137: il numero dell’Intelligenza Divina

L’intelligenza divina tra le egizie sabbie ha celato il suo segreto: il numero 137

La mia passione per la ricerca delle origini della nostra specie mi ha condotta, molti anni fa, ad interessarmi, al pari di molti altri ricercatori indipendenti ed accademici, ai misteri ancora sepolti da sabbie e pietre dell’Egitto predinastico. Il fascino delle tre Sorelle di Giza mi ha travolta e impegnata anni con domande che non trovavano risposte per me esaurienti, fino a che, di concerto con un altro ricercatore, sono emersi tasselli importanti che ho potuto aggiungere al mio puzzle di conoscenza. Il più intrigante, poiché da solo è un’opera omnia, è l’aver scoperto, tramite proporzioni matematiche sui lati della seconda piramide, un numero primo conosciuto negli ambienti scientifici come “Numero di Dio”: il 137, la “costante di struttura fine”.

L’articolo che desidero condividere qui, in Eterodossia, è tratto dal mio ultimo lavoro di ricerca, da appassionata, riguardante i segreti dell’Egitto predinastico in cui “racconto” il Numero di Dio.

Il misterioso ‘numero di Dio’

“L’apertura del misterioso scrigno racchiuso nella seconda piramide non poteva rimanere soltanto parziale poiché, quando sai di aver scoperto il nascondiglio di Alì Babà non ti basta tornare a casa con qualche monetina come souvenir! Troppe domande cominciano ad aprire infinite possibili risposte e, a quel punto, hai soltanto una strada da percorrere: continuare a scavare.

Le correlazioni attribuibili a questo numero (137) sono numerosissime e ad ognuna di esse si associa subito un nuovo percorso da intraprendere…Ad un certo punto mi sono resa conto che pareva davvero di stare mani e piedi aggrappata ai rami dell’Albero della Vita, indecisa se arrampicarmi al ramo di destra, o a quello appena sopra la testa, o sotto o…

Fermarsi è impossibile e dunque proseguo ancora adesso, a distanza di due anni, nella ricerca di tutte le forme del 137. Tralasciando per il momento l’indagine numerologica dello stesso, per quanto interessante, mi inoltro nell’intricato cammino delle frequenze elettromagnetiche cercando di ridurre ancor di più ai minimi termini le singole parti dell’intero Numero di Dio.

Mi percepisco, in questo istante, come un elettrone impazzito che ora acquista energia , tramutata in attenzione, ora cede questa attenzione e si volge ad un altro collegamento interessante, attraversando così fasi e momenti di caduta e di elevazione.

Ancora una volta l’antico insegnante atlantideo mi riporta alla sua Verità fondamentale e mi rendo conto che, in ogni minuscola azione della nostra esistenza ne stiamo rispettando, pur inconsciamente, i suoi precetti assoluti. Miriadi di forme manifeste si muovono, più o meno a caso, secondo la propria individuale consapevolezza, sui diversi orbitali della loro soggettiva esistenza, ora cedendo ora acquistando energia, in un continuum divenire.

Giordano Bruno e l’atomo immenso

Come diceva Giordano Brunol’atomo è immenso”, l’immenso Uno che si eleva a vertiginose altezze e cade nei più profondi abissi generando onde di frequenza che si ripetono all’infinito. Quell’Uno che è alla base della chimica e che la stessa ha chiamato idrogeno. Quell’uno che, come il minuscolo granello di senape, se debitamente eccitato germoglia e produce un incendio altamente distruttivo o divinamente creativo.

Da echi lontani riconosciamo l’assoluta Verità di questa Legge la quale, silenziosa ma potente, vive impressa nell’Universo come una matrice insostituibile e implacabile, dalla quale non possiamo uscire se non modificandone la fine struttura di creazione. E poi ancora, meraviglia delle meraviglie, l’uno chimico ci mostra il suo volto e nello spettrometro un arcobaleno di colori investe i nostri sensi svelandoci che la costante di accoppiamento, espressione dell’intensità delle interazioni elettromagnetiche, ha un valore: 137

Mi viene da pensare che sia quasi una frequenza input e che quando noi, per puro caso, ne veniamo in contatto, si forma un’interazione, uno scambio importante con qualcuno o qualcosa che, nello stesso istante, sta vibrando alla stessa frequenza. Come se, da quel momento, le porte dell’Universo si schiudessero e i nostri passi caotici iniziassero ad essere ordinati dal Destino in maniera misteriosa, guidati da una mano invisibile della quale quasi mai riusciamo a prendere coscienza.

Misteriosa e segreta come la mano di Da’at, di quella chiave che, nata dal Numero Segreto di Dio (1+3+7), apre la porta del “sopra” al mondo del “sotto”. Chi ha una minima infarinatura di Qabala (che tra l’altro, ricordo, essa stessa ha il valore ghematrico di 137) sa che la Da’at è la porta del cuore, il luogo in cui l’emozione si esprime col dovuto equilibrio tra ragione e sentimento.

La Da’at, la porta adimensionale dell’albero sefirotico

Tra le Sephirot è la Pura, senza colore, come il 137 è senza dimensioni e il suo numero corrispondente è l’11, come 11 è la somma delle cifre del Numero di Dio. Da’at, la Camera della Regina nell’Albero della Vita, è quel trasformatore di energia che, come nella stanza-cuore della Grande Piramide, discerne il pesante dal leggero, ciò che si eleva da ciò che discende.

“(…)L’accesso alla Camera della Regina è possibile attraverso uno svincolo che dalla Grande Galleria scende verso il basso. In questo incrocio costruttivo, un po’ come avviene nell’interscambio ferroviario, l’energia più pesante del flusso, che saliva dal basso, si dirigeva verso la Camera della Regina per subire un’ulteriore purificazione e il restante flusso, più sottile e leggero, proseguiva lungo la pavimentazione che conduce alla Grande Galleria. In quest’ultimo ambiente avveniva quanto segue:

La quinta è la purezza e disinfettata chiarezza, che conferisce eminente luminosità e splendore alla presente combustione, non a quelle congiunte dopo l’indurimento delle parti purificate che sono lasciate, poiché il fuoco agente e attuale può essere sufficiente a bruciare tutte le superfluità estranee ed indurite, perché la putrefazione segua immediatamente e sia molto necessaria”

(Da: La Porta del Cielo)

Quivi si fondono, in solenne silenzio, le antiche conoscenze a noi giunte col nome di alchimia. Quella spasmodica ricerca della pietra filosofale, del meccanismo di trasformazione del piombo in oro tramite complicati ed alambiccosi percorsi fisico-tecnologici, si riassume nella semplice espressione, pura come i bianchi petali di un giglio, contenuta nelle tre magiche cifre del nostro numero che tutto contiene… che tutto è.

L’Alchimia nella vita reale

Quanto pesante piombo protegge la Scintilla Divina, chiusa nel nostro cuore, dal troppo male della caduta! Nero come le pareti della camera della Regina, l’involucro animico attende, paziente, l’istante in cui uno spiraglio d’amore si apre e consente il passaggio di un soffio d’ossigeno. Di lì la trasformazione prende inizio e il nero alchemico si scioglie, si contrae, si disintegra rendendo finalmente alba, la nera oscurità.

Avviene davvero nella realtà ciò che è stato relegato nella filosofia, occultato nell’esoterismo e reso accessibile soltanto ai pochi, veri, iniziati alle Arti alchemiche (?). Un fotone prigioniero d’improvviso, se debitamente sollecitato, si sveglia e comincia ad imporre, passo dopo passo, la sua dirompente forza di luce, fino a che essa diventa spiraglio prima ed incendio poi. E il piombo diventa oro! E l’uomo diventa Amore!

Il binomio onda-corpuscolo di Da’at

A quel punto, al pari di un evento quantistico dove un fotone può essere, allo stesso momento, punto oppure onda, l’Uomo-Dio muove i suoi passi nel mondo, usa il nuovo Verbo e semina Amore. Egli è punto in quanto forma ma è anche onda in costante movimento, in costante azione.

Questo è il profondo mistero di Da’at, l’occulta Verità che diviene, nello stesso istante, traguardo e punto di partenza, così come espresso dall’11 che la distingue. Tale numero, infatti, è costituito da 10 e da 1 ed è il nuovo uno dopo il compimento del dieci (l’uno che torna nello zero). Non è una fine, bensì l’inizio di un nuovo percorso di esistenza.

E’ l’acquisizione di ulteriore consapevolezza, è il superamento a pieni voti del fondamentale esame al quale siamo tutti chiamati: la comprensione dell’Amore. E dopo essere tornati all’Uno ecco che un nuovo contenitore è pronto ad accoglierci, in quanto anime. L’11 unisce se a se stesso e diviene 2 (1+1). Diviene contenitore e madre incinta, pronta a partorire il nuovo essere che siamo diventati.

137: tutto il creato è gestito da numeri

Vorrei soffermarmi su questi ultimi passaggi di stato del mio personale cammino sulla Verità del 137, per cercare di esprimere un concetto chiarissimo e antichissimo, purtroppo celato dietro la difficoltà del verbo che, spesso, diviene incomprensibile. Tutto il creato è gestito da numeri e ogni numero assume un significato fondamentale nella creazione. Il numero è la base della creazione come l’atomo è la base della materia creata.

Ricordiamo l’importanza della Maat egizia, divenuta, nel tempo, matematica. Essa era l’incarnazione della Verità, la Via dell’Ordine Divino, la Vita. La confusione che sperimentiamo è dettata dalla divisione dell’uno in tanti. La Natura è stata divisa per essere studiata e ciò ha dato origine a materie diverse quali la chimica, la biologia, l’astronomia… ma la realtà è che ognuna di queste materie fa parte di una sola origine: la Natura. L’osservazione e lo studio ci pongono di fronte all’oggetto manifesto e ne scompongono le parti fino alla più infinetesimale possibile, donandoci una visione ampia della Legge ermetica ma quando abbiamo scomposto il nostro corpo e scoperto che esso è formato da miriadi di atomi indaffarati a mantenersi uniti per renderci pensanti e dinamici, quindi vivi, siamo costretti a riunire tutte le parti per ottenere l’integrità della “cosa creata”.

Tutto è Uno

Possiamo da ciò renderci subito conto che la divisione è, in realtà, soltanto un’illusione poiché nulla può esistere se diviso in parti. Tutto esiste perché è Uno. Così come le materie di studio sono soltanto illusoriamente divise; in realtà la chimica ha bisogno della fisica, della matematica, della biologia… per essere chimica! Il divide et impera che ha elargito un incredibile potere sulle masse, da parte dei popoli conquistatori, in tal modo perde di significato e diviene soltanto momentaneo. Noi siamo divisi dal Tutto soltanto finché non ne diveniamo consapevoli e soffriamo la condizione di divisione fino a che non ci rendiamo conto che nella Legge di Natura ciò è impossibile.

Se vogliamo valutare la vita di un albero, ad esempio, non possiamo prescindere dalla sua indispensabile unione con il sole, con la terra, con l’acqua, con l’aria… L’albero è albero poiché è uno col tutto. Così anche l’uomo è uomo poiché è uno con tutto. La dotazione opzionale dell’essere umano è una mente non soltanto pensante ma anche in grado di elaborare informazioni dall’intero universo e da ogni tempo. Un immenso archivio che, poiché siamo in continuo scambio con la Natura, si arricchisce a dismisura, esistenza dopo esistenza e ci permette di padroneggiare sul resto della Natura stessa.

Questo “potere” impone una grande responsabilità della quale, troppo spesso, non siamo assolutamente coscienti. Non siamo i padroni del mondo, ne siamo i custodi ma ce lo dimentichiamo continuamente, allontanandoci così, sempre di più, dal concetto di Verità.”

Monica Benedetti

Da: Fuori Tempo – il Coraggio della Verità (Anguana Edizioni)

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