riconoscere i fattori di cui al principio dell’articolo, ovvero:

  • asteroide/meteorite come metafora del solitario su cui le luci del palco si spengono troppo presto, spesso a causa sua
  • il cambiamento: chi esprime il cambiamento come una potenzialità positiva, è solo un folle psicotico che crede di curarsi a colpi di PNL. Il cambiamento è sempre traumatico. Chi è diventato genitore, chi si è sposato o condivide la sua vita con un altro/altra, colui o colei che hanno cambiato lavoro, casa, luogo di residenza e via discorrendo, sa di che cosa sto parlando. Ed ho elencato situazioni non tragiche…
  • l’estinzione, la fine, il lasciare posto ad altri: tutti transfert, traslazioni dell’esperienza estrema, la Morte
  • la Morte del Re, una stirpe – quella dei Sauri – dominatrice incontrastata del pianeta per oltre 200 milioni di anni. Qualora il tempo di estinzione si fosse protratto per 50mila anni, una cifra per noi infinita, rappresenterebbe solo lo 0,03% dell’intero arco di vita dei dinosauri sulla faccia della Terra; una vita sia in cielo, sul suolo che nel mare
  • L’immortalità tradita: disse il Gattopardo: ‘bisogna che tutto cambi perché nulla cambi’. Invece le cose evolvono, spesso drasticamente ma anche quella repentinità, ad un’analisi approfondita, appare solo come la antonomastica punta dell’iceberg, poiché lo strappo con la consuetudine era preparato da sempre. Chicxulub, probabilmente, ha effettuato infinite orbite a spirale prima di finire nella trappola gravitazionale del nostro pianeta, divenuta poi un boomerang.

La sindrome da stress post-traumatico

La vita non fu più, dunque, la stessa. Anzi era profondamente mutata. Coloro che ormai erano i padroni incontrastati di Gaia, furono rimpiazzati dai Mammalia i quali, ipotesi incredibile, non possedevano più di otto ceppi di DNA sul pianeta. Una infinitesima possibilità rispetto al carico di differenziazione cellulare volatile, ittica, anfibia o terrestre espressa dai Sauri.

Prima di scomparire, si può immaginare lo stato d’animo dei superstiti: mentre infatti i Mammalia erano abituati all’inferiorità, i Sauri si trovarono in quella condizione, peraltro consapevoli della fine quindi in preda al terrore, al panico, alla disperazione.

I Mammalia, al contrario, possedevano un equipaggiamento di gran lunga superiore sia in termini di caratteristiche fisiche che mentali: dai Mammalia discende l’Uomo, non dai Sauri.

I Sauri erano tutti, plausibilmente, affetti da sindrome da stress post-traumatico.

Quale metafora?

Difficile, conoscendo a dovere la storia degli ultimi tempi con protagonisti i mammiferi da una parte (il futuro) mentre dall’altra si spegnevano le certezze di un passato ultra remoto (i Sauri), non riconoscere – metaforicamente – la situazione socio-politica odierna e specialmente qui da noi, in Italia.

I Sauri che hanno governato questo Paese per lunghissimo tempo, si stanno estinguendo a favore dei Mammalia i quali, neanche 40 anni fa, erano ai margini dell’Impero, sull’Orlo Esterno (citaz.), con possibilità percentuali di avvicendamento parlamentare da prefisso telefonico.

Che cosa è successo? Lo sappiamo tutti che cosa è accaduto, i Sauri hanno imposto un’immagine del nostro Paese inesistente, hanno creato transfert silenziando la Storia, abbandonandola alla totale assenza di analisi o truccandone i risultati (specie il periodo risorgimentale ma soprattutto il Ventennio), enucleandone solamente gli aspetti interessanti ossia quelli che alimentavano i loro interessi di potere.

Tangentopoli e la giustificazione del sistema

Chi non ricorda il discorso di Bettino Craxi alla Camera? Correva l’anno 1992, era il 3 luglio. L’Operazione Mike-Papa, dai più conosciuta come Mani Pulite, aveva già fatto strage, perlomeno mediatica, del Pentapartito con particolare ferocia contro PSI e DC.

Quel discorso era la quintessenza della sicurezza rettile in relazione alla propria esistenza, giustificata da un sistema strutturale (e strutturato) in cui interessi sovranazionali dovevano ammettere gestioni interne oligarchiche per mantenere lo status quo democratico. Agghiacciante.

In quel momento, Chicxulub si abbattè nuovamente sul pianeta, esattamente al centro di Roma, a Montecitorio. L’estinzione proseguì e la stirpe dei rettili padroni dal Mesozoico esalò l’ultimo respiro il 29 aprile 1993, 10 mesi dopo, sempre ad opera del Segretario PSI.

Il sistema di copertura

Ci siamo mai chiesti, davvero, che cosa dovesse mai scongiurare il sistema protettivo? Un’invasione sovietica? E’ poco credibile, l’ex URSS sarebbe stata in grado di spazzarci via in pochi secondi e a nulla sarebbe valso un eventuale intervento da parte persino di quel manipolo di Gladiatori, misterioso Stay-behind in una Nazione Democratica, parlamentare e forte di una Costituzione esemplare.

Il PCI? Ci credo poco, l’attentato del ’74 a Berlinguer, allora Segretario del Partito, fece capire al mondo intero che il PCI era perfettamente inserito nell’arco costituzionale e la netta presa di distanza e di posizione critica, di ferma condanna versus le BR, spogliava anche di quell’aura rivoluzionaria il partito di Togliatti.

Senza dimenticare che Aldo Moro fu assassinato nel 1978 perché reputava maturo il tempo per un maxi governo DC-PCI e dare un assetto stabile all’Italia. Possiamo affermare che vi fosse un astio da parte dell’Occidente contro il più forte partito comunista presente in area NATO, secondo solo al PCUS; ma in Italia il Governo Ombra e l’asse esecutivo tra Giunte Rosse e partiti di governo erano una realtà tangibile e, spesso, apparentemente funzionante.

Ma allora: che Vasi di Pandora ha scoperchiato Chicxulub?

Le origini endogene della Destra

Il sospetto che i Sauri della politica italiana, più che il PCI, stessero tenendo d’occhio qualcos’altro, appare come scontato. Per fare ciò, è necessario un preambolo molto semplice.

Non sono i comunisti il bersaglio dei Sauri ma la Destra.

Aggiungo: non la Destra di partito, tanto per capire di che cosa dissertiamo, il MSI di Giorgio Almirante bensì la Destra come sentimento profondo, come tendenza sociale e culturale, una vera e propria struttura psicologica, del profondo; quasi, qui in Italia come in Germania, un Archetipo.

E per dirla alla Jung, ogni volta che un individuo, il suo inconscio vengono a contatto con queste realtà superiori (le Archetipali), si ingenera una psicosi di tipo sindromico.

Fascismo e nazismo

Le due grandi dittature di destra che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo, non sono importate né tantomeno emulate osservando comportamenti extranazionali:

  • sono endogene e presentano meccanismi endemici.

Riprendendo i concetti di zoologia e botanica, ad esempio, possiamo definirli entrambi endemici poiché:

  • di specie tipiche ed esclusive di un determinato territorio

Questo caratterizza la profondità generativa non di un movimento o tendenza ma di:

  • un luogo spirituale (sempre con Jung)
  • una forza ctonia
  • la struttura comportamentale dei soggetti italici e teutonici

Hegel e la nascita della Destra filosofica

Chi ha studiato Filosofia, sa che il pensatore tedesco era un assolutista.

I concetti di

  • Spirito della Storia
  • Monismo
  • Assolutismo
  • prevalenza dello Stato (Reich) sull’individuo, passando attraverso i concetti di Dio e Famiglia ovvero le palestre addestrative dove i soggetti avrebbero mano a mano compreso il deismo nazionale

sono prerogative della Destra e di quella Destra intesa come Spiritualità.

I concetti primi della Destra

Quando gli Archetipi della Destra – ossia questi – vengono messi in discussione, ecco innescarsi dinamiche di protezione dello Spirito all’interno delle quali sorgono, imponenti, i concetti di

  • ordine
  • sicurezza
  • famiglia
  • Nazione
  • radici religiose (solitamente cristiane)
  • pulsioni etnico-razziali
  • radici culturali
  • senso di appartenenza e di guidance della Storia (Hegel – Lezioni sulla filosofia della storia, libro I)
  • status quo
  • anti-progressismo (inteso quest’ultimo come accaparrato dalla sinistra ma di origine puramente illuminista)
  • ferrea ragione logica delle cose

L’ultimo punto, invero, non riguarda il pensiero libero espresso, ad esempio, da Descartes ma un pensiero puro, una logica assoluta dove il pensiero stesso è motore e oggetto di sè. Quasi una definizione trinitaria simile a quella agostiniana.

Per Hegel

  • ‘ciò che è razionale è reale
    e ciò che è reale è razionale’

Non a caso, movimenti come il Pentastellato hanno introdotto una scienza soggettiva ma che, nel contesto delle dinamiche di appropriazione (o come direbbe Hegel Aufhebung’, ‘Toglimento’) diviene la scienza di Partito, né più né meno dell’operazione che Hanns Hörbiger fece, in contestuale ammirazione da parte nazista, con la Teoria del Ghiaccio Cosmico oppure la fisica del Terzo Reich basata sulla Terra Cava.

Per queste ragioni un Casaleggio sostenne ‘Zeitgeist’ come verità incontrastabile, i vaccini sono pericolosi, il Signoraggio è realtà finanziaria e altre amenità di questo tipo: perché ciò che è (riconosciuto) razionale è anche reale. Si rilutta la logica aristotelica in cui un sillogismo è valido solo se valide sono le premesse: è il metodo che conta.

Un concetto profondamente hegeliano che diede origine alla stessa Destra hegeliana.

L’Italia e il rapporto amore-odio con la Lega

In Italia, date tutte le premesse finora sul tavolo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’immigrazione. E la verità è che un problema esistente da decine d’anni, forse da sempre ma tenuto sotto silenzio e transfert dai Sauri.

Negli Anni ’90, all’indomani della prima grande crisi transnazionale, i barconi albanesi, dopo la caduta della Repubblica d’Albania, continuarono il processo di disgregazione iniziato con Tangentopoli, portando i Sauri alla disfatta: non vi era più fiducia nel futuro, l’Italia sarebbe stata ‘inquinata’ da etnie aliene. I tempi del 1985 con l’Italia riconosciuta come Quinta Potenza Mondiale, sotto il Governo Craxi che sfruttò la favorevole congiuntura internazionale, fu subissata dal lancio delle monetine, 30 aprile 1993 (il giorno dopo l’ultimo discorso alla Camera di Bettino) fuori dall’Hotel Raphael di Roma.

Con la dissoluzione dell’URSS (19 agosto 1991) e la precedente unificazione della Germania, centinaia di migliaia di polacchi e di individui dell’ex Patto di Varsavia si riversarono nel cuore dell’Europa, raggiungendo anche l’Italia negli anni successivi.

Gli italiani e le italiane, iniziarono a sentire il risveglio dell’Archetipo e reagirono di conseguenza: nel 1994 Silvio Berlusconi (10 maggio) instaura il primo governo di centro-destra, ‘sdoganando’ (terminologia utilizzata dall’allora sinistra) il MSI divenuto nel frattempo AN con Gianfranco Fini (gennaio 1994) e trasformatasi da forza politica in Partito con la Convention di Fiuggi nel gennaio 1995.

Accanto a queste forze, un movimento secessionista, di modeste dimensioni, crebbe a tal punto da entrare a Montecitorio trainato dalla potenza elettorale di Forza Italia.

Era composto da tre formazioni:

  • Lega Lombarda
  • Liga Veneta
  • Liga Piemonteisa

Poi divenne Lega Nord e oggi Lega, il Partito che sta macinando consensi in ogni anfratto italiano, seppur con un passato etnista-regionalista, anticostituzionale e secessionista prima che federalista.

L’Europa e l’immigrazione fuori controllo

Il carico da undici, sul risveglio dell’Archetipo e sulla definitiva estinzione dei Sauri, è giunto da una scriteriata Unione Europea (forse è il caso di chiamarla Unione Monetaria Europea), decisioni di guerra unilaterali da parte della Francia in Africa del Nord, particolarmente in Libia e la conseguente massa emigratoria proveniente da questi Paesi o attraverso di essi, fenomeno in cui l’Italia è stata protagonista con

  • 181.000 persone nel 2016
  • 119.000 persone nel 2017
  • 13.000 persone ca. fino a maggio 2018

un palmares di oltre 313.000 individui considerati come una minaccia alla tenuta dello status quo, miscelato esplosivamente ad una crisi mondiale senza precedenti iniziata nel 2008, dove i primi segni di ripresa si vedono 10 anni dopo.

Il terrorismo islamico tramite le terze generazioni

Ciliegina sulla torta, ecco il reflusso fondamentalista iniziato molto tempo fa e culminato in due grandi eventi:

  • l’11 settembre
  • lo Stato dell’Is

Eppure l’Europa – inconsapevole come tante altre Nazioni – dapprima osserva e poi sperimenta una strategia di guerriglia permanente completamente sconosciuta: gli attentati compiuti dai cani sciolti, con qualsiasi mezzo, nel cuore dei propri centri abitati e – terrificante – da parte di concittadini di origine musulmana ma naturalizzati nel Paese da almeno 2 o 3 generazioni.

L’Archetipo invade totalmente le persone. Arrivo ad ipotizzare che il controllo ferreo sull’immigrazione sia in Germania che in Austria, molto più di Francia ed Italia, è dovuto al tentativo di impedire il risveglio dell’Archetipo teutonico, ben più pericoloso di quello italiano. E perché in Spagna si, senza problemi? Perché in Spagna Franco morì di vecchiaia e agli spagnoli non è stata propinata la rimozione del Fascismo con la scusante, da parte dei Sauri, che la Nazione non fece mai una stretta alleanza con il Reich nazista, proponendo una visione buonista del Dittatore Franco, il quale però non esitava a firmare esecuzioni mentre faceva colazione di prima mattina.

Considerazioni in chiusura

Non mi meraviglio di un Governo a trazione leghista, qui in Italia. Era questo che i Sauri volevano impedire, il risveglio archetipale. L’Italia non è una Nazione tollerante e non è vero che è stata trasformata dall’influenza dei media: l’Italia è sempre stata etnista, regionalista e campanilista.

Lo scontro sociale di origine territoriale fa parte della storia più remota di questo Paese, affonda le radici nella struttura politica ante-risorgimentale e unificatrice. E anche dopo, il brigantaggio ad esempio, era un chiaro rigetto dell’arrivo sabaudo.

In Toscana la guerra tra Principati, Ducati e via discorrendo è ancora oggi presente nell’inconscio dei suoi abitanti; le parole d’ordine dei leghisti ante e post 1994 erano federalismo, secessione, diversificazione, macroregione. A Torino, negli Anni ’70 (io c’ero sono nato lì nel 1969), sui portoni dei palazzi si trovava spesso il cartello:

  • vietato l’ingresso a mendicanti, venditori ambulanti e meridionali

Oggi il nemico non è più interno, è esterno e il nazionalismo si è radicato nuovamente in forma molto forte qui da noi. Il vecchio detto arabo: ‘con mio fratello contro mio cugino/con mio fratello e mio cugino contro lo straniero’ è alla base delle scelte alle Politiche del 4 marzo 2018.

Ma questo è lo Spirito della Storia, come diceva Hegel, che l’accompagna per vie traverse a noi, spesso, non date a vedere nell’immediato. I Sauri sono scomparsi, hanno lasciato il posto ai Mammalia.

Un’esperienza a conclusione

Nel 1986 ero a Roma, al capolinea del 718 in piazza Venezia. Mentre mi accingevo a prenderlo, due bimbi ROM si affacciano sul mezzo. A quel punto il conducente esce dall’abitacolo, prende uno di questi (che poteva avere l’età di mio figlio) per il braccio e lo strattona a calci nel culo fino a farlo rovinare in terra di schiena. Io intervengo, avevo 17 anni, fermando una volante di Polizia che, compreso l’accaduto, porta via il conducente.

Ne giunge un altro, nel frattempo salgo sull’autobus e con me altre persone, uomini e donne di Roma. Da piazza Venezia fino a largo La Loggia ero terrorizzato: inveirono lungo tutto il tragitto contro di me, ho avuto paura del linciaggio.

Non c’erano né UE né la crisi, anzi…

 

Il Time Management

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Time Management, la gestione del Tempo: un’arma strategica di distrazione di massa

(I Quaderni di Marketing Eterodosso)

E’ possibile il Time Management? Proseguo con una ulteriore domanda: che cos’è il Tempo? Nella definizione fisica classica, si tratta della:

  • misura di un intervallo tra due punti nello spazio in relazione con la velocità.

La distanza tra due punti A e B è direttamente proporzionale alla velocità tramite cui viene coperta: la misura di questo fenomeno è definita ‘Tempo’. Pertanto, in base alla velocità con cui percorro lo spazio contenuto tra A e B, impiego ‘+ o – Tempo’.

Tutto corretto. Leggi tutto “Il Time Management”

Il Metamito come insieme di Metadati

Eterodossia ed eterodossi come Archeomisterica - here are the wolves

Alla scoperta dei Metadati

Che cos’è il Metamito? Semplice: l’insieme dei miti come Metadati. Chi ha visto il film documentario ‘A Good American’ dovrebbe già intuirne il significato. Attorno  ad un progetto informatico chiamato ‘Thinthread’, si dipana la storia di un sistema ad oggi (forse) ben concepito ma non certamente nel 1964 e fino a tutti gli Anni ’80:

  • un sistema in grado di sintetizzare la mole di dati caotici – derivante da miliardi di interazioni – attraverso la rappresentazione di detta mole in Metadati

Leggi tutto “Il Metamito come insieme di Metadati”

E’ morto Stephen Hawking

L'orizzonte come metafora dell'eterodossia

Stephen Hawking il Grande

Stephen Hawking
Il Fisico Stephen Hawking, scomparso il 14 marzo 2018

Vi sono momenti in cui Sorella Morte indispone fortemente con la sua arroganza, sembra non avere rispetto neanche per Stephen Hawking.

Eppure ha permesso al Grande Fisico di lottare per 55 anni contro la degenerazione del σῶμα.

Inoltre ha concesso a tutti/tutte noi di fruire del Grande Pensatore.

Per questo Eterodossia punto Com si inchina davanti al Grande tra i Grandi.

Ora avrà riconquistato la sua perfezione, aldilà dell’Orizzonte, passando attraverso quel Black Hole così lontano nell’Universo ma così vicino, cogente al nostro essere.

Grande tra i Grandi, l’Eterodossia china il capo e ringrazia Colui che – al pari degli Dei – ha donato se stesso per la nostra evoluzione.

‘Io sono l’Uno, che diventa Due, che diventa Quattro, che diventa Otto e torna ad essere Uno’.
Mai nessun ‘Grazie!’ potrà sfiorare l’immensità di questo Uomo Cosmico.