Al bar con gli elettroni

seduta al bar con gli elettroni

Una domenica in compagnia delle mie disquisizioni: in quale orbitale, con quali elettroni?

Troppo vento al mare.

Faccio un giro in centro.

Sono due i locali, qui, nella città sarda in cui si parla catalano, dove mi siedo volentieri a sorseggiare un caffè. Quello in centro è il “Caffè Costantino“. Mi affascina il gazebo impreziosito da candidi gelsomini che mescolano il loro profumo al nero aroma del caffè.

Bianco e Nero.

Come me.

Senza vie di mezzo.

Mi attardo a lungo seduta ad ascoltare un disco Jazz, una musica soft che rende ovattati anche le voci e i volti dintorno. Si sono riversati in molti, i turisti, oggi, in centro e Babele impera col suo scampanare e riecheggia per tutta la piazza. Lente chiome grigie, a due a due come templari, si attardano di fronte alle luccicanti vetrine che espongono gioielli di corallo.

Due giovani avventurieri, appesantiti da un’armatura di zaini, scarponi e giacche a vento attirano la mia attenzione e quella dei miei momentanei compagni di gazebo. Credo che tutti ci stiamo domandando se quei due hanno sbagliato aereo e confuso Bolzano con Alghero

Una rossa procace attraversa la piazza a falcate, quasi scivolando a mezz’aria tanto è sostenuta dagli sguardi dei passanti. Veleggia come il suo abito leggero, guardando dritta davanti a sé, falsamente incurante degli occhi curiosi.

Sto notando la diversità esistente nello stesso genere genetico.

‘come in alto, così in basso’

E mi sovviene l’antico enigma ermetico del “come sopra così sotto“. Forse, in questo preciso istante, sto contemplando un andirivieni di stelle o di atomi… Seguono, con i passi in comune o solitari, tutti diversi orbitali.

Dritti lungo la retta via consigliata dalle pietre sul selciato e badando a non uscirne. Ai lati, delle fioriere, alternate da sedili di pietra e nessuno dei passanti che decide di seguire uno zig-zag… L’ordine inconscio del passo imposto.

Lo stesso ordine che esiste nel caotico tran tran di elettroni solo all’apparenza impazziti. Una coppia ride forte e impenna quella voce sulle altre che divengono, improvvisamente, bisbigli confusi. Penso che quei due, in questo momento, vibrano ad una diversa frequenza dal resto dei pellegrini in tour e da me. Esattamente come accade negli elettroni che seguono orbitali preconfezionati e si “incontrano” solo se viaggiano alla medesima frequenza.

Comprendo, allora, che la diversità è scritta nel viaggio, nel percorso. Ognuno sceglie il suo, lo condivide con altri fino a che la direzione è la medesima, poi cambia meta, si gira, vede un altro viaggio che lo attrae e se ne va. Così come elettroni indaffarati a cedere ed acquistare energia in un continuum saliscendi.

Mi domando che cosa rimane, è rimasto e rimarrà dei miei viaggi ai miei momentanei “compagni”…

Con questa domanda irrisolta decido di rincasare. Ripongo il mio quaderno, accendo una Camel e mi avvio verso il percorso obbligato… procedendo a zig-zag!

 

 

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